La domenica

Ho sognato un pomeriggio come questo

Con la finestra dimenticata aperta

L’aria fresca che invita a coprirsi e

Due corpi nudi sprofindati nel letto:

Io e te. Uno scontro tra due auto

All’incrocio vicino mi sveglia.

Senza pensare afferro a memoria il plaid caduto di fianco al letto:

ti copro. Mi alzo. Socchiudo la finestra. 

Spuntano solo i tuoi capelli da sotto la coperta

E penso che è un peccato averti coperto il viso. 

Ho una gran voglia di baciarti. 

Ti muovi un poco. So che sai che ti sto guardando. Non so come fai ad accorgertene.

Sono ormai tre anni che ho voglia di baciarti. E tre anni che ti bacio. 

Da quella volta in cui giocammo con le parole 

e tu avevi una maglia rossa e poi bevemmo insieme del tè caldo. Pareva niente.

E il giorno dopo ti scrissi che forse era il caso di uscire da soli. 

Non ti baciai subito.

Vidi qualcosa nei tuoi occhi che adesso riposa sotto la coperta. 

Ho avuto paura di te almeno quanta ne hai avuta di me. E dicerti abissi.

Ne ho ancora, ma adesso riesco a gestirla. 

Mentre scrivo, il neonato del vicino urla come disperato e forse ha ragione lui.

Stanotte ho riportato a casa la pelle da una discreta alluvione. Non ci avrei scommesso.

Il mio spettacolo è andato bene. Ero in forma. 

La gente si è divertita tranne la solita coppia che mi guarda male.

A volte perché parlo male della chiesa altre volte è  per il turpiloquio

altre invece è perché proprio non gli piaccio.

Ma va bene così.

Non si può piacere a tutti.

Ho avuto paura anche stanotte. 

Una paura diversa da quella sera ma ugualmente forte. 

Ci sono state delle vittime. Ma io volevo vivere

ché ho ancora un sacco di cose da raccontare. E poi…

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