Vigilia

Attesa di sempre
Vigilia perenne
Allerta! allerta!
Più tu cresci più tu allerta
Più la vigilia si fa
Punto di accumalazione
Dei pensieri più disparati
_Più vivi cosciente del fatto che…
Appunto: imparare a convivere con la morte
Appunto Sub. 1: arrendersi alla vita
S u b i t a n e a m e n t e
È da paesi in via di spopolamento
Come damigiane messe ad asciugare
Che vi scrivo di paure manco troppo nascoste
Quivi le pietre si aggrappano allo stomaco.
Quivi le siepi son fatte di rovi.
Quivi i quadrivi son tutti dei bivi
Bisogna uscire del piano incrinato
Puntare in altro e confondere le aspettative
Vigilia di qualcosa che sarà luminosa
Già si abbaglia il pensiero
E fa male come corpo estraneo
Nella carne del sentire
Vigilia: sei vivo e vigile
Compi almeno un altro d’amore
Scrivo da paesi in via di guarnigione
Dove toro-toro ci stringiamo
Stericamente megliochesipuò.
Vicini.
Come zollette di zucchero
Aspettiamo la pioggia
E poi vai… Vai…

Amica vespa

Così ci ritroviamo talvolta
Ad abbracciare le mani
Avanti a una finestra
Nel corpo a corpo
Con la vita del presente-passato
A partorire domande
Cosa importa l’inizio?
Che vuol dire la fine?
passano invece le nuvole
Senza avanzare domande
L’amica vespa che
annusa il polpastrello
E poi vola via
come un segno del destino
Cosa vuoi dirmi natura?
Niente… Niente…
Ho amato ogni battito d’ali
Per questo poco mi salvo
dalla brutalità liberista
Certo non basta
Amo – mi consumo – e poi crepo
Ripeto come un sutra
Nel deserto del mio nome
Produco pensieri
quasi fuori dal tempo
Non miro certo all’eterno e
Non agogno la gloria
Forse un poco di pace
(Ma anche qui mi riservo dei dubbi)
Quindi: esisterei come una pietra posata
Per abbellire un paesaggio
Vorrebbe dire la voce
Ma non significa niente – lo so lo so…
È tornata la vespa
E mi consola vederla
Mi fa ridere il cuore
Con le nuove parole

Voglio vivere come i gigli nei campi

Voglio vivere come i gigli nei campi.
Roma.
Voglio diventare come un albero di mimosa
– E perché no? Perché no?…
Mi piace camminare
Percorrendo tra i denti Pasolini e Victor Cavallo
A ciascuno le sue preghiere. Dico sorridendo
Alla donna che amo da secoli prima che io naacessi. Mi piace camminare per Roma mentre passeggio la campagna dei miei nonni
Chilomentri e chilometri più a sud di questi altri fatti di vita che non passeranno
Porto sempre la morte nel cuore: lo dico ogni giorno: È per questo che egli si innamora di vita come una terza persona. Come di un sogno.
Che L’ebbrezza è farfugliare d’amore
E un poco di rabbia residua per manifesta impotenza divino
La vita oltre la resa è tutta un prato fiorito
Mi verrò a prendere un giorno
Con una carrozza di spine
Come un fratello di gioco
Come uno stopper o uno che fa spazio attaccando la profondità
Portandosi dietro due difensori dello statusquo sempre compagno
Sempre avversario
Sarà sempre più dolce perdere
Dopo aver fatto come fosse normale
La giocata impossibile all’ultimo minuto
Del settimo tempo supplementare
E chi capisce capisce
Chi no è tra i più fortunati

Così è la vita

Insieme col pianeta:
Il culo. Salviamolo.
Penso da una delle
Tante sale d’attesa
Dove si trattano le urgenze
Non so perché
Ma molti hanno le scarpe bianche
Forse un caso – forse no
Come se presentarsi
Puliti & Puri all’appuntamento
Garantisca un qualche sconto di salute
Who knows… Chiūssàp!
-Giovanotto, il portafogli!
Le sta per cadere…
Grazie molte – molte grazie
Suona come vano augurio
Le sedie con sopra delle borse
I giornali sui tavolini
L’Espresso spiegazzato male
Sopra un davanzale
E il bosco di pini che risplende al sole
Dalla finestra pare dirci
Quanto siano fortunati
Gli abitanti del mondo
Non ospedalizzato
Eppure qualcuno che
Scoppia di salute
Sta inciampando inesorabilmente
Per la prima ed ultima volta
Proprio in questo istante.
Vivere o morire
È una questione fortunosa
Così è la vita: niente lunghi programmi:
Un ruscello – una collina vista mare
Il vento fresco e qualcosa da fare
Per far star bene anche qualcun’altro
Che sia la buona parola o
L’offerta di un rifugio
La vicinanza all’universo
E una buona idea
Quella che che entusiasma
da dimenticare in fretta
Per far posto
Al prossimo entusiasmo
Che fa treeeemaaaare il cuoooore (dixit)
Una prossima idea di vita
Da rimangiarsi in fretta
Al primo accenno
Dell’ inafferrabile nulla
– e soprattutto
Un poco ridere
Di tutto questo fatto –

Spesso mi vengono grandi idee

Spesso mi vengono grandi idee per un romanzo
Poi accade qualcosa, tipo una telefonata
E tutto ricomincia.
Il corpo si rimette in moto
E nell’inizio dimentica il passato…
Spesso mi vengono grandi idee.
Poi succede qualcosa, tipo un saluto
E tutto riparte da dove non era finito
Spesso mi vengon…
Oh ciao, caro. Anche tu qui?
Lo vuoi un caffè?
Spesso mi vengono grandi cose in mente
Che sembrano inutili
E pure le credo il meglio della vita
Appena dopo gli incontri.
Spesso mi vengono grandi idee
Tra un incontro e l’altro
Ma non le scriverò mai
Fino a quando incontrerò qualcuno.
Ma spesso davvero mi…

Testa di cazzo

Confini parole che chiami poesie
In una cerchia ristretta
E queste non oltrepassano
Il cuscino – o la stanza – l’appartamento
Riapriamo le cose chiuse, dico
E sul confino dei sentimenti
Non tergiversare lacrime.
Piangi. Mingi. Spingi.
La Front.iera è già passata
Tra passato e remoto
Tu: Trapassa. Effondi!
Non lasciare affondare
Né le parole né le persone
Fendi, ma senza offendere
Diffondi – fondi – meltinpotta
Mischia le parole alle mani
Tocca con le virgole
evita i punti, se puoi:
Lascia sempre un intervallo ]Aperto[
E se non capisci, aspetta, prenditi una pausa
E poi regalala a chi ne avrà bisogno
E se proprio devi – scrivi
Ma prima devi esserci
Come un uomo che vive
E non come un’idea di cosa scritta…
Sii la carne che ti hanno imposto
E se proprio ti frollano cose per il cervello
Sii tenero. Passa sulla terra leggero
Come Sergio Atzeni, come questa
Frescura di vento dopo un’estate rovente
E fa che anche la tua ombra
Abbia sei mani ed usale se puoi
Come una madre che vive
E non come una idea di
O di una poesia di
O di una virgola rotta.
Testa di cazzo.

Vieqquà.

Dov’è la poesia quando
Si torcono le budella
Per morte o per l’amore?
Chi dice – cognizione: scrivi questo
E passano paura e il dolore
Dice: solo il poeta sa.
Solo il poeta sopravvive e
Con un cazzo di bellezza
Spazza virilmente l’orizzonte
Cazzate. Cazzate primordiali.
Quando hai da morire
Sei là che muori male
e se soffri – soffri peggio
La vecchia storia di voler essere
Aria _ uragano _ e spettatore.
Sogni. Vi dico. Sogni poco lucidi.
Poi la terribile mannaia della solitudine
Si apre un varco alle quattro del mattino
E cerchi quella voce che ti evita come la peste
E non hai più nessuno o almeno così pare
Fai pari col silenzio cerchi nel letto
Un pensiero a effetto per soprendere
Il sonno alle spalle, ma la veglia ha occhi grandi
Che ti guardano fino al fondo delle palle
Dove tutti i desideri della pubertà ristagnano da secoli
E diventi per esclusione il compagno delle assenze
Delle porte che sbattono nella corrente
Della luna che filtra dalla fessura – una crepa
È la premorte. È la bellezza che ti sussurra
Facilonerie all’orecchio perché poi _tanto_ morirai
E ti innamori di qualsiasi cosa non ricambi
Tipo anche i muri o due scalini
E gli scrivi una poesia perché lo sai fare
E poi ti chiamano per fare delle cose
Che prevedono viaggi e non hai voglia
Ma hai doveri. e una coscienza. E la poesia resta diffusa come il magnetismo
nell’aria come certi gesti
Di poesie trapassate. Ma vai.
Imbestiato di precipizi per la strada
Come un senza cuore. Un senza nome.
Vieni qua. Portami una buona poesia.
Una sedia. E tre parole buone.

Andiamo

Andiamo

Di che parlare
Se tutto è tacere
Cosa dire
Quando le migliori
Menti della mia generazione
Sono sulla stella X
A filare la lana
Come tanti telai meccanizzati?
Studi per produrre o per capire?
Così, Chiedo per un amico…
Dai, facciamo così:
Dai. Voce del verbo dare
Ieri potevo essere morto
In un incidente tra lamiere
Trattore VS Volvo
Una secca. Senza rivincita.
Invece oggi sono qui
Che vuol dire? Mi chiedi?
Niente. Non lo so
Hai un’idea migliore?
Dice: che vuoi?
Voglio la luna nel pozzo
E poi la voglio regalare
A chi? E che ne so.
A chi ne ha bisogno?
Ne hai bisogno?
Non lo so. E tu?
Nemmeno.
Andiamo?
Dai, Andiamo.
Dai, diamo. Andiamo

Grazia

Se sono in buona
E c’è con me una donna
Che può giocarsi a dadi
Le sorti della mia stessa sorte
Sento la vita scorrere
Come un condannato:
Cioè così: come davvero è –
E persino le luci
Che attraversano le foglie
Lasciano un segno
Indelebile nel petto
E la gioia forte
Per il fatto solo di esistere
Mi costringe al pianto
lucido come un sasso di fiume
E soltanto la parola Grazie
Spunta dalla bocca
Come un orizzonte di pietra
Senza mai diventare ridicola.

Quella volta Hassan Lorenzo

Quella volta Hassan Lorenzo

Hassan Lorenzo
Uscimmo quindi a rimirar le stelle
E quelle piú brillarelle friggevano di colore
E non cadevano mai.
Cara nun fa la stupida stasera-
Ti canticchiai mentre ballavamo
E mentre facevamo l’amore
mi chiedesti di non farti male
Ed io ti riposi che magari solo un poco
Mordendoti le labbra
Passiamo sulla vita leggeri –
veniva da pensare a Sergio Atzeni
Mentre intorno cominciava a bruciare a mucchi di secondi molto minuti – il futuro
Le parole cominciarono ad uscire
Come sutra destinati a perdersi
nella tradizione orale – echeggiavano a lungo –
Tu eri santa come una sorgente
Ed io venni a te come un randagio di lungo corso
E trovai pace E trovai vita in mezzo ai tuoi capelli
E mi donasti un seme che custodisco intatto
Nel mezzo del mio centro
Dove anche io sono stato santo
Il santo che ho ucciso con le mie stesse mani
Alla prima notte senza luna
Adesso sono tuo come le chiavi di casa
Una matita – un vecchio libro – il mazzolin di fiori – il rossetto – l’ accendino perduto nella borsa – La multa pagata sempre tardi – le rane dal cielo – la carestia- le cavallette – LE CAVALLETTEE

Chissà checcazzo voglio dire

“Picasso ballava la quadriglia
E con lui anche Monet?”
Questa è la frase intelligente
Che mi viene da pensare
Per scherzare un poco con la sera
Con le musiche folk che entrano
Allegrotte dalla portafinestra spalancata
Sarà che ieri ho bevuto troppo vino
O è solo che son solo
A pensare al multiverso
A scomporre il nulliverso
A languire il capoverso
Che poi chissà che voglio dire
Chissà cosa sento e che dovrei sentire
Allora tornano i Picasso
A far quadrare l’universo
A scherzare un po’ diverso
E penso ai tori che caricano di sbieco
Ai vecchi cani che hanno combattuto bene
A Celine e Hamsun e a Chet Baker
Che mi parla quasi ogni sera ormai
Di cose molto tristi e di drappi rosa
Di vini troppo caldi e mani troppo fredde
Ma poi chissà che voglio dire…
Chissà se stai a sentire
Forse dovrei gioire o smettere
– forse partire?

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