L’AMICO CHE SCRIVE POESIE

l’amico ********* che scrive poesie
un giorno venne alla porta di casa
con la moto da corsa senza casco e patente
dice :eravamo ragazzi. eravamo più belli:
superammo i duecento senza battere ciglio.

l’ultima volta ci incontrammo in ospedale
ci sedemmo vicini come fossimo in moto
ci promettemmo dei libri che mai ci scambiammo
:avevamo trent’anni: eravamo più belli:
Psichiatria. Disse: Michè, c’è qualcosa di storto…
Io non seppi che dire, gli misi una mano sulla spalla

Oggi che i pensieri cagano come topi nel passato
mi pare limpida quella risata larga
che già annunciava tempeste
Oggi leggo che è sorvegliato in qualche clinica dopo il fattaccio
ed io a scrivere inutility di notte avanti a una tastiera.
Questa è la vita.

Ottobre. Il mese dell’eternità. Se potessi scegliere
morirei di Ottobre. Come la mia amica.
e mentre lo scrivo sovrappensiero mi tocco le palle.
non sono certo scaramantico ma…

Mi manca molto la mia amica. Non sono stato un buon amico.
Né un buon amante o amore. Ancora le faccio domande.
Oggi sono triste come solo gli amici sanno asserlo.
Con immotivata becera allegria.
Quando morirò, prendetemi per il culo, sgambettatemi la bara
Vedrete, vi tormenterò durante i vostri rarissimi amplessi.
Da altre dimensioni vi invierò foto sconce
che neanche capirete. Ci sarà da crepare dal ridere. Vedrete.
O forse no.

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liberi il desiderio di .
con un gesto di scrittura
caduti i mattoni del pensiero
l’inviolabile nulla ruggisce
come un dodici cilindri d’altri tempi
alimentato a scazzo universale
cosa vuol dire vivere di sogni?
cosa vuol dire vivere?
oggi la tegola crepata sul tetto dirimpetto
ha subito molta acqua
chissà che infiltrazioni dentro il petto
il gatto ha miagolato tutto il tempo
sotto la finestra delle quattro del mattino – ero
sveglio come una baionetta piantata nel cuscino
in ordine sparso nella veglia
ho risolto la fame nel mondo, il problema energetico,
l’annoso fatto dei tumori e della depressione
peccato non avere preso appunti.
dice coglionazza la voce del mattino.
I pensieri della notte sono robe universali
quando anche il cazzo si è autotumulato
apri una finestra dentro il tempo
e l’inviolabile nulla ruggisce minaccioso
come un frugolino. roooaaarrrrhh!
Sorridi se hai capito di morire…


la Soluzione:
da qualche parte c’è un frughetto
su di un peVo, che arralda nespo
sul viselllo del rughino
ah! le fraspe vette di lavvì mughetto
astra pigoletta, fin lavvì diretto.
( Evitate i vani gesti apotropaici – lo dico in rima ché ci stiamo più simpatici)

Like an uncinett’

Giorni che le parole lapislazzano
Su vetri di mestizia
Non hai letto una virgola per intero
Da chissà quanto tempo e
la sindrome del frazionamento
Imperversa nelle strade della mente
Come ovuli di bamba nello stomaco
Da che estetica siamo stati generati?
Sembriamo merde profumate di violetta
Nei sabati sera tremarelli dei lampioni
Adesso Il giovedì è venuto giù dal pero
A pieni nuvoloni e cazzi da pelare
Com’è fulgido che sia dopo una certa
E gli alberi smerigli genuflettono le foglie al vento della sera
Non è certo riverenza! Fischia una grondaia
Mentre l’ultimo grillo mostra le chiappe a dio e alla luna
Da qualche parte dietro la montagna
Nel mentre che i ricordi di ciò che è sempre stato
Ci tengono ben saldi a questa cosa scintillante
Come un lampo – Come un uncinetto.

SCOPARE CREMA CHANTILLY

Roma e Lazio giocano a pallone

Dallo stereo è partito Piero Ciampi

Non si sa per che motivo

Mi viene in mente Victor Cavallo

Mi viene spesso in mente Victor Cavallo

Se si parla di pallone, di mimose o di Hamburg

O di amore universale. Poi la lettura si infittisce

La luce diventa una virgola e la narrazione

Uno zigomo, la situazione un ginepro.

Certo che un ombrello non fa l’autunno

Né una rondine primavera

Ma sono le diciotto e 51

E tutte le cose che sembravano ostili

Sono distese come uno strato di crema chantilly

Sopra la coscienza. C’è una strana pace da quando

Il sole se n’è andato a fare in culo dietro la montagna

Che significa la rabbia? Che significa la vita?

Per che cosa vale la pena fare questo o quello?

La Crema prende il sopravvento. Comincia a scendere dai tetti

Fino riempire lo spazio come quando sale la marea fino alle palle

E ci viene un brivido di freddo che vuol dire che sei vivo-

Che significa? Niente. Una telefonata si è schiantata sulla carta

Prendo questo corpo con la mano

E lo porto naturalmente a camminare e poi

“la sera scende come uno squalo tra due margherite”

Ma con più crema e pezzi di trascorsi masticati già nell’aria

Ognuno è solo sul pavimento dell’allegria – recita una mosca

Io lavoro per diventare nessuno io nessuno per lavorare qualcuno

E spirlazza la voce che sdentra dal cuore:

la vita non scherza fin quando si muore

 e poi dopo c’è il buio a fare il verso al mattino

e non lo sai, ma lo hai capito

da quando sei diventato bambino.

(TITOLO CLICKBAIT)

Tette.

Giorni che sono lucidi e bagnati come scarichi dei cessi
Pensi che: Le finestre erano chiuse mentre fuori accadevano
alberi da cui sono caduti i frutti
santi senza martirio – memorie e predicozzi stretti nelle tasche
veglie funebri incise col pirografo sopra mirtilli maturi
adesso hai le mani sporche di fichi
sarebbe meglio usare il femminile
ma siete solo tu – lo sguardo sulla valle –
ed il vecchio albero di fichi
che anche quest’anno è stato generoso:
quindi ti accontenti –
spesso sei contento di accontentarti e di questo ne vai fiero –
te lo riconosco.
Adesso: il sole spinge la coda oltre la montagna
i fotoni lungo la cima dell’estate
sembrano gridare: ultima tappa – cronometro!
Lo Speaker: Siete caldi??? [Il coro dei Fotoni: Siii!]
Questa è la sera che riporta l’ordine ai pensieri
Questa è la sera che mette i demoni nell’angolo
E picchia sul costato come L’ Hurricane Carter dei tempi migliori
Da dietro ai pensieri un profumo di sterlizie e more e fichi
E quella bocca che tremava come una bara appena chiusa
E da Là la contentezza arriva e dice:
Dove sei? Sei vivo? Perché non sei contento?
Così arriva l’allegrezza che pare immotivata e invece no
Invece ( altre cose) – Invece Grazie.


( Il titolo Tette era per catturare la vostra attenzione)

cosa sono le cose?

Agosto abbracciato ai pensieri
come la puzza di olio bruciato
E guarda i suoi resti l’estate
e poi scrive canzoni –
così, meschino, ritorno alle domande – alla poesia –
come la vergine violata dal sole –
cosa sono le cose?
domanda la voce. Nessuna idea pare degna di nota –
Non voglio niente, né desidero un cazzo
solo c’è urgenza di vita.
Ho detto grazie al mattino per essermi alzato
e sono stato allegro nel dire…
Come chi incerto continua a morire.

Ditate di merda

“Pesa come il suono del mare”
Viene da pensare senza un motivo
Nel mezzo della virata autunnale
Quando i boschi si coprono
Di un verde piú scuro
Sotto al sole ancore rovente

Mentre le sere diradano prima
Con un senso di urgenza
una ragazza mi parlava di futuro
Con le solite ansie di noi “fortunati”
Seduti come monaci spogliati
A trangugiare beveraggi
Annacquati di noia

A quarant’anni la distrazione
È un lusso da godere pian piano
“Pesa come il suono del mare”
Chissà che significa davvero
Questo sovrappensiero
Mentre “passiamo sulla terra leggeri”
Come ditate di merda
sopra vetri appannati.

LA POLPETTA

Una finestra socchiusa
La cima di un balcone e
il cielo acceso di Agosto
Ed io so davvero che è bellissimo
E che sono vivo in qualche modo
Lontano e vicino a qualche cosa
Che ha a che fare con la morte
E dico col pensiero alla formica
Alla vespa ed all’antibosone
Y alle campane delle undici
Che siamo senza dubbio
… forse una polpetta
Magari avvelenata
ma sempre una polpetta
Tenuta insieme da incertezze
Rese memorabili, lampi di stagione
Acuti a ciel sereno, splendide sconfitte.

Una tègola sorella, una tègola frisella.

Scritto che vorrebbe essere poesia ma che invece è fantasia

di una finestra portavia che sbuffa calda come la marmitta della polizia da cui interrogo la tegola che di mestiere regge il cielo con tutti i tiramenti che di pressioni ne ha subite in vongole atmosfere;

e questa, tu, diplomatica virossi senza una risposta!

Aqquale domanda? quale curiosità? Quale supplica o estro curiosaggio estivo? ti mi chiederebbi.

Niente personale. Solo un quèsito domando incuriosito:

Quante cagate di piccione sopportasti durante la migrazione dei pigeòni l’anno che le locuste sficcicavano i sederi delle civette cinerine? uno

E come può una terracotta reggere da sola una colonna di cielo

e rimanere umile come un laterizio sempre ai margini                                                                                  

dell’immaginazione e che mai rifulcra i ragionamenti alto-architettati?

Due mute fucilate.

Sora tegola, figlia di famiglia, colonna potenziale di tutto l’universo sconosciuto,

più ti vedo e più ringiovinisco fuori dalla calotta normovilipesa cranica dove tutto è definito, ma qui, dentro dove io e te siamo ( o forse ci sbagliamo) come due sorelli eterozigoti, ed ogni tua cagata sopportata sopra il ruvidone, sorda come neve preimballata,

dentro di me, risuona il fatto come una coltellata.

E di questa brezza fine che non ci porta mare,

ma sabbia nuda e vetri di poiane, ne spartisco il fresco, l’attimo sorpreso, il pensiero fuoritesto, il m’è dolce crepitare.

OGNI COSA È ILLUMISMATICA

Concluso il mio settimo libro quasi inesistente
La luce filtra dalla feritoia del bagno
Al pian terreno
Il caldo spinge come la lingua di una tigre
Sopra un vetro di zucchero
Ciò che sono.stato.fino.ad.un.attimo.fa
È acqua passata: mi dico:
La tristezza oggi è come una corda di violino
Lo stesso che ho lasciato a bagno nella polvere
Sullo scaffale della camera da letto.
Non so bene perché bisogna essere allegri
Ma tant’è.
Detto fatto!
C’è un orso nel mio libro
Con le palle penzoloni in una pozzanghera
Di matrici di ordine due che ristagnano
Sull’equazione della vita
Ebbene, quest’ orso parla come come un Gassman e volteggia come un Bolle
E sa scrivere come un Erofeev ma senza
Mai essere ubriaco
Dice che l’amore … E dice che la vita…
e significa.che la morte…
E dice che fa caldo mentre stappa una bottiglia.come.un qualsiasi orso inesistente
Mentre la.verticale che colpisce il gravicentro
Di tutti i droppi in gola si è fatta blu smeraldo
Di un suono nuvoletto e sgombro.come quella.volta.che me.ne.sono andato
E poi tornato come ogni cosa ancora viva
Perlomeno nell’immaginario.

La poesia che non significa

la poesia che non significa
prende corpo per cosìddire
come una canzone che dice
e non significherebbe
ma che alle 22 29 invece dice:
c’è una musica del duecento
che trapassa il timpano
e si appella come angeli arrapati
come un coro di demoni salvifici
come lavandare del Vomero e
questa vibra che prende
sostanza dentro al seno
parla di fazzoletti e numeri.
di fazzoletti! dico: -22 57-
e come numeri e fazzoletti
metafisici trapassano il cuore
come un’autostrada deserta
come un righello da trapasso
come un verbo che accarezza i sentimenti
e poi ci lascia sgambeverso
e va a svuotare
la vescica dentro un vicolo
e dentro al vicolo quindi
senza una ragione
senza nemmeno esistere
nasce una poesia
che non vuol dire nulla
e non significa qualcosa
eppure… eppure…

Ma Sì

in quei giorni le giornate
al lavoro trascorrevano
guardando video di gente
che costruiva rifugi nei boschi
la terra mi pareva sempre più marrone
e le foglie più verdi il tempo scorreva
su quella riga rossa che puoi spostare a piacimento
ti andava di riguardare la parte dove si cucinava
uno gnu al cartoccio ripassato nel burro di roccia viva?
nessun problema. Un colpetto col dito ed il gioco era fatto.
fuori in piazza Longari Battistelli il panettiere panificava come da rullino di marcia, sapeste che conforto lo sbattere delle teglie sul piano di marmo bianco!
Se dovessi attribuire un suono soltanto alla vita, oggi sarebbe quello. La teglia rovente che sbatte e sfrega e sfarina sul marmo. Penso al profumo della focaccia appena munta dal forno e la salivazione aumenta del 57 % senza nemmeno pensare ad una tetta.
Un vero miracolo dell’esistenza.
Chissà cosa avrebbe detto l’amico norvegese del video, al mio posto.
Sarebbe mai stato al mio posto? Verrebbe voglia di andare nei boschi a cercarlo
anche soltanto per fargli qualche domanda.
Scrivo senza il supporto tecnologico degli occhiali
ed anche i suoni li immagino un poco ovattati. adesso. mentre i comignoli
si spogliano della fuliggine per l’arrivo delle buona stagione e
la vita si impolvera di quella polvere antica, impossibile da evitare.
si infiltra negli spazi interdentali fino a prendere il posto della placca
del tartaro
perfino dell’osso e del cemento. avessi dell’acciaio nel culo, anche quello sarebbe soppiantato dalla polvere.
Così il sapore si fa sempre un poco bitter mentre il tempo curva
come una prostituta a fine turno
e le campane suonano le 17 15 di una giornata che pare un solco
nella foresta pluviale prima del monsone. come la vita del resto.
…e lo schermo mi chiede, sulla riga rossa, se voglio RePlaiare non fa sorridere anche voi? no? che faccio clicco?

Ma sì, ma vaffanculo vai.

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