Ritorno

Leggo le vecchie poesie
Come si legge l’universo
Con la fragile certezza
Che il mistero che ci abita
Possa rivelarsi  –
da un momento all’altro
– ma senza stupore.
Come il ritorno annunciato
Della stessa sorella 
Che non sapevo di avere.

Frispiti di gioia

Questi i fatti:
La gomma delle scarpe
Scivola sul marciapiede
Come sapone
Penso in bolle 
Alla mia vita
Che potrebbe essere
(E forse lo è)
Quella di uno sconosciuto:
Canticchio un vecchio ritornello
Quasi fossi a disagio
Coi passi sulla terra
Due randagi mi confortano
Con scodinzolezze di periferia
Penso al linguaggio del corpo
Distendo le braccia
Bop! Boohp!
Rilasso il sorriso
Boop!
Mi faccio più comodo
Esplodono a scoppietti
Frizzano I pensieri
Cosa è vero e cosa non lo è?
Booop! Booop!
Io so cosa vuoi dire
All’universo sconosciuto:
Non vuoi dire niente!
E questo mi regala un frispito di gioia
Boop! Bip!
E scoppiettando me ne vo’
Sgaloppinando la città.

Brava Gente

Oggi è san Nicola
l’onomastico di mia madre
Sì, le diedero il nome di un suo zio scomparso prematuramente
dice sia stata una brava persona
anche l’altro zio, Roberto
dice sia stata una brava persona:
“uno simpatico”, ” insomma un brav’uomo”
questa cosa mi fa pensare
a tutte le volte che ho detto
” è un bravo ragazzo” – ” nu buon guaglion'”
riferendomi a circa un trilione di persone…
in ogni caso la regola è che chi muore
è sempre un poco meglio di chi vive
se non altro perché ha il bonus 
di non poter rompere le palle.
Brava gente.
penso a quanto sia inutile questa definizione
io lo so che anche una brava persona
a determinate condizioni
potrebbe commettere un omicidio.
Io stesso, potrei inanellare una serie di cazzate folgoranti
e poi pentirmi e perdonarmi e tra un rimorso e l’altro
ricominciare il circo, ritornare ad essere una brava persona 
non so perché sto pensando a queste cose
verrebbe voglia di menare le mani
adesso che sto per chiudere il computer 
per andare a sputare un po’ di sudore 
corricchiando in giro per la città…
sarà che il buio smuove strane ombre
alla finestra della cucina, col vento, prima
l’albero pareva il collo di un cavallo nero imbizzarrito
mi è parso di sentire rumore di zoccoli
e odore di cuoio e il croccare della polvere tra i denti.
E fuori – il deserto di chissà cosa – chiama
come acqua fresca.

Dicembre – 18


Dicembre
legioni di morti in cammino 
sole che scalda il comignolo e
bocche di fuoco annacquate
Dicembre
partorisci due buone idee:
una la regali, la migliore – 
una la conservi in cantina
la terza è un aborto festivo
che fa brillare il camino
Dicembre
che dai corpo al respiro
e la paga all’autunno
lascia stridere il vento:
il morso dei campi 
il gelo che addormenta
le foglie e fa brillare i colori
Dicembre
conservi la luce migliore
e sotto i pensieri rituali
nascondi stretti-germogli
di sentimenti maturi – 
solo la mano sconfitta
può cogliere, rimestare – donare

Siamo Dei, Sandrino.

Sandrino – occhi gentili
dolcezza d’ossa e di pelle
che ne può sapere la gente
del demone del gioco
e della solitudine
che fa perdere la vista
e gli occhi che spinge
troppo forte il cuore?
una notte al karaoke
eravamo tutti sbronzi
e tu cantavi Lucio Dalla
con un filo di voce
che sembravi Chet Baker 
senza il talento di Chet Baker
Sandro come un dio della deriva
ché quando ti rimane
un poker elettronico
e una cassa di Peroni
la pensione sublima
in meno di tre giorni –
e tutto il resto 
già era evaporato.
Siamo Dei, cantavi,
ed io ero d’accordo.

Pazienza

12 44
squilla il microonde
ma il thè verde fumante 
lo cerco in lavatrice e
nell’oblò c’è soltanto 
il profumo dell’ammorbidente
oggi ho i pensieri che vanno in risonanza con le scorregge
penso, nel mentre
le autostrade millantano crediti
mezzo raccomandata
l’ otto Agosto, pare, con terrone ardimento
mi facevo beffe dei dazi
e puntavo a sud – alla baionetta
adesso youtube in shuffle
suona Mia Martini
– sai, la gente è strana…
poi mi squilla anche il telefono
mi dicono che un tizio
ci sta rubando un’idea
a cui lavoriamo da anni
io sorrido di gusto 
sorseggio il thè
fuori è un giorno bellissimo
c’è un sole che limona coi pompelmi
e qualcuno suona il violino
nel palazzo vicino
poi youtube suona ancora Piano Bar
e penso a quando avrei ucciso qualcuno
per poter suonare vecchie canzoni con una voce graffiante –
non sarò mai un vecchio pianista ubriaco
è ufficiale. 
adesso suona un carillon con musiche angoscianti
e non avrò una erezione almeno fino a dopodomani
adesso sono le 12 e 57 
e non è cambiato niente 
sono solo un po’ più allegro
non sei un po’ più allegro anche tu che leggi?
no eh? Beh, pazienza.

è bello

è bello camminare per strada
stretti in un cappotto caldo
è bello incrociare il sorriso
con uno sconosciuto
ed immaginarsi le vite a vicenda
è bello avere buoni pensieri
quando le cose girano male
è bella la tristezza
che cala sui viadotti
quando è appena piovuto
e ci sono due bambine
che giocano coi riflessi dell’asfalto
è bello questo grande amore
che non so dire mio
è bello non appartenere 
a nessuna cerchia
è bello appartenere all’universo
è bella la solitudine dei parapetti
dove non si è mai sporto nessuno
pensando erroneamente che sotto
non ci fosse niente da guardare
è bello – sporgersi 
senza aspettarsi niente
e trovare – 
ciò che non sapevi…

Torna cuore

Torna cuore:
dirige il maestro: Vice Acquerello
Promossa dall’associazione patologie dal cuore e del centro anti violenze

Torna cuore
Alla frusta del pianto
Alle paturnie gioiose
Alle vestali disfatte
Torna cuore
Dalle pianure irrisolte
Dalle distanze abissali
Dalle vernici sintetiche
Torna cuore:
Con la parete in necrosi
Con l’imbuto snervato
Con il passo ubriaco
Torna cuore:
Mannaggiachitemmuort
Ché se ti prendo
Ti spezzo i ventricoli
E ne faccio soffritto.

the old built-in wardrobe

Pagina bianca
giorno in potenza
attesa di cose inattese
una frase di Victor Cavallo
mi risuona in testa da un anno:
“Voglio essere un albero di mimose,
e perché no?”
oggi sono certo che l’universo
non abbia bisogno di risposte
la sera cade sull’asfalto come un petalo
da una finestra la TV gracchia come un peto
c’è qualcosa di profondamente ottuso in questa vita
forse questo soprassedere costante
questa bellezza che sposta lo sguardo sempre in là
– tutto è inafferrabile e indefinito – sacra insoddisfazione –
che se fosse diverso, sarei morto già da un pezzo.
adesso chiedimi cosa voglio essere, coraggio!
vediamo se sai incassare bene come dici
vediamo se anche tu sai annegare senza morire.

La luna dei fessi

La luna dei fessi

Canto dal cesso
L’ inno alla fragilità
Delle cose
La lode alla dolcezza
Che solca la pietra
Alla strada solinga
Ai capricci di donna
ai cento occhi degli alberi
Dove vuoi andare ragazzo?
Dillo alla polvere…
Ai sassi piovuti
Come sventure
dal cielo
Hai scarpe sfondate
tasche bucate
E quattro parole
Dove vuoi andare ragazzo?
Torna a dormire
O mettini in viaggio
Non vedi che è buio?
La luna alta che
bacia i fessi
Ha nebbie d’argento
profuma di boschi
E di occhi di donna
É ora di andare
Basta dormire
É tempo di fare
Scalda la voce
Dobbiamo partire

Due sgabelli di pelle

Due sgabelli
Avanti al bancone
Si parlano in pellese
L’uomo delle rose
Mi sfiora appena
con un mezzo sorriso
La strada che ho fatto
Ha poco da dire
Quello degli accendini
Mi chiede come va
Io so che ha tre figli
Ed ha la mia età
Bene! rispondo
Compro l’ennesimo accendino
Un ragazzone giovane
Ordina una camomilla
La sua ragazza mezza birra
Adesso due ragazzi
Mi chiedono del “Mamamia”
O un qualsiasi altro gay bar
-The Castigo is closed today,
I’m sorry!
parliamo spagnolo e inglese
Brindiamo in svedese
Sono finlandesi
Offro un caffé a Tuba
E la vita é un posto bellissimo
Anche con uno sgabello muto.

Due parole

 

tornando a casa
leggo due poesie di guerra
poi due epigrammi di Marziale
apro il libro sul cavalcavia
scavalco-via una merda
poi una lattina sbrodolante
poi un capello bianco
poi un arrivederci
lasciato da chissà chi
chissà quando
questa città è sempre più sporca – penso
poi un po’ ridacchio
e mi viene in mente una poesia
ma che non scrivo
e che recito un po’ a mente
e un poco a bassa voce
la luce sta scendendo
dietro la stazione
i lampioni sono già sull’attenti
arriverà la scossa
e brilleranno anche loro
come i miei occhi – mi accorgo che –
ho la vita in una tasca – e
la nostalgia nell’altra
ci infilo dentro le mani
fino a scomparire
come due parole.

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