l’abero e la terra
Lo scoglio e la cozza
Il fumo e la sigaretta
Il piede e la strada
Il rutto e la Cocacola
Sono tutte relazioni strettissime
Ma poche sono così salde
Quanto:
te e la rottura di cazzo.
l’abero e la terra
Lo scoglio e la cozza
Il fumo e la sigaretta
Il piede e la strada
Il rutto e la Cocacola
Sono tutte relazioni strettissime
Ma poche sono così salde
Quanto:
te e la rottura di cazzo.
Oggi giugno ha l’odore dei piatti rotti
Del sole appena uscito dal frigorifero
Delle polveri lasciate alle spalle
Da un’ambulanza in corsa.
Stamattina dal balcone spalancato
È entrata una vespa asiatica
Di quelle grandi e aggressive
Quelle che uccidono le api.
Era magnifica mentre volava
E sbatteva le corna sulle travi
Di noce scuro del settecento
Zzzzhh pah… zzzhhhhh paahhh!
Poi un po’ stordita si è avvicinata al ventilatore
e incredibilmente è riuscita a risalire il flusso d’aria senza esitare.
Si è posata sul blocco che ricopre la ventola e con fierezza guardava verso di me e spiegava le ali, come a dire:
Guarda che alicipidi e che trapezi!!
Poi un elegante carpiato all’indietro e tac:
È stata risucchiata dal ventilatore.
L’ha sputata sul letto divisa esattamente per metà:
Testa- Culo.
La verità è che:
Puoi essere dotato quanto vuoi
Puoi perfino saper volare e dominare la specie,
ma se sei coglione farai sempre la fine del coglione.
Oggi libreria piena di ragazzine.
Studiano, schiamazzano, due si baciano.
C’è un firmacopie di qualcuno che nn conosco.
Che cazzo di allegria quel SuperSantos
che rotola sul pavimento,
mi scappa la solita lacrima.
Metto i vetri scuri e
La vita accade senza scandali
Ci attraversa tutti e tutti ci attraversiamo
Passa un carrello pieno di libri e penso
Quante vite sono chiuse in quelle pagine?
Il tempo si curva come una banana
Il suo odore è elettrico come una spina
Andare in terapia per essere più fragili e
Adesso Il pensiero ha i Leggins grigi e la felpa bianca:
Come una sfogliatella. Semplice come la morte.dolce come un addio.fresca come la luce. Oh! le mandorle tra i capelli accesi!
Un giorno per scrivere una virgola e un altro giorno per toglierla diceva un fascista. E non so se abbia senso:
ma cos’è il tempo avanti alla vita? Un cazzo moscio che dorme? Riposa? Ve lo dico io. Quisquilie. Ve lo dico io…
Tutte le ispirazioni andate
Come funamboli in un precipizio
Incontro gente e mattonelle
E tutte mi dicono di andarci piano
Con i soliloqui –
Mi parlo a telefono da tre ore buone
Non ho bisogno Né di un numero
Né di una vecchia cabina
E quello che mi dico lo sa
Soltanto il tecnico del suolo
Quello che fa ru.muovere la terra
E l’altre stelle .
In ascensore la signora del terzo piano
Dice che sono nu Bell guaglione
E che il palazzo è fortunato a.
E poi rincara che
Per pigiare il tasto ci vogliono due colpetti belli decisi altrimenti non sale.
E che da giovane
Era più facile essere decisi.
Mi dà del “lei” – buona giornata . Dice –
Ma più a sé stessa ed esce con lo sguardo di chi ha perso molte volte e non si è mai veramente abituata.
Non lo è ?
Mi ha sempre colpito
In libreria il fatto di doversi inginocchiare
Per leggere i titoli degli scaffali in basso.
Ora un ragazzo sulla trentina. Prima una ragazzina sui 17 e prima ancora un anziano,
Aggrappato al bastone.
Cosa avranno in comune? Certo
I nani non avranno questi prloblemi.
Ho preso un libro di Busi e uno di Fosse.
Leggo qua e là. Salto da un mondo all’altro.
Busi talvolta mi pare Celine.
Talvolta un albero sembra scolpire
Qualcosa nel tempo. Poi d’un tratto scompare.
Torna la voglia di scrivere piano…
Ma non fa per me.
Quel me che ho mandato in malora.
In macerie di carni. Era l’altr’ieri
Che aprivo la porta per andare in giardino… e adesso?
La voce dice : sei qui con me sempre più solo. Ma è una canzone. La stessa che suona qua in diffusione.
Giro una pagina e si apre un portone. Comprare la scritta: “bisogna avere i coglioni per prenderlo nel culo… e dopo continua: l’umanità non mi avrà.”
Non è forse un prodigio questo saltare?

Eugenio mette le mani sopra i tasti
scoglie i nodi in gola e annoda le gonne al vento
mi vede, chiude la sua frase in diminuendo naturale e ci abbracciamo –
poi mandami una poesia mi dice: eccola qua Geggè
Quindi Incontro un vecchio amico. Ci abbracciamo
mangiamo un pasticcino e
all’angolo la signora
intona un kitemmuort –
la musica attraversa sempre qualche cosa
che non ha a che fare con i suoni.
Recito a mente alcune frasi che tu diresti una poesia ma
Un lavoro fatto bene che
Si rizzano i peli sulle braccia e
Il cuore perde un colpo o forse due che mi fa dire:
Sono l’unico uomo sulla luna ma non ho davvero un nome
Sono più una carta d’altra parte e
Poi tutto torna sulla terra .ma
non io né la musica né l’abbraccio –
forse la carta.
Dopo una stagione di piogge invernali
Una strana erba si è impadronita del balcone.
È cresciuta negli interstizi tra una pietra e l’altra –
Sulla sabbia caduta dal deserto
Sulla terra piovuta letteralmente dal cielo
Insieme ai semi. Questo lo notavo poco fa:
piccoli fili d’erba spuntano accesi dalle pietre
e frizzano al sole la loro canzone allegra
come cazzetti al primo richiamo dei fiori.
Questa cosa l’ho notata poco fa, ripeto- seduto sul divano
Mentre parlavo con un grosso imprenditore dell’aerospazio e
Questi, mE diceva che la guerra – che è la sua fortuna –
Sarà la sua rovina a causa dell’innalzamento dei costi dell’energia.
Che ci vuoi fare, gli ho detto, è sempre così la vita –
La guerra dà, la guerra toglie – Questo mi è uscito di bocca
Senza troppo pensare. Senza distogliere lo sguardo dall’erba-
Con quel tono alla Carmelo Pene ma meno educato. più sommesso.
Ho sperato per un attimo
Che non mi si leggesse il velato vaffanculo nel minuscolo, ma poi perché?
Prendiamo appuntamento per la settimana dopo
Ci salutiamo cordialmente. Ciao Felice, cià. Poi
Il telefono riprende a squillare – odora di polvere e di gelsomino
La luce del sole mi fa strizzare gli occhi come piccole spugne verdi e bollenti
Il pensiero è una lana di ferro – pulisce il grosso – lascia solchi profondi
rimane quell’odore di fabbrica e di sangue che non ti scolli più dal naso.
Cinque ore che cerco di scrivere qualcosa
poi mi guardo le mani ma
non accade la magia. La finestra
il ricordo: il nespolo tagliato dalla mimosa
che si stringe tra i vicoli
come un’amarena rinsecchita dalla strada
e poi i sette colpi di pistola
esplosi sotto il balcone
alle cinque del mattino
hanno chiuso l’alba in un sepolcro-
strepiti delle rotonde e polveri da sparisci
cani che mordono il culo
Carver sul cuscino
e quella caletta dove non sono mai esistito:
d’altr’onde gravito in un intorno
di inconsistenza e predicozzi:
adesso è fatto buio e questo fatto
mi impedisce qualsaltro sentimento.
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...