Tristano il capitano innamorato – AKA Culo Triste

Tristano il venturiero triste capitano
che di triste aveva financamente l’ano
un giorno camminando spasserello
sotto il ciel a pecorel d’Alberobello
s’accorse alzando il capo al vespertino
che a piedi era arrivato a Tolentino
fu certo il pensar triste unito al passo lesto
che in un baleno s’era fatto buio pesto
ancor prima di capir dove era andato
si presentò innanzi a lui un avvocato
di quelli femminini assai aggraziati
col tailleurino di due punti sbottonato
ed ella disse sfavillando di profumo
sei forse tu nobile Tristano
il prode capitano innamorato?
ma egli fieramente imbarazzato
col cazzo moscio triste arrovellato
gettovvi uno sputazzo sul selciato
e con fare di cinghiale abbandonato
annuì facendo tre volte sì col capo
checcazz! sortivvi la pulzella un po’ shchifata
un po’ di dimostranze! sii aggraziato!
ma tristano tutto scuro e imbarazzato
gettando ancora un occhio sul selciato
le disse mestamente appecoronato
ringrazia che ho pocanzi già espletato
ch’io so’ sì tristano il capitano innamorato
dallo sputazzo inopportuno e incontrollato
ma sappi che la virtù che mi preservo
l’è quella d’averci il culo broccolato.

Cuore di Cane

non so se la poesia
sia una maniera per arrivare alla gente
oppure sia necessaria la gente
per arrivare alla poesia
forse è come dire
di voler arrivare in un posto
senza conoscere il significato di posto
cosa ho? mi domando
Umanità! dice la voce
Cose da dire?
voglia di parlare per affermare
una certa effimera esistenza?
La paura di scomparire dietro la curva della strada?
cosa sono? e perché mi ti dici stronzo?
sacca di tiramenti e pulsioni!
adesso la giornata è accorciata
il bicchiere aumenta una tacca ad ogni calata di sole
il ragazzo che lasciò gli occhi nel fiume
adesso corre verso quel posto
e troverà quello che cerca
perché non sa di cercare –
:Ho visto lombrichi scopare sé stessi con più sentimento
ha tuonato la voce.
: Ho visto voci balenare stronzate nel buio
vicino alle porche di Tannhäuser
ho delle alla voce. qualcosa ha tremato sul fondo del barile.
Certo la luna spiattella il suo disco
come un star in mezzo a un oceano
a che serve parlare? leggere&scrivere?
se non sai neanche più ridere?
Adesso la notte che dà voce ai motori
alle stoviglie cadute e alle cose allungate
strappa una tregua al vissuto taciuto
c’è aria di tutto stasera – e un poco di stanca:
benedetti cani che ringhiano all’oscurità
col cuore pulito.

Quelli come te

tenti di dire qualche cosa
che non sai – che non hai mai saputo
tenti di dire che non esiste la poesia
tenti di non essere sperimentale
sai soltanto di essere un esperimento:
raccogli dati – sguardi – cose – fatti
soprattutto dimentichi cosa hai mangiato ieri
e tutte le cianfrusaglie dei giorni
che hai imparato a non chiamare giorni
ma accadimenti possibili o possibilitati –
sei stato qualcuno – qualcosa –
sai di avere alcuni nomi e sai non averne alcun bisogno
sai che l’idea di patria ti atterrisce
pensi alla vita come un passaggio di vento
spolveri il terreno con le suole
non ti curi dei recinti – ignori le frontiere
e ogni idea di generalizzazione che quelli come te
ti dici – quelli come te – sono unici come
una domanda su “Cioè”- ti piacciono le rime stupide
il banale ti sorride – la carezza scalda il cuore.
Sai che una volta sei rimasto incinto per aver accarezzato una mutanda – Cioè – ma sei rimasto umile – hai abortito il pensiero
per non far proliferare ciò che reputi abominio:
Ovvero: quelle idee che ti vengono alla notte
quando quella cosa che chiamano realtàcon parecchia approssimazione – si frappone
tra ciò che chiami tu e la libertà di immaginazione
che è ciò che tu se ci pensi chiami vita –
che quelli come te. come te come te… come te…

Lararaah rararahhh ! Lararaah raaararahhh! Fiuuuuhh fiuhhh Fhhh fiuuu…

Settembre
Rincorre la poesia
Degli ultimi sguardi
Le ringhiere appuntite
Paiono milizie
Allineate e scoperte
Il fegato implora pietà
Ad un altare di brace
La strada si scalda
Come vecchia puttana
Ché dei tanti che partono
Sempre meno ritornano
L’erba bagnata fa
già odore di cane –
l’azzurro è piú corto
Ormai di un paio di battute:
E Una musica lenta
Si fa spazio nel sole.
:Lararaah rararahhh !
Lararaah raaararahhh!
Fiuuuuhh fiuhhh
Fhhh fiuuu…

Troppo Tempo

È troppo tempo mi disse
Che non riesco a scrivere
Le pagine sono lontane
E i miei libri dimenticati
Si vive per sbarcare la luna
Si vive per baciare la sabbia
Si vive di parole stese al sole
Ricordo Rimbaud
Ricordo Carnevali che
Ricordava Rimbaud e
Tutti e tre volemmo
essere l’Uragano
Qualcuno riderà leggendo questa cosa
Come avanti ad una sala scommesse
Dopo aver giocato e perso tutto
Sulla partita sbagliata
Poi berrà una birra molto amara
E tornerà a casa ad accarezzare il gatto
E la testa di un figlio che diventerà un dottore
Poi alla finestra accenderà una canna
Per tirare su il morale
La moglie lo ama ma lo sbatterà fuori casa
Qualcosa crollerà come crollò Berlino
Nella strada le puttane si ribellano al pappone
I rumori delle auto suonano una sinfonia
Sfrecciando lungo i viali
Tra un muretto e l’altro
Lo spazio di un amore
Qualcuno piscia il cane
È sud. È ogni posto
Le cose vanno come vanno
Perfino gli scritti restano appesi
Come spilli a qualche muro.

Tutt’all right la vita in California

ciò che volevi sentire
erano parole educate
parole comode
come letti di paglia
in certi fienili
pieni d’ombra
nei giorni infuocati
delle Californie
poi è arrivata la vita
e hai smesso di chiedere
e vorresti essere un fienile
un platano o un olmo
una fonte continua
in mezzo al deserto
Ma sei ciò che sei e
hai smesso di chiedere
fai ciò che puoi
e sei insoddisfatto
perché sei sincero
e non hai vinto la morte
né costruito piramidi
perché sei un uomo
una donna e un bambino
ma sei pronto a spartire
e ti senti un po’ ricco
se hai un sorriso da offrire
e quello ce l’hai
ne hai riempito un fienile.

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Dice l’Estate (Quasi una poesia)

Dice…
l’estate ti abbraccia
Con punture di grano
Pizzichi di ortiche e cardi
Animali a sangue freddo
Che diventano toreri
Come per tauromaGia
Le valli spruzzano vapore al mattino
Alle prime luci
Gli uccelli e le cicale
Cantano qualcosa
Ai grilli come a dire: Bentrovato
Tutto è così breve
Prima correvo per i campi
e salutavo le persone
Con la mano alzata
E questi rispondevano
e mi vedevano
Ed io vedevo loro
E ci sorridevamo come cavalli
E questo mi rallegra
– É una delle cose
che piú amo della vita.
L’altra sera ho visto la luna
Tramontare dietro Fontana Longa
Accade molto spesso
Ma fa sempre un certo effetto
Poi ho visto Marte e Saturno
Ma niente di Plutone.
Cosa voglio dire? Niente
Ero con una ragazza
Litighiamo spesso
Così ci piace.
Spesso ci diciamo :
Che bel cielo!
Voglio dire: la vita è fatta di attimi
Adesso la luna, adesso Marte
Ogni tanto una cometa
L’importante è esserci
tutto è cosí meraviglioso
Anche la morte o la
Terrificante malattia
Che spezza i sentimenti
E sedimenta il cuore.
Penso spesso
A chi è scomparso mentre corro
Ogni tanto piango col sorriso
É tutto così acceso
E vivido che sembra
Quasi eterno quasi vero
Quasi una poesia

Paesi

Le persone sono come persone
Aprono la bocca e le braccia
E ti chiedono chi sei
Da dove vieni
A chi appartieni.
Quale stirpe generò il tuo argomentare
Ti incastrano in una nicchia ancora vuota
Del cimitero dei ricordi.
Ti archiviano con un sorriso e
Ti pagano il caffè e
Intravedono, i vecchi-
Quella storia che non ti hanno raccontato
Scritta con il sangue in mezzo ai lineamenti
Si ricordano tuo nonno
Che una volta accompagnò loro padre ubriaco
Oppure che una volta in mezzo ad una vigna
Si tolse gli stivali per regalarli a un passante
O quella volta che sollevò da terra
Un tale traffichino dalla mano troppo lesta…
I paesi sono famiglie in cui si litiga in continuazione
Ma c’è un amore latente tra la gente
Che poi diventa nostalgia generazionale
Talvolta paroloni, bevute memorabili
Racconti di epopee dimenticate
Amplessi tra nipoti, scoperte-cose-tardi
Cose che non riconoscevi-
nei paesi esistono più spesso
Giornate che sono come nudi stesi al sole
dove ogni piega della pelle
È una generazione
e i corpi illuminati cantano alla storia
Un pezzo di universo
Così grande se lo ascolti
Eppure infinitesimo
come il passo di un secondo, un palpito di cazzo, il bagliore di uno specchio sulla montagna che scompare appena gira il polso, l’ombra di un granello tra granelli.
L’uomo è ossessionato dalla misurazione
Delle cose che sono già altre cose:
Adesso un gatto miagola feroce sotto la finestra per la prima ed ultima volta:
Tutto è irripetibile e questo mi rallegra
Come un ragazzino avanti ad una giostra.

la città è culla del sapere

la città è culla del sapere
datemi una libreria con libri mai visti.
senza lettura l’uomo è novizio
avanti alla luna
perde capelli, forza e parola
ed il tempo pensato scorre più solo.
adesso non hai che la natura
da leggere al buio
e il ricordo di una voce
che ruppe montagne
dimmi, non era un amore?
forse una finestra dove scopare
sul sagrato? Spargere il seme
sulle pietre del tempo
non è che una resa?
dammi una poesia che tolga la sete
che faccia dormire anche le pulci
quando la notte monta
le burrasche chiodine –
Dai, una libreria di fratelli maggiori
con voci più ferme
più spinte e profonde
del mio frescheggiare
dove una cosa è anche una cosa
e poi l’universo e il profumo del giorno
mischiato col vino.

Spingere o Aspettare

Una casa
Quattro mura
Ipotetiche come un’idea
Poi esci
Vai a lavorare: vai
Ad apportare il contributo
Vai ad assemblare
Il tozzo di pane e poi
Rientri nella stessa casa
Con le stesse mura
ma eterozigote
Qualcosa qui è cambiato
:Ti dici sottovoce
Confermi l’idiozia
Nell’idea di uno Stato
Vorresti una Repubblica
Fondata sull’amore
E questa sì ch’è un’Utopia

  • ridacchia comodino
    Che ha retto tomi
    Di maleducatissima letteratura
    . Fuori il sole è gentile
    Un computer aspetta sulla scrivania
    Che la nuova idea ci porti un po’ di pace
    Ma chi ci porterà la nuova idea?
    Forse il vento ma
    Di certo non il convento!
    Vorremmo non ridicolizzare
    Un’idea d’amore almeno mezza volta:
    Ridacchia adesso anche la finestra. Punto.
    Solo stando solo
    in un ufficio in costruzione
    Potevano arrivare pensieri
    Come questi. O forse no.
    Forse è un’altra storia.
    La montagna si è fatta grimaldello
    Fa fronte sopra il cielo basso
    Si vuole qualche cosa
    Che non so raccontare
    Si duole di un malgrado
    Sempre in divenire
    :Spingere o aspettare…

di cos’è che hai bisogno?

Esci da un ospedale
O da un pomeriggio
Entri in una canzone sempreverde
Con Qualcuno che dice che è dura
Tirare avanti dopo la clausura
Qualcun altro che ti ha fatto complimenti
Per quello che scrivi
Per quello che dici
Che poi è quello che sei
E vorresti abbracciare tutti
Come a dire: siamo vivi
E riempire un discorso
Con dell’allegria
Senza forzature
E parlare di tragedie
Inenarrabili come la morte
Praticando l’ottimismo
Dividendo mezza birra
E poi parlare di politica
Senza nominare i conosciuti
Che per me sarebbe:
Aiutiamoci tutti
Nessuno escluso
Partendo dai più deboli
E domandarsi ogni giorno
Chi è più debole di me? E
Dimenticare il proprio nome
Come una necessità e
Poi senti a un tavolino snocciolare
Poltronese spicciolo e
Fare la conta dei seggi
E dei giorni che mancano
A fantomatiche elezioni
Cose di uomini e di donne
Con la paura di sparire
Incisa con lo sguardo
In ogni sentimento.
Che scoramento e che sconforto
Se ascolto dall’alto delle quattro ore di sonno
Spese a far le fusa con la notte
Dove tutto era una carezza
Una lunga poesia di qualcun altro
Scritta in un momento come questo
Dove l’epoca si tinge di epopea
E la morale muore
Seppellita sottoterra.
Ma dimmi, di cos’è che hai bisogno?
E perché di una carezza?
Di un albero turchese
E di giorni ancora freschi
Dove addormentarsi
Senza più pensieri
Al fianco di qualcuno
Che ti parla senza dire

QUALCOSA DA CUI PRENDERE MA ANCHE UN’ ALTRA COSA

certo un albero non fa primavera
ma forse neanche mezzo autunno, mentre
due alberi se si impegnano molto
nel modo di alberare
potrebbero pur sfilare la coda dal lupo
e farne spolverino o due ore di sonno perduto
oppure il rumore di un fiume prosciugato
qualche era prima che accadesse…
dici che il tempo è quel che è
dici di essere questo o quella cosa
dai tratti ben definiti – come una lucertola
che ha appena rotto una matita
per aver dimenticato gli angoli del fiore –
mi pare fosse giallo o volevo dire azzurro, dico:
chi ci salverà dalla sindrome della biro?
questa malinconia dello scrivere davvero?
poi dici una cosa che non rinneghi mai
e chiami coerenza ciò che non è stato
e affermi sfaccendato di vivere rampando e
di non inventare alcunché che sia pensato – cose da pazzi.
arrivi persino a scrivere sciocchezze
che diremo: frasi di senso compiuto!
poi cerchi la salvezza nella verticale senza ami
e il cielo che pareva un aliscafo
schizzava qualche nuvola sul viso di qualcuno
che un giorno predispose una giravolta sul fornello
a cui avrebbe dato fuoco una di quelle mattine
che non arriveranno prima di domani o forse prima per il semplice disgusto dell’esistere
come controsenso –
forse salveremo il penultimo caffè
dall’alba e dal buongiorno
e ne faremo un fuoco, un albero da fresco
qualcosa da cui prendere
senza domandare.

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