Sogno erotico

Sogno erotico andato deserto
Risveglio con lista di vividi obbiettivi
:Mancato risveglio
:Marcato cimurro
:Mancato allestimento di nuova
Sovrastruttura culturale che possa fornire
Allettante alibi per obbiettivi non raggiunti.
Promemoria: tre chiodi
Per meglio fissare il vuoto
Istituzionale che generiamo
Ad ogni mancata presa di posizione –
Sveglio ormai dalle sei del mattino:
Lucidità non pervenuta
Per cause di Forse maggiore
Dubito perfino del mattino
Del letto – del destino servile
Del vecchio comodino
A mezz’asta resta l’alza bandiera
Si spegne pure il patriottismo
Dov’è il pensiero d’amore quando serve?
Perché non fa roseo l’ingranaggio sociale?
Svegliati amore mio. Ricordami della vita
Del vento che accarezza le vecchie spighe
Spazzolate nei campi.

Where

Dove scompare di colpo la voce?
Nella tomba. Nella tomba coi morti!
così la cruda terra
secca le labbra
già arse dal sale
resta l’assenza
come un crampo
alla pancia
come forma di fiore
oh! La gratitudine
del tempo passato
in abbracci – certo.
certo il dolore
separa le colpe
da cose felici
dico: io ero eterno
fino a un attimo fa
poi sono finito
come un sasso di fiume
ora stondato
ora uno spigolo
acuto di selce
-certo, la vita
la pensavo selvaggia
come schiuma alla bocca
ma chi si dice davvero ferrato?
chi è mai pronto davvero all’assalto?
me ne vado più scemo
farfugliando per strada
e fischio vecchie melodie
per i vicoli rotti
certo – quell’ombra
mi è sembrata un sorriso
che ho ricambiato
con la morte sul viso.

Carpe Diem

Zio Orazio da Venosa che
Coglie il fiore d’ombra per
Farne margherita di prato
Certo i tempi
non sono favorevoli
E quando mai… *
Qui i rimorsi stoici
stringono il cappio del giorno
Come la spiga – una lucertola
È una giovane sera
Senza canti di uccelli
Hai perso per strada
Un’altra innocenza
Come può la morte
Intorbidire il tempo?
Penso i passi come nuovi suoni
Faccio coi suoni altre parole
Che canto cosí – senza capire
Libero un ricordo dal ciottolato
E porta il nome di una amica
E non so piú se piangere o gioire
Adesso il cielo fa un riflesso rosso
Che vuol dire – aspetta
Ma niente resta nella forma avuta
Adesso occorre metter legna al fuoco
E quel rumore di corteccia tesa
Muove con calore una carezza

So Long Silvietta. Amica mia.

Silvia
la conobbi a Pisa durante il primo giorno di lezione, in una calda aula di ingegneria. Polo F. Era convinta che mi chiamassi Auricchio, io di rimando storpiavo il suo cognome in Galbani, ché si sa, vuol dire fiducia.
Ridevamo spesso, ma Le ho dato anche filo da torcere.
Era il 2002. Lei aveva gli occhi grandi, gentili e di un verde che al sole facevano scintille.
Era bella. Era gentile. Ci volevamo bene.
Di un bene profondo. A lei devo molte delle poche cose buone che sono. Lei mi ha insegnato il perdono, che significa: imparare a vivere.
Mi ha insegnato il bene sopra ogni cosa.
Poi, tra una birra, una scamorza un film e un concerto siamo cresciuti.
Silvia mi ha insegnato anche il coraggio.
Mi ha insegnato che le malattie sono terribili ma sono solo cose della carne. Ché si può sorridere fino alla fine.
Silvia ha anche un ragazzo a cui voglio gran bene, Federico, ero sempre felice di uscire con loro due, anche perché mi piaceva la loro maniera di volersi bene… Mi pacificava sempre un poco il cuore.
Scrivo queste righe a 800 km di distanza per rispondere a quella domanda che ci poniamo quasi ogni giorno.
Cosa sopravvive alla morte?
Oppure forse scrivo solo per spartire un dolore che è di tutti. Non lo so. Non so dire adesso se è bene o un male. Sono spaesato.
So però, che soltanto Il bene, solo l’amore ci sopravvive.
So anche di essere stato fortunato
ad aver incrociato la mia strada con la tua e
conservo questa gioia tra le grandi cose della vita.
Adesso fa’ buon viaggio, Galbani, amica mia…

Non cominciamo mai

Noi non cominciamo mai
Senza capo né coda
Ci annodiamo gli uni agli altri
Come fossimo capelli
Che solitudine se penso!
Quanto dolore se amo!
Non siamo certo le parole
perdute nella polvere
Siamo il gesto che ha fatto il circondario
Una sera che gli occhi erano dolci
E il copriletto ci ha bruciato per sempre le ginocchia-
Non ci aspettiamo più – adesso – in quel posto sotto casa – o in quell’ora del tal giorno
Adesso l’attesa si è incarnata
Come un punto di domanda ed
“È dolce come un amo teso
Tra la pelle e il cielo”
Si è sorriso quando non ce n’era modo
E ringraziato quando non si aveva voce

In un sereno lunedì d’ottobre apri il cancello, siediti al sole a non aspettare nessuno

Che cosa resta
Tolta la poesia
Tolto L’amore – solo
Il corpo martoriato
O da martoriare
Con inutili cose
Con inutili fatti
Penso questo lago
Penso questo sole
Penso irrequietezza
Penso strade alberate
Penso parbrezza
sporchi di deserto
Penso ultravioletto
Cioè che c’è sempre un uomo
Dove non arriva il pensiero
E poi la polvere
Che sognifica pelle
Che significa tempo
Oppure niente
Un mortaio
Dove noi non lo vediamo
Ferisce come una distrazione
Ciò che non sappiamo.

Vigilia

Attesa di sempre
Vigilia perenne
Allerta! allerta!
Più tu cresci più tu allerta
Più la vigilia si fa
Punto di accumalazione
Dei pensieri più disparati
_Più vivi cosciente del fatto che…
Appunto: imparare a convivere con la morte
Appunto Sub. 1: arrendersi alla vita
S u b i t a n e a m e n t e
È da paesi in via di spopolamento
Come damigiane messe ad asciugare
Che vi scrivo di paure manco troppo nascoste
Quivi le pietre si aggrappano allo stomaco.
Quivi le siepi son fatte di rovi.
Quivi i quadrivi son tutti dei bivi
Bisogna uscire del piano incrinato
Puntare in altro e confondere le aspettative
Vigilia di qualcosa che sarà luminosa
Già si abbaglia il pensiero
E fa male come corpo estraneo
Nella carne del sentire
Vigilia: sei vivo e vigile
Compi almeno un altro d’amore
Scrivo da paesi in via di guarnigione
Dove toro-toro ci stringiamo
Stericamente megliochesipuò.
Vicini.
Come zollette di zucchero
Aspettiamo la pioggia
E poi vai… Vai…

Amica vespa

Così ci ritroviamo talvolta
Ad abbracciare le mani
Avanti a una finestra
Nel corpo a corpo
Con la vita del presente-passato
A partorire domande
Cosa importa l’inizio?
Che vuol dire la fine?
passano invece le nuvole
Senza avanzare domande
L’amica vespa che
annusa il polpastrello
E poi vola via
come un segno del destino
Cosa vuoi dirmi natura?
Niente… Niente…
Ho amato ogni battito d’ali
Per questo poco mi salvo
dalla brutalità liberista
Certo non basta
Amo – mi consumo – e poi crepo
Ripeto come un sutra
Nel deserto del mio nome
Produco pensieri
quasi fuori dal tempo
Non miro certo all’eterno e
Non agogno la gloria
Forse un poco di pace
(Ma anche qui mi riservo dei dubbi)
Quindi: esisterei come una pietra posata
Per abbellire un paesaggio
Vorrebbe dire la voce
Ma non significa niente – lo so lo so…
È tornata la vespa
E mi consola vederla
Mi fa ridere il cuore
Con le nuove parole

Voglio vivere come i gigli nei campi

Voglio vivere come i gigli nei campi.
Roma.
Voglio diventare come un albero di mimosa
– E perché no? Perché no?…
Mi piace camminare
Percorrendo tra i denti Pasolini e Victor Cavallo
A ciascuno le sue preghiere. Dico sorridendo
Alla donna che amo da secoli prima che io naacessi. Mi piace camminare per Roma mentre passeggio la campagna dei miei nonni
Chilomentri e chilometri più a sud di questi altri fatti di vita che non passeranno
Porto sempre la morte nel cuore: lo dico ogni giorno: È per questo che egli si innamora di vita come una terza persona. Come di un sogno.
Che L’ebbrezza è farfugliare d’amore
E un poco di rabbia residua per manifesta impotenza divino
La vita oltre la resa è tutta un prato fiorito
Mi verrò a prendere un giorno
Con una carrozza di spine
Come un fratello di gioco
Come uno stopper o uno che fa spazio attaccando la profondità
Portandosi dietro due difensori dello statusquo sempre compagno
Sempre avversario
Sarà sempre più dolce perdere
Dopo aver fatto come fosse normale
La giocata impossibile all’ultimo minuto
Del settimo tempo supplementare
E chi capisce capisce
Chi no è tra i più fortunati

Così è la vita

Insieme col pianeta:
Il culo. Salviamolo.
Penso da una delle
Tante sale d’attesa
Dove si trattano le urgenze
Non so perché
Ma molti hanno le scarpe bianche
Forse un caso – forse no
Come se presentarsi
Puliti & Puri all’appuntamento
Garantisca un qualche sconto di salute
Who knows… Chiūssàp!
-Giovanotto, il portafogli!
Le sta per cadere…
Grazie molte – molte grazie
Suona come vano augurio
Le sedie con sopra delle borse
I giornali sui tavolini
L’Espresso spiegazzato male
Sopra un davanzale
E il bosco di pini che risplende al sole
Dalla finestra pare dirci
Quanto siano fortunati
Gli abitanti del mondo
Non ospedalizzato
Eppure qualcuno che
Scoppia di salute
Sta inciampando inesorabilmente
Per la prima ed ultima volta
Proprio in questo istante.
Vivere o morire
È una questione fortunosa
Così è la vita: niente lunghi programmi:
Un ruscello – una collina vista mare
Il vento fresco e qualcosa da fare
Per far star bene anche qualcun’altro
Che sia la buona parola o
L’offerta di un rifugio
La vicinanza all’universo
E una buona idea
Quella che che entusiasma
da dimenticare in fretta
Per far posto
Al prossimo entusiasmo
Che fa treeeemaaaare il cuoooore (dixit)
Una prossima idea di vita
Da rimangiarsi in fretta
Al primo accenno
Dell’ inafferrabile nulla
– e soprattutto
Un poco ridere
Di tutto questo fatto –

Spesso mi vengono grandi idee

Spesso mi vengono grandi idee per un romanzo
Poi accade qualcosa, tipo una telefonata
E tutto ricomincia.
Il corpo si rimette in moto
E nell’inizio dimentica il passato…
Spesso mi vengono grandi idee.
Poi succede qualcosa, tipo un saluto
E tutto riparte da dove non era finito
Spesso mi vengon…
Oh ciao, caro. Anche tu qui?
Lo vuoi un caffè?
Spesso mi vengono grandi cose in mente
Che sembrano inutili
E pure le credo il meglio della vita
Appena dopo gli incontri.
Spesso mi vengono grandi idee
Tra un incontro e l’altro
Ma non le scriverò mai
Fino a quando incontrerò qualcuno.
Ma spesso davvero mi…

Testa di cazzo

Confini parole che chiami poesie
In una cerchia ristretta
E queste non oltrepassano
Il cuscino – o la stanza – l’appartamento
Riapriamo le cose chiuse, dico
E sul confino dei sentimenti
Non tergiversare lacrime.
Piangi. Mingi. Spingi.
La Front.iera è già passata
Tra passato e remoto
Tu: Trapassa. Effondi!
Non lasciare affondare
Né le parole né le persone
Fendi, ma senza offendere
Diffondi – fondi – meltinpotta
Mischia le parole alle mani
Tocca con le virgole
evita i punti, se puoi:
Lascia sempre un intervallo ]Aperto[
E se non capisci, aspetta, prenditi una pausa
E poi regalala a chi ne avrà bisogno
E se proprio devi – scrivi
Ma prima devi esserci
Come un uomo che vive
E non come un’idea di cosa scritta…
Sii la carne che ti hanno imposto
E se proprio ti frollano cose per il cervello
Sii tenero. Passa sulla terra leggero
Come Sergio Atzeni, come questa
Frescura di vento dopo un’estate rovente
E fa che anche la tua ombra
Abbia sei mani ed usale se puoi
Come una madre che vive
E non come una idea di
O di una poesia di
O di una virgola rotta.
Testa di cazzo.

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