Puoi pensare che quella volta che ti premiarono a Livorno al Goldoni
A:Bis, B:Cis,C:Dis
Eccola la storia
come una campana
Che risuona e dice:
Bisogna pulire la mente.
La stella d’oro in gola
Il cuore d’oro lasco
Le corna d’oro in basso
La trilogia del vento
al collo dice:
di cose inafferrabili.
Inaffidabili. Inaffondabili.
E pure spinge un’aria
Umida _ come basso ventre
Dolce _ come una meringa
Fresca_ come piperita. Certo_
Lo sguardo un poco pizzica
Un poco ad oggi trema –
Come dentro un palio
Di primo pomeriggio
Di orizzontale estate.
Ma dimmi, giovine sollazzo,
Su quale abisso # bissi
Con il bicchiere pieno?
Parlare col Boss come un forsenNato.
Dice ch’era un poeta
E veniva nel mare
Diceva tutti i giorni
Di volere affogare
Dice che l’ ispirazione
È una espiazione
Ma con più aria e oggi dice
L’ossigeno che brucia le cose
reagisce sì con le parole
Ma fa l’odore dell’ozono.
Così parlo col boss in maniera pulita
stringendogli la mano
delle possibilità mai avute.
Essere poeti non vuol dire un cazzo
Essere umani vuol dire invece molte cose
Di tutte. Una. Forse coraggio ma anche il contrario
Così mi do la sveglia col sorriso
E lui mi poi colpendo la scena-
mi chiede scusa
per avergli fatto cadere una pietra
Sul parabrezza della sua auto.
Non so perché ma così dice.
Il boss è in imbarazzo – la gentilezza
Talvolta disarma.
Così direbbero catechisti per sentito dire.
Cose che accadono
quando i vicoli si stringono
Le arterie si fanno sclerotiche
Come i sentimenti
E la legge parlata
è quella del rispetto.
Meritocrazia mi dico
vuol dire un gran cazzo bis.
Il male del secolo
È sempre lo stesso:
Diseguaglianza.
Se fossi Nato veramente
Scriverei cose migliori
Ritirerei gli eserciti e insinuerei il dubbio:
Saresti un ForsenNato?
Rifletti. Pure queste ovvietà
Fatichi a digerire.
fRatti non pugnette
Con te divido questa poesia
da dove sto scrivendo
La difficoltà di scrivere
Di questa stanza vuota
Risiede dall’assurda condizione
In cui noi ci diciamo noi
E la stanza. Stanza. Perché a guardar bene
Fuori da una finestra
Seppure non ce ne siano. Finestre. A guardar bene
Da una finestra: dico. Ammesso che la parola
Finestra identifichi soltanto il senso comune. Univoco dell’infisso. Fuori. Vediamo.
Esattamente ciò che vedi adesso
Al di qua della finestra. Da dove sto scrivendo
La finestra è rotta. Come rotta è la cosa che dici io.
Da là che poi sarebbe qua per me. Escono ed entrano le folle di parole. Ma non parole che significano come adesso. No. Parole che alludono ed eludono.
Che se pensi di averla colta, allora forse l’hai ignorata. Quello che voglio dire non si può dire a nessuno. Ma tutti lo sanno. Tutte ne masticano. Eppure l’unica ragione che mi spinge è la sorpresa. Che ogni volta scopro non essere questo o quella. Ma questo e quella. Come una guardia alla finestra rotta. Dove entri. esci. e sei anche la finestra rotta. Contemporaneamente. Come in un sogno. Dici delle volte e. invece è la vita.
Stereoscoppio ( Il cuore sul microfono)
Dal momento in cui abbiamo cominciato a ridere nelle foto
La crepa si è disanimata sui palmi
Come linea della vita. La domenica.
Poi sono passate molte auto sotto ai balconi e
Sulle autobanne illimitate
Sempre più silenziose
Sempre più grandi
Sempre più costose
E le mani sempre più piccole
E le crepe più luminose di mai
Sempre è qui – sempre è qui
Ripeti alla cassa automatica
Di mai in peggio pensa l’avventore
Mentre scannerizza lo scontrino
Per poter uscire dalla veglia –
Da solo ti avvii sull’unico viale
Che porta casa tua
Così lontana da Roma e
così fredda e lucente
Da far impallidire la membrana
Di uno stetoscoppio
Bumh-Bumh. Bumh-bumh ( il cuore sul microfono )
Buh-
Es muss sein muss es ein.
Voglio consumarmi sulle tua labbra
Ho stato io
Ho stato io
Il calcolo è stato spillato senza schiuma
Non a regola d’arte
Qualcuno è rimasto fuori da qualcosa e
Sono sempre i cosiddetti ultimi
E tu che cianci di meritocrazia
Con la casa piena di libri e la rubrica piena di gente come la mia –
Questo occidente che incide sugli spigoli
E non si smussa di una virgola:
Che burro cacao usi nel sogno
Per avere labbra così morbide?
C’è sempre interferenza in ogni cosa
C’è sempre altra in ogni cosa
E questa dico-tomia per dire altro
E in questo intorno del disagio
Che si gioca la partita tra
L’essere e l’avere
:Ho stato io a guidare il trattore
( interferenza pop).
Simbiosi
l’abero e la terra
Lo scoglio e la cozza
Il fumo e la sigaretta
Il piede e la strada
Il rutto e la Cocacola
Sono tutte relazioni strettissime
Ma poche sono così salde
Quanto:
te e la rottura di cazzo.
Perché le vespe asiatiche dovrebbero avere la 104.
Oggi giugno ha l’odore dei piatti rotti
Del sole appena uscito dal frigorifero
Delle polveri lasciate alle spalle
Da un’ambulanza in corsa.
Stamattina dal balcone spalancato
È entrata una vespa asiatica
Di quelle grandi e aggressive
Quelle che uccidono le api.
Era magnifica mentre volava
E sbatteva le corna sulle travi
Di noce scuro del settecento
Zzzzhh pah… zzzhhhhh paahhh!
Poi un po’ stordita si è avvicinata al ventilatore
e incredibilmente è riuscita a risalire il flusso d’aria senza esitare.
Si è posata sul blocco che ricopre la ventola e con fierezza guardava verso di me e spiegava le ali, come a dire:
Guarda che alicipidi e che trapezi!!
Poi un elegante carpiato all’indietro e tac:
È stata risucchiata dal ventilatore.
L’ha sputata sul letto divisa esattamente per metà:
Testa- Culo.
La verità è che:
Puoi essere dotato quanto vuoi
Puoi perfino saper volare e dominare la specie,
ma se sei coglione farai sempre la fine del coglione.
SuperCazzos
Oggi libreria piena di ragazzine.
Studiano, schiamazzano, due si baciano.
C’è un firmacopie di qualcuno che nn conosco.
Che cazzo di allegria quel SuperSantos
che rotola sul pavimento,
mi scappa la solita lacrima.
Metto i vetri scuri e
La vita accade senza scandali
Ci attraversa tutti e tutti ci attraversiamo
Passa un carrello pieno di libri e penso
Quante vite sono chiuse in quelle pagine?
Il tempo si curva come una banana
Il suo odore è elettrico come una spina
Andare in terapia per essere più fragili e
Adesso Il pensiero ha i Leggins grigi e la felpa bianca:
Come una sfogliatella. Semplice come la morte.dolce come un addio.fresca come la luce. Oh! le mandorle tra i capelli accesi!
Un giorno per scrivere una virgola e un altro giorno per toglierla diceva un fascista. E non so se abbia senso:
ma cos’è il tempo avanti alla vita? Un cazzo moscio che dorme? Riposa? Ve lo dico io. Quisquilie. Ve lo dico io…
Due colpetti belli decisi.
Tutte le ispirazioni andate
Come funamboli in un precipizio
Incontro gente e mattonelle
E tutte mi dicono di andarci piano
Con i soliloqui –
Mi parlo a telefono da tre ore buone
Non ho bisogno Né di un numero
Né di una vecchia cabina
E quello che mi dico lo sa
Soltanto il tecnico del suolo
Quello che fa ru.muovere la terra
E l’altre stelle .
In ascensore la signora del terzo piano
Dice che sono nu Bell guaglione
E che il palazzo è fortunato a.
E poi rincara che
Per pigiare il tasto ci vogliono due colpetti belli decisi altrimenti non sale.
E che da giovane
Era più facile essere decisi.
Mi dà del “lei” – buona giornata . Dice –
Ma più a sé stessa ed esce con lo sguardo di chi ha perso molte volte e non si è mai veramente abituata.
