Dimmi doveee Quandooh!

hai fatto teatro sulla foglia
e hanno riso di te anche
gli specchi d’acqua
e con te le felci
profumarono il bosco
di carogna e dopobarba
-tenti l’approccio bucolico e renale
butti giù alberi e parole:
poesia è quando non sai dire:
mutismo selettivo – la regola d’oro
appuntasti un giorno sopra il foglio
senza avere alcuna aspettativa :
“quando scrivo
passo il tempo
quando non scrivo
il tempo passa”
scrivere o non scrivere
è una scelta solo tua
compiere l’azione
è rottura di coglioni di dio
è rompere un patto naturale
dell’uomo steso al sole in mezzo al prato
che più non dimandare – ma –
(se non è osceno: lascia stare mago del raddoppio)
scrivo – dice – per veder passare il tempo –
scrivere è attentare all’idea di dio
è incularselo con amore perpetuato
come un verme – come la vita
che è – non essendo mai presente –
o viceversa. Chi? Cosa? Dove? Quando?

Ho fatto un corso di poesia ( cerco un corso per morire vivo)

ho fatto un corso di poesia
accelerato uniformemente
da sbirro del tempo
senza gradi né mostrine
nemmeno centigradi
e chessò: un vernissage
ho imparato a camminare
lungo il corse degli eventi
con uno spinnaker di carta copiativa
ed ho avuto il vento in POP
e ho scritto strafalcioni
che hanno mietuto
strachicchi di stragrano
ancora acerbo – niente buono
per il pane – farine verdi
buone forse la bira
moglie della biro
così abbiamo fatto due schizzi
tre schiamazzi e altre robe
che adesso non ricordo
ma dovevano essere certamente
le cose migliori
mai viste prima
tipo: abbiamo con un sorriso
costruito
tre piramidi di velcro
buone per arrampicarsi in sicurezza
e poi una luce led-tunghstenica
vintage ed efficace come solo
un figliA del mediterraneo
sa connubiare con sapienza
ho fatto un corso di poesia
che come vedi
non mi è servito a un cazzo
che se fosse stato utile
non sarebbe stato un corso di posia
altresì un corso di riposo
dove stai tutto il tempo
a riposare: ma davvero dico.
un corso dove alla fine
ti sei riposato davvero
come la morte. Ecco: un corso di morte
prima di morire
un corso di morte in vita:
Cercasi.

Bang!Cose che mi fanno sorridere.

All’alba attraversavo un ponte
Che attraversa una valle
Attraversata da un fiume
Attraversato da sassi
Attraversati da atomi stretti
In strutture cristalline
rigide come la morte
Dense di vibrazione come la vita

Le traverse metalliche e le reti di protezione
Alte come cammelli beduini
rigavano il cielo Come plaid trasparenti
Il sole del primo mattino
Pare una mandria di cavalli di fuoco
Che si svegliano e scagliano
Verso i tuoi occhi poco per volta
Inesorabili e sordi come il destino

Bang! E da destra si fottono i vetri
come una benedizione di fuoco
Come coltelli che sezionano il cuore
Come cristalli accecati di gloria
Bang! E alla vita non chiedi più niente
E qualcosa ci basta forse fino a domani

(RISP. È URG.)

Ottobre: Scrivi!
si svolge il tema dell’andare
a capo sulla terra – poca cosa
il sorriso osservando il tavolino
di un bar e il pensiero che
un giorno barricato dietro un vetro
ora è esposto ai troppi venti –
lasciasti andare qualche cosa
con la mano ancora fresca

-uh! idee poche e confuse
sulla vita e sulla morte.
quanti lasciti preziosi nei cassetti!
quanta grazia stesa al sole
ad asciugare – Ottobre

è solo una parola
che si porta via
quel poco di retorica che
per natura naturale un uomo disse:
un anno fa mi spezzasti
come un verme in mezzo ai fiori
e adesso siamo spine
di un tempo fermo al palo
o ancora cominciato?

(risp. è urg.)

che poi è cosa assai normale voler dire…
come ridere, salire su una sedia
sbrigare un’allegria senza motivo –
e a notte tarda avere un’opinione –
spingere una porta – leggere – ridìre –
o morire dal non ridere –
e in mezzo a una pozzanghera
Così come quel cane: poi morire.


Labra.dorite Versione 2: (Astronzo)

la pioggia spezza i vetri

le finestre rantolano

nell’alba dei tempi

di oggi che regali ancora

ad una pietra intelligente

tanto ” i ” da cyberfotterti

senza farti godere

nell’illusione generalizzata

dell’esistenza masturbatoria

in cambio di un nulla cosmico

la vita va senza di te

tra i minerali più preziosi

a guadagnarsi un paio di punti

di solitudine diffusa

fredda – profumiera y scura

di lucidissima labradorite

– è la crosta dei giorni terresti

sotto cui il mantello nasconde

gli indicibili misteri ferrosi

della rivoluzione

calpestammo gli astri un giorno

ci chiamarono Astronzo

sapemmo ridere

senza motivi apparenti e

godemmo del nulla a cui

fummo fratelli e sorelle

o altre cose comunque vicine.

Labra.dorite

la pioggia spezza i vetri

le finestre rantolano

nell’alba dei tempi

di oggi che regali ancora

il tempo ad una pietra

intelligente tanto da cyberfotterti

senza farti godere

nell’illusione generalizzata

dell’esistenza masturbatoria

in cambio di un nulla cosmico

la vita va senza di te

tra i minerali più preziosi

a guadagnarsi un paio di punti

di solitudine diffusa

fredda – profumiera y scura

di lucidissima labradorite

Ti AMO A PRESCINDERE

paese sfrigge sui vetri
usanze che trovi
e poi dimentichi
superato il confine
altri confini si attardano
a giocare a ramino colla vita
sposti più in là una virgola
sommi due inconsistenze
e ne fai una ragione di vita
Esisti? Inizi? Scandalizzi?
Davvero hai una fine?Ti rivolgi al vecchio porcospino

– Quale Chopin e Chopen : SHOPENAUER!
– Torna la frase sempre dal passato.
Ti punge l’idea di abbandonare
ciò che non hai a ciò che non sei –
principalmente assenza! Borbotti.
Non parli più di margherite
Né di nuvole o quattrostagioni
condite con verdure di fortuna
Cerchi un contatto con l’intangibile
usando quello che sai – taaac!
Manchi anche l’ultimo tentativo –
Fallisci per sempre – Abdichi
Non è la felicità che cerchi
fortuna: non la troverai mai –
Punti all’allegria per questo giro
le strade ti strizzano l’occhio
qualcosa ti frigge le palle
come fossero uova sfracicate al tegamino
punti all’inutile che è poi indispensabile
scrivi le sillabe, sorridi . asfalti il futuro
di una vita superflua .
C’è l’uragano- dice – e tu sei la foglia
hai mai visto morire male
una foglia perduta nel vento?
No.
Hai mica visto se gli sbirri dell’esistenza
fanno posti di blocco lungo le frasi
tortuose dell’ inesprimibile?
Nemmeno.
non mi servi a un bel cazzo.
Ma ti amo a prescindere.

Findus

scrivere un romanzo
leggere la finestra
il tavolo farfuglia sotto il peso delle mani
appunti: scrivere un ricordo come fossi
Un Eros Ramazzotti – ( copiose risate dalla corte celeste)
“non è la tua vita che ti interessa”foglietto volante
: quando piove, piove per tutti.
Così è la vita! così dissero…
Crederci o meno è una questione di fede

Certo, Il tempo morde sempre lo straccione –
lo hai ripetuto spesso in questi giorni,
come fossi davvero una persona.
Per fortuna hai capito che la giustizia
è una cosa sopravvalutata e la meritocrazia
è facezia per burocrati senza una parola – e chi ce l’ha?

dimentichi di essere la ringhiera che sgocciola
sul pavimento del terrazzo e con un colpo di reni
ti chiedi un perché per ogni cosa –
perché appuntare nella mente i pensieri
quando l’oblio dà più soddisfazione?

Un uomo discende per la strada
idiomando tedesco con la voce e
deve esserci una famiglia dove arriva la parlata
e un uomo ormai solo e duro come la morte
mentre le luci a led che non hanno sentimenti
spargono il seme bianco della necessità
sulle pietre e le persone:

Non c’è consolazione baby,
per chi scherza coi lampioni –
dice quella voce che sa ridere di tutto
e canta ad alta voce sulle bare
dei luoghi comuni – avidi
di funzionalismo – poveri di bar e
dolorosi come bastoncini Findus

Tristano il capitano innamorato – AKA Culo Triste

Tristano il venturiero triste capitano
che di triste aveva financamente l’ano
un giorno camminando spasserello
sotto il ciel a pecorel d’Alberobello
s’accorse alzando il capo al vespertino
che a piedi era arrivato a Tolentino
fu certo il pensar triste unito al passo lesto
che in un baleno s’era fatto buio pesto
ancor prima di capir dove era andato
si presentò innanzi a lui un avvocato
di quelli femminini assai aggraziati
col tailleurino di due punti sbottonato
ed ella disse sfavillando di profumo
sei forse tu nobile Tristano
il prode capitano innamorato?
ma egli fieramente imbarazzato
col cazzo moscio triste arrovellato
gettovvi uno sputazzo sul selciato
e con fare di cinghiale abbandonato
annuì facendo tre volte sì col capo
checcazz! sortivvi la pulzella un po’ shchifata
un po’ di dimostranze! sii aggraziato!
ma tristano tutto scuro e imbarazzato
gettando ancora un occhio sul selciato
le disse mestamente appecoronato
ringrazia che ho pocanzi già espletato
ch’io so’ sì tristano il capitano innamorato
dallo sputazzo inopportuno e incontrollato
ma sappi che la virtù che mi preservo
l’è quella d’averci il culo broccolato.

Cuore di Cane

non so se la poesia
sia una maniera per arrivare alla gente
oppure sia necessaria la gente
per arrivare alla poesia
forse è come dire
di voler arrivare in un posto
senza conoscere il significato di posto
cosa ho? mi domando
Umanità! dice la voce
Cose da dire?
voglia di parlare per affermare
una certa effimera esistenza?
La paura di scomparire dietro la curva della strada?
cosa sono? e perché mi ti dici stronzo?
sacca di tiramenti e pulsioni!
adesso la giornata è accorciata
il bicchiere aumenta una tacca ad ogni calata di sole
il ragazzo che lasciò gli occhi nel fiume
adesso corre verso quel posto
e troverà quello che cerca
perché non sa di cercare –
:Ho visto lombrichi scopare sé stessi con più sentimento
ha tuonato la voce.
: Ho visto voci balenare stronzate nel buio
vicino alle porche di Tannhäuser
ho delle alla voce. qualcosa ha tremato sul fondo del barile.
Certo la luna spiattella il suo disco
come un star in mezzo a un oceano
a che serve parlare? leggere&scrivere?
se non sai neanche più ridere?
Adesso la notte che dà voce ai motori
alle stoviglie cadute e alle cose allungate
strappa una tregua al vissuto taciuto
c’è aria di tutto stasera – e un poco di stanca:
benedetti cani che ringhiano all’oscurità
col cuore pulito.

Quelli come te

tenti di dire qualche cosa
che non sai – che non hai mai saputo
tenti di dire che non esiste la poesia
tenti di non essere sperimentale
sai soltanto di essere un esperimento:
raccogli dati – sguardi – cose – fatti
soprattutto dimentichi cosa hai mangiato ieri
e tutte le cianfrusaglie dei giorni
che hai imparato a non chiamare giorni
ma accadimenti possibili o possibilitati –
sei stato qualcuno – qualcosa –
sai di avere alcuni nomi e sai non averne alcun bisogno
sai che l’idea di patria ti atterrisce
pensi alla vita come un passaggio di vento
spolveri il terreno con le suole
non ti curi dei recinti – ignori le frontiere
e ogni idea di generalizzazione che quelli come te
ti dici – quelli come te – sono unici come
una domanda su “Cioè”- ti piacciono le rime stupide
il banale ti sorride – la carezza scalda il cuore.
Sai che una volta sei rimasto incinto per aver accarezzato una mutanda – Cioè – ma sei rimasto umile – hai abortito il pensiero
per non far proliferare ciò che reputi abominio:
Ovvero: quelle idee che ti vengono alla notte
quando quella cosa che chiamano realtàcon parecchia approssimazione – si frappone
tra ciò che chiami tu e la libertà di immaginazione
che è ciò che tu se ci pensi chiami vita –
che quelli come te. come te come te… come te…

Lararaah rararahhh ! Lararaah raaararahhh! Fiuuuuhh fiuhhh Fhhh fiuuu…

Settembre
Rincorre la poesia
Degli ultimi sguardi
Le ringhiere appuntite
Paiono milizie
Allineate e scoperte
Il fegato implora pietà
Ad un altare di brace
La strada si scalda
Come vecchia puttana
Ché dei tanti che partono
Sempre meno ritornano
L’erba bagnata fa
già odore di cane –
l’azzurro è piú corto
Ormai di un paio di battute:
E Una musica lenta
Si fa spazio nel sole.
:Lararaah rararahhh !
Lararaah raaararahhh!
Fiuuuuhh fiuhhh
Fhhh fiuuu…

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