Ripa candida il nome di un paese
Ma è così che si imagina una riva scoscesa sopra il mare
Bianca come alabastro spaziale
E poi i camminamenti intorno vuoto
Mani nella mano come spirati
E ginocchia spigolosi come mandibole
A taglio di selce come parole e
La real tà ci insegue come briciole
Come spollicini con un’ala soltanto
Che soltanto vicini possono violare
Ogni codice bianco univocamente riconosciuto
Dici che hai occhi laschi. Due. Quindi raddoppi
E le parole costituiscono un disordine
Come quello di camera quando
Si scopa spiaccicati sui muri
Come cercare il confine e
poi spingere e oltrepassare
Le costine bianche e blu di ogni maglione
A Ripacandida non sono mai esistito
Né so perché il fungo a me a-mico
Si palesa come stimmate di foglie sulle dita.
Oggi si parlava di tumori da esportare
Come a dire che ormai diamo
il meglio della mia generazione – ma
Qui conviviamo da sempre con il precariato
Che il lavoro mi pare una vacanza
7 anni fa ieri – si spegneva la mia amica
Ed un messaggio ancora acceso – dice a presto.
E poi altri fronti sui cui ero impegnato come soldatino
Ritornano come un ritornello e
Devi sempre scegliere qualcosa un po’ a discapito
E Là non sono più tornato sul sepolcro
uh- pavido come coniglietto ancora me ne vo
tremando come passerotto incontro alla città
Che si fa bella come una resa incondizionata
E quella scritta sopra il muro che si incendia
: accarezzame…
