Il fiore è un'iperbole

la malattia che riduce
al minimo comune mutilo
raduna le capre
al fattor presume – ed –
impone alle cose
la radice squadrata del sentire.
Ma il fiore è un’iperbole
il sangue – un’idea –
grida lo stormo: (che)
trafitto è il cielo.

Lascia il tempo che trovi

Lascia il tempo che trovi

Foglio bianco. Rischiara
Piccole montagne alla finestra
Uso i punti per . Pensare
L’idea di affacciarmi
Per vedere il cimitero
. Mi rasserena.
Voglia di lapide. Muschio
Con acqua fredda
Che scorre nel fosso
Come la vita
Come il succo d’arancia
Poco fa. Spemuta
Fino al gomito
Rivolo appiccicoso sul pavimento
Lasciato scorrere con un sorriso
Prima finisco. Poi pulisco
Cosí è la vita
Se non viene nessuno in soccorso
Per lasciar scorrere meglio
I minuti.
come una emorragia del.

  • lascia il tempo che trovi
    Prendi il tempo che cerchi
    Dona il tempo che speri.

L’Annoiato verso

La noia spicciola parole sulle porte
Il parlato ha dichiarato fallimento
Fuori la sera è fresca di vento
Si spostano le cose piccole
Sbattendo contro i muri
E Fanno frizzoli rumori
Come briciole di plastica
cadute dalla cena

Restano al di fuori
i colori appesi alle finestre
Come quadri (nature fisse)
che si spengono al mattino

Anche l’aratro che riposa a valle
Che apre l’argilla come un bisturi al mattino
Che anticipa il profumo del germoglio a primavera
Arrugginisce in mezzo ai sentimenti
Come una carcassa umida di vento

Di noia è morto un altro giorno
Senza che nessuno gridi aiuto
È questo il nuovo terzo mondo
Qui si piange per l’intonaco caduto
Per il marmo che non viene levigato
Per l’ appesa ripida
che ha perduto i ciottoli per strada
E adesso canta per vicoli perduti
Una canzone allegra da osteria
Degli anni che son stati

Non c’è più verso di stare solo
Tra questi monti senza più persone

Non c’è mai pace senza verso
Non c’è mai verso senza pace
Non c’è pace e non c’è verso
Sono rimasto qui
Come una bestemmia sulla croce
Sommerso e perso
Diverso e inverso
Non mi piaccio
Ma nemmeno mi detesto
Sono ormai:
L’ annoiato verso
Di un gesucristo sperso
Nel mattino terso.

Un posto al sole

Me ne stavo al sole
A dar vita alle cose
Ad inventare romanzi
Che poi si perdevano
Con lo scomparire delle nuvole
La vita era tutta cosí
Uno stare al sole
Ristrutturare appartamenti
Dare voce a una quercia
Perdersi nella chiave numero sette
Scambiare un sorriso col vicino di campo e
La coscienza che cercava il fiume
Era da qualche parte là in mezzo alla valle
E i pensieri lo chiamavano
Come un branco di lupi
Gli ululati si perdevano
dai monti alle valli.

Dimentidanze

Qui ho dimenticato
Di accendere la musica
E poi di respirare
E di far mangiare i frizzi
prima di uscire di casa per sempre
Qui ho dimenticato
di chiudere la porta
E la busta dei drastifix
Rovesciata sopra al tavolo
Tra le arance già sbucciate
Qui ho dimenticato il sorso del vino
Nell bicchiere intonso
Per aver troppo ballato
In direzione sbagliata
Qui ho dimenticato
In fretta ogni cammino
E lo sguardo ossuto
Sul tappeto di una madre
Che ha perduto il pavimento
Qui ho dimenticato
Di interrogare gli aspri
E questi hanno aspreggiato
Cosí come dovevano
Ed ora sempre pallido
Ancora assorto
Dico che ho dimenticato
Anche di dimenticare
Ed altre tre parole come:
Laspo, idrospelo, finale.

Natale 2019

È così
La sere scende
A gocciole
Come una pipì
Un poco stanca –
Dopo l’abbuffata.
È Natale. È così:
C’è la magia del ricordo
Dei regali ed un loop che dice
“Tanti auguri” fino consumare le vocali.
Stringo un paio di mani
Che non hanno mai avuto soldo
Ma alcolismo e storie di abbandono
Ricordi vividi di padri ignoti.
Tiriamo fuori comunque un buon sorriso
poi mi infilo dentro un vicolo
Con un sacchetto stretto in mano
Dentro ci sono certi pensieri
Di solitudine e di amore
Nessun proposito
O aspirazione
Nemmeno una speranza
Solo un po’ di fuoco
Una cosa scritta a mano
Il ricordo di un bel libro
Un poco di allegria.

New Yorican poet bar

La bruma monta dalla valle come Beewolf
(Il poema dell’apelupo)
Pare puntare verso il mio ghigno dicembrino
Da ovest le nuvole alte
Spazzano l’orizzonte
Verso est. Con forza
Come un pensiero
Di un appuntamento agognato
Dove cazzo corrono?
Verso Bari? Che c’è a Bari?
La cioccolata alla salsiccia (ghiotterie)?
Un’orgia di crepuscoli a chiocciola?
Lendibacchi di slazzuli alati?
Uno scritto di Pedro Pietri
Mi risuona nel cervello
Come una canzone
Dice in sostanza che a Long Island
Ci sono troppi cimiteri
E a causa di ciò
Si perde financo l’erezione!
Dentro, c’è la morte, una risata,
un lembo di vita rassegnata alla caduta.
Tracce di amore e sacchetti di carta da pane.
Viene lo scoramento direbbe Pier Vittorio
A guardare il cielo farsi bianco
E piovere senza ritegno
A scazzo del mio umore.
Erano giorni che non scrivevo due righe
Mi accorgo che
Ho sempre i soliti pudori
I soliti pensieri di amore e morte
Di vicinanza cosmica
e isolazionismo non interventista
Che mondo di merda!
Se lo dicessi mentirei
E mento sapendo di mentine
Di Aftereight e cioccolato fondente
Qui il crepitío allegro del fuoco
Fa grattare le palle come il mentolo e
Stringere il mio-cardio
E il tuo? Keffàh? Sfrizza?
Vorrei un bar, adesso
Di quelli con un palchetto alto soli 20 cm
E su quel palco un pianoforte
E dietro al piano Nina Simone
Che si incazza con il pubblico
E che taglia la tensione con lo sguardo
Prima di intonare: Feeeeleeeengsss
Oohh ohhh ohhhh Feeeleeengs!
E poi qualcuno che facesse una battuta
Di quelle buone. Demenziali. Certo.
Ma valide. Da far storcere il naso
Ai puristi. E un buon bicchiere di roba forte
E i suoi capelli vicino alla mia barba raspa
E un odore di mandorla e gelsomino
Uscire dai tasti fino a prendersi i pensieri
E poi la kamchatka
E poi smettere di esistere per sempre
Come un’idea e diventare carne perdavvero
Senza metafisica ed esplodere
come una nota In accordo con il tempo sempre dispari
Per fare parte di questa meraviglia
Non sapendolo.

L’angolo

Cosa si nasconde dietro quell’angolo?
Fame, gentilezza, ricerca.
Vieni, vieni… Vieni a vedere.
Lascia le paure
come mutande sporche in un angolo.
Dove uccidi i gesti d’amore?
Voi che vi addolcite nel bisogno
Sui letti di metafisici ospedali
Voi mansueti nella debolezza
Quando sentite la giovinezza immortale
Capace di spostare montagne
Allora bisogna deporre le armi
Perdere ogni speranza di vittora
Mollare la presa sui sogni
Arrendersi alla luce del sole
Diventare come il soffio del vento
Che sposta le foglie d’ulivo
Che adesso brillano
Come piccoli specchi
Come piccoli occhi
Come languide api

Ospedali

Entri ed esci dagli ospedali
Come proiettili
Come paradisi inclinati verso terra
Come raccomandate
Con forzature di prescrizioni
Con Amici. Con Nemici.
Con sconosciuti adesso allegri
Adesso molto meno
Incontri piacevoli
In momenti difficili. Certo
Ci riconosciamo.
Qui ci facciamo accoglienti
Come fuochi nella lunga notte all’addiaccio
L’infermiera scontrosa
Da spegnere subito
con il sorriso
E una buona parola
Uomo tra uomini
Niente tra niente
Alla destra della morte
Sempre risiede l’amore –
Il parlato mancino
Lo lascio per dopo
Qui resto in silenzio
Ad ascoltare le scarpe
Che danzano e fischiano
Sui pavimenti gommati – e
La voce mi dice: sei qui
E in ogni altra cosa
a te sconosciuta.

Sogno erotico

Sogno erotico andato deserto
Risveglio con lista di vividi obbiettivi
:Mancato risveglio
:Marcato cimurro
:Mancato allestimento di nuova
Sovrastruttura culturale che possa fornire
Allettante alibi per obbiettivi non raggiunti.
Promemoria: tre chiodi
Per meglio fissare il vuoto
Istituzionale che generiamo
Ad ogni mancata presa di posizione –
Sveglio ormai dalle sei del mattino:
Lucidità non pervenuta
Per cause di Forse maggiore
Dubito perfino del mattino
Del letto – del destino servile
Del vecchio comodino
A mezz’asta resta l’alza bandiera
Si spegne pure il patriottismo
Dov’è il pensiero d’amore quando serve?
Perché non fa roseo l’ingranaggio sociale?
Svegliati amore mio. Ricordami della vita
Del vento che accarezza le vecchie spighe
Spazzolate nei campi.

Where

Dove scompare di colpo la voce?
Nella tomba. Nella tomba coi morti!
così la cruda terra
secca le labbra
già arse dal sale
resta l’assenza
come un crampo
alla pancia
come forma di fiore
oh! La gratitudine
del tempo passato
in abbracci – certo.
certo il dolore
separa le colpe
da cose felici
dico: io ero eterno
fino a un attimo fa
poi sono finito
come un sasso di fiume
ora stondato
ora uno spigolo
acuto di selce
-certo, la vita
la pensavo selvaggia
come schiuma alla bocca
ma chi si dice davvero ferrato?
chi è mai pronto davvero all’assalto?
me ne vado più scemo
farfugliando per strada
e fischio vecchie melodie
per i vicoli rotti
certo – quell’ombra
mi è sembrata un sorriso
che ho ricambiato
con la morte sul viso.

Carpe Diem

Zio Orazio da Venosa che
Coglie il fiore d’ombra per
Farne margherita di prato
Certo i tempi
non sono favorevoli
E quando mai… *
Qui i rimorsi stoici
stringono il cappio del giorno
Come la spiga – una lucertola
È una giovane sera
Senza canti di uccelli
Hai perso per strada
Un’altra innocenza
Come può la morte
Intorbidire il tempo?
Penso i passi come nuovi suoni
Faccio coi suoni altre parole
Che canto cosí – senza capire
Libero un ricordo dal ciottolato
E porta il nome di una amica
E non so piú se piangere o gioire
Adesso il cielo fa un riflesso rosso
Che vuol dire – aspetta
Ma niente resta nella forma avuta
Adesso occorre metter legna al fuoco
E quel rumore di corteccia tesa
Muove con calore una carezza

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