Lagrime Di Coccogrill

chiese sparano ai pedoni 
col capo coperto da mitrie
sei una virgola che cammina facendo il punto
sei una virgola che sgomitola fra parentesi
sei un apostolo rosa in un mondo mariachi
salvi un capello dalla caduta e
poi accendi un cero alla tua donna
sei una vittima del sistema operativo
sei un’aprostata della mezza età
non credi che dovremmo credere
almeno in un fremito di iperumano?
Dici di no. Scrolli le spalle dalla forfora degli anni
ti prendi sul serio. ti offendi come se fossi qualcuno
intenerisci persino i marciapiedi con la tua tristezza
manco i cani e i cani ti mancano molto
come borse di acqua calde elettriche a forma di cuore
stravolgi il pensiero occidentale col tiramento occi-pitale 
pisci dagli occhi come un ladro di antigelo 
lo bevi tutto – e poi fai un BBQ di lagrime ci coccogrill
inviti il mondo ad una festa dell’ altro mondo
e poi ti intristisci perché non è venuto nessuno
separi l’attimo fino alle particelle alimentari
ne prendi una la spezzi in due e dici: buon appetito
questo è il mio tempo offerto in sacrilegio col tè
non c’è nessuno: dici di non avere altro
e così è –

Glialtri.

Io che parlo di me come se non esistessi
io che parlo di un altro che fui anche io
io che sono un fesso che scrive cose
per la noia o per la disperazione generale –
Io che mi illudo di portare gioia 
nel bucodiculo del sentimento 
e calco inutilmente il piede nella rena calda
e lascio uno sbuffo di polvere viva nell’aria
e premo un segno di scarpa leggera sulla terra –
scompariremo al ritorno delle piogge 
nel tuonare vanitoso dei bisogni
nel ruggire stanco della malattia
riappariremo in qualche scritto e
ci confonderanno
col figlio del panettiere educato
col pusher strafatto sui binari
con l’incedere spavaldo
di certa gente in aeroporto
che rincorre il tempo
sgambettandolo con l’ombrello –
parleremo fino a dimenticare 
chi siamo stati veramente 
o per sentito dire –
cosa resterà di noi? 
le parole degli altri
un paio di sentimenti
regali di qualcuno
più generoso di noi
– gli altri.

Dettatura totalitaria

Scrivi, dice la voce:
Le vie dell’amore sono sfinite.
Ancora, canta:
“non dire una parola che non sia d’amore.”
poi, a capo:
volersi bene è tutto. Troppo poco è altro.
Raccogli il tempo che bruci –
mettilo nel mortaio col sale grosso
picchia con le pietre a tempo di salsa
fanne un pesto di assenza e
servi a tavola con due fette di cuore
ben scottato sulla fiamma viva
e poi spellato dalle mani della prima volta.
Servi il tutto su di un piatto di coccio
a chi non ha appetito
e a tutti quelli a che non hanno sete
ai degenerati ai violenti ai multinazionali
agli speculatori della ultima ora
agli aguzzini.
Ripulisci il tutto.
getta gli avanzi alle galline e ai porci
torna da lei a mani vuote
ti darà un cuore nuovo
un nome e
altre cose da cantare all’ombra.
O forse no.

Anche i gabbiani si grattano le ascelle.

la voce del giorno
cambia ad ogni risveglio
c’è una musica oggi
che spettina gli alberi
prova a mettere ordine là
dove l’ordine non c’è mai stato –
stamattina ero cupo
come un camino spento
poi si è fermato un gabbiano
avanti alla finestra
:forse pioverà – gli ho detto
come a uno di casa
che ha perduto le chiavi
lui si è grattato col becco sotto un’ala
e poi è ripartito insieme alla mia pena
con un sorriso e una vecchia poesia di Luzi
nel grido cupo che fa il vento
quando è stretto framuri

Brodo.boh.

Strada esce dalla finestra
Avvistata nei sobborghi
Sgattaiolare tra cipressi
E poi andare in un posto
Che dici irraggiungibile.
Forse un bar
Forse problemi.
O depressioni apocalittiche.
Io non ci sono mai stato
Non so dove sia andata e
Altre scuse accampate in aria
Intorno ad un fuoco
A cantare canzoni allegre degli intillimani
Parlami dei flussi di coscienza ma
Non da qui e né troppo in là
Diciamo le cose giuste
Cioè non diciamoci
Cioè essere un principio qualsiasi
Un principio di Galles
Se vuoi essere elegante
E svegliarti presto al mettino
Oppure un principio senza fine
Come la strada appena sconosciuta
Un principiante. Perpetuo. Ma con puzza. Perpeto. Ecco. Adesso almeno sento qualcosa.
Come un albero
Che tende al seme
Senza sapersi.
Senza scoprirsi o sorprendersi.
Qualcosa. Dice. Qualcosa
Che possa. Qualcosa che occupi
Senza spintonare una molecola che sia una
Per ingombro sterico che
Qui ci siamo tutti
Senza magnetattrazioni
Come il brodo tenuto insieme da uno sputo
Che ci ha quei movimenti che boh
E non si guarda o innamora
Ma che se qualcuno esistesse
Sarebbe un amore. E basta
Poche chiacchiere di bocca.
Un brodo
Perso in una cucina dimenticata dal tempo
Dove nacque per sempre l’amore
Senza principi o princìpi
Come un brodo. Dico.
Una arrendevole inesistenza amorosa
Cosí. Boh. Un brodo.

Le vie dell’ormone sono finite. V.M.14


nel mezzo del cammin …e pizza e fichi
mi innamorai di una co’ ‘na selva oscura
ma lei mi si ignorò con far sì forte
ch’ el mio la strada sua s’ era smarrita!
oh! quanto lavorai con la sottana
e quanto ancor lumai alla sua tana!
Ma cari miei qua il fatto è assai curioso
or segue lo spiegone avventuroso:
un giorno di presenza andai a trovarla
e questa tutta ignuda un po’ spavalda
mi disse che mio attrezzo a tutta dilla
non è che le causasse la scintilla
allora le risposi un poco ardito
vie’ qua che ti sragiono a menadito!
ma ella irremovibile impudente
mi disse: nt’avvicinà se tieni caro il dente!
orsù le dissi amore mio tettoso
non dir a me così che so pauroso!
e allor per far scoccare la scintilla
mollai la briglia al coso che sfavilla
e spinsi il gioco sotto al tavolino
e colla forza della leva antica
mossi ‘ltavolin che smuov la fica
ma non vidi in cuore suo alcun stupore
né scorse nei suoi occhi alcun tremore
è proprio vero che l’ormone è ballerino
e nemmanco serve avercelo sì tosto
da alzare in un sol colpo un tavolino

Per cento anni!

Stanotte ho sognato di dover presentare un festival di qualcosa a Stoccolma (In Italiano) e al contempo avrei dovuto leggere anche delle poesie.
Ad un certo punto incontro una amica, e con questa, muniti di bottiglia di vino, decidiamo di andare a fare una corsetta per le colline e che nel caso avessimo fatto tardi per l’apertura, avrei presentato via skype, usando il telefono.
Ovviamente mi telefonano nel mezzo della giratina, accendo skype, ma non trovo più gli scritti da leggere.
Comincio: “TACK a tutti, come direbbe Pozzetto. ”
“Who’s Pozzetto? “Incalza stupita la mia amica
– a little water well! Rispondo…
“I cannot understand you, dear.” Risponde.
Alla luce del silenzio tombale della folla che potevo vedere raccolta avanti al palco, da sopra la collinetta che ospitava la mia postazione di fortuna, decido di mollare la presentazione in grande stile:
Thank you Stoccolmaaahh! Let’s start this incredible festivaaaahhhlllhh!
Chiudo skype. Stappo la bottiglia. Riempio i bicchieri e brindo con la mia amica: alle figure di merda.
“Cheers” .
“Skål”
Pe’ cient’ ann!

Parco Mondo

gli alberi parlano la lingua 
della fotosintesi
i fotografi pure
ma non si sanno parlare
io non parlo nessuna lingua
ma simpatizzo per gli alberi
così vado camminando
nell’ombra perenne
che fa la pianta col lampione
rassicurazioni . 
da qui non mi muoverò mai
vento permettendo
controindicazioni.
di giorno non esisto.
svolgimento.
camminavo per il parco
con questa canzone per la testa
quando mi smarrii 
in una birra scura.
intermezzo.
trallalllalla fari che flirtano con le siepi
puzza di quadrupede bagnato
timore di pestare una merda in penombra.
romanticismo.
ti penso da ogni angolazione.
ripresa.
mi allontanai dal parco
con fare modesto
senza alzare il bavero
delle grandi labbra
fin quando non mi ritrovai
in una pozza di luce
appena fiorita.
conclusione.
è finita anche la birra.
morale. 
da dimenticare.

Lettere dal bagno in compagnia di una libreria in shuffle mode.(ode al citazionismo selvaggio)

Lettere dal bagno in compagnia di una libreria in shuffle mode.(ode al citazionismo selvaggio)

Rimbaud che attraversa le Alpi a piedi
Sommerso dalla neve
Le sue lettere dal rifugio
Le vettovaglie – ma ricorda
Segna e depenna Ben Hur!
Non Altri Libertini.
Camere Separate – rigorosamente
Oh sí – che t’amo.
No anzi – che strazio.
Parole e poesie
Trafitto da un pelo di fica
Prévertito sulla via di Damasco
A braccetto col Primo Dio
A bere dentificio di una antica erboristeria
Perché no? Perché no?
Piaccia o non piaccia disse: Caproni!
Ma se dio fa tanto di non esistere,
quanto é vero iddio, gli spacco la faccia.
E poi coltivare un orto
sul baRcone insieme a te
Perchè no? Voglio diventare come
Un albero di mimose di Victor
Alla Garbatella – come lo diceva bene-
La Ga-rba te llª
Chissà a Berlino che giorno è?
E poi un graffio in questo cielo.
Mi ami o no?

La vera poesia sulla notte.

sono tutte scritte
le poesie sulla notte
: di stelle che diventano lune
e di lune che sbrillazzano
nei pozzi trasaliti di rancore

– con questa pena
spingo le parole
dalla bocca alle mani
dalle mani alla carta 
dalla carta allo sciacquone-

Ehi! mi dico: sono l’uomo comune!
la mia pancia fa provincia
il mio cazzo ancora minge!
e un’altra rima con la sfinge. Ok
– preso contatto con iperplutonio –

– messaggio pubblicitario –

poi apro la finestra al tenebrone
e quella entra col fare da mignotta
con la veste truce da morta inumidita
con le ossa sfrante di mura incalcinate

notte storta – di stelle a mezzo velcro appiccicate
brillano di ombretto di bordello –

– qualcosa che non sento mi stratampina il cuore .

poi sporto alla finestra fuori tempo
ritiro i panni interi ancora mezzi 
e fanno un po’ il rumore degli schiaffi
ma schiaffi da signori – a mano aperta

– l’iperplutonio si fa più iperterronio-

mi pare di abbordare una corvetta o
d’essere un Nettuno un po’ incazzato:
Oggi ho preso il piglio autoritario!
Oggi – dico – vi rigoverno il mare
perché oggi – porcoilclero – 
so che lo so fare. 
punto.

E giù ti sbatto: piattopiatto un tavolone 
lissssio come il dire di un siluro
poi spigolo le labbra verso l’alto
mi godo un po’ il momento dello schianto
e così chiudo ridacchiando la giornata

-messaggio pubblicitario erotico unoseiseicontafinoasei-

poi nel letto un poco angusto
chiuso da un coperchio di coperte 
sento rantolare l’animale
sferracchia sbuffa e spinge
graffia torotoro da far male –

-messaggio pubblicitario WWF-

dico: senti, zozzo torbido compare
non è che hai rotto il cazzo veramente
io m’andrei a fa’ un giro oltre le tende
poi… fa’ un po’ tu come ti pare.

“Orientarsi con le stelle.”

Il fatto che abbia questo bisogno
di alzarmi dalla sedia e dalla scrivania
di inforcare gli occhiali da sole
e di incamminarmi verso “jazz & Libri”
per comprare usato 
uno dei miei libri preferiti
mi da’ da pensare. 
Ne ho comprate in via mia
almeno quattro copie
due le ho perse non so dove
altre le ho regalate ma
la mia – la prima – 
quella sulla quale mi sono appassionato
l’ho regalata ad una ragazza
dicendole che sarebbe potuto esserle utile
durante il lungo viaggio della vita.
e che magari l’avrebbe riportata a me
Così è stato, credo. 
e così sarà. Ovunque si debba andare.
Hanno una certa UTILITA’ – I LIBRI
no – NON PARLO DI IDEALI
dico, proprio, che materializzano 
una certa fisicità – un ingombro sterico
che ci sposta di qua – oppure di là
a seconda di quello che siamo in grado di leggere.
Adesso ne ho bisogno. Ho 39 anni
e sono due ore che cerco tra i miei libri
qualcosa che plachi questa sete 
e non c’è, lo so, niente altro nella mia vita
che potrebbe tranquillizzarmi – adesso.
Qui abbiamo perso la bussola:
è ora di alzarsi e camminare le strade
per un motivo valido. Un libro. Un ideale.
Qualcosa non abbia a che fare
con il cazzo, o coi soldi o la fica…
Ci siamo capiti.

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