Dopo una stagione di piogge invernali
Una strana erba si è impadronita del balcone.
È cresciuta negli interstizi tra una pietra e l’altra –
Sulla sabbia caduta dal deserto
Sulla terra piovuta letteralmente dal cielo
Insieme ai semi. Questo lo notavo poco fa:
piccoli fili d’erba spuntano accesi dalle pietre
e frizzano al sole la loro canzone allegra
come cazzetti al primo richiamo dei fiori.
Questa cosa l’ho notata poco fa, ripeto- seduto sul divano
Mentre parlavo con un grosso imprenditore dell’aerospazio e
Questi, mE diceva che la guerra – che è la sua fortuna –
Sarà la sua rovina a causa dell’innalzamento dei costi dell’energia.
Che ci vuoi fare, gli ho detto, è sempre così la vita –
La guerra dà, la guerra toglie – Questo mi è uscito di bocca
Senza troppo pensare. Senza distogliere lo sguardo dall’erba-
Con quel tono alla Carmelo Pene ma meno educato. più sommesso.
Ho sperato per un attimo
Che non mi si leggesse il velato vaffanculo nel minuscolo, ma poi perché?
Prendiamo appuntamento per la settimana dopo
Ci salutiamo cordialmente. Ciao Felice, cià. Poi
Il telefono riprende a squillare – odora di polvere e di gelsomino
La luce del sole mi fa strizzare gli occhi come piccole spugne verdi e bollenti
Il pensiero è una lana di ferro – pulisce il grosso – lascia solchi profondi
rimane quell’odore di fabbrica e di sangue che non ti scolli più dal naso.









