Ciò che mi è più caro

Ciò che mi è più caro

È sempre lontano

C’è sempre una distanza

Tra gli occhi e la mano

Tra la voce e le labbra

Tra il cielo e la terra

Nel mezzo – l’arte di arrangiarsi

È come l’aria – come l’atmosfera

Si prediligono i biscotti secchi

Ché dureranno più lungo

Si arano i campi e si piantano semi

Cantando per la pioggia

Ci affidiamo ai sentimenti

Senza leggere il futuro

Imparo la pazienza

dal campo bruciato

Dalla terra pietrosa

dalle spore mortifere

Attendere senza aspettare

Innamorarsi senza domandare

Vivere per la bellezza

Di un abbraccio

O di una solitudine

A margine del tempo

Cercando l’allegria

Nella coerenza di pensiero

Fare del desiderio

Un fiore di carta

E abbandonarlo a vento

È tutto ciò che posso fare

Lasciala stare

lasciala stare

avvito la base della macchinetta

due  strette di sicurezza

lasciala stare

apro il frigo in cerca di cibo

infilo  la mano tra i formaggi

ne estraggo uno a caso

lasciala stare

la piastra a induzione su boost

il caffè sta per decollare

spalmo lo spalmabile sul pane

lasciala stare

guardo in basso/sbadiglio

sono le otto  e tutto va bene

lasciala stare

da basso arriva l’odore acre delle conserve

verrebbe da cuocersi e imbottigliarsi per un paio di anni buoni

avvolto da una foglia di basilico

ed esporsi al Cottolengo in stile futurama

lasciala stare

ripete la voce ogni trenta secondi

ho la flora batterica intestinale sbriciolata

un amico scriveva che:

il bicchiere è un armamicidiale

quando lo appoggi vicino al cuore.

lasciala stare

magari mi do all’ippica 

alle scommesse clandestine

alle mignotte ai libri di Volo

a Gremellini o alla vera autodistruzione

mi faccio del male con gli articoli di Scanzi

della Lucarelli. Esagero.

la lascio stare e divento cattolico

mi faccio vescovo e mi metto a pregare!

Vabbè, Lascia stare!

La notte è aperta come un girasole

La notte è aperta come un girasole

Ho visto la luna friggere sui monti

Il possibile e l’impossibile

Passeggiano lungo il viale del vorrei

Mentre cammino per il paese deserto

Vicolo per vicolo

Calcinaccio per calcinaccio

Settembre mi parla col vento ed io

Prendo in prestito uno scialle di donna

Regalo due chili di nostalgia alla valle

Scrivo due righe e

I pensieri arrivano là dove devono

Tutto ciò che deve accadere, accade.

Sono qui al centro di una stanza

Ai confini del nulla e

Anche i miei sentimenti

Sono numeri trascurabili

Piccoli e interi

Questa è la pace in vita

delle cose che muono

Due cani mi sorpassano in salita

Si fermano, si voltano,

scodinzolano, ripartono.

Sapessi cantare, canterei due note.

La tua assenza è una sediah

Sento l’odore della birra sgasata
Non adoro l’amaro del luppolo
al mattino!
Eppure è sopportabile ogni cosa
Quando ci sei dentro
Tranne la tua assenza
Che mi imbestia lo sguardo
Come un arpionere teso sulla prua
Di una barca a remi senza più equipaggio.
Melville e Conrad forse avrebbero trovato
Metafore migliori – o forse no.
E chissà se anche loro aspettavano il cenno
Nel mezzo della notte per poter prendere sonno
Infischiandosene della poesia e della letteratura e soprattutto non usando alcuna riverenza verso i propri maestri.
È così che deve essere. Non vi offendete.
Prima l’amore.
Poi il coraggio dopo la paura.
Appresso tutte quelle chincaglierie che chiamate vita ma che sono soltanto la lunga attesa della morte.
Fuggite fratelli la bonaccia
che inghiotte ogni turbolenza
Ogni increspatura dello spazio_tempo
Ogni accenno di eternità
Lascio cadere l’arpione
Alzo le mani
Potrei essere ovunque
Tra le tue braccia

Pochi minuti all’alba

Pochi minuti all’alba

Il mondo sembra

stia per esplodere

Guardo verso il sole e

Capisco che dovrei essere

un sacco di altre cose

Mi conosco come

Entità metafisica

Mica come uomo

Non mi penso più

E sento dolore a una chiappa

E potrebbe essere quella di dio

Del David o della collina

Intanto il cielo si fa rosso

Il sole sorge senza chiedere niente

Ed io mi siedo con tutti i miei “non so”

Ieri una amica mi ha detto

Che sembro innamorato

Non so mai che rispondere

Ma ho detto che sì

Per non essere monotono

Poi ho tirato un sospiro

E adesso sono qui

Senza nessuno intorno

A guardare questi tetti

Che si rivelano alla luce

Come ogni mattina

Niente di speciale:

Si continua a bruciare.

Lascio le domande

sul tavolo del terrazzo

Mi godo in mutande i 13 gradi

E penso a chi non ce l’ha fatta

E se fossi qui solo per loro?

Sciocchezze: borbotto…

Poi penso a zio Carver

Dietro la finestra

A guardare le barche

Al pescatore che si affanna

Per portare a casa la pelle

E divento il pescatore

Di una breve poesia

Che tenta di fare

qualcosa di bello

Ma senza volerlo

Poi lo scrivo

Per farmi compagnia

Mentre tu dormi

Da qualche altra parte

Insieme ai miei sogni

E a Biancaneve

con sette cuscini

Piccoli e bianchi.

Amore? Amore.

Amico vento

Fresco di settembre

Che non porti notizie

Ma ricordi perduti

E malinconie di novembre

E malinconie di agosto

E malinconie mai conosciute

Non sei tu

Sono io: ti ho detto

Come fossi una compagna

Da lasciare sull’altare

Per non saper amare

Temporeggio da un’ora

Avanti alla finestra

Mi lascio accarezzare

Lo zucchero si è ormai

Indurito nella tazzina

Profuma di festa

Di baci sul collo

Di lucidalabbra

Da un mese ormai dormo

Massimo quattro ore per notte

Ho bevuto troppo

Cosa ho cercato?

La valle è una sella capovolta

Dove sei stamattina?

(Penso cose tra parentesi)

I diritti e i doveri scopano

In un sottoscala della coscienza

Mi scappa un sorriso

Scende a molestare la valle

Tutte le tragedie della mia vita

Sono nate un settembre

Tocco ferro/mi gratto

Mi scherzo un altro sorriso apotropaico

Lo mando giù senza ghiaccio

So come prendermi in giro

Mi racconto due storielle inventate

So curarmi con la fantasia

Cerco del buono in questa distanza

E ne trovo a quintali

Roma non si fece in un giorno, ragazzo.

Lo spazio e il tempo sono inutility

Ripete la voce da quando ne ho coscienza

nemmeno vicini è abbastanza

Amore? Amore! E

Poca altra filosofia.

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