Imprevisti

Bill Evans è il padrone del treno
Devi crederci nella primavera
Dice ogni due battute.
Tondelli mi racconta una storia
Dove c’è vino e malattia e cazzi ritti
Ma soprattutto pioggia – qui vicino
C’è uno che mi somiglia
Sono io se avessi fatto il muratore
Ma lui ha gli occhi belli
tagliati verso il basso
Come certi attori texani dei film americani
Se ne è accorto -stessobaffo- e mi ha sorriso
È delle mie parti la parlata e nella sua pancia
Potrei ricavare un paio di bilocali
Penso alle birre tracannate col mignolino alzato
Alla schiuma sui baffi di mio zio Micione
Adesso c’è una commozione forte nel sole
Che spacca i finestrini
Il cuore mi scoppia a tratti
Troppi caffè. Niente droghe
Sua figlia conserva una certa bellezza
Consumata un poco da certe riviste per donne sole
Ma si vede che ha un uomo o più di uno
Da qualche parte
Per quanto mi riguarda: poco da raccontare
Vado con la mia vita in tasca
Pronto a barattarla per una birra fresca
Un pensiero nuovo e due carezze
La famosa donna che mi dica
Come mai ci hai messo cosí tanto?
  • Imprevisti.

Transmission loss

Onda letto non trasmette
Segnali positivi
Linea piatta. Zero
La tenda senza vento
Fa il verso all’impiccato
Si azzuffa con l’oceno
E perde un pezzo di bastone.
Uno scarafaggio
Mi rimbocca le coperte
E poi si perde
In un vuoto telefonico
C’è qualcosa sotto le lenzuola
Come un pensiero
Come un amore
Come una lettera -forse-
Un’ode ad una stella morta

Cosa è più allegro del sole di primavera?

Cosa è più allegro del sole di primavera?
Io non lo sapevo quando te lo chiesi.
E nemmeno tu.
Adesso né io e né tu sappiamo ancora rispondere
Ma il sole è allegro e la primavera 
Scherza con le ombre e gli uccelli 
Come un fazzoletto di lino
Nelle mani di una ragazzina.

Un uomo che si specchia in un lunotto polveroso senza cromature d’ argento

piccoli funghi compagnoni
si fanno largo sotto l’erba
sgomita la narrazione dell’alba
fino al tramonto sacro 
di rosso insta-grall 
e la verità è che :
un uomo che si specchia 
in un lunotto polveroso
senza cromature d’ argento
fuzzate sul lago 
si piace lo stesso –
oppure no –
ma con meno nostalgia.
qualcosa spezza il linguaggio spermimentale
– ritorna prepotente un ricordo di carne
ma ormai è già troppo-qualcosa
lì – sul piano della narrazione
accadono cose che fanno trambusto:
si litiga per qualcosa tipo incomprensioni:
cose di niente importanza – dice la voce – 
qui – sul piano sbagliato 
lavori in corso perenni…
la notte dei tempi 
ha pochissime ombre
e albe venute già sorte
soli coi tramonti costanti
nessuna certezza – no –
nemmeno la morte.

E se non sarà sereno…

nostalgia di ogni inizio
e tristezza per la fine –
nel mezzo la malinconia del viaggio
che arriva sempre ad una conclusione –
Carte ammucchiate dal vento e
foglie verdi lungo i marciapiedi.
Capitali turlupinati dalla primavera –
la ghigna bassa
del giardiniere del mio palazzo
quando accarezza il gatto
è una maschera greca 
che amplifica ogni solitudine –
Carponi, pare dire alle formiche:
c’era un tempo in cui…
tuuuuuutti i cancelli venivano battuti
a colpi ti martello – sapete?
questo è il pensiero estruso
dalla spremitura di tutti i sentimenti.
Spicchio d’azzurro vivo 
– come una minaccia tra i palazzi –
è l’occhio del ragazzino che sono sempre stato
ogni volta che sarà sereno
e se non sarà sereno
si rasserenerà.

Naaaah!

Che strazio di parole amare
Dove la tenerezza galleggia
Come spuma sintetica sugli abissi
Soglie di finestre senza vetri – i sentimenti
Dove le stagioni entrano a banchettare
Coi resti dei nostri amori precipitatati
ancora caldi
Occhi di rupi sacre e cardi roventi
Da cui il gelo discende fino a valle
A far drizzare le schiene ai papi e agli operai
Tremano le due parole
al suono disturbato dei microfoni:
Fino a quando saremo per finta lontani?
Poi la vita risorge come un membro
Dalle oscurità dell’intimismo e
Si fa allegro il passo del sangue nelle vene e dice:
Tutto può l’amore dei vivi
Tutto può l’amore dei morti
Chi saprebbe dire con certezza
d’esser morto o d’esser vivo?
Qual è l’ unica certezza
Quando la morte già
fa gli onori di casa?
Di che parliamo se non…?
Dove andiamo amore mio?
#affanculo? Naaah!

Lagrime Di Coccogrill

chiese sparano ai pedoni 
col capo coperto da mitrie
sei una virgola che cammina facendo il punto
sei una virgola che sgomitola fra parentesi
sei un apostolo rosa in un mondo mariachi
salvi un capello dalla caduta e
poi accendi un cero alla tua donna
sei una vittima del sistema operativo
sei un’aprostata della mezza età
non credi che dovremmo credere
almeno in un fremito di iperumano?
Dici di no. Scrolli le spalle dalla forfora degli anni
ti prendi sul serio. ti offendi come se fossi qualcuno
intenerisci persino i marciapiedi con la tua tristezza
manco i cani e i cani ti mancano molto
come borse di acqua calde elettriche a forma di cuore
stravolgi il pensiero occidentale col tiramento occi-pitale 
pisci dagli occhi come un ladro di antigelo 
lo bevi tutto – e poi fai un BBQ di lagrime ci coccogrill
inviti il mondo ad una festa dell’ altro mondo
e poi ti intristisci perché non è venuto nessuno
separi l’attimo fino alle particelle alimentari
ne prendi una la spezzi in due e dici: buon appetito
questo è il mio tempo offerto in sacrilegio col tè
non c’è nessuno: dici di non avere altro
e così è –

Glialtri.

Io che parlo di me come se non esistessi
io che parlo di un altro che fui anche io
io che sono un fesso che scrive cose
per la noia o per la disperazione generale –
Io che mi illudo di portare gioia 
nel bucodiculo del sentimento 
e calco inutilmente il piede nella rena calda
e lascio uno sbuffo di polvere viva nell’aria
e premo un segno di scarpa leggera sulla terra –
scompariremo al ritorno delle piogge 
nel tuonare vanitoso dei bisogni
nel ruggire stanco della malattia
riappariremo in qualche scritto e
ci confonderanno
col figlio del panettiere educato
col pusher strafatto sui binari
con l’incedere spavaldo
di certa gente in aeroporto
che rincorre il tempo
sgambettandolo con l’ombrello –
parleremo fino a dimenticare 
chi siamo stati veramente 
o per sentito dire –
cosa resterà di noi? 
le parole degli altri
un paio di sentimenti
regali di qualcuno
più generoso di noi
– gli altri.

Dettatura totalitaria

Scrivi, dice la voce:
Le vie dell’amore sono sfinite.
Ancora, canta:
“non dire una parola che non sia d’amore.”
poi, a capo:
volersi bene è tutto. Troppo poco è altro.
Raccogli il tempo che bruci –
mettilo nel mortaio col sale grosso
picchia con le pietre a tempo di salsa
fanne un pesto di assenza e
servi a tavola con due fette di cuore
ben scottato sulla fiamma viva
e poi spellato dalle mani della prima volta.
Servi il tutto su di un piatto di coccio
a chi non ha appetito
e a tutti quelli a che non hanno sete
ai degenerati ai violenti ai multinazionali
agli speculatori della ultima ora
agli aguzzini.
Ripulisci il tutto.
getta gli avanzi alle galline e ai porci
torna da lei a mani vuote
ti darà un cuore nuovo
un nome e
altre cose da cantare all’ombra.
O forse no.

Anche i gabbiani si grattano le ascelle.

la voce del giorno
cambia ad ogni risveglio
c’è una musica oggi
che spettina gli alberi
prova a mettere ordine là
dove l’ordine non c’è mai stato –
stamattina ero cupo
come un camino spento
poi si è fermato un gabbiano
avanti alla finestra
:forse pioverà – gli ho detto
come a uno di casa
che ha perduto le chiavi
lui si è grattato col becco sotto un’ascella
e poi è ripartito insieme alla mia pena
con un sorriso e una vecchia poesia di Luzi
nel grido cupo che fa il vento
quando è stretto framuri

Brodo.boh.

Strada esce dalla finestra
Avvistata nei sobborghi
Sgattaiolare tra cipressi
E poi andare in un posto
Che dici irraggiungibile.
Forse un bar
Forse problemi.
O depressioni apocalittiche.
Io non ci sono mai stato
Non so dove sia andata e
Altre scuse accampate in aria
Intorno ad un fuoco
A cantare canzoni allegre degli intillimani
Parlami dei flussi di coscienza ma
Non da qui e né troppo in là
Diciamo le cose giuste
Cioè non diciamoci
Cioè essere un principio qualsiasi
Un principio di Galles
Se vuoi essere elegante
E svegliarti presto al mettino
Oppure un principio senza fine
Come la strada appena sconosciuta
Un principiante. Perpetuo. Ma con puzza. Perpeto. Ecco. Adesso almeno sento qualcosa.
Come un albero
Che tende al seme
Senza sapersi.
Senza scoprirsi o sorprendersi.
Qualcosa. Dice. Qualcosa
Che possa. Qualcosa che occupi
Senza spintonare una molecola che sia una
Per ingombro sterico che
Qui ci siamo tutti
Senza magnetattrazioni
Come il brodo tenuto insieme da uno sputo
Che ci ha quei movimenti che boh
E non si guarda o innamora
Ma che se qualcuno esistesse
Sarebbe un amore. E basta
Poche chiacchiere di bocca.
Un brodo
Perso in una cucina dimenticata dal tempo
Dove nacque per sempre l’amore
Senza principi o princìpi
Come un brodo. Dico.
Una arrendevole inesistenza amorosa
Cosí. Boh. Un brodo.

Le vie dell’ormone sono finite. V.M.14


nel mezzo del cammin …e pizza e fichi
mi innamorai di una co’ ‘na selva oscura
ma lei mi si ignorò con far sì forte
ch’ el mio la strada sua s’ era smarrita!
oh! quanto lavorai con la sottana
e quanto ancor lumai alla sua tana!
Ma cari miei qua il fatto è assai curioso
or segue lo spiegone avventuroso:
un giorno di presenza andai a trovarla
e questa tutta ignuda un po’ spavalda
mi disse che mio attrezzo a tutta dilla
non è che le causasse la scintilla
allora le risposi un poco ardito
vie’ qua che ti sragiono a menadito!
ma ella irremovibile impudente
mi disse: nt’avvicinà se tieni caro il dente!
orsù le dissi amore mio tettoso
non dir a me così che so pauroso!
e allor per far scoccare la scintilla
mollai la briglia al coso che sfavilla
e spinsi il gioco sotto al tavolino
e colla forza della leva antica
mossi ‘ltavolin che smuov la fica
ma non vidi in cuore suo alcun stupore
né scorse nei suoi occhi alcun tremore
è proprio vero che l’ormone è ballerino
e nemmanco serve avercelo sì tosto
da alzare in un sol colpo un tavolino

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