“Orientarsi con le stelle.”

Il fatto che abbia questo bisogno
di alzarmi dalla sedia e dalla scrivania
di inforcare gli occhiali da sole
e di incamminarmi verso “jazz & Libri”
per comprare usato 
uno dei miei libri preferiti
mi da’ da pensare. 
Ne ho comprate in via mia
almeno quattro copie
due le ho perse non so dove
altre le ho regalate ma
la mia – la prima – 
quella sulla quale mi sono appassionato
l’ho regalata ad una ragazza
dicendole che sarebbe potuto esserle utile
durante il lungo viaggio della vita.
e che magari l’avrebbe riportata a me
Così è stato, credo. 
e così sarà. Ovunque si debba andare.
Hanno una certa UTILITA’ – I LIBRI
no – NON PARLO DI IDEALI
dico, proprio, che materializzano 
una certa fisicità – un ingombro sterico
che ci sposta di qua – oppure di là
a seconda di quello che siamo in grado di leggere.
Adesso ne ho bisogno. Ho 39 anni
e sono due ore che cerco tra i miei libri
qualcosa che plachi questa sete 
e non c’è, lo so, niente altro nella mia vita
che potrebbe tranquillizzarmi – adesso.
Qui abbiamo perso la bussola:
è ora di alzarsi e camminare le strade
per un motivo valido. Un libro. Un ideale.
Qualcosa non abbia a che fare
con il cazzo, o coi soldi o la fica…
Ci siamo capiti.

Quella volta che sono morto male.

Bubù – sette!
chi è? 
– la morte
Chi? 
La mortehh!
mmhhh.
lascia spare ischinni sotra!
– cosa?
Puppah!
-Vabbè, sei scemo! Ti uccido senza fronzoli.
Aspetta, ma è arrivata la mia ora?
– No
E allora che ci fai qua?
-Così, una visita di cortesia.
Ma non hai altro da fare? , Chessò, qualche vecchio moribondo…
– La routine mi annoia, meglio tu.
Grazie.
-Prego.
Ah! Induista? Cattolico? Testimone di Geova?
-Me l’avevano detto che eri scemo, ma mi stai sorprendendo.
Li mort…elli tuoi.
-Che fai? Mi provochi?
Nooo, sia mai che…
– Comunque tieniti pronto.
Sempre. Spardi l’altro eri laupero
-Cosa?
puppah! Bis.
-Hai rotto il cazzo, taaac. Muori!
Ma sei scema? Mi hai morto! Sei proprio una deficiente.
Ti prenderei a schiaffi fino al duemilamai.
Ma ti pare il modo? E che è?!
Non si può più scherzare.
Testa di cazzo.
Va’ a morire i gatti sul culo di tua madre, vai.
Sta deficiente! Idiota! Morte serva dei servi degli Dei. 
– Hai finito? vedi che ti resuscito e di muoio fino al giorno dopo del mai.
Fa’ mpo’ che cazzo vuoi. 
-Vabbè, ciao.
Vaffanculo. Muoriti.

Poesia di luna, di fiacca, di proposte sessuali poco velate e di paralunaggine.

luna sudata
dopo la corsa
grande e superrossa
da far ricci i cinesi
luna che
spettini il cane del padrone
accarezzi il gatto
ed il furgone
giochi con la malaria
ed il diabete
sbavi sopra i culi e
e le calze a rete
luna che adesso
mi regali un sorriso
che mi porti poesia
mentre agogno i campi elisi
già che siamo ormai quasi amici
dille che ho voglia
Ma che mai le promisi
e se dissentisse
falle bei visi

cose di senso computer

certe volte si affaccia
una parola scoordinata
come brexit o ginocchio
o filastrofo oppure uraspide
e si piazza nella testa la domanda
come un chiodo arrovellato
questa – penso- è la ricerca
della strada che non porta a.
questo è il muro che poniamo
a fronte del quale solo l’amore può.
né essere – né divenire
sono – negandomi
terzo a tutte le cose
eppure sento – estraneo a niente
tutto è amore e figgo e appunto
e scrivo cose che mi paiono
cruciali –
di senso computer.

Posia di Hassan Valentino

Hassan Valentino
Era un santo marocchino
Poco amato da Salvino
Un bel giorno febbraino
Ch’era ancora piccolino
S’innamorò di un bel bambino
Fece scandalo e spudore
Subì la gogna del pastore
Ma non perse mai l’ammore.

Camminando

Camminando come un uomo
penso ad una cosa
come una poesia
che dice di mettere a frutto
qualsiabbia cosa alla portata

uh! i brividini della dissolitudine
…e poi sento di un amore
per la strada come una bistecca
che sfrigola sul tegame del pensiero

faccio due sguardi con l’attraverso pedonale
e svicolo con un salto giù a sinistra
e poi altri passi per il ciottolato
guardando la parata del comignolato
scomparire sopra i tetti
sempre più alti fitti e stretti

e poi di sopra oggi c’è il cielo
che è come una veste azzurra di mignotta
che se non paghi nemmanco ti si fila
ma di certo oggi ci sente o fa finta
di sentire i miei passi scarrocchiati

e poi mi prende quel pensiero
che è una malinconia
come il terzo fischio del pallone
di qualcosa che è finita o mai iniziata
e tu che ormai sei senza squadra
ed hai appeso al chiodo una sera
persino le carezze

e che adesso petto tronfio
vai amando per le strade
come un – senzaniente
e dici senza dire che
oggi hai un grande amore
che ti fa sorridere
senza più pensare.

Il pregiudizio universale compilativo

 

l’ insopportabile retRorica del
( ) 
!insopportabile- è
trita e ritrita – tanto da
diventare passato 
con aggiunta di conservaNtòri
ché così la puoi dare a bere
agli assetati di più generazioni
delle presentazioni dei libri
del: passivo è meglio – che
tanto berremmo qualsiasi cosa
al posto di morir di sete 
o di coscienza.
Allora dico – amici e amiche
spegniamoci per sempre
il fuoco della prigione
e libriamoci dalle carte
fino al chissà che
facendoci beffe – soprattutto
di noi stessi e
del pregiudizio universale.

Una tonnellata di tonno oppure di altre cose o di oggetti a piacere fino ad esaurimento scorte

il giorno mi pesa addosso come una tonnellata di tonno
ma io non sono Emanuel Carnevali – per fortuna
dice la ci-vetta dall’alto dei monti
nei giorni de la mer-la dal basso del mare
l’Arno è quasi in piena: oggi siamo in due
in dieci minuti ho parlato quattro lingue
ed io conosco soltanto tre parlate
è così che la pensata mi ha steso le sinapsi
spremo le perninci per fare posto in alto
ma non ci entra più un pensiero nuovo
non uno che non sia già stato pensato
ecco che ritorna l’inutilità della parola
scrivo come per passare il tempo
quindi scrivo tanto per il niente
“amore è dove non ci sono io”
scriveva essendoci Viktor Cavallo
e poi robe di fiori – di piccole mimose
ed io dico lo stesso – ad un pugno di mosche
quello che avevo in tasca e
che tiro fuori quando mi dico 
da solo le cose dell’amore 
e queste poi mi ritornano in mente
come una battistata a primavera 
mentre mi innamoro della gente
anche dei bastardi, dico
poi le solite immaginette
che tengo scolpite avanti alla porta
della precezione come i Lari:
io che piscio contro vento
io che – uno dei tre fessi
io che cerco di non esserci
ma che invece eccomi qua
a bere roba calda con in pugno
la penna del destino 
che quando voglio
posso essere qualsiasi cosa:
persino io.

‘ndo cazzo vai?

la sera prematurata
a mezzogiorno tra i palazzi è
come un’accetta d’ombra:
sprofonda nei cementi e
riempie i vuoti tra le auto
fino a ingoiare ghiaini dell’asfalto:
così ci dice che è inverno – poi
svanisce col ritmo delle nuvole
come un marzo qualsiasi e
torna a tratti una timida luce che
lascia una macchia fredda
come un chiodo 
come una sedia vuota
da qualche parte nei ricordi:
un punto di partenza…
vai, ma ‘ndo cazzo vai?

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