Venerdì, Sushi di realtà

poche cose mi turbano
come l’affacciarmi alla finestra
e vedere nei palazzi
case con luci fredde e fioche
come tante anime che annaspano
per restare a galla sulle tenebre.
Così cruda appare da lontano
la realtà dei fatti.

inPatagonia

C’è solo una terra
al di fuori di quella che mi ha generato
e che mi ha sputato lontano
come un frutto acerbo e nodoso
Una terra che mi parla da lontano
con voce commossa di madre
che irrompe nei pensieri come una grande tempesta
a spezzare i rami del passato
a spianare il futuro come una pista d’atterraggio solcata in mezzo al mondo
ad illuminare i miei giorni di nipote
La Patagonia è per me una seconda casa
dove laghi e piante e montagne
mi tengono per mano
come fossi già vecchio
bisognoso di appoggi e conforto
e dove ad ogni passo devo
vanamente, lottare
per essere lasciato solo
per sentirmi uomo
nel mezzo della vastità del pensiero
e non una terra
ammucchiata sulla terra.

Mancanza

Manchi
come quando mi chiamano
solo Cristiano o solo Michele
manchi in quella sensazione di voler dire una cosa
per poi subito desistere a mezza bocca
un accenno di labbra
un anticipo di vita
la tua mancanza è una presenza ingombrante
sei nella distanza tra il pensiero e la parola
in questa esitazione dello scrivere
sei nello spazio tra le cose giuste e le sbagliate
tra il dubbio e la rivelazione
sei la mia esitazione e
se non avessi abbastanza coraggio
rimarrei in silenzio in un angolo
a non scrivere a non dire
e invece scrivo e dico
di questa oscenità sdruciolevole
che è la tua mancanza
Sono il cane che inciampa
nell’attimo in cui non sa ancora
se rincorrere una mosca
o tornare dal padrone
e tu sei l’attesa
tu la mancanza
tu il granito
su cui si infrange il tempo

Un’altra città

Ho un’altra città adesso
su cui ricamare la mia storia
i miei pensieri infesteranno le strade
immagineranno teatri e fontane
e muretti a secco su cui risposare
e quando stanco dal pensare
inciamperò sfinito nel filo esatto delle sue labbra
il tuo nome mi soccorrerà
come se portasse da bere vino fresco
ho un’altra città da maledire senza rabbia
ho una vecchia amica a cui intimare
di non rompere i coglioni e
di lasciarmi stare, steso a riposare
a centro di quella piazza
che non mi ha mai visto passare
Lasciate che parli a voce alta la gente
di questa assolata città di provincia.
Che vedano il dio dell’amore
crocefisso dai pensieri e dall’assenza
e che lo sentano cantare
con quell’allegria che non si spiega
che possiede chi vorrebbe
e non possiede niente.

Più Entalpia meno Entropia

Più Entalpia meno Entropia

Il terrore delle camere
coi libri ammucchiati
lo spavento delle rivincite
quando la partita non l’hai mai giocata
la notte che è sempre troppo breve
le coperte troppo corte e
i letti invece troppo grandi
noi che dovevamo essere dei geni per forza
ché non può essere altrimenti
carichi di aspettative e
di responsabilità vili e sottili,
cose che fanno ridere a ragione
qualsiasi operaio in cassa integrazione,
abbiamo fatto naufragio alla prima onda gelata
alla prima curva sterrata abbiamo preso la tangente
e ne abbiamo cantato, senza coscienza, l’ebbrezza
col terrore negli occhi, a braccetto con la morte
ci siamo persi sui gradini del primo tempio
e non a torto adesso ne disprezziamo i custodi
La felicità non è una strada da seguire
mi ripeto spesso, è consapevolezza-
tutto è oscuro
tutto se è rivelato
sprigiona meraviglia.
Ma adesso che contiamo le rughe allo specchio
e ci siamo lasciati dietro cose insignificanti
e le donne e gli uomini che abbiamo amato
o che amiamo tuttora ci guardano con occhi leggeri,
mi dico, abbiamo creato quello che abbiamo potuto
forse troppo spesso dei mostri irriverenti e feroci,
è vero, e poi è vero che talvolta
le cose ci sono sfuggite di mano
e ci hanno ritrovati sdraiati a vomitare nelle piazze
o seduti sui letti per giorni senza uscire di casa.
I più svegli sono partiti a vedere il mondo
altri invece, come me, hanno cercato di abbracciarlo
capirete la difficoltà del gesto atletico
e la frustrazione che ne deriva.
Ma siamo qui adesso che cerchiamo di fare qualcosa
qualcosa di altamente ambizioso, pirotecnico e sorprendente
vivere in armonia con le cose
le stesse cose che invece tendono al disordine
senza dare spiegazioni.
Mi verrebbe da dire: Più Entalpia e meno Entropia.

Micro_racconto verità. “Routine Sentimentale.”

cammino per la strada
incontro una conoscente
le chiesi di uscire
tempo addietro
dopo averci trascorso
una gran bella serata.
Per vari motivi logistici
non ci sincronizzammo.
-chiamami quando ritorni
mi disse.
non lo feci mai.
In quel periodo (non troppo tempo fa)
potevo scopare con chiunque
se le cose si incastravano per caso
ma un appuntamento
troppo noioso, se non eri tu
dall’altra parte della strada
con la tua gonna rossa e
la faccia da fessa fossettomunita
e tutto quanto il resto.
Comunque, siamo anandati a bere un caffè
ci siamo seduti
lei è davvero bella
molto più di me (roba incommensurabile)
mi ha detto che era da un po’
che aspettava di incontrarmi per caso,
Non pensavo…
perché non mi hai chiamata?
Non lo so, le ho detto
e a guardarla adesso me lo sto chiedendo anch’io…
Sei un cretino! Si leva alto il coro degli angeli.
un deficiente! rincarano. (Cit. Erofeev)
lei ha il Mediterraneo negli occhi
odora di mandorle e profumi di bosco
ricorda la terra ferrosa e i calanchi
levigati dall’acqua e dal vento
certi vini rossi profumatissimi
è un piccolo monumento alla meraviglia
somiglia a certi pomodorini
che sono metafora della vita
quelli che nascono soltanto nell’antica Campania Felix o in certe parti della dell’assolata Sicilia.
Per una volta non parlerò del suo culo
ché non ce n’è bisogno
(a cui credo di potergli attribuire financo
capacità dialettiche e curative. )
Hai la ragazza?
No, non nel sesnso canonico del concetto.
Quindi fai il ragazzino, ho capito.
Va bene, se per avere la ragazza
intendi avere un rapporto biunivoco e stabile
in un non troppo breve intervallo di tempo t,
con t superiore ai due mesi, allora no.
Al momento no.
Come la fai difficile! Ok diciamo che adesso sei single.
Va bene, mettiamola così.
E tu? Io mi vedo con uno.
A beh, io ci vedo male, ma vedo un sacco di gente.
Sì, Sì, lo so… Me lo ha detto Lucrezia (nome di fantasia)
Piccolo imbarazzo.
Per questo non ti sei fatta più viva?
No, è che sai che sono timida. Ma anche… Comunque…
Diamoci trenta giorni, se in questo tempo ricevo un tuo messaggio,
prendo in considerazione l’idea di uscire con te.
mi dice.
Risate.
Va bene, allora ti scrivo eh?
Sì, tanto lo so che ci ritroveremo tra un paio di mesi
per caso, qui in corso, a rifare questo discorso, seduti a qualche altro tavolino.
È che ho un problema con gli appuntamenti.
Tu devi avere problemi in generale.
Mi dice scompisciandosi dalle risate.
E chi non ne ha… Si è fatto tardi, quasi mezzogiorno.
Ci baciamo agli angoli delle labbra per salutarci.
Come a fare un nodo al fazzoletto.
Nel mentre penso che la mia vita sentimentale
assomiglia a certi altopiani dell’Anatolia o alla Cappadocia
dove ogni tanto un nomade accende un fuoco, poi scompare
una donna accenna un canto…
Poi si tace…

Senza fretta

troppa ombra si ammucchia nei sogni
troppo tetri virano i giorni
senza fretta
teschi di fumo risalgono i fiumi
come in quei tempi
porto sempre un
Carnevali nel petto
che mi sveglia di notte
e comincia a fare domande.
Di fianco a me invece
un campo da calcio
una scuola, ragazzi che giocano
si baciano ancora sudati
seduti in panchina, riposano.
Piccoli fratelli in cerca di sole
mucchietti d’ormoni
e marjiuana e birra scadente…
cercatevi buone letture,
e cattivi maestri dai buoni esempi
e non credete loro quando
vi diranno di crescere in fretta
è solo l’invidia
tornate a giocare
a fare le lotte
a bloccare stazioni
a sabotare autolinee
a fare l’amore
a sfidare la morte
con l’urlo di grazia
affrancatevi dal tempo
lasciate che passi
misuratevi in occhi
non solo in parole
magari in opere
misfatti e omissioni.

Qualcosa si è mosso.

a volte ritornano
a distanza di anni
come se non fossero mai andate:
Mi sei mancato.
Come stai?
-Vuoi scopare? Le dico.
Perché Io non ne ho proprio voglia.
conosco quello sguardo. dice.
La tenerezza? Mi dirai…
perduta.
ce l’hai con me?
mi dice.
Certo che no.
ti voglio bene
ma le cose cambiano…
Mi annoii come chiunque altro
ma questo non glie lo dico
niente di speciale tra noi, oggi.
i ricordi sono cose meravigliose
ma hanno un tempo, un luogo, uno spazio.
E i sentimenti?
Si trasformano.
<no. non ora. non qui. in questa pingue immane frana.>
Intono un canto tra i denti
Hai una bella voce.
Lascia stare…
Beviamo un caffè?
Sediamoci, lo vedo che hai voglia di sapere, di parlare, è passato del tempo
da quando caddi ai piedi del tuo letto
scivolando sul tappeto.
Risate… Ridiamo
con quella patina oleosa sugli occhi
che regalano solo i bei ricordi.
Hai un gran culo, comunque,
Come sempre. Orgogliosa.
Io ne ho trenta! Mi dice.
Io trentasei. Cristo!
E siamo qui come due vecchi
coi genitali sotto ketamina.
Parla per te/ mi dice.
Ridiamo. adesso senza quella patina
che hanno solo i bei ricordi.
Vedi? Dovevamo solo carburare! Le dico.
Annuisce.
beviamo il caffè americano senza parlare
qualche sorriso, una carezza…
Non ho intenzione di scopare con te stasera.  Forse domani.
Quando sarai partita.
Lo so, ma non sono qui per questo.
Non ho intenzione di chiederti il perché…
Tranquilla. Vieni qui.
Ci abbracciamo come due fanti in trincea.
Se non è amore questo. Le dico.
È strana la vita, eh?
Sì, ma chi se ne frega
Siamo qui a distanza di secoli
abbiamo fatto le cose perbene.
O è forse perché ho ancora un gran culo?
Ridiamo.
Fa’ vedere, alzati e cammina fino al bancone.
Ok.
taglia il caffè in due metà esatte
ritorna guardandomo dritta negli occhi.
Senti. Quaggiù qualcosa si è mosso.
Deficiente!
Ridiamo…

Pianoforte alla stazione di Napoli

la gente si ferma
ad ascoltare un pianoforte
quando il pianista è di spalle
quando gli sguardi non si incrociano
perché l’uomo teme gli uomini
che parlano al cuore
ciascuno teme la propria ombra
“il pudore mi piace
perché è figlio della gentilezza
e della paura.”
Questo ho pensato
alla stazione di Napoli
dopo aver ascoltato
i classici partenopei
per una ventina di minuti buoni
prima di salire nuovamente sul treno
con gli occhi gonfi
e le gambe pesanti
Ho indossato gli occhiali da sole
per tutta la durata del viaggio
nonostante la pioggia
circondato da simil-camorristi
pieni di coca
E pure abbiamo usato gentilezze
due di loro cantavano “core ‘ngrato”
alle spalle del maestro
ho visto la loro commozione e
non era troppo diversa dalla mia
ho avuto molto da pensare
per tutto il viaggio
e il giorno dopo
ed eccomi ancora adesso
a rimuginarci sopra
come se fosse un affare di stato
e forse lo è.

Sugli scalini del treno.

Sugli scalini del treno.
Condrolla il cervello…
tu mo’ parti, ma condrolla il cervello.
E mangia ché poi ti vengono i cali di pressione.
pure tu mi manghi ma pensa che ci dobbiamo sistemare. Poi facciamo i figli, una casa.
Ti amo.
Anch’ io.
Non piangere. Pensa che tra 10/15 giorni so’ là.
Ti amo!
Angh’ Io.
E chiedi per la domanda di disoccupazione mo che arrivi.
Siamo giovani, ce la possiamo fare.
Va bene.
Ti amo.
Anch’io.
Lei sale, lacrimoni.
Lui la segue con lo sguardo fino al posto.
Scuote la testa, borbotta qualcosa.
fa una faccia buffa, tenta di strapparle un sorriso.
Non lo sento più, le porte sono chiuse.
il treno parte.
Lui si stringe nelle spalle, tira su col naso.
Cambia espressione. È visibilmente perduto.
lei da due posti dietro al mio, Starnutisce.
Auguri ragazzi.

La sua voce

la sua voce tradisce
un senso di pietà
per la mia vita
così appesa
alla sua voce.
Invece umida di pena
per le cose che vanno
quando vorrebbero restare
è la mia / la sua
è per me una casa
dove siedo in giardino
all’ombra dell’albero antico
quando il sole intorno
brucia ogni cosa.
La sua voce
è la preghiera
in cui credo.
L’ antico mistero.
Il misticismo sacro.
L’eucarestia /
/ La carestia…

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