Una vecchia lettera di stran.amore

Volevo dirti due parole
dirti che mi manchi
non che la cosa sia segreta
da quando ho fatto voto di sincerità, ero, però,
certo che le cose sarebbero andate come pensavo
invece è andato tutto rovinosamente a puttane,
e un sacco di puttane nel contempo
hanno bussato alla mia porta
recandomi doni più o meno prelibati
ma non commettere mai l’errore
tu che leggi
di considerare offensivo il termine “puttana”
sono donne e uomini sinceri le puttane
hanno coraggio e un vuoto da riempire
hanno dignità, loro,
comunque le ho fatte entrare, abbiamo bevuto
ci siamo raccontati
talvolta scopato, ma non è una cosa rilevante,
bisogna farsi le fusa ogni tanto, sempre
che la situazione sia quella giusta, comunque
volevo dirti cose che già sai, probabilmente,
ma va bene così
la gente fugge le persone sincere
e se faccio cacare, buona pace santissima, amen
va bene così. So essere una pietra.
Lo sono stato per secoli, eoni.
Ma non commettere l’errore di prendere alla leggera
le mie parole
nonostante mi sia contraddetto mille volte
io so sacrificarmi per un capriccio.
So rinunciare a tutto per una questione di principio
non che sia una cosa intelligente
evito sempre di farlo
ma non farmi incazzare troppe volte
divento cattivo e ottuso
comincio a buttare la gente fuori dalla finestra
come quando zio Carver beveva roba forte
ma io non so che cos’ è l’amore
e probabilmente sono uno di quelli in questa stanza
che non riconoscerebbe l’amore
neanche se me lo mettesse nel culo, ma credimi
so essere una testa di cazzo come un uomo qualsiasi
di cui si innamorano le stupide
ma tu non sei cretina ed io
non voglio parlare d’amore
continuiamo così facciamoci del menomale
dal canto mio, farò quello che voglio
come è sempre stato
non ho paura di niente
anche se comincio a rompermi i coglioni
di rovistare nel sudicio
di parlare da solo
di saperti lontana
non è difficile voler bene
è difficile accettarlo, così incondizionatamente
ma Io confido ancora nella noia
ho ancora energie per te
vediamo quanto dura
mi stancherò, prima o poi-

Neo Manierismo (conosco un posticino)

il disagio di giovani e meno giovani
imbellettati con abiti da festa
seduti sopra sedie in stile finto Cast Away
mocassino da barca, lino, vintage alla Hemingway
senza aver mai letto Hemingway
ci casco anche io di tanto in tanto
nella noia di certi locali in riva al mare
seduti sulla spiaggia
a sorseggiare mojito
apericena manierista della peggior specie
posti senza anima, spiagge violentate dalle Hogan
tristezze post metropolitane
solo l’idea borghese di mare
può rendere così volgare il mare
e gente che brama status altolocati
venderebbe il culo per tuffarsi in quel mare di tristezza
se Lapo potesse urlare la sua angoscia vi atterrirebbe
miei amati fratelli, miei specchi
se solo riuscissimo a vederci
nei parcheggi prima di battere
le tavole inchiodate della passerella
proveremmo terrore.

Domande

io so che alcune cose non le capirò mai
so anche che non è importante capirle
e lo sgomento che ci coglie tutti di notte
avanti a cose intellegibili, è tutto umano.
una mano. un piede. una bocca. la folata di vento.
la finestra che sbatte. la luce di Giove.
un dio qualsiasi. un culo. la pioggia.
Pino Daniele. James Senese. Caravaggio.
tu che non mi caghi. tutti quanti. ogni altra cosa.
Smetto di pensarvi. ed esistete. per sempre.
ogni cosa. in ogni cosa.
il paradosso. a cosa servono le domande?

Poeti

poeti
inni alle solitudini
fili di erba bruciati e piegati
scia paglierina nel verde
corrente di risacca nella schiuma
vento caldo delle Alpi
che asciuga le lacrime ai popoli
abbiamo imparato a piangere
senza versare una goccia di sale
poeti
esseri immondi
voragini del tempo
nemici della logica
non ha senso alcuna filosofia
vorrei scriverlo sui vostri libri
e non so nemmeno se esisto
così come mi vedo
poeti
ieri ad esempio ho abbracciato una ragazza che dispensava abbracci
aveva un bel sorriso
ci siamo amati meno di una coppia mitologica? Non credo.
ho già dimenticato il suo viso
poeti
infilo due passi lungo il selciato rovente
asciugo il sudore con un fazzoletto bianco
e non decido niente, vado avanti e il mondo mi incontra
combatto solo un poco il desiderio
ho un cuore ancora fragile e
sicuramente piangerò ancora
sotto la sferza del sole
poeti
non nasconderò il mio viso
è forse una colpa non saper provare rabbia?

AFA

Afa.
sembra di abitare in una stamberga di zinco
lamiera sul tetto, assi di legno per terra
nomi alle pareti sempre i soliti sempre più caldi
sembra di abitare il libro di Djian
37.2 al mattino
aspetto che un padrone qualsiasi
il padrone delle lamiere
o un dio qualsiasi
qualcuno che abbia una idea precisa
di quello che c’è da fare
apra la porta di cartone pressato
senza bussare, come uno sbirro
un bambino assetato, la morte,
un pronto soccorso
per ricordarmi un ritardo
non uno qualsiasi
ritardo nel pagare l’affitto
ritardo di nove mesi con la vita
ritardo nella tinteggiatura dello stecca
ritardo mentre il sole ficca i suoi piccoli spilli nella sabbia
la canotta bianca ascella sudata
il mentolo che brucia del deodorante scadente
il basilico floscio isolato nell’angolo
la goccia tiepida che cade dal rubinetto
la bocca aperta del cane
moribondo nell’ombra
il rumore di fondo metallico della solita vecchia radio
sul tavolo, una mela, un coltello, spiccioli di rame
anche loro a temperatura ambiente
il cuscinetto rotto del ventilatore al soffitto
è la cosa più spirituale che si possa trovare
il questa radura che oggi abita
le pianure desolate dei miei sentimenti

trema qualcosa nella sera

trema qualcosa nella sera
non sono io
non sei tu
trema qualcosa nella sera
il ricordo del giorno
sull’asfalto rovente
trema qualcosa nella sera
il passo veloce
che rincorre la notte
trema qualcosa nella sera
forse è la mano
che accenna il tuo nome

Tu Sei quel fiore, il pugno negli occhi.

-vedi quel fiore! Che pugno nell’occhio! Che amore!
Guarda la Grazia di Edda,
la vita che splende dopo la dipendenza,
e guarda, avvicinati, vedi?
Là dietro il muretto, la valle che esplode
una granata sotto il peso del sole!
La naturalezza di chiamarti per nome
vicino, al posto del foglio, il silenzio.
Tanto lontano, sembro un alieno
in mezzo ai bagnanti nel sole di Agosto.
Un cristo che parla da solo, alla croce, alla città e al mondo,
seduto tra numeri primi, solo amore alla vita,
la poca rabbia dei santi scorticati dai muri.
escono di bocca dichiarazioni dei redditi, atti, successioni,
buoni propositi, imposizioni, doveri,
e tutta quella fuffa che renderebbe nobile un uomo.
Io sono anche dio, nella penombra, alla sera
mentre scrivo il tuo nome, lontano da te
un nome che è anche altri nomi
con cui chiamano me e te e tutti gli altri.
il nome di Dio.
Tu Sei quel fiore, sei il pugno negli occhi.

Non Aggiornarmi

Non aggiornarmi
dei tuoi desentimenti
delle ultime esplosioni
della destra xenofoba
della sinistra impedenza
dei vostri Ohm esclusivi
non aggiornarmi
con trafiletti veloci
con rasoi ideali
con giudizi sommari
non aggiornarmi
a Windows diecimila
backuppami e scopami
e poi downgradami al 3.1 a
quando per cambiare programmi
usavo dieci dischetti
e mi prendevo il tempo
il tempo vitale
per dirti ti amo
e per fare l’amore
senza ripensamenti.

Scoria d’amore e di resistenza

Scorie d’amore e resistenza

niente cancellerà via la prigione
il dissesto, la strada, la miseria
niente cancellerà via la gogna
la maldicenza, il rigurgito, la reazione
niente cancellerà via le lame
il bastoni, le ossa, i solchi
niente cancellerà via gli sguardi
la doma, la corsa, l’abbraccio
niente cancellerà via l’amore
la rabbia, il livore, il grido
niente cancellerà via la fede
il seme, le labbra, il ricordo
niente cancellerà via l’abuso
l’indice, la macchia, il deserto
niente cancellerà via l’ardore
lo slancio, la fierezza, l’indole
niente cancellerà via niente
tutto è accumulo di scorie d’amore
questa fu la poesia che le scrissi
appena appresi che suo padre
per anni fu amato cancelliere.

Guerra

ho dichiarato guerra ai tuoi occhi
quando ho capito d’averti idolatrata
come uno qualsiasi degli idoli
agitatori di folle e di testicoli
dispensatori di ancestrali paure,
allora la mia lingua che è la mia anima
che mai si è genuflessa, si è dichiarata vinta.
ho dichiarato guerra alla tua religione
d’un tratto, ho smesso di guardarti, e sei sparita
nel nulla cosmico fatto di orpelli e altre cose
che come una jungla fitta di codici
e linguaggi impenetrabili
ricoprono qualsiasi altro dio
che ho sempre combattuto

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Incerto&Malpighi

Porte Interne Italiane

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...