Lei era la mia Odissea
la mia impresa memorabile
avere a che far con lei
era attraversare il pacifico a nuoto
contemplare l’universo
seduto sulle sue labbra
fare un pic nic su di una zattera
a Capo Horn
Era la mia palestra sentimentale
il mio sparring partner
il legno da rosicchiare
per i miei denti da castoro
Il guinzaglio del mio Ego
era bellissima
un gran rottura di coglioni
adesso pubblico un libro!
Ogni tanto mi sveglio e penso:
Bene, adesso pubblico un libro!
Poi penso a quei poveri alberi abbattuti alle selezioni da fare tra le millemila scritturosità, alle cavallette, alle tette, al caffè, alla tauromachia, alla ricerca di un editore, a quella cretina ( mi dilungo sull’argomento), poi faccio una pausa e ricomincio… E alla fine mi faccio un caffè-
Lezioni
Incontro una bimba
avanti al portone
La vedo ogni giorno
Ha un cagnolino e
Quando mi vede
Gli fa una carezza
E suoi occhi mi dicono:
Vedi, è così che si fa.
Io le sorrido
un po’ imbarazzato
Vorrei avere anche io
Qualcosa da dire
Che lei non conosca.
Poesia più di compagnia che d’amore
lo insegnano le lettere
iouuweiiwhdfwpiouefrdfuhaowid
òoiadhoaifhofihoihfa
oasihfapoifhapofih
non significano niente
ma tutte così vicine-viciò
nonostante gli spigoli> le virgole, i punti…
lo dicono pure le lettere
quando arrivano
dove arrivano, sempre
in un posto vicino.
Così le ho scritto un biglietto
“AJUSHIDFUHGSLHUDF”
HA RISPOSTO : ?
e ho capito tutto-
ho riporovato
Volevi dire “!?” ?
ha ri-risposto: ?
Niente da fare.
Un Whiskey, doppio!
Okay Okay Ricapitoliamo…
Okay okay ricapitoliamo
avevo un po’ bevuto,
era pieno di stelle
che a trovarlo un pezzo di cileo nero
manco a pagarlo oro
sotto, la citta sembrava
una di quelle qualsiasi città americane
dove c’è un dirupo
e stanno tutti con le macchine
sul filo del rasoio.
cose che mi hanno sempre spaventato a morte:
“ e se mentre allarghi le gambe avvii il freno a mano? Sono cazzi!”
però non c’erano le altre macchine
nei dintorni, né la città era americana, questo è assodato.
Ed io e te cosa abbiamo fatto?
Se non scavare una buca
nei nostri cuori malati di solitudine
Cosa abbiamo fatto se non
seppellirci i giorni e quei quattro rifiuti
e darci coraggio a vicenda
con quelle quattro parole,
“Sei bellissima! Più tu”, hai risposto,
e ci siamo messi a ridere tantissimo
e ci siamo baciati di più
che ho finito la saliva e le parole
e la benzina e pure le monete
sono scivolate dalla tasca
una cascata di luce, ho pensato,
e ti ho stretta fortissimo
fino ad avere i crampi alle mani
Know How
Io so
Prendere in mano una penna
E disegnare tutti tuoi i spigoli
E baciarli uno per uno
Io so
Rivangare l’asfalto della strada
andare a caccia di oggetti perduti
E regalarli ai poveri di spirito
Io so
Svegliarmi in una cupa mattina d’Inverno
Come se fosse l’alba alle Bahamas
Ed uscire di casa con gli occhiali da sole
Io so
Anche essere invisibile
Vuoi vedere?
Tristità tristità tristità
Annoiato
salto da Carver
a Lorca a Wallace
a Conrad
due parole di qua
due di là
la tv in streaming
trasmette cani che abbaiano
a Sanremo. Mi annoio.
Scrivo due righe
poi cancello.
Che fai? Vieni?
Non accuso più di tanto lle aberrazioni musicali
non più. Hanno sdoganato Allevi.
Non mi meraviglio né mi scandalizzo.
Fa così un bel contrasto lo sterco
con questa magnifica poesia di Raymond.
Non sta succedendo niente,
praticament’ nu cazz!
solo un cane abbaia annoiato dal balcone di fronte
e le luci dei megapalazzi quasi tutte spente,
strana cosa questa per le dieci e venti di sera.
Le scrivo due righe, mi manca una spalla,
lascio che la noia mi conquisti
pianti la sua bandiera
e lasci nelle mie parole le orme
come fece Armstrong nei sessanta.
Ecco. La musica è sempre più squallida
e leggo del mare, la mia preferita,
il lucifero dell’azzurro, formidabile satana.
Lorca. Fratelli, Antenati, preghiere
e cose più belle di me, uragani,
Rimbaud, Artaud, Carnevali, e tutti gli altri,
tutti buoni per passare la notte
per fare due storie, una pacca sulle spalle.
Un sorso di birra, una tisana e due biscotti.
Altre due righe di poco valore
musica sempre di merda, comici tristi,
tristità tristità tristità
Pazienza
Ho sempre pensato all’amore
Come a un disarmo
In tempi di guerra.
Mai sono venuto in pace
mai sono tornato in pace.
Un tempo stipavo sempre una lama
Un tempo temevo l’odore del sangue
Adesso mi porto soltanto provviste
Così da ingaggiare una guerra
Una guerra col tempo.
O tu, O un abisso.
Come sono cresciuti
i miei giorni, ho pensato.
Tracimano di vita
senza più urlare.
Com’è categorico il cuore:
O tu, o un abisso.
Che poi siete così uguali,
così belli, e tetri, e pericolosi;
ed io, sempre a rovistare
tra lo sporco dei giorni,
sempre più artigiano,
a sistemare le cose
a lucidare le pietre.
Avrei scritto stamattina
parole più ispirate di queste,
ma perché? Per chi?
E adesso? Mi senti adesso?
Again
cosa ci tiene legati
così distanti?
il pensiero e l’azione
dipendono l’uno dall’altro
e pure non si sfiorano.
cosa ci tene legati
così dimenticati?
lo sbadiglio del gatto
avanti al portone
si scrolla la vita di dosso.
ci capiamo, ho detto.
Quanti fantasmi dovrò
riaccompagnare a casa
quante ombre dovrò scoparmi
ancora e ancora e ancora?
Use your Illusion exp(n)
È bello scrivere
con l’entusiasmo
dell’ illusione
una realtà solo auspicata
più che lo scrivere
immerso nel giorno.
senza il distacco necessario
restare lucido
impone qualità da grande uomo
e io appartengo ad altra specie,
ma prima che la vita mi avrà freddato
col suo mattino sincero
ti avrò già amata almeno mille volte
e quante storie saranno accadute…
ho visto eserciti
con gambe meno lisce delle tue
giocarsi le sorti del mondo
sul palmo infinito della mia mano
Ma tu che cazzo ne sai…
Dimenticanza
Ciò che sono
è soprattutto dimenticanza
ciò che ero
è ciò che è sfuggito
ed un sacco di cose mai create
domani ancora
sarò dimenticanza
e cose perdute
sempre una cosa
strappata a una cosa.
un’altra cosa.
la stessa cosa.
