Dovremmo

Dovremo cominciare ad amarci
E mi pare logico
Che se tu cominciassi ad amarti
Ed io cominciassi ad amarmi
Allora ci innamoreremmo
Spontaneamente
Allora non ti parlo per un mese buono
E cerco di cominciare ad amarmi
Almeno un poco
E ti lascio il tempo di trovare l’amore
Nel tuo letto o nel letti di chi ti pare
E Passerà altro tempo
Forse pari ad un paio di ere preistoriche
magari un nuovo pleistocene sentimentale
E poi ci incontreremo per caso
O con una scusa qualsiasi
E cominceremo ad amarci naturalmente
E non come ho fatto io
Agli ultimi appuntamenti
Pensandomi furbo
Che sono venuto già amato…

Appartenenza

Sul fondo della notte
trovo soprattutto commozione
E vento gelido sui piedi
E appartenenza
una spettrale solitudine
Che svanirà al mattino
In una danza di raggi
azzurri o grigi

o di qualsiasi altro colore vivo
E La mano tesa del giorno
e degli alberi cipressi
Abbottonati Stretti lungo il viale
Come una famiglia
Si faranno cerchio
Per accoglie il figlio
nascosto dalle Tenebre

Aspetta Primavera

lascio che l’ombra del palazzo di fronte
conquisti il pavimento
della camera da letto
il sole tenta un timido allungo
verso l’orizzonte
la notte è ancora troppo forte.
letarghi dell’anima.
cose già nate nell’ombra
faranno bello il sole
di Primavera,
qui solo gli alberi hanno pazienza!
Da quando non ti vedo
presto attenzione solo ai tuoi occhi
passo avanti a una concessionaria
e penso le-targa
e letarghiamo!
Che grande Inverno sono diventato!
ormai sono l’albero
che ha lasciato cadere
le voglie.

Peppino La Veglia

Tra tutti gli elementi disastrosi che ho incontrato come docenti (roba che a raccontarlo la gente non ci crede), durante gli anni di Liceo, uno dei pochi a salvarsi era il compianto Peppino.
Peppino era anima nobile e gentile, non che io gli abbia semplificato la vita, anzi…
Era l’unico ad averci capito qualcosa. Lo intuii dopo una mezz’ora di conversazione no sense, botta e risposta, alla fine della quale, con un mezzo sorriso, mitigato da un velo di rassegnazione sugli occhi, mi disse:
<<Aulicino, emmh emmhh ( quando era nervoso balbettava ), non ho ancora capito se tu sei un genio oppure un deficiente. (Pausa…) … Comunque, sappi, che IO propendo per la seconda ipotesi!>>. Voevo bene a Peppino. Anche se non studiavo mai né storia né Filosofia.

Salito sulla montagna

Salito sulla montagna

mi ricordai la volta che ti dissi

che volevo guardarti

in-coscientemente

e feci il gesto di aprirti le gambe

e facemmo l’amore

poi ci guardammo addosso

come mortai abbandonati

qualcosa diceva di piangere

senza tristezze ma

nessuno lo fece

oggi sono salito sulla montagna

e lì ho pianto

non la fatica né la soddisfazione

ma di gratitudine al sole

asciugate le lacrime

le altre cime più in basso

e più sotto il paese

e nessuno sapeva

ho gettato uno sguardo

di nuovo incosciente

in mezzo alla valle

ho guardato a fondo

la case le cose

qualcosa si è aperto e

ho rifatto l’amore

Conosco uno che abusa di poesia

Conosco uno
dice di scrivere poesie
ma io lo conosco da molto prima
che cominciasse a scrivere poesie
e cono lui non parlo mai
del fatto di scrivere poesie
perché è così inutile parlare di poesie
mentre si pensa una poesia
e la stessa parola poesia
perde significato
nel gesticolare
nell’abuso
che non interessa
più a nessuno
mentre le accarezzi i capelli
avvicini il palmo agli occhi
per ripararti dal sole
nel mentre di ogni gesto definito
tutte le parole
sono poesie
sino a quando non si pronuncia
la parola poesia
ed è anche per questo motivo
che questa non sarà mai una poesia
ma solo una allusione
una strizzata d’occhio
una toccatina di culo
un pizzicotto
nel vuoto della poesia.

Quello di cui ho bisogno

La mia poesia
Tutta la mia poesia
Era nel pullman
Che mi portava al treno
Là avvenivano le morti
E le nascite
Prima dei grandi viaggi
Che hanno gambe lunghe
E orizzonti sconfinati
Nella polvere dei sedili
Tra le briciole stantie
Lasciate come offerte votive
agli acari, gli dei dell’invisibile
Tra i capelli delle prime calvizie
E le impronte di
Scarponi da montagna
C’era tutto ciò che ero
E tutto ciò di cui avevo bisogno
Era ciò che ero
E tutti voi
Lontano anni luce
Da qualsiasi accenno d’ impresa.

Macina

Vado a fondo
In questo pozzo di vita
E scorgo orrore
E meraviglia
E le parole di mattonella
Buone a lastricare pareti
Lasciano spazio
Ai gesti sempre
E vado a fondo
In questa piscina senza acqua
Né aria né luce né desiderio reale
Come un lucifero
Con meno magia
Come un bambino
Che ha scoperto il trucco
Senza comprendere
Mi aggrappo alle cose
E le cose si aggrappano
In un abbraccio di pietra
Maciniamo la vita

Discendenza

La terra conquista
Con antiche storie
Di antichi uomini
siedo su vecchie case
A me nuove
Che raccontano mille vite
Scorre il mio sangue
Per la valle
In occhi meno gentili dei miei
Ricordano certe rupi
Gli uomini
Da cui provengo
Custodiscono saggezza e follia
I loro sguardi
Per metà falchi
Per metà montagne e
Per metà immaginari.
Nascondono grandi cuori
Le loro spesse cortecce
Cuori più coraggiosi e più buoni
Con meno fronzoli inutili
Di quello che ho imparato a scolpire.

Il cielo fa il cielo

Il cielo fa il cielo
Gli uccelli pure
Gli uomini temporeggiano
Qualcuno esplode
Tu ti allontani
La notte si avvicina
Un corridoio di mani tese
Si apre nel cielo
Il vino sul tavolo
Le arance nel cesto
Un caminetto vicino
Vorrei alzare il telefono
Ma non ho niente da dire.
Gli uomini temporeggiano
Qualcuno esplode
Tu ti allontani
La notte è vicina
Un corridoio di mani tese
Si fa largo nel cielo.

Andiamoci a fondo

C’è un fondo di verità nel dire
Che le poesie sono solo puttanate
C’è un fondo di verità nel dire
Che la poesia è tutta una vita
C’è un fondo di verità nel dire
Che se la vita ha un fondo di verità
Allora deve necessariamente avere
Un fondo di poesia, e viceversa.
Andiamoci a fondo.

Andiamoci a fondo

C’è un fondo di verità nel dire
Che le poesie sono solo puttanate
C’è un fondo di verità nel dire
Che la poesia è tutta una vita
C’è un fondo di verità nel dire
Che se la vita ha un fondo di verità
Allora deve necessariamente avere
Un fondo di poesia, e viceversa.
Andiamoci a fondo.

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