È accaduta la neve

Non ho a mai amato rincorrere
Ma ho amato la vita q.b.
Disegnando divertenti gomitoli
Sul piano spazio temporale.
Non ho mai rincorso la neve sui monti,
ad esempio.
Ho sempre aspettato che accadesse
E quando non è nevicato
Ho saputo farmene una ragione,
Conscio di non essere un nome,
Un punto o un cammino.
Accado e lascio che le cose accadano.
Come la neve, un infortunio, una scoperta,
Quel gesto che fai con le labbra o
un fiore che resiste al gelo del tempo
inaspettatamente.

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Che Noia

Non dire niente
Non che tu abbia bisogno di incentivi
Ma non dire niente
Ho posteggiato l’auto nel parcheggio più freddo di sempre
Le suole delle scarpe parevano fondersi
Col gelo sull’asfalto
Il vento che spacca le labbra
Tu mi spacchi il cuore
Il vigile i coglioni
E vorrei urlare almeno a lui
Quello che non ti dico
Ma lui ha il cuore cromato
Dal  fischietto che stringe tra i denti
Come un sigaro cubano
Mi spilla i soldi di una buona bottiglia di rum
Tu mi pianti spilli negli occhi
Manco fossi una bambola voodoo
Il vigile gli ammennicoli con indegne paternali
Il barista mi spilla un po’ d’amore a prezzi molto più ragionevoli
Ma tu non dire una parola, ti prego,
Amo la tua coerenza
E mai una volta, e dico mai,
Una cazzo di volta che sorprendessi
le mie aspettative.
Che noia. Persino nella solitudine.
Al bar, nelle multe,
Che noia, il viale deserto e gli alberi
Inutilmente in parata
Che noia il bancone il suono delle carte, le bestemmie, le ristrutturazioni,
Le teste di cazzo ignoranti,
Che noia i rum e cola i Cuba libre senza embargo , il papa buono,
Che noia i dolci del natale, sempre gli stessi da secoli, che cazzo di noia le poesie liriche, i professori saccenti,
I tecnici delle caldaie con le cassette piene di entropia, che maledetta noia tu,
Ma soprattutto io col mio romanticismo 3×2, le dipendenze, le pendenze…
Comunque continua pure così
Mi annoierò presto di annoiarmi.
Che noia. Vieni andiamo, camminiamo,
Che noia. ..

Sei del mattino

Leggere poesie alle sei del mattino
Senza aver dormito
Avere qualcosa da immaginare là fuori
E pensare a vecchi rugosi
Che vivevano in vecchie case rugose
Con orologi rugosi
Dopo aver sprecato le albe migliori
E tentare la roulette russa della poesia
E dell’amore dei postini e dei fornai
E scrivere quattro righe sconclusionate
Per evitare di concludere l’ennesima giornata senza aver concluso niente
Siamo tutti innocenti alle sei del mattino
E io mi prendo le mie colpe, smetto di perdere tempo per un istante
Smetto con qualcosa o qualcuna
E le ore passano e arriva la luce
E le poesie perdono valore e smetto di scrivere e di leggere e di pensare
E divento inutile come le poesie spese a contemplare una donna che non ha mai avuto abilità di contemplazione
Un cerchio si chiude e un altro comincia
Pieno di sonno e incoscienza e difficilmente finirà col diventare una poesia o una spada o un profilo di donna
Seminudo sul letto alle sei di mattina.

Poesie di Natale

Ho letto belle poesie di Natale
Dove il Natale non era vero Natale
Ma un Natale depotenziato q.b.
Senza amori agognati
Regali incartati
Né vi erano troppe lucine colorate
O bambini affamati
Lavori perduti
Manti innevati
Ho letto belle poesie di Natale
Dove non c’erano slitte
O stelle cadute o Gesù_Giuseppi e Marie
Poesie senza morali
Dove nessuno comandava nessuno
È nemmeno le feste erano comandate
Eppure tutti sapevano…
Ho letto belle poesie di Natale
Dove nessuno aveva bisogno
di sentirsi più buono
Dove le vecchie attraversavano la strada
Coccolate dai fari dei tir sulle strisce pedonali
Ho Letto poesie di Natale fantastiche
Devo averle lette da qualche parte
Ricordo di averlo fatto
Ne sono certo_certissimo
Ma adesso non bene bene benissimo
Né dove né quando
Ma le ho lette, ne sono certo
Deve essere così, sicuramente.

Poesia sulla poesia in forma poco poetica

Si dà troppa importanza alla poesia
Alla poesia degli altri
Le poesie sono un richiamo all’ordine
Un invito al viaggio
Verso la propria poesia
La propria casa
L’arte tutta è una preghiera
Un invito all’essere
Una offerta sacrificale al dio dell’uomo
Nato uomo_ fatto uomo _sbagliato uomo_ morto uomo_ ri divenuto uomo
Non avrai altro dio all’infuori di te
E di me e di lui e di tutti gli altri
E le piante e i pesci e le pietre ecc ecc
La poesia è un invito ad essere tutto
Ed il contrario di tutto
La poesia non è mai nelle parole
Le parole fanno la strada
Il lavoro sporco è di tutti
Il segreto è nelle gambe
La gentilezza di chi la esercita
L’umiltà di pochi
La grazia di chi la cerca

La foto in cui sono la chitarra appoggiato alla finestra ed il sole mi decolla

Mi è capitata sotto gli occhi
Una foto in cui suono la chitarra
E la luce del sole taglia di netto
metà della mia testa
Il viso, di profilo, pare una maschera africana anemcia e con la barba.
La camicia a quadri che fa molto fuori_college americano
La posa plastica con gamba accavallata anche in piedi tradisce una certa senilità di fondo.

E sarebbe una foto come un’altra
Ma non lo è.
Non lo è perché è una foto pluringannevole

Uno: della chitarra conosco solo la scala pentatonica
e suono come se a T. Emmanuel fosse venuto
Il piú epilettico degli attacchi epielettrici.

Due: mi costringe a scrivere una pseudo poesia narrativo_inutile_descrittiva,
mentre ero partito con l’intento di giocare sulla parola “decollato”.

Tre: i santi, martiri, devono avere a che fare con i primi astronauti dato che molti sono stati decollati. (Lasciatemelo dire)

Quattro (numero bonus per i primi 100 lettori):
Ricordo bene a chi pensavo in quella foto,
pensavo di essere altrove
col sole alle spalle,
il muro era fatto di onde di mare e di poster
Il porto! Le navi che sfilano avanti agli occhi e lei di fianco, in silenzio.
Il rumore, per riempire una distanza
Serve a molto poco. Però distrae.
Ho lo sguardo perduto, in quella foto.
Ho la malinconia della verità rivelata.
Quando non c’è spazio per un ipotetico futuro, ed il presente sovrasta ogni cosa,
Col peso dei corpi, e solo lo sguardo fugge,
Come una ritirata comandata troppo tardi.

Notte

La notte mi passeggia di fianco
Come un cane affamato
L’asfalto ringhia come Cerbero
Tra le gambe della madre
La luna non fa sconti
Ai figli della strada
La pioggia dice che
Le cose sono quelle che sono
La poesia, come l’acqua, cade
Senza che alcuno gridi al miracolo.
Con questo mistero
Di naturale indifferenza
Si alimenta la vita.

la donna della poesia di cui sotto

C’è sempre una donna
per colpa di cui scriviamo poesie
più o meno imbarazzanti
e tu vorresti ch’ella ti dicesse
ad un certo punto della penna
cose del tipo
“Basta scrivere minchiate, scopiamo!”
ma questo non accade mai, ma
succede sempre di trovare la donna
che non capisce niente di poesia
che vorrebbe essere protagonista di una qualsiasi poesia
più o meno ben grammaticata
in cui qualcuno si tormenta intimamente
a causa dell’assenza feroce delle sue labbra
e finisce che a volte poi ci scopi comunque
dopo 27000 vodka tonic e con tutti gli imbarazzi del caso,
“bisogna pur che il corpo esulti” ti giustifichi
e poi riscrivi una poesia ancora meno degna
per colpa di colei che non ti caga più di tanto
e va bene così, percaritàdiddio, vada come vada,
ma sappiate che se scrivo pessime cose
non è solo colpa mia.
Ne farei volentieri a meno.
Ecco, è risuccesso!

CVD
CiVeDiamo

Conosco Una Donna

conosco una donna
o forse una ragazza
che sembra una donna
è diverso tempo ormai
che conosco i suoi segreti
e lei conosce le mie bassezze
e avanti a lei sono un ramoscello
che scricchiola sotto il piede d’Autunno
e non mi curo di essere forte
ed è per questo che mi sento forte
-mi dichiaro mortale di fronte alla morte-
e forse per questo un po’ la amo
lei sa che morirò, un giorno,
ed io l’ho capito non da molto
ma continuo comunque ad ignorare il tempo.

conosco una ragazza
o forse una donna
che sembra una ragazza
è diverso tempo ormai
che non parliamo molto
potrebbe comunque arrivare tra cento anni
e raccontarmi la sua vita
zeppa di aggettivi pomposi
avrei sempre lo stesso desiderio
di appiccicarla al muro
e morderle le labbra,
ma forse eviterei di farlo ancora
userei con lei il rispetto dovuto
alle cose che ammalano.
Ma non ci vorrà molto
e ci incontreremo ancora
In quel vicolo angusto
dove ci spinge la vita