Genevieve

Ieri notte ho sognato di essere
in un quadro di Alberto Sughi,
appoggiato al bancone del bar
in abito grigio
avvolto dal fumo di sigaretta
che non ho mai fumato
e dal colore del legno e dei vetri
e tu in abito blu
seduta per metà sullo sgabello
tentavi di dirmi qualcosa,
la stessa cosa che oggi
avresti dovuto dirmi,
intervenendo da quella dimensione
sghemba dalla quale ti fai viva
come una voce fuori campo,
quando parlando con Genevieve e
col suo inglese troppo francese
ad occhi bassi mi ha detto :
“ce poème est merveilleux”…
“mi piacerebbe l’avessi scritta per me”
mi ha detto, arrossendo “i’d like…[
Avresti dovuto rivendicare i tuoi atti terroristici
avresti dovuto dirmi
la stessa cosa che tentavi di dirmi ieri notte
in quel quadro di Alberto Sughi
mentre la cenere che non ho mai tollerato
si ammucchiava dalle labbra al bancone;
Almeno adesso avrei un motivo valido
per non innamorarmi della bellissima Genevive.

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