Un’altra birra.

ciò che ho inteso di notte
ho dimenticato al mattino
ciò che ho generato nel Mito
torna come frusta di libeccio
ciò che mi ha beato nei sogni
lo ritrovo tra i denti a colazione
il sapore del sangue è
limatura di ferro
ma lo stomaco regge
Il passo ancora saldo
Sei ancora giovane, mi dico,
e caduto ancora poche volte.
Non potrai reggere il mondo
ma di sicuro almeno un’altra birra.

Amore, comincio a dare i numeri. (Dalla raccolta immaginaria : Poesie per ingegneri repressi)

ho cominciato a scrivere poesie
perché ho sempre amato ascoltare
ho qualcosa da dire
perché mi guardo intorno
e con buona pace di tutto il resto
se per qualche eone
sono assorbito da un solo nome
senza cavare niente di materiale dal buco
lasciato da quella cazzo di nana bianca malefica.
Poco importa…
poco importa se mando all’aria ogni piano concreto
e comincio a ragionare di iperspazi
poi dicono che la geometria e l’algebra non servono
e la termodinamica? Non la fisica delle merendine
che si limita a descrivere volgarmente le cose che cadono…
Lascio che il calcolo differenziale si disintegri sul tuo sorriso
e che la quantistica impallidisca sul tuo seno
e gli iperpiani si modellino sul tuo culo
e le tue spalle e le mie labbra così affinemente dipendenti
e poco importa la teoria dei numeri reali
se nell’infinito numerabile dei gretti
io ti guardo con occhi immaginari
e mi ritrovo perduto in quel loop
fatto di uno e meno uno
e tutte quelle i su cui vorrei tanto che tu
accorressi a mettere i puntini…

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