O tu, O un abisso.

Come sono cresciuti
i miei giorni, ho pensato.
Tracimano di vita
senza più urlare.
Com’è categorico il cuore:
O tu, o un abisso.
Che poi siete così uguali,
così belli, e tetri, e pericolosi;
ed io, sempre a rovistare
tra lo sporco dei giorni,
sempre più artigiano,
a sistemare le cose
a lucidare le pietre.
Avrei scritto stamattina
parole più ispirate di queste,
ma perché? Per chi?
E adesso? Mi senti adesso?

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