giorni in cui
mi muovo insieme
all’universo
e tutto è al posto giusto
perché niente
ha più un posto.
una commozione
iperumana mi attanaglia
le cose mi attraversano
come fossi aria
e tutte lasciano
il loro peso
e la loro grazia
sul fondo della mia gola
e i tuoi occhi
diventano i miei occhi
così li chiudo per ore intere
non voglio perdermi nulla
non voglio nulla
niente mi reclama
divento naturale
come una foglia che cade
e scivolo e mi piego
come lo spazio
il tempo e l’acqua e
le pieghe che fa il vento
sulle tue labbra
e il tuo sguardo
mentre chiami
il mio nome
soffro di vita
di una bellezza acuta
non troppo lontana
dal comune dolore
Il mattino
ah l’amore l’amore!
urla il mattino.
un vecchio in ginocchio
raccoglie la spesa
e l’amore l’amore
ha urlato il mattino
sulle mani nodose,
il sole distende
la sua lunga coperta,
è appena risorto.
come non benedire l’aria
e gli occhi e i ragazzi di scuola
e lo stesso mattino.
l’amore! l’amore!
urla lo zaino coi disegni dei mostri
poi scompare allegrotto
nella curva di Febbraio,
e non c’è morte che tenga.
l’amore! l’amore!
urla il mattino,
mi sorride il vecchio
vicino la curva,
la curva! la curva!
pare urlare la voce, stamane
anche là dietro c’è sole.
Che tu ci creda o meno,
anche oggi risorgo,
ho pensato nel letto.
Il vecchio ha raccolto le uova,
ci scambiamo un sorriso,
è passata una donna.
l’amore! l’amore!
ha cantato il mattino.
la curva è lontana,
il cemento una culla,
gli occhi risorgono
alle nove e quaranta
sembra dire il barista.
