Combaciami ancora

Entri in un mezzo di trasporto
E vieni trasportato
Da un punto A
Ad un punto B
Con A e B liberi
Di brucare tra i rovi
Dello spazio-tempo.
Sfido io a capire
Di che cosa stiamo parlando
Il principio di indeterminatezza
Vige anche per questi punti
Che poi saremmo noi
Questi punti A e B e
Quella sera che fummo contenti
Ci combaciammo molto
Ci sovrapponemmo
E fummo degli intorni
Prossimi a piacere
(Con Molto piacere)
Gli uni degli altri.
Ma non solo
E se pure non abbia idea adesso
Di dove, come e quando stia andando…
Sebbene dicano gli autisti di puntare
A nord, ché le mura a dritta erano smarrite…
E se pure ci stessimo adesso incrociando
Su questa insignificante
Lingua d’asfalto
Called Autostrada
Riconosco il romanticismo puntuale
Della questione perduta ma
Se: Combaciami, ti dissi
Allora:
combaciami ancora
Ti dico.
E Tutto Il resto è
Livida letteratura
Buona per passare il tempo
Qualsiasi cosa questo significhi
,

L’ Animale

Sono ormai giorni che
Mi frulla per la testa un vento:
Vorrei essere lassù in montagna
Dove il declivio si fa ripido
Ed il passo insicuro sulla pietra
Quando Il cuore spinge
e la gamba obbedisce
Non sensa pentimenti.
Sono ormai giorni che sogno
Il pianto struggente degli amanti
L’albero che curva sulla pietra
Per difetti di acqua
Il mattone posato bruciato
dalla stessa malta che lo sostiene
Qui adesso è un andare per valli
E sentieri
ed è come stagnare
È come pioversi addosso
E poi evaporare
Come una voce
Arrivata dal mare
Sono diventato ormai
Un ciclo chiuso e finito
Dove le cose che vi entrano
In punta di piedi
Vengono arse
da questa smania di vivere
Dall’animale
A cui non so dare un nome.

7mbre

Vorrei che le parole aprissero sentieri
Nel mezzo delle tenebre
/Scrivo da una macchina
Parcheggiata Al buio
nel mezzo di una strada/
Ma sono solo un uomo e ciò
Mi rende un insoddisfatto cronico.
Scrivo due righe mentre aspetto
Che la mia vita ritorni in macchina
con una pizza alle verdure e
Poi partiamo: io e la mia vita
e la pizza – verso una casa qualsiasi
/Qui dove tutto si consuma/ pizza compresa
ci fumiamo un aerosol senza filtro
Per non farci mancare niente e
Giochiamo a nascondino col tabacco
Ma prima andiamo in bagno
Soffiamo dal naso le vecchie parole
E poi facciamo l’amore con Settembre
che è più mansueto di Agosto
Che è più mansueto del cazzo
L’inutile Agosto
che abbiamo riempito di birra
Come una zampogna e che
adesso suona senza posa
la musica di ieri
E di ieri l’altro
E di qualsiasi altro tempo di cui
Non dovremmo avere nostalgia

Gattinger

C’è un gatto nero
Che dormicchia sempre
Nei pressi del posto in cui parcheggio
E quando mi avvicino
Si rintana in un palazzo abbandonato
Poi si affaccia da una feritoia
e mi fissa timoroso
Respira male e ha un occhio mezzo chiuso
Comunque ci fissiamo per un poco
Ogni notte
Ma niente cambia
Notte dopo notte
C’è sempre un momento in cui
Siamo uno difronte all’altro
Io tento un approccio delicato
E gli dico: testa di cazzo
non vedi che sto messo peggio di te?
Ma lui resta impassibile
E cerca di ignorarmi.
Allora gli parlo come quando
Parlo tra me e me
E dico cose del tipo:
Darei la vita per te, fratello.
Ma sa che sto mentendo
Certe cose i gatti le capiscono
Allora addrizzo il tiro e dico:
Ragatto, non ci resta molto tempo
Perché non diventare amici?
Non sono un tipo da biscotti
Questo ti sia chiaro, però
Bisogna che anche tu faccia uno sforzo,
Ma niente. Nessun risultato.
Ed è per questo che amo
soprattutto i gatti
che fanno compagnia
Non facendone.
Certe cose sono belle
E non ci riguardano
Ed io le amo per questo
Per il fatto che esistono
E lasciano un’impronta
Che tu lo voglia o meno

Goniometrique.

Amore mio dicevo
Poi tacevi e poi tacevo
Gli ingenui pensano al genio
Alla brillantezza della parola
Qualcuno che aspetta una poesia
Snocciolata bene
Qualcuno crede che conoscerti
Significhi prevedere
Qualcuno vittima dei quadrati
E delle proprie geomentrie
Al limite frattali
Si approccia all’indefinito
E fallisce inevitabilmente come può
Io credo che conoscere sia amare
Accettare Intimamente la diversità
Accertarne lucidamente la leggerezza
E non scalandizzarsi mai
Non offendersi mai
E Come potremmo?
Di cosa hai paura, uomo?
Se il peggio è il certo?
Se morire è naturale e
Amare è una risata
Strappata alla paura
Di potere avere paura?

Peperone.

Sbuccio un peperone

Cadono i semi

Nello scarico del lavandino che

Pare risucchiare anche il cuore

Come un pallina da pingpong

Trattengo il sospiro

Come una balenottera

Appena svezzata

Nessuno reclama

Uno straccio di niente

Il vento adesso è girato

Il freddo assedia la camicia

I monti recitano come alabastri laureati

Cadono alberi come capelli

Il cielo, il cielo – disegna due granchi

Poi una pipa e un coniglio

Dove sono le braccia?

Tra poco sorgerà ancora la luna

Giove Venere e Marte

scherzano ancora col fuoco

C’è aria di festa

E di storpie madonne

Ancora una volta

Si leva la voce e

Sfriccica e duole

Come un peperone

Nell’olio bollente.

Baciamo la mano!

Bacia la mano

Che ti sbudella

L’anima, ché

quella mano è santa

E tu sei un uomo

E una primavera

In fiore.

Ama la voce che

Scartavetra gli occhi

Le sue parole accecano

ma tu puoi danzare

Come un prato che trema

Di rugiada Sotto il sole.

Sposa la tua debolezza

Apri al vento la tua fragilità

E fai della solitudine

Una canzone che faccia

Compagnia ai pensieri

Di chi non ha la forza

Di non avere forze.

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