Non invidio i pittori,che
appendono i ricordi alle pareti
come tanti calendari scaduti,
e non invidio i poeti,che
lottano di notte coi mostri
in punta di matita,
ma invidio,invece, il musicista,
il compositore,che
parla la lingua degli dei,
e sempre,quando suona,
fugge la solitudine dell’arte.
C’è almeno uno sguardo che lo cerca,
un’orecchio che l’ascolta,
una donna,che oltre il muro
si innamora,e persino i cani
drizzano le orecchie.

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