il mio silenzio.

Scivo e non scrivo niente,

parlo e non dico,

taccio e non taccio.

Il mio silenzio è contadino,

miete a fasci le nuvole

ara con gli occhi l’asfalto,

semina chicchi di caffè

sui banconi dei bar,poi 

siede sul tuo nome

ad aspettare la pioggia.

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Quante donne…

Quante donne

hanno scritto

il loro nome

sulla mia pelle da

ancora prima che 

mi crescessero i peli

sulle braccia…,

e tutte le volte

che il desiderio

mi è caduto dalle labbra

con una parola 

sulla loro bocca,

ho infranto nel silenzio

una  promessa…,

io che non ho mai giurato amore eterno

e raramente ho parlato d’amore,

come potevo io che fui

partorito in un giorno di vento,

appartenervi,

se nemmeno le mie parole

si sottomettono mai 

ai miei bisogni,al mio volere?

Mia è la solitudine dei giorni,

adesso bramo solo cose improbabili

ingrasso il desiderio

con pani di solitudine,

e nessuno più sorride

mentre scrive il proprio nome

sulle mie mani.

Partenze.

Ogni partenza

è battuta dai venti

ma dentro di me

ci sono sempre una valle

ed il letto di un fiume,

dove sedere 

e al fresco dei pioppi,

un silenzio di pietra

nasce a comando,

quando l’asfalto dei Nord

comincia a graffiare

come una svisata di Jimi,

e vorrebbe scippare

ai miei occhi di  sempre

la caducità dei pensieri

con un orizzonte grigio

di cemento che urla.