Sto mattino del cazzo

il mio consultorio è diroccato
i miei monologhi sono perduti
le mie poesie valgono tre lire
tu non mastichi la mia bocca
dei miei sentimenti non resta 
che qualche brandello di muro
e qualche croce perduta
sto-mattino-del-cazzo
è diventato sera tarda
quando è ormai tardi
per andare al bar,
ed i pub sono 
ancora tutti chiusi…
resto,così, a mezza strada 
nella doccia,
pochi istanti 
per un occhio attento,
l’ eternità
per la mia canzone
più sincera.

la terra non ammette ignoranze!

la terra non ammette ignoranze!
ho urlato dal quinto piano
fino alle viscere della terra,
poi mi sono messo a letto,
armato di un buon libro
che mi distraesse 
da ciò che avevo capito..
noi lo sapevamo,qua in cima
che saremmo caduti
a voler vedere il mondo dall’alto.

Arrampico sugli specchi.

un giorno
scriverò una poesia
che non avrà bisogno
di essere ricordata,
nè riletta,
nè apprezzata,
nè pubblicata,
nè taciuta,
nè gridata,
basterà a se stessa
e non mi farà domande,
quel giorno,rinnegherò il mio nome
e non sarò più nessuno…
fino ad allora,come adesso,
continuerò ad arrampicarmi
sugli specchi.

white pants

mutande bianche stese
sul filo di cemento,
tra palazzi di carne
alla Domenica,
pallide mutande bianche,
un uomo bucato sotto al ponte,
mutande bianche slabbrate
non una parola,
in questo inferno
c’è una donna,
impazza d’eroina per le strade
e batte all’orizzonete 
la sua mutanda nera,
si arroventa sotto al sole 
il silenzio dei nostri sguardi
senza sangue,
chilometri di mutande bianche
in cielo tra i palazzi,
e sulla terra punti neri
piccole voragini,che
con la matita
il vostro dio li  unisce
per ingannare il tempo.

Passi

non ho aspettative

non aspetto niente

se non il suono 

del passo successivo,

odio le attese e

mi annoio a stare fermo,

non mi interessano i treni

che passano una sola volta,

i posti che vale la pena vivere

per quanto ci sembrino distanti

sono sempre a portata di mano,

non è una questione di tempo

nè di luogo…

pur riconoscendo le potenzialità

di un  nostro incidente,

gioco tutto sulla mia strada,

sentirai un canto

andando per le valli,

qualche volta il tuo nome

risuonerà tra i monti,

ma non illuderti…

il caso sovrasta ogni desiderio,

e non mi interessa affatto 

trovare la quadratura di alcun cerchio.

Ma se dovesse mancarmi il cielo

e a te lo stesso,

incrociando il nostro tempo,

smetterò,probabilmente,

di fare del tuo viso,una parola,

e starò in silenzio

per qualche tempo

per ascoltare i passi,

i tuoi.

il mio credo religioso in tutto ciò che è casuale
non si smentisce affatto nel cercarti ogni giorno
poichè nella migliore delle ipotesi
troverò qualcun’altra.

indigena

l’umiltà non ha niente a che vedere con la modestia…
La prima è consapevolezza dell’universo,necessita dell’intelligenza necessaria per comprendere le proporzioni, le equivalenze,l’ analisi dimensionale…
tutte cose che un uomo di terra impara sul campo.
La modestia è già qualcosa,però.., trasuda presunzione,
è segno che c’è ancora molto da lavorare.
L’umiltà trasuda grazia,ed è appannaggio dei grandi uomini.
La modestia è tipica ad esempio,degli intellettuali antropomorfi ,ma che non si sono ancora fatti.
il resto è frutta ancora acerba e non è detto che maturi.

indigena

Bibappa e la Finanza creativa,
spalmare debiti, ammortare, accendere ceri alle madonne,
convertirsi sperando in eventuali grazie ,prego,medito.

indigena

la retorica dei sentimenti di un clown

la retorica va anche bene,
certo a volte è noiosa,
dirty che sei fica è 
usare una sineddoche
con influenze angosassoni,
tutto può essere svecchiato,
è questione di circostanze,
un clown si aggira d(i)/(o)mesticamente
nelle circo.stanze,
un clown saprebbe cosa dirty,
ti strapperebbe quel ghigno
con un sorriso, per cominciare,
appresso i vestiti,
poi i sentimenti.
i sentimenti, Dio,
i sentimenti,
anche la retorica 
può avere sentimenti,
a patto che tu sia un clown.

tre rose

Sapevo che non m’avrebbe amato,
lo sapevo per ragione,
e l’istinto appresso 
se ne venne con tre rose,
una per lei,una per il suo culo,
e l’altra, la più bella,
per le nostre solitudini,
s’erano innamorate…

Brindisi 19 5 2012

Una rondine si alza in volo
Dopo il botto
Impotenti d’anime
Aborti di menomazioni del sangue
Sogghignano dal cemento
Di un appattamento serrato.
Appresso, uno spolverino rosso
Sangue di donna e vento
Porterà in processione il seno
Pieno di grazia,
La gente accorderà gli sguardi
In un LA di silezio
I palazzi urlerebbero se potessero
Nessuno asciughi una lacrima!
Che si lavino le strade degli infami.

un giorno

Un giorno siederò
su questo cesso
e non ci saranno più
le scarpe di mio padre,
nè quelle di mia madre 
nella scarpiera 
di fronte alla tazza,
e sarà un altro mattino di sole,
gli uccelli canteranno,
il notiziario, in sottofondo,
come stamane,
non coprirà il canto d’amore
del caffè che borbotta
il suo buongiorno dal fornello,
le campane del municipio
suoneranno sempre
l’ora esatta…
La bellezza degli anni
sarà nascosta
ancora una volta
non troppo lontano 
da questa tazza.

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