Fandonieh!

Molti vorrebbero essere qualcos’altro

E lo scrivono mentendo a sé stessi

E sebbene i poeti non esistano

Questi non saranno mai poeti

Per essere un poeta devi smettere ogni desiderio, devi chiudere gli occhi della ragione

Sii tutto ciò che non esiste

Ho scoperto un seme antico nella mia vigliaccheria

Lo stesso che ho trovato nel coraggio

che proteggo a costo della vita e

Non sapendo inventare un nuovo nome

Gli  dato il nome di poesia

È un seme che possediamo tutti

In egual misura 

Ma quanta forza ho dissipato

Per esporlo come una reliquia

Per poi eliminare quella bigotta sacralità

Mangiatene tutti, ho detto

E bevetene in coro

e piasciateci sopra

Se avete il getto tanto potente!

Così ho cantato con o senza luna

No, io non sono cercatore

E nemmeno un trovatore

Tantomeno un cantastorie

Figuriamoci un poeta

Sono Il ragazzo innamorato

Il cane che torna a casa malconcio

La carezza sciolta nel sonno degli ingiusti

E tutte le altre cose che

non cercano padroni

Ma che sanno regalarasi 

Anche a chi non merita

Ai mai nati

Agli alberi morti e dimenticati

Alle pietre inanimate

Ai biscotti scaduti

A questa siepe rigogliosa

Che da sempre il guardo esclude.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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