Mi piacciono le poesie di Carver perché significano sempre che
la poesia è cosa di tutti
Ma non da tutti
Mi spiego:
Beh, alcuni certe volte li vedi spingere un’automobile in panne
E loro lo vedi che
credono davvero di stare spingendo
soltanto un’automobile
da un punto A ad un punto B.
E dopo neppure gli viene in mente
di andare al bar per dividersi una birra.
Lamento per una amica mai conosciuta. (in memoria di Z. M.)
non si vive mai forte abbastanza
non si vive mai abbastanza
tutto è sempre troppo poco
e quando sembra bastare
subito soverchia
non c’è misura nella vita
non siamo mica stelle
coi nostri megaparsec
incolonnati verso l’ oltrespazio
ma nemmeno carne e fica
e piedi rotti e vino
talvolta siamo solo distanze
tra niente e niente
e a farsi domande
e a finirci dentro
è un attimo
figuriamoci a vent’anni
quando il cuore è ancora fine
e la strada un abisso affilato
e il tuo nome è ancora sconosciuto.
che ti sia lieve il passo
lieve l’oblio
lieve anche l’amore
che sia lieve tutto ciò
che fu macigno
groppo di pietra
acqua di pozzo
di ago uno stelo
di lama un palmo
e del silenzio
solo la carezza.
che cazzo mi guardi?
provo tanta pena per ciò che sono
e per ciò che non sono
per ciò che voglio
che è indefinito
per ciò che non voglio
che è più luminoso
il mattino si spacca
come marmo sul cuore
e c’è la solita voce che dice:
o dentro – o fuori!
ed io sono sempre
fuori da qualcosa
e dentro un’altra cosa
e non so mai dove sono
se dentro una preghiera ai petali morti
o fuori di un inno alle cose in bilico
che restano in cielo per secoli
con occhi minacciosi
e che non cadono
non cadono mai
-che cazzo mi guardi?
Parlo coi libri
Un’altra notte a parlare coi libri
A volte i muri cercano di sbirciare
Qualche buon rigo da dietro la tenda
Ma io glie lo impedisco
Ché se dopo aver parlato coi libri
Avessi bisogno di parlare anche coi muri
E questi nel frattempo leggessero
non avendo più tempo da dedicarmi?
Col pavimento ci parlo solo da ubriaco
Confortante l’odore di lisoform freschezza alpina
Porte e finestre non le trovo adatte allo scopo
Stasera un libro mi ha parlato di un fiume lontano almeno sette vite
Ed io invece sono solo alla terza
Solo al pensiero mi si intrecciano le dimensioni
Questo fiume accogliente
Che ti sveglia col suono delle barche
e delle onde sulla riva
E col pensiero dei salmoni che risalgono
Fino tuffarsi nel cervello
Fino a deporre pensieri nuovi di zecca
sul fondo di un posto tranquillo e poi morire
Con la brutalità vergine che si concede solo la natura
Questa cosa mi tiene sveglio per ore
Come se fosse la cosa più importante della mia vita
E forse lo è.
piccoli a piacere
le domande cadevano
come gesucristi dalle croci
E i pomeriggi fluivano senza risacca
E quello che chiamavamo tempo
Non era che il succedersi
Di turgidi scampoli di vita
Che ci tiravamo appresso
come piatti di vetro tra amanti rabbiosi
-Ma non era rabbia
E poi stanchi, alla sera
Di quei giorni immaginati
Sempre diversi,
Ci facevamo vicini
Come numeri interi
numeri Naturali
piccoli a piacere
