Il mio paese è morto

il mio paese è morto
il cane all’ombra della pietra, pure.
morte le sedie dei bar incrostate di fumo
morte le bottiglie vuote di allegria
morti i fondi di caffè nei cassetti dei bar
morti i libri della biblioteca comunale
morte le ombre di Occhio
che ci hanno visti diventare uomini
morte le strade, gli ascensori,
morti i parchimetri lungo il viale
morte le case di Civita, Portello, Casale
morto anche il fiume
morta la diga
morta la figa
morti i banconi diventati altari
che sorreggono bare tutte da bere
morti anche gli alberi sotto la chiesa
le panche, i sentieri, secche le piante,
i muretti, morte le poste, le chiese,
le strade assolate, i vicoli stretti,
le giostre, stramorto il prete
i ferri giù in piazza
incontro la gente che è fatta di carne
è qualcosa che pulsa, una luce negli occhi
fanno qualcosa, una cosa qualsiasi, organizzano, si cercano, resistono
si annusano, feriti.
Ora una corsa, un gioco di palle, un compleanno tra amici…
Incontro la gente tra morti e tra vivi
alcuni caduti, sopra tavole rotte,
i cocci negli occhi.
Sanno il mio nome
I conosco le voci, li riconosco tra gli anni
Ci apparteniamo
Saluto un vecchietto più vivo che morto
una madre, una figlia che brilla come pietra preziosa
scambio carezze, due baci, una donna
scopiamo, tenerezze, umanesimi
ci mettiamo a brillare
il marciapiede è trincea
si cammina sui gomiti
una bimba mi chiede se mi piace il suo libro
e le pietre intorno cominciano a vivere
per pochi istanti, rinasce qualcosa
Non so parlare di amore, non lo so fare
ché mi è stato negato
ma sono stato la pietra già deceduta
il consiglio comunale è Hiroshima
il Napalm sui libri, il Vietnam
la festa è già morta tra
due gambe abbronzate
il capezzoli bianchi
l’uva bagnata
il sudore sul collo
il cuore sui monti 170bpm
sui monti animali
il paese è già morto
ma straripa di vita
che si potrebbe cantare

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