Sei meglio di Equitalia, Donna
ché manco bussi alla mia porta
ti prendi tutto e non mi hai mai scritto
nemmeno uno straccio di raccomandata
Stanotte ho sognato di dover presentare un festival di qualcosa a Stoccolma (In Italiano) e al contempo avrei dovuto leggere anche delle poesie.
Ad un certo punto incontro una amica, e con questa, muniti di bottiglia di vino, decidiamo di andare a fare una corsetta per le colline e che nel caso avessimo fatto tardi per l’apertura, avrei presentato via skype, usando il telefono.
Ovviamente mi telefonano nel mezzo della giratina, accendo skype, ma non trovo più gli scritti da leggere.
Comincio: “TACK a tutti, come direbbe Pozzetto. ”
“Who’s Pozzetto? “Incalza stupita la mia amica
– a little water well! Rispondo…
“I cannot understand you, dear.” Risponde.
Alla luce del silenzio tombale della folla che potevo vedere raccolta avanti al palco, da sopra la collinetta che ospitava la mia postazione di fortuna, decido di mollare la presentazione in grande stile:
Thank you Stoccolmaaahh! Let’s start this incredible festivaaaahhhlllhh!
Chiudo skype. Stappo la bottiglia. Riempio i bicchieri e brindo con la mia amica: alle figure di merda.
“Cheers” .
“Skål”
Pe’ cient’ ann!
gli alberi parlano la lingua
della fotosintesi
i fotografi pure
ma non si sanno parlare
io non parlo nessuna lingua
ma simpatizzo per gli alberi
così vado camminando
nell’ombra perenne
che fa la pianta col lampione
rassicurazioni .
da qui non mi muoverò mai
vento permettendo
controindicazioni.
di giorno non esisto.
svolgimento.
camminavo per il parco
con questa canzone per la testa
quando mi smarrii
in una birra scura.
intermezzo.
trallalllalla fari che flirtano con le siepi
puzza di quadrupede bagnato
timore di pestare una merda in penombra.
romanticismo.
ti penso da ogni angolazione.
ripresa.
mi allontanai dal parco
con fare modesto
senza alzare il bavero
delle grandi labbra
fin quando non mi ritrovai
in una pozza di luce
appena fiorita.
conclusione.
è finita anche la birra.
morale.
da dimenticare.
Lettere dal bagno in compagnia di una libreria in shuffle mode.(ode al citazionismo selvaggio)
Rimbaud che attraversa le Alpi a piedi
Sommerso dalla neve
Le sue lettere dal rifugio
Le vettovaglie – ma ricorda
Segna e depenna Ben Hur!
Non Altri Libertini.
Camere Separate – rigorosamente
Oh sí – che t’amo.
No anzi – che strazio.
Parole e poesie
Trafitto da un pelo di fica
Prévertito sulla via di Damasco
A braccetto col Primo Dio
A bere dentificio di una antica erboristeria
Perché no? Perché no?
Piaccia o non piaccia disse: Caproni!
Ma se dio fa tanto di non esistere,
quanto é vero iddio, gli spacco la faccia.
E poi coltivare un orto
sul baRcone insieme a te
Perchè no? Voglio diventare come
Un albero di mimose di Victor
Alla Garbatella – come lo diceva bene-
La Ga-rba te llª
Chissà a Berlino che giorno è?
E poi un graffio in questo cielo.
Mi ami o no?
sono tutte scritte
le poesie sulla notte
: di stelle che diventano lune
e di lune che sbrillazzano
nei pozzi trasaliti di rancore
– con questa pena
spingo le parole
dalla bocca alle mani
dalle mani alla carta
dalla carta allo sciacquone-
Ehi! mi dico: sono l’uomo comune!
la mia pancia fa provincia
il mio cazzo ancora minge!
e un’altra rima con la sfinge. Ok
– preso contatto con iperplutonio –
– messaggio pubblicitario –
poi apro la finestra al tenebrone
e quella entra col fare da mignotta
con la veste truce da morta inumidita
con le ossa sfrante di mura incalcinate
notte storta – di stelle a mezzo velcro appiccicate
brillano di ombretto di bordello –
– qualcosa che non sento mi stratampina il cuore .
poi sporto alla finestra fuori tempo
ritiro i panni interi ancora mezzi
e fanno un po’ il rumore degli schiaffi
ma schiaffi da signori – a mano aperta
– l’iperplutonio si fa più iperterronio-
mi pare di abbordare una corvetta o
d’essere un Nettuno un po’ incazzato:
Oggi ho preso il piglio autoritario!
Oggi – dico – vi rigoverno il mare
perché oggi – porcoilclero –
so che lo so fare.
punto.
E giù ti sbatto: piattopiatto un tavolone
lissssio come il dire di un siluro
poi spigolo le labbra verso l’alto
mi godo un po’ il momento dello schianto
e così chiudo ridacchiando la giornata
-messaggio pubblicitario erotico unoseiseicontafinoasei-
poi nel letto un poco angusto
chiuso da un coperchio di coperte
sento rantolare l’animale
sferracchia sbuffa e spinge
graffia torotoro da far male –
-messaggio pubblicitario WWF-
dico: senti, zozzo torbido compare
non è che hai rotto il cazzo veramente
io m’andrei a fa’ un giro oltre le tende
poi… fa’ un po’ tu come ti pare.
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
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Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...