Meta_no

Partorire cento cose all’unisono
Cento aborti / ed essere fisicamente
Presente in ogni cosa :
In ogni caduta contemporaneamente /
Lo slancio creativo al di là della solitudine
Mentre al di qua solo pareti e cemento
E porcellane di terza scelta dentro cui
Dare un senso al cibo del giorno
E poi alla sera
Camminare verso l’aeroporto che è
Andare incontro al fantasma della Predestinazione/
È così che si svegliano anche i morti
Dal fondo della mente intorpidita dal giorno
Siglando un accordo di belligeranza coi sentimenti/
le prime luci svegliano ogni cosa
Financo i mostri e gli amori e i mai_detti
Si fanno di carne e
Si mette una toppa all’indefinito
Poi si stappa una birra
Più o meno in compagnia
E si va avanti
Il più allegramente possibile
Lucidamente
Verso la meta
del non avere alcuna meta

Epitaffio

:Esci :
Da un passato a un futuro
Che non è mai presente
Il movimento continuo
Dello spazio tempo
È da impazzire
Chi sono?
È Una domanda inutile
Fedeltà? Coerenza? Onore?
Come spiegare queste piaghe ad un
Perpetuamente ottuso?
Esco: dunque
Raccolgo qualche sguardo
E un po’ d’amore e
Se pure siamo tristi
Regaliamo due sorrisi
Le cose girano piuttosto bene oggi
E non parlo di economia o di salute
Che vadano al macero le mie gambe
E in malora le nullatenenze
Se esiste una idea di santità
Deve essere questa cosa che ci avvicina
Tanto ai lampioni quanto alla pelle
Passando per un sorriso disarmato
Un abbraccio mezzo vuoto
E questa idea di immortalità
In una valle di morte
Questa irriducibile allegria
Questo spirito di impertinenza
Del guardare negli occhi
il dio dell’ inviolabile
E di mandarlo a cagare
Dal profondo del cuore
Con questo immutabile amore
Per poi rassicurarlo:
Stavo solo scherzando
Non ti incazzare!
Misericordia!
:esco: ancora
Da qualcosa ed entro
In un’altra cosa
Che sarebbe una buona metafora
Forse un po’ porno ma allegra
Delle nostra illusoria esistenza
Penso lla morte e scrivo:
Epitaffio:
Fummo ovunque e non lo sapemmo.
Ridemmo molto delle altre dimensioni
Ma non solo.

così è la vita

Certi giorni a mattina tarda
Qualcuno suona il citofono
E può succedere che io sia in casa
A fare questa cosa o quell’altra
In ogni caso:
non risponderò per nessun motivo.
Che sia l’addetto del mercato libero
A millantare crediti energetici
O la donna della mia vita
Svestita di tuttopunto: ebbene:
Dovranno sudare ben più di una citofonata
per avere la mia attenzione:
Questo è il momento di farsi desiderare!
Mi dico sogghignando…
Anche se nemmeno la scrivania
Crede ormai alle mie intenzioni
Di fuggitivo: Troppo tenero è il cuore!:
Incalza il comodino.
E poi quella donna ha le chiavi
E le bollette sono domiciliate sul conto:
Allora mi sa che:
Neanche oggi ho dato retta alla mia
povera anziana vicina.
Così adesso mi ritrovo io
attaccato al suo citofono e ai sensi di colpa
…Sia mai le servisse qualcosa…
Ma nessuno risponde:
sorrido ché dopotutto: Così è la vita…
Almeno la mia…

Rimbaud nella neve e noi alle galere

 

Improvvisamente
Mentre scartapello calcoli e tabelle
mi sovviene il ricordo di una lettura.
Fuori è scirocco inoltrato: iperscirocco
Luce giallo cenere dietro il cipresso
13 centigradi quasi costanti
Una snervatura non da poco
Il sedici Gennaio.
Mi ritorna alla memoria Rimbaud che attraversa le Alpi
A piedi / nella neve /senza ombre.
Senza membrane di goretex
La questione mi pare umidiccia
L’ostello del Gottardo
I grappino gratis
Il formaggio e
Un letto di paglia
Due righe alla famiglie
Altre due tra una ventina di giorni
Nel mentre: la vita: la Poesia.
Non so perché ricordo certe cose
Forse è la noia o il paglierino del cielo
Per associazione vado a fare un po’ d’acqua
Penso che devo scrivere qualcosa
Sulla monotonia delle vite cittadine
Studia lavora scopa film corsa cacca
Pipì cacca mangia rimangia cacca vino
Scrivi due righe mangia ama corri scopa
tanto vino tantissimo vino sostanze e vino
E poi vino come una lunga stagione della noia
È chiaro che poi uno comincia a morire
Il 16 o un giornona caso di un anno qualsiasi:
Forse Ancora prima di nascere

Cammino

Girano e rigirano parole del tipo :

Macelleria: filointerdentale: interstizi: clitoride

Conrad: liposuzione: enciclica: cloaca:

Ebbene, tutto parrebbe un incontro fonetico casuale-

Anche lei se ne sta seduta nella sua bella biblioteca e

ogni tanto vede la neve depositarsi dove vuole il vento e:

sospira

Incrociamo i pensieri: e una coperta sul letto

Allude fortemente a…

intanto:

Nessuno fa caso alla ragazza seduta alla fermat del bus

Giocherella con un guanto

Ogni tanto canta due battute di Bowie

: where are we now / where are we now?

Le lancio un cenno di umanità chinando un poco lo sguardo

Entro stasera si raccoglierà qualcosa: penso.

Non la neve. Questo è un presentimento.

Qualcuno lega un asino dove desidera il padrone e aziona un antifurto doppiobeep

Altri spingono come dannati sulla tazza

Mentre fantasticano amori tropicali

Vedo i palazzi spremersi

a una certa ora del pomeriggio

Dal mio… Me ne vado col sorriso

Canticchiando sul cavalcavia

La stessa canzone della fermata

C’è una livida felicità di chiarifico sole nell’aria

Come se avessimo capito

Che la morte tuttosommato è vicina e che:

Nonostante tutto: non saprei cosa altro chiedere:

Incontro alla gente, cammino.

I ritorni

Le cose che abbiamo fatto
Sedimentano come conchiglie
I baci coda di gambero
Prenderanno spazio alla pietra
Fossili che innamorano il tempo:
Tutte le donne si affollano
dentro un ricordo di argilla
La nostalgia che impacchetta le cose
Di questo traslocoare perpetuo
Mi costringe al cammino: esco:
Fisso lo sguardo alla cima del monte
Come un faro di sentimento
Sulle antenne dell’ Amiata
Monte di anarchici e di irriducibili
Quello è il suo posto e nessun altro stasera
Mentre il faro fa petali dell’orizzonte
E cattura tristezze come un retino
Le cose da dentro si sporgono al cielo
Cercando sollievo
Nessuno è dimenticato
Nessuno qui cena da solo
Cade la mano del cielo
Come una religione tra atei
Ognuno ha paura
Di scoprirsi mortale:
Lamore è una prova.

A Est

Capita spesso che io veda una luce
Più luce delle altre
O un cane più metafisico di altri
O che io sia così tanto più alto di me stesso
Anche se ciò accade di rado
Ma capita talvolta che la strada
Diventi altro / qualsiasi strada
Anche la tua o quelle che abbiamo battuto
A tardissima notte mezzi ubriachi di vino e di amore
Dicevo: come adesso:
che un uomo ha gettato l’ombrello sull’asfalto
di fianco al semaforo rosso
per lanciarsi tra le braccia di un uomo più alto e corpulento e più giovane e meno brizzolato
Forse il figlio di un amico d’infanzia
Forse morto molto più a EST di Pisa.
Forse avevano ancora cose da raccontarsi
Bevendo slivovisa già dal mattino
C’è sempre una distanza nell’amore
C’è sempre una storia nella distanza
C’è sempre una nostalgia lungo una strada dritta
C’è sempre una morte dietro una curva cieca
C’è sempre un amore da qualche parte che
aspetta di essere chiamato per nome
Hai sempre il profumo di allora?
Quello sguardo?

Pelle d’ocra

Certi giorni tutti i poeti mì paiono idioti
Tutta quella inutilità trapiantata a fatica
Sulla carta: Lacrime e Sangue, diremo…
E quelli che si meravigliano?
…Ne vogliamo parlare? Che meravigliah!
“Esci, va’ a tuccà ‘e femmen!” Recitava più o meno così, Troisi: l’uomo poetico.
L’inno alla vita. La poesia della strada che non si ferma mai: la vita crudele: che:
ci chiude negli anfratti senza luce:
…E la tenebra che ogni tanto il guardo esclude:
Maledetti idioti: portando le sconfitte per le strade: scopriremo che non c’era niente da perdere: Non si possiede mai niente:
Sebbene per un difetto innato della logica –
– Si può donare tutto: essere allegri: cose migliori dell’inutile ombra / foglio di carta che non vuol essere dimenticato: fa’ bene e scordati: fa’ qualcosa col corpo finché sei in tempo: vivi finché respiri:
Ché dopo le cose so’ più complicate
Con la pelle d’ocra.

Un amico

Seduto a un tavolino
Sdraiato sul letto
Stretto al volante
tra le vampe della notte
Nemmeno una buona idea
Nessuna intuizione
Non uno straccio di genio
Poco più che una nuvola di fumo
Diventata ricordo
E passaggi di tempo
E questioni di cuore e di fica
E avanguardie di mani bagnate
Poi mezza nostalgia esce dal finestrino
Come un respiro
L’altra metà resta nell’abitacolo
Come uno sguardo
Niente ci aspetta al di là della notte
Eppure la notte passa
Come un’erezione
Poi qualcuno dà l’estrema unzione
A un ricordo inventato
Farfuglia qualcosa al telefono
Sulla porta del bar
Finge di essere ascoltato
Di non parlare da solo
Biascica ancora una volta quel nome
E non accade, ma lo so che vorrebbe urlare
Come un drago qualcosa del tipo:
Amore mio!
Il suo amore è sincero
il silenzio pure
Il bicchiere
ancora mezzo vuoto
Poi qualcuno gli offre da bere,

Un amico…

Un anno dopo l’altro

un anno dopo l’altro
Niente dopo niente
Scivola ciò che eravamo
In nessuna direzione…
Qui nel villaggio:
Ovunque è ovunque
Ripete quella voce
:Mentre ci scoliamo
Quel che resta
dell’ultimo infinito
E di un albero
E dei tuoi occhi
E delle gambe aperte
Fingendo l’allegria
Di un inizio o
Di una fine
Come se davvero
Non esistessero
soltanto gli inizi
Ma anche:
intermezzi
Attese / ritardi
ritorni:
E poi più nulla.

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Un Artista Minimalista

Italian visual artist, writer and musician

Pensieri spelacchiati

Un piccolo giro nel mio mondo spelacchiato.

Riccardo Fracassi

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