Mattino Di Pace

Mattino di pace
La pioggia di Marzo annuncia l’eucalipto
Mattino piovoso
Gli occhi di marzo sono tutti quanti azzurri
Mattino di fili di erba e di grani
Di piccoli seni e rugiada
Mattino piovoso rinfresco
Non so cos’è la solitudine
Stamane il letto era tiepido
E tutti i nomi mi erano affini

Rabbia

Non si cerca la poesia con la rabbia
La rabbia è una propaganda dell’ego
Bisogna arrendersi alla vita
Accettare le sorti e benedire del giorno
Ma non ho alcuna voglia di fare poesia
Troppa nobiltà per le mie mani senza calli
Poco adatte a maneggiare bellezza
“Ogni cosa al suo tempo ha il suo tempo”
Oggi sono il frutto di un mattino meschino
Il figlio venuto male di  buona Famiglia
mi partorì il tempo ed io lo rinnegai
Adesso vago tra gli uomini
In cerca del perdono
Violento la domenica con peti d’amore
Canto il fiore che ha perduto i petali sotto la chemio
Canto il fiore malato
Canto il suo coraggio e la mia vigliaccheria

L’Istinto

Quasi Primavera
Manca qualcuno
Manca qualcosa
L’istinto di prendere il telefono
Di accendere il computer
Di guardare fuori dalla finestra
Di aprire un libro
Di Rovistare tra vecchi scritti
Cercare su google una buona parola
La conferma di essere vivi, magari
Giro per casa come un gatto affamato
Consumo il cemento con il mio odore
Scavo, ammucchio, districo,
Faccio una doccia
Lavo i denti
Mi nutro
Manca qualcosa
Manca qualcuno
Vada a farsi fottere l’istinto
Gli scrivo questa lettera
Palesemente qualcosa
nell’istinto è andato storto
Esco, a comprare un nuovo istinto

Fossi solo un po’ più alto…

Non vengo a te ogni sera
come un mendicante
ma busso solitario
come una brezza
il mio è un nome collettivo
Stronziii! mi urlasti una volta.
ricordo ai tuoi pensieri
che forse un dio esiste
ma io non me ne curo, poi
uno che mi somiglia molto
inciampa nella tua finestra
ultimo piano, vista mare
…Fossi solo un po’ più alto…

Ti voglio bene adesso e gnacche alla formica ammucchiarona

ti voglio bene adesso
le disse
domani sarò un forse
un bel morto
con una bella storia
lunga milioni di adesso

e il mattino divenne una spuma
come di birra ma più dolciona
e il postino in divisa
da chissà dove, venne
con la buona notizia

era crollata la diga
che le costringeva gli occhi
il mattino divenne una mano
mi si posò sul viso
d’Estate, adesso, col favore del caldo
le cicale cantano gli amori di un minuto
“e gnacche alla formica ammucchiarona”

Palazzi

Una striscia di azzurro smorto
l’orizzonte esatto di un muro grigio
palazzi
il tuo riflesso nel vetro del balcone
la luce della cucina accesa
dietro le tende del dirimpettaio
altri palazzi
tutti seduti intorno al tavolo
una veglia al pane che muore
un pasto prematuro
un cuore che pulsa nonostante tutto
questo rimane
hai voglia a sparare minchiate
giro la testa
e ancora palazzi…

mal di testa e caramelle

un mal di testa terribile
un amico ha una storia in frantumi
io niente da frantumare
al netto di sogni, pere, picciuolo
e uno spicchio di notte
un sorso per ogni cognome
un bicchiere per ogni caduta
due parole alla ragazza al bancone:
“almeno tu hai qualcosa di bello da dire stasera?”
-Io? eemmh.. io… emmh…
va be’ va be’ ne parliamo un’ltra volta
quando ti passa l’imbarazzo…
devo smetterla di entrare nella vita degli sconosciuti
ho pensato durante il bicchiere
ed il successivo e l’altro ancora
devo smetterla di infilarmi nelle vite sprangate
smettere di scavare, di spintonare, di sfondare portoni
alla cazzo di cane
comincio a farmi discorsetti da solo

“Ciao sono Io c’è Maria? NO, e la cremeria?
Vabbè salgo uguele, l’aspetto e la cazzeio pure quando ritorna
sono fatto così, se voglio una cosa provo a prendermela nella maniera più maldestra posiibile
così che solo l’amore potrebbe sopportarmi
se non è amore chi se ne fotte
è il mio filtro sentimentale
quella cosa che mi tene bello solo e conservato
da un paio di ere glaciali a questa parte”,

mi estraneo, mi sbronzo un pochino,
quel tanto da sbiascicare le vocali
che escono fuori a fatica
allungate e zuppe come maglie di lana stese all’ombra
mangio una caramella, e penso a Pessoa
alla naturalezza di scartare una caramella a menta
alla naturalezza del tornare a casa da soli
un’altra notte è caduta
speso n denari
parlato con n+1 persone
mangiato n al quadrato caramelle a menta
ma l’amaro è rimasto
fino a dopo il mattino

Le tette di un’altra

era questo che sognavo
un giorno
cavalcioni sul letto
era questo che dissi
alle tenebre
venite
coi vostri eserciti
di morti rosa
coi vostri teschi
dalle orbite a cuore
colonne di fumo
venite con le vostre spade
che tagliano il sonno
era questo che sognavo un tempo
e adesso che il mattino
coplisce come un pugno al risveglio
che il sentimento mi zavorra
col piombo al materasso
adesso che ho smesso di sognare
e annego tra i rivoli delle notti
nella linfa delle gambe
e striscio come un anfibio come
una serpe che ingoia veleno
ti cerco, di tanto in tanto
tra i profumi di altri capelli
ti vedo tra i miei capelli caduti
su tutti i cuscini dove un giorno
col sangue, tra morti e feriti,
ho scritto il tuo nome, e
adesso come una lapide
piantata nel fango
un vessillo strappato dal vento
riposano senza sapere
le tette di un’altra

Profanami

L’amore è l’unico altare.
L’unico che con allegria
vale la pena di profanare

Ma guardati bene dal farlo
Profanato l’altare
Un’invincibile noia

Trasformerà la tua vita in un tempio
E quella voce ti supplicherà invano
Di costruire un altare

finché morte non vi separi

Marta

Marta

Sai,
Ho avuto modo di pensare al nostro rapporto ed ho pensato di dargli un nome.
Marta.
Marta è femmina, palesemente, ha paurosi sbalzi ormonali ed il ciclo le viene in maniera aleatoria.
Marta ha occhi belli ed una bocca incredibile
Belle gambe non troppo lunghe
Non ama gli spostamenti
Qualcuno direbbe che è pigra,  ma io so che è solo che non ha bisogno di viaggiare
Indossa scarpe indecenti
Ed alterna momenti di di egocentrismo da avanspettacolo a momenti di assoluto raccoglimento spirituale
Ha una passione per l’arte e una predilezione per i doveri
Frequenta centri sociali e gli ambienti piú impomatati
Marta dorme poco ma con gusto
È freddolosa ma sarebbe capace di uscire in maniche di camicia con meno venti gradi centigradi
Marta ha un giro di amici eterogeneo
Sa farsi voler bene e si emoziona per nulla
Marta ha paura spesso ma è coraggiosa come un toro che carica
Non teme la solitudine e spesso ne tesse le lodi
Marta è adulta e matura ma avrà sempre l’ aria di una eterna ragazzina
Somiglia al carattere di Picasso e di Chagalle
Marta è molto piú bella di me
E, difficile a dirsi, anche di te
Marta spesso mi fa preoccupare
E mi fa dormire male
Lei esce, fa cosa le pare, mette a soqquadro un paio di ere sentimentali
Poi chiede scusa,  si placa per qualche tempo,  ma è tutta scena
Marta è la cosa migliore che abbia mai avuto,  lo so, dirai…  Sei un disgraziato, sei un poveraccio, ebbene sí, è proprio cosí

Affetti Personali

questa stanza
mi ci sono rinchiuso
per espiare chissà
quale colpa esistenziale
questa stanza
è anche un altro posto
ma non troppo diverso da
questa stanza
che è piena di voci
e di suoni e di ombre
questa stanza
è bagnata dal mare
e confina per tre lati
con tre nomi e
sopra e sotto
due abissi
questa stanza che
in ordine sparso
sul letto
gli affetti personali

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