mal di testa e caramelle

un mal di testa terribile
un amico ha una storia in frantumi
io niente da frantumare
al netto di sogni, pere, picciuolo
e uno spicchio di notte
un sorso per ogni cognome
un bicchiere per ogni caduta
due parole alla ragazza al bancone:
“almeno tu hai qualcosa di bello da dire stasera?”
-Io? eemmh.. io… emmh…
va be’ va be’ ne parliamo un’ltra volta
quando ti passa l’imbarazzo…
devo smetterla di entrare nella vita degli sconosciuti
ho pensato durante il bicchiere
ed il successivo e l’altro ancora
devo smetterla di infilarmi nelle vite sprangate
smettere di scavare, di spintonare, di sfondare portoni
alla cazzo di cane
comincio a farmi discorsetti da solo

“Ciao sono Io c’è Maria? NO, e la cremeria?
Vabbè salgo uguele, l’aspetto e la cazzeio pure quando ritorna
sono fatto così, se voglio una cosa provo a prendermela nella maniera più maldestra posiibile
così che solo l’amore potrebbe sopportarmi
se non è amore chi se ne fotte
è il mio filtro sentimentale
quella cosa che mi tene bello solo e conservato
da un paio di ere glaciali a questa parte”,

mi estraneo, mi sbronzo un pochino,
quel tanto da sbiascicare le vocali
che escono fuori a fatica
allungate e zuppe come maglie di lana stese all’ombra
mangio una caramella, e penso a Pessoa
alla naturalezza di scartare una caramella a menta
alla naturalezza del tornare a casa da soli
un’altra notte è caduta
speso n denari
parlato con n+1 persone
mangiato n al quadrato caramelle a menta
ma l’amaro è rimasto
fino a dopo il mattino

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