poiché sogno cose terrene

poiché sogno cose terrene
più alto del sogno
è il sentimento
poiché sento cose
più alte della terra
a vivere senza sentire
e a sentire senza vivere
sono condannato

le cose che mi appartengono
non si incontrano mai
come due binari che si guardano
e fanno poesia
col sapore del ferro
e del sangue
per tutta la vita

Modello sette e trenta

quattro risate
qualche bevuta
e tra una cosa e l’altra
domande innocenti
macchina? Case?
lavoro? attività?
pantaloni? giubbotti?
mutande?
dolci cari occhi verdi
che incorniciano
il mediterraneo intero
ad ogni sguardo
andiamo a casa
e la prossima volta
ci vediamo direttamente
al secondo appuntamento
ché il primo te lo fisso
col mio commercialista

Che cosa resta?

che cosa resta
di tutte le parole
che mi hai fatto scrivere?
mi chiedo
al suono della granata
che spazza la sera
dal fondo delle strade
e come un tango
che graffia
il fondo della notte

che cosa resta
del nostro aborto di intimità?
Un tempo
abbiamo avuto parole felici
e voci sincere 
da intrecciare ai sorrisi

che cosa resta
mi chiedo? Se non
qualche mezzo ricordo
e due promesse avariate
un pugno di miserie
in fondo a quel cassetto
dove ti conservavo un tempo
un po’ di tenerezza

Che cosa resta?

Negroni Sbagliato

i posti mi inghiottono
la strada mi deglutisce
e qualcuno mi caga
mi viene da ridere
su questo sgabello
la gente diventa umanità
a distanza di una birra
o due o un negroni
e mi viene da ridere
e quindi sorrido
racconto una storia
scrivo due righe seduto al bancone
poco valore
un diario di bordo
aspetto un’amica
un’altra bevuta
un’aria di scuola
di banchi sporcati
e si parla del cuore
sono abbastanza ferrato
aritmie ablazioni enne_ctomie
arresti improvvisi e rianimazioni
bevo un negroni
magari sbagliato
e la serata si aggiusta

La questione sentimentale

ricordo nitidamente
la sera in cui decisi
di scriverti quella poesia
che tanto è piaciuta
ai ragazzi in prima fila
al reading di
qualche giorno fa
ricordo che presi il telefono
e pensai subito,
non mi accade spesso,
a Neruda, e quindi
al mare e ai baci mancati
a un certo sole
alla spiga di grano
e a un mucchio di altre cose,
flessuose come la notte
e al tuo collo…
Seguirono altre dolcezze e stronzate
nel mentre, un ragazzo
mi frana sulle ginocchia,
ero seduto sull’autobus
curva pericolosa e
probabile indigestione di aghi…
poco più avanti
un tizio munito di catetare
squadrava il culo
di una ragazza cinese senza culo
uno storpio alle spalle,
una studentessa carina,
un po’ timida, di fianco.
Ecco! ho pensato,
buttiamola sul ridere.
Ché tu eri lontana
intorno faceva toto toro,
la morte, ma sempre
un’aria di primavera
accompagna il ricordo
una corrente più calda
di quella del golfo
ogni tanto ritorna
come una domanda
a cui non so rispondere
e prendo tempo
scrivendo domande
a cui altri e nemmeno tu
sapresti rispondere…

4 AM

Finito di leggere un libro
guardato un bel film
mangiato tre noci
bevuto una tisana
e penso a tutte le altre cose
che non ho fatto nel frattempo
penso alle quattro del mattino
a tutte le volte che erano le quattro
e alle quattro ottimististiche
ore di sonno che restano
a ciò che ho preso
a ciò che ho lasciato
per essere qui, nel letto
alle quattro del mattino
di un giovedì di Ottobre.
No, non ti penso
Senza che fai…
e comunque preferivo abitare
sopra la stazione…
le cose erano più vere.
Se mi accadeva qualcosa di pessimo
la gente, di notte
spartiva i pensieri, le angosce
lo leggevi sul viso.
mentre in questi dormitori
teatri di mille orrori
sembra sempre tutto tranquillo.
Non voglio farla troppo lunga
Sarò breve
alle quattro del mattino
alla mia età
si dovrebbe dormire
o scopare, o intrattenere al limite
piacevoli conversazioni
sulle nuove teorie che spiegano
la materia oscura, ad esempio,
ma dell’ennesimo soliloquio
davvero, non si avvertiva il bisogno.

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