Mi piace quando mi dici che mi vuoi bene
Perché anche io te ne voglio di molto
E anche perché diciamocelo: è il minimo sindacale…
Ma comunque si può tirare avanti fino a fine mese
E tirarci fuori delle allegrie con un po’ di fantasia
E regalarsi qualche giorno di ferie in qualche libro
e un po’ di malattia mal retribuita
Siamo rimasti in non molti ormai
operai dei sentimenti, ma resistiamo.
Se dovesse arrivare una lettera dai sindacati
A te indirizzata con parole minatorie
Tu Non preoccuparti – dormi serena!
Falliranno ancora questa.
L’ ennesima lotta di classe.
L’ultima che ci è rimasta.
Camion
certe sere resto solo
come un seme spoglio di corteccia
e la pioggia nemmeno mi tocca
alzo un sottile grido rosso
come una luce verso il cielo
ma non succede niente
cosa ti aspettavi?
poi divento morbida nebbia
e il camion lento che l’attraversa
e l’autista assonnato
che traccia una nuova pista
come un pachiderma innamorato
dove non c’era nemmeno la terra
dove non c’era nemmeno la parola casa
e questa è la sua poesia
la sua e di nessun altro.
Ieri ero felice come chi non desidera niente
Ieri ero felice come chi non desidera niente
C’era il sole e il prato e la gente era contenta
Sorridevano anche i mendicanti ma non lasciatevi ingannare:
Quello è il sorriso del dolore
di chi stenta a sopravvivere.
Non c’è alcuna allegria nella fame.
A meno che non sia la tua.
Né poesia nel bisogno altrui.
Ho camminato a lungo con le cuffie nuove
E non mi sentivo estraneo a niente
Ho scambiato sorrisi e stretto qualche mano
Stare da soli è una cosa molto lontana dalla solitudine
Seppure cominci a dar nuova voce ai muri e agli alberi e agli animali
E li immagini discutere tutti seduti ad un metafisico tavolino
Seppure il signore col cane seduto in borgo
Mi stringa sempre un po’ lo stomaco quando sorride
Seppure io mi senta più vicino certi giorni
Alle cose inanimate
Seppure si apra una voce nuova ogni tre passi
Fino a dimenticare la mia
Seppure manchi sempre un pezzo di qualcosa affinché io mi dica uomo
Seppure la lontanaza talvolta sia una questione di carne
Seppure mi perda spesso in immagini che poi dimentico
Seppure un sacco di altre inutili premesse
Talvolta la vita mi sovrasta di bellezza
Ad ogni angolo di strada senza motivi apparenti se non la stessa vita
E c’è una biologia che mi dice: va’ avanti, corri!
E un sentimento che implora: siediti, osserva, aspetta.
E c’è un amore che mi dice: Canta. Sì, anche se non lo sai fare.
Ed io obbedisco, ché tanto non ho altro di meglio…
O.r.z.y.
ogni giorno ti racconto
tutto ciò che non conosco
ma come se lo conoscessi
e mentre butto giù i momenti
questo fatto diventa chiaro
come una giornata sobria
come se fosse e forse lo è
densa di fatti-accadimenti interessanti
e raccontandoti i giorni
seppure tu sia lontana
la vita si fa di un colore più chiaro
e anche i rovi del mio abisso
così più spesso si diradano
e lasciano passare la luce
dell’accecante futuro:
sui fondali germogliano canzoni
canzoni incerte
canzoni come questa
che parlano di vita
accarezzando la morte
Winter is coming
Mesi di nostalgie estreme
radure argentine che esplodono
e risuonano nel petto come rapaci in picchiata
mesi di campi fertili lavorati a braccia
da cui salgono al cielo gli antichi canti
della fatica e dell’amore selvatico
mesi che sono come colonie di formiche
dove le cose paiono disordine
eppure seguono gli ordini prestabiliti
da leggi a me sconosciute
mesi di pire infuocate e
di braci roventi che attendono
il sacrificio gustoso della carne
mesi che non tramontano
mesi che paiono eoni
dove anche le pietre
cambiano i prospetti
sotto la frusta dei venti
ma non io. No. Io no.
Ché non mi sento di queste terre
qui anche i miei fiori gentili
sono di lava morta e sangue
e le parole d’amore
tagliano i sorrisi come selci
e ne fanno legna da ardere
per questo lungo inverno :
A quale battaglia ti stai preparando, ragazzo?
Qualcosa sull’amore
dice: siediti, respira
ho per te una grande notizia.
poi lei si siede, ma non respira,
Lo sa. Lo ha sempre saputo.
Non ha bisogno di ascoltare.
Lui sembra agitarsi parecchio
incolla parole alle pareti
è impacciato, gesticola malamente
diventa rosso, poi bianco, poi verde
ma lei non lo ascolta
tamburella con le dita
il tavolo della notte
e cadono briciole dei tempi passati
sul pavimento che scorre e si espande
verso ogni direzione…
lui se ne accorge e smette immediatamente
di essere un uomo
e pensa come fa di solito quando pensa
ma in un posto che non aveva ancora esplorato
a qualcosa di esotico come un abbraccio
a una goccia di vino
ai loro occhi chiusi per la prima volta
Autunno
Autunno
luoghi comuni sulle stagioni
e altri invece cari ed eventuali
dove ho trascorso parte
della mia seconda
e della terza giovinezza.
in maniche di camicia
a bastoncini blu, al sole
passo sotto il balcone della mia vecchia casa
alzo lo sguardo come per cercarmi
e in un angolo del terrazzo
scorgo il tavolino verde
Ikea 4 euro e 99 centesimi
che fu il mio comodino.
tra i tanti libri che ci ho depositato sopra
mi viene in mente un racconto di Calvino
da” Gli amori difficili”
lei che nuota nuda intorno alla barca
in una piccola caletta
con l’altra gente poco lontana, lei e
l’ansia di essere scoperta e dell’amore
è questa immagine che mi accompagna
fino a casa, quella di adesso come per mano…
ho camminato come si cammina in riva al mare
in certi pomeriggi d’estate
col vento che ti costringe a socchiudere gli occhi
ogni tanto una lacrima senza pensieri
il cuore che perde un colpo
per i troppi caffè e per le notti bravissime
ricorda certe navi che attraccano a stento
il vento che porta a riva le voci del mare
poi disperde al largo il cicalìo dei semafori
non so quanta e quale strada ho percorso
ma mi ritrovo seduto a scrivere
come se fossi sulla barca,
e non escludo di esserci,
… tutto il resto se esiste
beh, io non me ne accorgo.
Alle Allegrie!
Alle allegrie! A quelle bisogna puntare
certe volte inciampi in qualcosa
che pare cosa, ma che invece no!
Tu punta alle allegrie, sempre!
e queste arriveranno come formiche
da sotto i cuscini di notte
a ricoprire gli occhi con piccolerrimi
massaggi corneali
che fanno solo un poco starnutire e sorridere
due lacrime e via sei allegro per sempre
ma non troppo, stai attento o
ti verranno incontro per strada
e ti crederanno pazzo
un felicione, ti chiameranno:
Ecco arriva il FELICIONE!
Poi accade per strada
qualcuno che raccoglie per te
una carta che non sapevi di aver perso
un capello che si ferma sul lucidalabbra
di una ragazza che continua a sorridere e subito
il vecchio barista col farfallino a pois
che shekera artrite_che mescola da sempre la tua vita
quello che chiami cuore o dio
o cazzo di cane certe sere
quando gira male che ti lascia a piedi
anche la strada
quando anche lei se ne va
e gli altri sono già andati e tu resti solo
con le tue formiche stanche mezze morte
e che si infilano nel tombino in fila per due col resto di quattro
e persino i gatti, persiiiiiino loro, maledetti gatti
manco ti commiserano con quella aria di familiare supponenza
ebbene quello là deve saperti dire almeno una stronzata
una sola piccola stronzata fuori tema che ti strappi
un fazzoletto di sorriso, altro che preghiere.
Punta a quella cazzo di allegria con cinvinzione
Come se stessi per esplodere l’ultimo colpo della tua vita
E Se sei strabico, astigmaticomiopresbide
la cosa è pure più divertente.
Vedrai, poi, ne rideremo
me ne racconterai…
Stanotte ho sognato
stanotte ho fatto un sogno strano
c’era un lago e c’era un solo albero
che pareva una torre abitata da strani esseri senza corpo
nessuno mi era ostile, solo un leggero fischio di vento
increspava la superficie
da sotto al lago proveniva una musica
qualcuno stava ballando il tango
la voce Del Polaco gorgogliava
tra le bolle che si schiudevano sulla superficie
“balada para un loco”
io ero seduto comodo
con la schiena appoggiata al tronco
stavo leggendo un libro
ma non avevo nessun libro in mano
così ho capito una cosa della vita:
non è quel che hai
è quello che senti,
ho annotato su di un foglio
che non avevo ma è come se lo avessi avuto.
(Nel sogno questa frase ha suonato come una rivelazione.)
dopo aver scritto a mente questa frase
il lago ha cominciato a bollire
la musica si è distorta come se fosse stata sparata
da un’auto a grande velocità
evaporate acqua, musica e ballerini
c’era adesso un buco nero senza fondo
e la vertigine mi ha svegliato.
In collina
La notte mi porta in collina
Alla pietra e al sentiero
Scrivo a memoria
la stessa parola
un milione di volte
Esco a fare due passi
E questa comprare sui muri
Sulle strisce continue
Nelle insegne dei pub
Dentro gli occhi dei gatti
C’è la mia solitudine
Tra le mie braccia
un ricordo lontano
E una vecchia canzone
Frugo le tasche:
Mezzo pugno di polvere
E una strada perduta
Tra le gambe del giorno
Una casa e Una luce
Una lingua da perdere
Una porta da spingere
Un amore e una voce.
atti di casaccio a gentilezza
Praticate atti di casaccio a gentilezza
Auguratevi di essere sereni, non felici.
Amate, non chiedete amore.
Scopaateeehhh!! (scusate, questa mi è scappata)
fate del passo di sanza un muflone
e del muflone un amico ubriaco
scambiate il dilettevole
con l’utile e l’utile col direttore
l’utero, invece, maneggiare con cura
praticate l’arte della superspazzola
prematurata ma a raccolta tardiva
esasperate esperanza
esautorate il torero
esperate d’escobar, semmai!
ma non chiedete mai
a caval Donato il suo cognome
da celebre.
Allegria
Non passano farfalle
avanti al mio sguardo
Né si aprono azzurri
Nemmeno esplosioni di verdi
Nessuna donna
Che mi toglie il respiro
pronuncia il mio nome
Alle quattro del mattino
Nessun presagio di gloria
Nelle tasche
l’eco dei fossi saltati
E farfugli sconnessi
Sempre d’amore
Quello che avevo
Ho donato
Nessuna parola taciuta
E per questo poco
sorrido alle pareti del cesso
Alle porcellane bianche
ai marmi pezzotti
alle etichette festose
– L’allegria ha da sempre
le sue sporche ragioni.
