Scorteggiamento

Sbaglio ogni avvicinamento

Ma mi avvicino

Sbaglio ogni parola

Ma poi dico

Sbaglio ogni interpretazione

Ma poi chiedo

Sbaglio tempi modi e maniera

Da che io mi ricordi

E poi mi rompo il cazzo e ti dico

Eccomi qua

Ecco la mia portata

La mia insicurezza

La mia sconfinata grandezza 

La mia inutilità

La mia merda

La mia tenerezza

La mia misera vita di uomo

Certo d’essere un dio

Chiudo tutto in un piccolo fagotto

E te ne faccio dono

Esattamente come a cinque anni

Regalai una spilla 

A forma di farfalla

Mi sambrava così bella…

Uh. La sincerità che fora i timpani

E il cuore che lacera pensieri

E tira la poesia da ogni lato

Tutto è tuo dico…

E se non sai cosa farne,

Amore mio, 

Brucia tutto in un motore a curvatura

Potrai essere in ogni luogo

Tu creda di desiderare

Così come io sono qui adesso

Avanti ai tuoi occhi 

increduli e pieni di paura.

Io_ non_ ho_ più_ niente

Solo il mio amore e

Questa idea di libertà

Quartier generale dell’attesa

Quartier generale dell’attesa
interno pomeriggio
Siedo e aspetto
Tiro fuori lo schermo
Leggo un poco Pavese
C’è una ragazza
All’altra parete
Seduta ascolta musica
E ogni tanto mi guarda
Accenno un saluto
Con la cima del capo
Poi leggo
È il terzo editore a cui dico
Di non voler pubblicare
Non ancora
Non è il momento
Quando sarà?
Quando non mi porrò più domande
Forse mai. Chi se ne frega.
Sei meglio di tanti altri. Dice.
Meglio non è mai abbastanza.
Ognuno ha la sua coscienza.
Ringrazio di vero cuore
Sono onorato e non dico per dire
La ragazza si è mossa
Siede vicino adesso
Facciamo due parole
Poi quattro, poi ventidue
E così via fino a un parlato
Di varia natura
Missili Trump letteratura
Musica: le piace Iggy Pop
La cosa si fa subito allegra
Poi penso a Pavese
Alle ragazze imbrunite dal sole
A rubarle due chicchi di uva matura
Ci ho pure pensato confesso
Ma non è la sua l’uva che voglio
Poi mi incupisco soltanto un poco
Dove sei? Dove vai?
Troppe domande senza risposte
Lei mi sorride io ricambio
con due baci da amici
Una stretta di mano
Lascio un discorso cadere per terra
Ma con gentilezza
Arriva il mio turno
Mi spiccio veloce
Faccio un cenno di ciao
Nell’uscire di scena
Quasi ci dispiaciamo
Non c’è niente di erotico
Solo due tizi seduti alle poste
Sul finire del giorno.

canzone

canto il groppo in gola
il fermo ai pensieri
la mancanza
la solitudine
la passeggiata notturna
l’albero mutilato
il ritorno deserto
la dimenticanza
la fica asciutta
il cazzo moscio
canto la maldicenza
l’estrema unzione
il diavolo per capello
la calvizie
le domande senza risposta
le carezze a perdere
la sconfitta
i vuoti a perdere
canto i vuoti siderali
e le distanze atomiche
e con le loro eco
ne ho fatto sinfonie
da far impallidire
quel genio di beethowen

​certe sere il cielo al di là del confine

certe sere
il fuori diventa persona

a volte la ragazza dai capelli mossi

mi tende la mano

dalla finestra

e come un ebete aspetto 

che chiuda gli occhi anche

il cielo

e lasci impressa al finire

quella strisciata rossa 

di certe labbra

al di là del confine.

In questo periodo 25 9 17

ci sono periodi della mia vita in cui
leggere romanzi o saggi non mi è di conforto
cerco nella forma della poesia una mano tesa
una sorella. Qualcuno che mi dica:
“Okay fratello, ti dico alcune cose 
ma non ne sono sicuro, le cose sono complicate,
belle, ma complicate, possiamo provarci insieme,
ciascuno alla sua maniera.”
la risposta, che non troveremo mai, è sempre nel nascosto
nel non detto, nell’ombra, nell’inconscio.
Io mi accontento di razzolare dalla parte giusta della strada
pure se non ne verrò mai a capo, quella dove c’è calore
e questo basta a tenermi su per un bel pezzo.
Così rendo la vita sopportabile
addirittura magnifica per qualche tempo.
Mi basta per poter andare incontro alla gente
avendo qualche cosa da dare
e per trovare soprattutto qualcosa da prendere
senza quella paura mortale di non essere abbastanza.
Se dovessi dare un significato alla poesia in questo momento
è proprio quello dell’andare attraverso l’indefinito
oltre il mistero, attraverso l’abisso, comprendere il necessario
e poi uscirne, con un pensiero nuovo sul fondo del taschino.

la morte

La morte.
Questa cosa che si introduce nei discorsi mentre parliamo, è sempre là
Nemmeno è troppo arrogante.
Quei due occhi che ti guardano
distrattamente in mezzo alla folla
Elegantemente, però ti guardano.
Ti guardano sempre
Ti sei innamorata? Le dico ogni tanto
Ricambiando lo sguardo, sorride…
altrimenti le si potrebbe rispondere male …
E invece niente.
Va e viene come il respiro
La sento spesso camminare scalza
Più ci si ama più i suoi passi si fanno leggeri
Quando mi accarezzi si libra in volo
Come una ballerina e poi atterra
e là perde giusto un colpo il cuore
e poi riparte, ed io penso che dovrei farci l’abitudine. Invece niente.
Stanotte ho sognato che eravamo sul viale
Di una città che forse era Pisa ma più Parigi
Tu invece eri proprio tu ed io
Ti tevevo stretta, ti baciavo la spalla
E ti raccontavo una storia, ma poi
Mi sono ricordato di un funerale
e ti ho detto:
Se non ti va, non ti preoccupare
Vado e poi forse torno.
Avevo la sensazione di giocarmi un gran pezzo di vita. Così ho giocato e ho perso.
Sei rimasta a leggere sotto un pioppo azzurro e ti ho lasciata là.
Il vento forte mi ha svegliato.
Stamattina ho pensato due cose.
La prima è che
ho avuto coraggio
La seconda è che
Mi avrete etrambe
però smettiamola di sgomitare.

Un pensiero

Quanto spazio può contenere
Un pensiero!
Cieli pieni dei suoni gravidi di aerei
resistono per sempre
Come certi pensieri
restano sulle nostre vite
E Se non proprio minacce
Chiamali eterni avvertimenti
Certo Non cade il cuore
ma solo pioggia
O neve o grandine
Ogni tanto un aereo
Un uccello stanco
un poco di energia
Talvolta ricevute fiscali
Cartelle esattoriali
Santi e madonne
Talvolta trinità intere
ma è solo per fare goliardia
Per fare una misura
tra noi e il niente
Tra noi e il tutto
La malinconia nasce sempre
Da un concetto di incommensurabilità
Nasce con dio.
Dio è soltanto uno dei nomi della malinconia
E non muore. Non muore mai
Nemmeno quando scopriamo
D’essere adeguati all’universo:
Ciò che nasce una volta
Vive per sempre e rotola
come un granello
che mai si consuma

Scrivo come posso

Scrivo dove posso

Dove e quando non potrei

Se tu mi parli

io mi assento

E scrivo a memoria 

Delle voci votive 

E dei giorni

Non offendetevi

Amici miei se sembro distratto

Ma lei mi preso per mano 

E si è portata via i miei giorni

Adesso rincorro per la memoria

Ogni sensazione e se è vero

Che sono qui con te

È anche vero che sono vasto

in ogni posto

E scrivo di altri tempi che pure vivo

E che vedo con altri occhi

Con altre solitudini

Non offendetevi amici 

Se in questi giorni sembro distante

Ma se pensieri di morte e di vita 

Mi legano i piedi e stringono i polsi

Altre iperboli altrettanto sentite

Catturano i miei cedimenti

Dentro ho una crepa d’altrove

Ma non per fare il figo o lo stranone

È che sento un ribollire di occhi

Che hanno visto troppe cose

E rincorro la visione e l’amore

“Come quando fuori piove ”

E il quinto seme è ancora sconosciuto

L’unico a cui mi pare appartenere

Mi chiama dai confini dell’anima

Con pensieri intrigati e profondi

Che non posso trattenere

Pena la morte di un amore 

La catastrofe di un sole che muore

Se non vado tutti i corpi moriranno

Se non canto ogni cosa potrebbe scomparire

Dimensioni trasversali della vita

Si uniscono QUI in questo punto

E diventano carne per un momento

Poi più nulla! 

E Si continua

Si riparla d’amore.

quando non sai cosa dire

Quando non sai cosa dire
Ma non puoi stare zitto
O impari a tacere oppure
Prendi un foglio di carta
/uno schermo elettronico
E cominci a pensare:
Al chilly mentolato
Al secchio dell’acqua
Freschezza alpina
Ai rotoli di carta igienica
Salvaspazio serrati e compatti
Se scrivi dal bagno oppure
Alle equazioni di Maxwell
al calcolo agli elementi finiti
Alla stereoisomeria
Al tuo sguardo quando
Ci siamo salutati
E a tutte le altre cose
Che mi sono state oscure
Per un periodo limitato
ma che adesso abitano
il posto più nascosto
del mio inconscio
Ed hanno la valenza dei simboli
Come la casa materna
Il sesto arcano maggiore
La prima bicicletta
Il primo amore
I primi assaggi di morte
L’albero da cui caddi
Oppure “La culla che
quando ero bambino
Non si ribaltò.”*

*(Mannaggia quera naca ca nùn s’ammucculàeh’/ mannaggia quella culla che non si ribaltò) proverbio lucano.

la danza della pioggia

in questo istante
nel cortile sotto la finestra
una bambina ed un bambino
fanno la loro danza della pioggia:
fine pioggia urla lui!
fine pipì degli angeli urla lei!
poi ridono si gaurdano intorno
e cercano consensi.
Dal mio canto
ho smesso quello che stavo facendo
e qualsiasi altra attività che implichi
conseguenze dal punto di vista materiale
ho lasciato la finestra aperta
e nessuno nel vicinato
ha il coraggio di interromperli.

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