anche i fiori…
ma che ci importa dei fiori?
cammino a fatica verso domani
dove ci saranno gradini e discese
e reggiseni nuovi da comprare
e ospedali con terapie sperimentali
e vino buono
e l’amore di un uomo
che ha smesso di fare domande
e una certa tenerezza…
che ci importa dei sogni?
ora e qui significa niente
domani? altrettanto
Allora? mi dirai
come si fa a fare
e perché? Non lo so.
A stento conosco
i miei due nomi
ma ci sarà allegria
e ci sarà amore
non c’è più tempo adesso
per curarsi del tempo
Vieni, andiamo insieme
ché il resto per fortuna
non lo sa nessuno.
Distanza
che sta per sbattere
è tutto il mio amore
ma tu non sei nel vento
tu sei nel sorriso
dopo lo spavento
Bollettino di guerra ancora da pagare.
Bollettino di guerra:
Nessun proiettile
Nella faretra
Nell’arco di una settimana
È il sesto a prezzo ribassato
Qualcuno pensa ch’ io mi stia svendendo
Ebbene sì. È così.
Turbativa d’asta baby
Inquinare il mercato
Svalutare la moneta sognante
Sono dei very e propri must
Della sventura collezione
Autunno inverno
Autumns leaves:
parararaaahh paraparaah!
Fin quando posso scendere?
Lo sa solo iddio
Puoi fare un’offerta indecente
Oppure stare a guardare
In ogni caso andrà come andare.
Mi innamoro facile / I fall in love too easily
Mi innamoro facile
La prima volta fu di una bambina
a sei o sette anni
E fu eclatante
Poi a dodici di Lorca
Ma non me ne accorsi subito
Così come accade solo coi grandi amori
Ero distratto da certi capelli neri
E un maglioncino rosa
Facevo dediche alle radio
E poi della donna a quindici
E dell’amore e del sesso
E e degli scrittori minori dell’adolescenza
Ero curioso di questo amore
Come lo sono adesso e
Poi si affacciarono le ombre
E l’amore si fece confuso
E saltavo da un nome all’altro
E mi bruciavo e mi bruciavo
Come chiedeva la strada
Erano quelli gli anni da ardere
Senza rimorsi
Poi scoprii Pessoa e fu amore
al primo rigo.
Mi sono innamorato facile
Una volta all’ultimo piano di una casa torre
Sul fiume. Vivevo a Pisa da tre giorni.
Avevo e mi avevano già rubato una bicicletta
Durò meno di tre giorni come la bicicletta.
A quel tempo ero anche militare.
Mio malgrado. Ho ricordi molto confusi.
Altri amori più vicini_amori che ancora ci amiamo,
certo, in maniera più platonica
Ma che importa. Accadde che mi fecero inciampare in
Carnevali, pedro Pietri, Viktor Cavallo, tre spine. Tre spine
Medio grandi. E poi quegli occhi grandi come due nocciole di un altro mondo.
Avessi potuto dirlo ad alta voce! Poi cominciai una guerra di posizione.
Di trincee. Non mi si addice la trincea. Infatti per anni non un passo avanti.
Ho pensato: se son fiori sfioriranno!
Eppure l’amore è ancora immacolato/nuovo.
E così è stato. Ma volevo parlare di tutt’altro.
Di quando passai ad esempio con Marco, un viandante sulla sessantina di Torino
tutta una notte a cantare vecchie canzoni
Mentre intorno era tutta una festa
Eravamo soli io e lui a costruire castelli di carta e fu bellissimo.
Ciao Marco, ovunque tu sia. Anche quella sera ci innammmmorammo
di chissà cosa o chi. Eravamo nessuno. Come accade solo con l’amore.
Come quando la abbracciai senza baciarla e le dissi: questo è amore puro.
Non ci sono più abituato! E lei mi disse: sì. È così.
Non credo abbia capito. O forse sì. Non lo so.
Non sapevo più chi ero. Così me ne vado per le strade sempre innamorato
e sempre con le spine. Ma a chi lo dici? A te?
No… A nessuno. A nessuno…
Ogni tre passi c’è un amore
Ogni tre passi mi allontano da un amore
Ogni tre passi dico sottovoce il suo nome.
Ma tu vai amore mio a conquistare territori
Va’ ovunque trovi la gioia e l’allegria
Fa’ a cazzotti con l’amore altrui e vinci e perdi
Fosse pure per knock out. Non fa male.
Non fa mai davvero male. Io sarò qui
Senza aspettare niente. Solo per te
E per chiunque altro. Come una puttana per passione.
No, non parlo di sesso.
Certo è chiaro che mi manchi.
Da tremila anni mi manchi.
Manco fossi Guglielma Tell bendata.
Ma così è la vita Amore mio
Ci si innamora facile.
Mancanza
Capelli voce labbra
Occhi soprattutto
tra la gente
Col peso di un fiume
Il collo il neo lo zigomo
e quella pace
Di non dire niente
Solo abbracciati
Come granito
come due foglie
Come due navi
Due fili d’erba
Che si avvicinano
per un soffio di vento
Poi si separano
Una mano tra i capelli
Scioglie il tempo
Della solitudine
Ti senti solo?
Ogni tanto…
abbracciami ti dissi
Nell’attesa che il vento
Ricominci a giocare
Tempo per pensare
Ci saranno giorni indaffarati
buoni per non pensare a neinte
e giorni lenti ché non arriva mai la fine
prenditi il tempo per pensare
ti diranno che sei improduttivo
allora stai facendo del tuo meglio!
:apri la finestra, esci, cammina,
siedi su di una panchina all’ombra
se c’è il sole e al sole se c’è freddo
accomodati come meglio ti è possibile
a guardare il mondo come ti appare
in quei giorni e solo in quelli
quando ogni cosa sembra parlare
ed ogni ricordo è un brivido
e un pianto: perché solo allora
scrostata la malinconia
dimenticati i desideri d’amore
ti perderai nel rincorrere con lo sguardo
le cime degli alberi
i ragazzi che giocano
le coppie che si amano
le auto che passano senza sapere che tu esisti
gli sguardi che incrocerai distrattamente:
attardati soprattutto negli occhi delle persone
immagina le loro vite
i loro sentimenti perché
solo allora ti sarà dato di vedere
ciò che stai diventando.
Quelle sono le tue vite
i tuoi sentimenti
quella cosa che non sai dire
quando ti chiedono
cosa è che ti manca ragazzo?
Anche per te
per te scrivo
una poesia portatile
pochi versi da leggere in tram
o mentre attendi il tuo turno
per quando fuori piove
e i vetri si appannano
e dentro sono tutti piegati
come una vertigine
con gli occhi sugli shermi
e per strapparti un sorriso
e per quell’aria di casa che è
come spezzare un biscotto:
ne vuoi metà?
Poesia non poesia sulla mancanza di buone parole e sui conti in tasca a certe categorie professionali.
Accade che ricerchi
affannosamente
una buona parola
Con smania e disperazione
Se non la trovo
Nei libri allora
Provo a inventarla
E se non riesco
a inventarla
Come accade spesso
Accade che io vaghi
Come un sognatore
come un nottambulo
di giorno
Tra la gente
In cerca di una buona parola
o di una visione
che poi vuol dire
amore e
Se non la trovo
Cerco un amico
E se non lo trovo
allora vado a correre
Ma ma prima di correre
eccomi a scrivere
e poi a correre
e poi a scrivere e poi a correre
e a scrivere
insomma, qua vanno bene solo
i cartolibrai e i calzolai
e certo, anche gli psicologi.
La domenica
Ho sognato un pomeriggio come questo
Con la finestra dimenticata aperta
L’aria fresca che invita a coprirsi e
Due corpi nudi sprofindati nel letto:
Io e te. Uno scontro tra due auto
All’incrocio vicino mi sveglia.
Senza pensare afferro a memoria il plaid caduto di fianco al letto:
ti copro. Mi alzo. Socchiudo la finestra.
Spuntano solo i tuoi capelli da sotto la coperta
E penso che è un peccato averti coperto il viso.
Ho una gran voglia di baciarti.
Ti muovi un poco. So che sai che ti sto guardando. Non so come fai ad accorgertene.
Sono ormai tre anni che ho voglia di baciarti. E tre anni che ti bacio.
Da quella volta in cui giocammo con le parole
e tu avevi una maglia rossa e poi bevemmo insieme del tè caldo. Pareva niente.
E il giorno dopo ti scrissi che forse era il caso di uscire da soli.
Non ti baciai subito.
Vidi qualcosa nei tuoi occhi che adesso riposa sotto la coperta.
Ho avuto paura di te almeno quanta ne hai avuta di me. E dicerti abissi.
Ne ho ancora, ma adesso riesco a gestirla.
Mentre scrivo, il neonato del vicino urla come disperato e forse ha ragione lui.
Stanotte ho riportato a casa la pelle da una discreta alluvione. Non ci avrei scommesso.
Il mio spettacolo è andato bene. Ero in forma.
La gente si è divertita tranne la solita coppia che mi guarda male.
A volte perché parlo male della chiesa altre volte è per il turpiloquio
altre invece è perché proprio non gli piaccio.
Ma va bene così.
Non si può piacere a tutti.
Ho avuto paura anche stanotte.
Una paura diversa da quella sera ma ugualmente forte.
Ci sono state delle vittime. Ma io volevo vivere
ché ho ancora un sacco di cose da raccontare. E poi…
Lontano
stanco da non poter dormire
morto da non poter vivere
occhi raggelati dal sonno
spiritati della memoria
ho smarrito un sacco di cose
in un posto qui vicino
che non riesco a trovare
in settecento chilometri
due caffè – un panino
ventisettemila ciambelle
infinite canzoni
uh!
adesso il palmo è aperto
il braccio è teso
la mano è vuota
il cuore abbaia
in una stanza vuota
dove anche le pareti
hanno smesso di parlare.
fuori è la notte
e i suoi capelli
entrano dalla finestra
come diavoli innamorati
profumati e schivi.
Dove? chi? e Quando?
si perdono nel letto deserto
Lontano, non significa niente.
Ciò che mi è più caro
Ciò che mi è più caro
È sempre lontano
C’è sempre una distanza
Tra gli occhi e la mano
Tra la voce e le labbra
Tra il cielo e la terra
Nel mezzo – l’arte di arrangiarsi
È come l’aria – come l’atmosfera
Si prediligono i biscotti secchi
Ché dureranno più lungo
Si arano i campi e si piantano semi
Cantando per la pioggia
Ci affidiamo ai sentimenti
Senza leggere il futuro
Imparo la pazienza
dal campo bruciato
Dalla terra pietrosa
dalle spore mortifere
Attendere senza aspettare
Innamorarsi senza domandare
Vivere per la bellezza
Di un abbraccio
O di una solitudine
A margine del tempo
Cercando l’allegria
Nella coerenza di pensiero
Fare del desiderio
Un fiore di carta
E abbandonarlo a vento
È tutto ciò che posso fare
Lasciala stare
lasciala stare
avvito la base della macchinetta
due strette di sicurezza
lasciala stare
apro il frigo in cerca di cibo
infilo la mano tra i formaggi
ne estraggo uno a caso
lasciala stare
la piastra a induzione su boost
il caffè sta per decollare
spalmo lo spalmabile sul pane
lasciala stare
guardo in basso/sbadiglio
sono le otto e tutto va bene
lasciala stare
da basso arriva l’odore acre delle conserve
verrebbe da cuocersi e imbottigliarsi per un paio di anni buoni
avvolto da una foglia di basilico
ed esporsi al Cottolengo in stile futurama
lasciala stare
ripete la voce ogni trenta secondi
ho la flora batterica intestinale sbriciolata
un amico scriveva che:
il bicchiere è un armamicidiale
quando lo appoggi vicino al cuore.
lasciala stare
magari mi do all’ippica
alle scommesse clandestine
alle mignotte ai libri di Volo
a Gremellini o alla vera autodistruzione
mi faccio del male con gli articoli di Scanzi
della Lucarelli. Esagero.
la lascio stare e divento cattolico
mi faccio vescovo e mi metto a pregare!
Vabbè, Lascia stare!
