la morte

La morte.
Questa cosa che si introduce nei discorsi mentre parliamo, è sempre là
Nemmeno è troppo arrogante.
Quei due occhi che ti guardano
distrattamente in mezzo alla folla
Elegantemente, però ti guardano.
Ti guardano sempre
Ti sei innamorata? Le dico ogni tanto
Ricambiando lo sguardo, sorride…
altrimenti le si potrebbe rispondere male …
E invece niente.
Va e viene come il respiro
La sento spesso camminare scalza
Più ci si ama più i suoi passi si fanno leggeri
Quando mi accarezzi si libra in volo
Come una ballerina e poi atterra
e là perde giusto un colpo il cuore
e poi riparte, ed io penso che dovrei farci l’abitudine. Invece niente.
Stanotte ho sognato che eravamo sul viale
Di una città che forse era Pisa ma più Parigi
Tu invece eri proprio tu ed io
Ti tevevo stretta, ti baciavo la spalla
E ti raccontavo una storia, ma poi
Mi sono ricordato di un funerale
e ti ho detto:
Se non ti va, non ti preoccupare
Vado e poi forse torno.
Avevo la sensazione di giocarmi un gran pezzo di vita. Così ho giocato e ho perso.
Sei rimasta a leggere sotto un pioppo azzurro e ti ho lasciata là.
Il vento forte mi ha svegliato.
Stamattina ho pensato due cose.
La prima è che
ho avuto coraggio
La seconda è che
Mi avrete etrambe
però smettiamola di sgomitare.

Un pensiero

Quanto spazio può contenere
Un pensiero!
Cieli pieni dei suoni gravidi di aerei
resistono per sempre
Come certi pensieri
restano sulle nostre vite
E Se non proprio minacce
Chiamali eterni avvertimenti
Certo Non cade il cuore
ma solo pioggia
O neve o grandine
Ogni tanto un aereo
Un uccello stanco
un poco di energia
Talvolta ricevute fiscali
Cartelle esattoriali
Santi e madonne
Talvolta trinità intere
ma è solo per fare goliardia
Per fare una misura
tra noi e il niente
Tra noi e il tutto
La malinconia nasce sempre
Da un concetto di incommensurabilità
Nasce con dio.
Dio è soltanto uno dei nomi della malinconia
E non muore. Non muore mai
Nemmeno quando scopriamo
D’essere adeguati all’universo:
Ciò che nasce una volta
Vive per sempre e rotola
come un granello
che mai si consuma

Scrivo come posso

Scrivo dove posso

Dove e quando non potrei

Se tu mi parli

io mi assento

E scrivo a memoria 

Delle voci votive 

E dei giorni

Non offendetevi

Amici miei se sembro distratto

Ma lei mi preso per mano 

E si è portata via i miei giorni

Adesso rincorro per la memoria

Ogni sensazione e se è vero

Che sono qui con te

È anche vero che sono vasto

in ogni posto

E scrivo di altri tempi che pure vivo

E che vedo con altri occhi

Con altre solitudini

Non offendetevi amici 

Se in questi giorni sembro distante

Ma se pensieri di morte e di vita 

Mi legano i piedi e stringono i polsi

Altre iperboli altrettanto sentite

Catturano i miei cedimenti

Dentro ho una crepa d’altrove

Ma non per fare il figo o lo stranone

È che sento un ribollire di occhi

Che hanno visto troppe cose

E rincorro la visione e l’amore

“Come quando fuori piove ”

E il quinto seme è ancora sconosciuto

L’unico a cui mi pare appartenere

Mi chiama dai confini dell’anima

Con pensieri intrigati e profondi

Che non posso trattenere

Pena la morte di un amore 

La catastrofe di un sole che muore

Se non vado tutti i corpi moriranno

Se non canto ogni cosa potrebbe scomparire

Dimensioni trasversali della vita

Si uniscono QUI in questo punto

E diventano carne per un momento

Poi più nulla! 

E Si continua

Si riparla d’amore.

quando non sai cosa dire

Quando non sai cosa dire
Ma non puoi stare zitto
O impari a tacere oppure
Prendi un foglio di carta
/uno schermo elettronico
E cominci a pensare:
Al chilly mentolato
Al secchio dell’acqua
Freschezza alpina
Ai rotoli di carta igienica
Salvaspazio serrati e compatti
Se scrivi dal bagno oppure
Alle equazioni di Maxwell
al calcolo agli elementi finiti
Alla stereoisomeria
Al tuo sguardo quando
Ci siamo salutati
E a tutte le altre cose
Che mi sono state oscure
Per un periodo limitato
ma che adesso abitano
il posto più nascosto
del mio inconscio
Ed hanno la valenza dei simboli
Come la casa materna
Il sesto arcano maggiore
La prima bicicletta
Il primo amore
I primi assaggi di morte
L’albero da cui caddi
Oppure “La culla che
quando ero bambino
Non si ribaltò.”*

*(Mannaggia quera naca ca nùn s’ammucculàeh’/ mannaggia quella culla che non si ribaltò) proverbio lucano.

la danza della pioggia

in questo istante
nel cortile sotto la finestra
una bambina ed un bambino
fanno la loro danza della pioggia:
fine pioggia urla lui!
fine pipì degli angeli urla lei!
poi ridono si gaurdano intorno
e cercano consensi.
Dal mio canto
ho smesso quello che stavo facendo
e qualsiasi altra attività che implichi
conseguenze dal punto di vista materiale
ho lasciato la finestra aperta
e nessuno nel vicinato
ha il coraggio di interromperli.

Poesia d’amore per un’amica

anche i fiori…
ma che ci importa dei fiori?
cammino a fatica verso domani
dove ci saranno gradini e discese
e reggiseni nuovi da comprare
e ospedali con terapie sperimentali
e vino buono
e l’amore di un uomo
che ha smesso di fare domande
e una certa tenerezza…
che ci importa dei sogni?
ora e qui significa niente
domani? altrettanto
Allora? mi dirai
come si fa a fare
e perché? Non lo so.
A stento conosco
i miei due nomi
ma ci sarà allegria
e ci sarà amore
non c’è più tempo adesso
per curarsi del tempo
Vieni, andiamo insieme
ché il resto per fortuna
non lo sa nessuno.

Bollettino di guerra ancora da pagare.

Bollettino di guerra:
Nessun proiettile
Nella faretra
Nell’arco di una settimana
È il sesto a prezzo ribassato
Qualcuno pensa ch’ io mi stia svendendo
Ebbene sì. È così.
Turbativa d’asta baby
Inquinare il mercato
Svalutare la moneta sognante
Sono dei very e propri must
Della sventura collezione
Autunno inverno
Autumns leaves:
parararaaahh paraparaah!
Fin quando posso scendere?
Lo sa solo iddio
Puoi fare un’offerta indecente
Oppure stare a guardare
In ogni caso andrà come andare.

Mi innamoro facile / I fall in love too easily

 

Mi innamoro facile
La prima volta fu di una bambina
a sei o sette anni
E fu eclatante
Poi a dodici di Lorca
Ma non me ne accorsi subito
Così come accade solo coi grandi amori
Ero distratto da certi capelli neri
E un maglioncino rosa
Facevo dediche alle radio
E poi della donna a quindici
E dell’amore e del sesso
E e degli scrittori minori dell’adolescenza
Ero curioso di questo amore
Come lo sono adesso e
Poi si affacciarono le ombre
E l’amore si fece confuso
E saltavo da un nome all’altro
E mi bruciavo e mi bruciavo
Come chiedeva la strada
Erano quelli gli anni da ardere
Senza rimorsi
Poi scoprii Pessoa e fu amore
al primo rigo.
Mi sono innamorato facile
Una volta all’ultimo piano di una casa torre
Sul fiume. Vivevo a Pisa da tre giorni.
Avevo e mi avevano già rubato una bicicletta
Durò meno di tre giorni come la bicicletta.
A quel tempo ero anche militare.
Mio malgrado. Ho ricordi molto confusi.
Altri amori più vicini_amori che ancora ci amiamo,
certo, in maniera più platonica
Ma che importa. Accadde che mi fecero inciampare in
Carnevali, pedro Pietri, Viktor Cavallo, tre spine. Tre spine
Medio grandi. E poi quegli occhi grandi come due nocciole di un altro mondo.
Avessi potuto dirlo ad alta voce! Poi cominciai una guerra di posizione.
Di trincee. Non mi si addice la trincea. Infatti per anni non un passo avanti.
Ho pensato: se son fiori sfioriranno!
Eppure l’amore è ancora immacolato/nuovo.
E così è stato. Ma volevo parlare di tutt’altro.
Di quando passai ad esempio con Marco, un viandante sulla sessantina di Torino
tutta una notte a cantare vecchie canzoni
Mentre intorno era tutta una festa
Eravamo soli io e lui a costruire castelli di carta e fu bellissimo.
Ciao Marco, ovunque tu sia. Anche quella sera ci innammmmorammo
di chissà cosa o chi. Eravamo nessuno. Come accade solo con l’amore.
Come quando la abbracciai senza baciarla e le dissi: questo è amore puro.
Non ci sono più abituato! E lei mi disse: sì. È così.
Non credo abbia capito. O forse sì. Non lo so.
Non sapevo più chi ero. Così me ne vado per le strade sempre innamorato
e sempre con le spine. Ma a chi lo dici? A te?
No… A nessuno. A nessuno…
Ogni tre passi c’è un amore
Ogni tre passi mi allontano da un amore
Ogni tre passi dico sottovoce il suo nome.
Ma tu vai amore mio a conquistare territori
Va’ ovunque trovi la gioia e l’allegria
Fa’ a cazzotti con l’amore altrui e vinci e perdi
Fosse pure per knock out. Non fa male.
Non fa mai davvero male. Io sarò qui
Senza aspettare niente. Solo per te
E per chiunque altro. Come una puttana per passione.
No, non parlo di sesso.
Certo è chiaro che mi manchi.
Da tremila anni mi manchi.
Manco fossi Guglielma Tell bendata.
Ma così è la vita Amore mio
Ci si innamora facile.

Mancanza

Capelli voce labbra
Occhi soprattutto
tra la gente
Col peso di un fiume
Il collo il neo lo zigomo
e quella pace
Di non dire niente
Solo abbracciati
Come granito
come due foglie
Come due navi
Due fili d’erba
Che si avvicinano
per un soffio di vento
Poi si separano
Una mano tra i capelli
Scioglie il tempo
Della solitudine
Ti senti solo?
Ogni tanto…
abbracciami ti dissi
Nell’attesa che il vento
Ricominci a giocare

Tempo per pensare

Ci saranno giorni indaffarati
buoni per non pensare a neinte
e giorni lenti ché non arriva mai la fine
prenditi il tempo per pensare
ti diranno che sei improduttivo
allora stai facendo del tuo meglio!
:apri la finestra, esci, cammina,
siedi su di una panchina all’ombra
se c’è il sole e al sole se c’è freddo
accomodati come meglio ti è possibile
a guardare il mondo come ti appare
in quei giorni e solo in quelli
quando ogni cosa sembra parlare
ed ogni ricordo è un brivido
e un pianto: perché solo allora
scrostata la malinconia
dimenticati i desideri d’amore
ti perderai nel rincorrere con lo sguardo
le cime degli alberi
i ragazzi che giocano
le coppie che si amano
le auto che passano senza sapere che tu esisti
gli sguardi che incrocerai distrattamente:
attardati soprattutto negli occhi delle persone
immagina le loro vite
i loro sentimenti perché
solo allora ti sarà dato di vedere
ciò che stai diventando.
Quelle sono le tue vite
i tuoi sentimenti
quella cosa che non sai dire
quando ti chiedono
cosa è che ti manca ragazzo?

Anche per te

per te scrivo
una poesia portatile
pochi versi da leggere in tram
o mentre attendi il tuo turno
per quando fuori piove
e i vetri si appannano
e dentro sono tutti piegati
come una vertigine
con gli occhi sugli shermi
e per strapparti un sorriso
e per quell’aria di casa che è
come spezzare un biscotto:
ne vuoi metà?

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