La notte è aperta come un girasole

La notte è aperta come un girasole

Ho visto la luna friggere sui monti

Il possibile e l’impossibile

Passeggiano lungo il viale del vorrei

Mentre cammino per il paese deserto

Vicolo per vicolo

Calcinaccio per calcinaccio

Settembre mi parla col vento ed io

Prendo in prestito uno scialle di donna

Regalo due chili di nostalgia alla valle

Scrivo due righe e

I pensieri arrivano là dove devono

Tutto ciò che deve accadere, accade.

Sono qui al centro di una stanza

Ai confini del nulla e

Anche i miei sentimenti

Sono numeri trascurabili

Piccoli e interi

Questa è la pace in vita

delle cose che muono

Due cani mi sorpassano in salita

Si fermano, si voltano,

scodinzolano, ripartono.

Sapessi cantare, canterei due note.

La tua assenza è una sediah

Sento l’odore della birra sgasata
Non adoro l’amaro del luppolo
al mattino!
Eppure è sopportabile ogni cosa
Quando ci sei dentro
Tranne la tua assenza
Che mi imbestia lo sguardo
Come un arpionere teso sulla prua
Di una barca a remi senza più equipaggio.
Melville e Conrad forse avrebbero trovato
Metafore migliori – o forse no.
E chissà se anche loro aspettavano il cenno
Nel mezzo della notte per poter prendere sonno
Infischiandosene della poesia e della letteratura e soprattutto non usando alcuna riverenza verso i propri maestri.
È così che deve essere. Non vi offendete.
Prima l’amore.
Poi il coraggio dopo la paura.
Appresso tutte quelle chincaglierie che chiamate vita ma che sono soltanto la lunga attesa della morte.
Fuggite fratelli la bonaccia
che inghiotte ogni turbolenza
Ogni increspatura dello spazio_tempo
Ogni accenno di eternità
Lascio cadere l’arpione
Alzo le mani
Potrei essere ovunque
Tra le tue braccia

Pochi minuti all’alba

Pochi minuti all’alba

Il mondo sembra

stia per esplodere

Guardo verso il sole e

Capisco che dovrei essere

un sacco di altre cose

Mi conosco come

Entità metafisica

Mica come uomo

Non mi penso più

E sento dolore a una chiappa

E potrebbe essere quella di dio

Del David o della collina

Intanto il cielo si fa rosso

Il sole sorge senza chiedere niente

Ed io mi siedo con tutti i miei “non so”

Ieri una amica mi ha detto

Che sembro innamorato

Non so mai che rispondere

Ma ho detto che sì

Per non essere monotono

Poi ho tirato un sospiro

E adesso sono qui

Senza nessuno intorno

A guardare questi tetti

Che si rivelano alla luce

Come ogni mattina

Niente di speciale:

Si continua a bruciare.

Lascio le domande

sul tavolo del terrazzo

Mi godo in mutande i 13 gradi

E penso a chi non ce l’ha fatta

E se fossi qui solo per loro?

Sciocchezze: borbotto…

Poi penso a zio Carver

Dietro la finestra

A guardare le barche

Al pescatore che si affanna

Per portare a casa la pelle

E divento il pescatore

Di una breve poesia

Che tenta di fare

qualcosa di bello

Ma senza volerlo

Poi lo scrivo

Per farmi compagnia

Mentre tu dormi

Da qualche altra parte

Insieme ai miei sogni

E a Biancaneve

con sette cuscini

Piccoli e bianchi.

Amore? Amore.

Amico vento

Fresco di settembre

Che non porti notizie

Ma ricordi perduti

E malinconie di novembre

E malinconie di agosto

E malinconie mai conosciute

Non sei tu

Sono io: ti ho detto

Come fossi una compagna

Da lasciare sull’altare

Per non saper amare

Temporeggio da un’ora

Avanti alla finestra

Mi lascio accarezzare

Lo zucchero si è ormai

Indurito nella tazzina

Profuma di festa

Di baci sul collo

Di lucidalabbra

Da un mese ormai dormo

Massimo quattro ore per notte

Ho bevuto troppo

Cosa ho cercato?

La valle è una sella capovolta

Dove sei stamattina?

(Penso cose tra parentesi)

I diritti e i doveri scopano

In un sottoscala della coscienza

Mi scappa un sorriso

Scende a molestare la valle

Tutte le tragedie della mia vita

Sono nate un settembre

Tocco ferro/mi gratto

Mi scherzo un altro sorriso apotropaico

Lo mando giù senza ghiaccio

So come prendermi in giro

Mi racconto due storielle inventate

So curarmi con la fantasia

Cerco del buono in questa distanza

E ne trovo a quintali

Roma non si fece in un giorno, ragazzo.

Lo spazio e il tempo sono inutility

Ripete la voce da quando ne ho coscienza

nemmeno vicini è abbastanza

Amore? Amore! E

Poca altra filosofia.

Il giorno più bello

  
Il giorno più bello dell’anno

Accaddero cose molto semplici:

C’erano gli uccelli che

sbattevano le ali nella pineta

Aprendosi strade tra i rami

Una pietra che ci aspettava

Da più di mille anni

Si fece comoda come un divano

Una strada in salita

Con delle spine lungo il cammino

Da schiacciare sotto la suola delle scarpe

Qua e là l’eco della vecchia stagione

Che rimbalzava tra i monti

Come una milonga

Firmammo un armistizio

Come due generali

E ci alleammo contro il tempo

Non un passo indietro! Invece

Non avemmo bisogno di dirlo

Ma ci abbracciammo a lungo

Come fossero sei vite e

I miei occhi ti dissero

Prendi tutto ciò che vuoi!

Ma non prendesti nulla ché

Avevamo già tutto il necessario

Per arrivare almeno a domani

Nella valigia soltanto il mio libro

Ed un bacio piccolissimo

Che poi era tutto ciò che avevo

A parte il suo profumo

e questa idea di amore

Che mi fa piangere

Quando sono solo

E non so mai se

è perché sono triste

O molto felice

Oppure è l’allergia

Come dico sempre

Se qualcuno mi sorprende

A rovistare tra la gente…

Sì, forse è l’allergia!

Deve essere così

E poi non ero io…

O forse hai visto male…

Comincia a fare fresco

Forse domani pioverà…

In a sentimental mood

La mia vita sentimentale assomiglia sempre più ad un bicchiere di birra sudato, ad una poesia dadaista, a certi aborti clandestini, a certi fiori nati e appassiti fuori stagione senza che nessuno se ne sia mai accorto. Comincio a dubitare di essere davvero me stesso, dubito della mia esistenza fisica. Comincio a vedermi come una entità spettrale: un ectoplasma che attraversa la materia senza lasciare traccia di sé, al netto di qualche ricordo nato già sbiadito. Se davvero sono stato io, sono stato un altro a cui adesso non so più parlare. Quale consolazione: il sole, la strada e l’animale. Sudare per i monti come un randagio, andare imbestiato dalla grazia, dalla fame di bellezza, dalla sete, dalla vertigine di un uomo che per non saper trovare posto sulla terra imita la danza dell’universo. Sono caduto spesso. Cado. Attraverso la folla come uno sconosciuto. Estendo i pensieri fino a non pensare. Vado cadendo come ubriaco da una carezza all’altra e quella voce di un poeta russo che ritorna al cuore come un’aritmia mi dice:

provo ad amare: eppur questo non basta… 

Provo ad andare: eppur questo non basta…

Allora dico: io amo. Io vado.

E tutto si fa luminoso 

Ma anche la luce cede il passo alla tenebra

Ma anche la tenebra ha nostalgia della luce

Fraternizzo con l’ombra e mi innamoro del sole.

Lo stesso amore che fa cantare di notte

Quando tutti quanti dormono il sonno dei giusti

Ed io sento nella notte una nota sbagliata

E me ne innamoro come un ragazzino

Disperatamente per tutto il tempo non necessario

Mi innamoro come amo le cose rotte

Al pari del sole e di certi occhi 

Dell’aria di casa e di una sconosciuta

Dei fiori morti e dei vivi

Senza compromessi

Tra il dentro e il fuori

Ho preferito l’ altrove

Che poi vuol dire tutto:

Tranne me.

​Quello che resta

Il sole. Il mito. Il dio.
Una lingua d’asfalto

E una di cartone

Si baciano per sempre

Tu mi dici arrivederci

Io sghimbescio l’attapiramento

Sposto di qualche grado il sorriso

parlo con le ombre e coi lampioni

Dico: Ne sono accadute di cose…

La tenerezza conquista una poltrona

Poi una stanza poi il cielo

E quello che non porta via il vento

Quello che resta lontano dalle parole

Ha il valore del pianto

Della pietra

Della carne sudata 

E Dell’uomo.

Quello che resta

Non è certo un poeta

Una frase o un racconto

Uno strappo alla regola

O al tempo.

Quello che resta è la vita

Non toccata dall’uomo.

Sogno. Zio leonard Cohen/ famous blue raincoat

Seduto sulla sedia a dondolo

Dimenticata sul porticato deserto

Avanti agli occhi una distesa di sabbia 

non piove da secoli

Pare significare l’orizzonte azzurro

In mano ho delle frecce

Sono quelle di una vecchia fotografia

Di quando non sapevo ancora parlare

Gli occhi sono gli stessi di allora e

C’è un vento abbastanza forte

Ma non c’è polvere

Il deserto è liscio come marmo

C’è soltando la morbidezza della mano che stringe  Il pugno dove sono ammucchiate le frecce

So che significa qualcosa

So che sto sognando

So che sono più giovane e più vecchio

Della versione di me che è distesa nel letto

Dovrei dire qualcosa

Questa è la sensazione!

Ma il vento è una carezza tiepida

Mi consola per la fine o per l’inizio di qualcosa

Da lontanto la voce di zio Leonard 

Piano piano prende il posto del deserto

E mi sveglia come un bacio sulle labbra

E tutto ciò che penso da sveglio è:
Chi era? Da dove veniva?

La rima col mare

Tutti i discorsi si affollano
Contro le pareti
non contro di me
Certi pesano più di altri
E non sempre è la morte
Non sempre si muore
Butto un occhio alla valle
E la valle non se ne accorge
A guardare dall’alto 
si finisce per ridere
Ci sarà qualcuno oltre le mani
A disegnare carezze
Col profilo del mio naso
Nel mentre passano per le strade
Persone che nessuno saluta
Questo mi ferisce
Come una brutta parola
Ma un poco più a fondo
Siamo così simili
Da poterci scambiare i nomi
forse, non certo i racconti.
Ognuno è quello che fa:
Penso e ripenso alla fortuna
Alla solitudine e ai capelli
Al sapore del vino
E alle cose che innamorano
A certi occhi dolci 
come laghi in tempesta
Dove si intravede il fondale
Pieno di sabbia, di cose cadute
E di amore selvatico per chi sa vedere
Senza voglia di prendere
O di possodere.
Penso e ripenso senza vergogna
Alla grande miseria
Di una strada –  un altare…

Alla rima col mare.

Arrivano i morti

Il Freddo scende dalle montagne

Come una lingua dimenticata

La gente si guarda stranita

Stretta nella camicia

Come di forza

Il pane fresco dal forno sul viale

Lascia tracce di beicapelli al vento

Stanno arrivando i morti

Coi loro pugni vuoti e serrati

Con storie mai dette da raccontare

A consolarci con carezze scadute

Con la tenerezza delle promesse non mantenute

Occhi morti- occhi d’ amore per sempre

Qualcosa si conficca nel petto

Come una lancia rovente

Un tizzone arso al bosco

diventa carbone

pronto alla brace

Ho trasformato la legna

Ma anche i pensieri

In fatti di carne e di vento

Cammino verso i monti

Come uno mai nato

Uno di voi

Uno felice

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