dice: siediti, respira
ho per te una grande notizia.
poi lei si siede, ma non respira,
Lo sa. Lo ha sempre saputo.
Non ha bisogno di ascoltare.
Lui sembra agitarsi parecchio
incolla parole alle pareti
è impacciato, gesticola malamente
diventa rosso, poi bianco, poi verde
ma lei non lo ascolta
tamburella con le dita
il tavolo della notte
e cadono briciole dei tempi passati
sul pavimento che scorre e si espande
verso ogni direzione…
lui se ne accorge e smette immediatamente
di essere un uomo
e pensa come fa di solito quando pensa
ma in un posto che non aveva ancora esplorato
a qualcosa di esotico come un abbraccio
a una goccia di vino
ai loro occhi chiusi per la prima volta
Autunno
Autunno
luoghi comuni sulle stagioni
e altri invece cari ed eventuali
dove ho trascorso parte
della mia seconda
e della terza giovinezza.
in maniche di camicia
a bastoncini blu, al sole
passo sotto il balcone della mia vecchia casa
alzo lo sguardo come per cercarmi
e in un angolo del terrazzo
scorgo il tavolino verde
Ikea 4 euro e 99 centesimi
che fu il mio comodino.
tra i tanti libri che ci ho depositato sopra
mi viene in mente un racconto di Calvino
da” Gli amori difficili”
lei che nuota nuda intorno alla barca
in una piccola caletta
con l’altra gente poco lontana, lei e
l’ansia di essere scoperta e dell’amore
è questa immagine che mi accompagna
fino a casa, quella di adesso come per mano…
ho camminato come si cammina in riva al mare
in certi pomeriggi d’estate
col vento che ti costringe a socchiudere gli occhi
ogni tanto una lacrima senza pensieri
il cuore che perde un colpo
per i troppi caffè e per le notti bravissime
ricorda certe navi che attraccano a stento
il vento che porta a riva le voci del mare
poi disperde al largo il cicalìo dei semafori
non so quanta e quale strada ho percorso
ma mi ritrovo seduto a scrivere
come se fossi sulla barca,
e non escludo di esserci,
… tutto il resto se esiste
beh, io non me ne accorgo.
Alle Allegrie!
Alle allegrie! A quelle bisogna puntare
certe volte inciampi in qualcosa
che pare cosa, ma che invece no!
Tu punta alle allegrie, sempre!
e queste arriveranno come formiche
da sotto i cuscini di notte
a ricoprire gli occhi con piccolerrimi
massaggi corneali
che fanno solo un poco starnutire e sorridere
due lacrime e via sei allegro per sempre
ma non troppo, stai attento o
ti verranno incontro per strada
e ti crederanno pazzo
un felicione, ti chiameranno:
Ecco arriva il FELICIONE!
Poi accade per strada
qualcuno che raccoglie per te
una carta che non sapevi di aver perso
un capello che si ferma sul lucidalabbra
di una ragazza che continua a sorridere e subito
il vecchio barista col farfallino a pois
che shekera artrite_che mescola da sempre la tua vita
quello che chiami cuore o dio
o cazzo di cane certe sere
quando gira male che ti lascia a piedi
anche la strada
quando anche lei se ne va
e gli altri sono già andati e tu resti solo
con le tue formiche stanche mezze morte
e che si infilano nel tombino in fila per due col resto di quattro
e persino i gatti, persiiiiiino loro, maledetti gatti
manco ti commiserano con quella aria di familiare supponenza
ebbene quello là deve saperti dire almeno una stronzata
una sola piccola stronzata fuori tema che ti strappi
un fazzoletto di sorriso, altro che preghiere.
Punta a quella cazzo di allegria con cinvinzione
Come se stessi per esplodere l’ultimo colpo della tua vita
E Se sei strabico, astigmaticomiopresbide
la cosa è pure più divertente.
Vedrai, poi, ne rideremo
me ne racconterai…
Stanotte ho sognato
stanotte ho fatto un sogno strano
c’era un lago e c’era un solo albero
che pareva una torre abitata da strani esseri senza corpo
nessuno mi era ostile, solo un leggero fischio di vento
increspava la superficie
da sotto al lago proveniva una musica
qualcuno stava ballando il tango
la voce Del Polaco gorgogliava
tra le bolle che si schiudevano sulla superficie
“balada para un loco”
io ero seduto comodo
con la schiena appoggiata al tronco
stavo leggendo un libro
ma non avevo nessun libro in mano
così ho capito una cosa della vita:
non è quel che hai
è quello che senti,
ho annotato su di un foglio
che non avevo ma è come se lo avessi avuto.
(Nel sogno questa frase ha suonato come una rivelazione.)
dopo aver scritto a mente questa frase
il lago ha cominciato a bollire
la musica si è distorta come se fosse stata sparata
da un’auto a grande velocità
evaporate acqua, musica e ballerini
c’era adesso un buco nero senza fondo
e la vertigine mi ha svegliato.
In collina
La notte mi porta in collina
Alla pietra e al sentiero
Scrivo a memoria
la stessa parola
un milione di volte
Esco a fare due passi
E questa comprare sui muri
Sulle strisce continue
Nelle insegne dei pub
Dentro gli occhi dei gatti
C’è la mia solitudine
Tra le mie braccia
un ricordo lontano
E una vecchia canzone
Frugo le tasche:
Mezzo pugno di polvere
E una strada perduta
Tra le gambe del giorno
Una casa e Una luce
Una lingua da perdere
Una porta da spingere
Un amore e una voce.
atti di casaccio a gentilezza
Praticate atti di casaccio a gentilezza
Auguratevi di essere sereni, non felici.
Amate, non chiedete amore.
Scopaateeehhh!! (scusate, questa mi è scappata)
fate del passo di sanza un muflone
e del muflone un amico ubriaco
scambiate il dilettevole
con l’utile e l’utile col direttore
l’utero, invece, maneggiare con cura
praticate l’arte della superspazzola
prematurata ma a raccolta tardiva
esasperate esperanza
esautorate il torero
esperate d’escobar, semmai!
ma non chiedete mai
a caval Donato il suo cognome
da celebre.
Allegria
Non passano farfalle
avanti al mio sguardo
Né si aprono azzurri
Nemmeno esplosioni di verdi
Nessuna donna
Che mi toglie il respiro
pronuncia il mio nome
Alle quattro del mattino
Nessun presagio di gloria
Nelle tasche
l’eco dei fossi saltati
E farfugli sconnessi
Sempre d’amore
Quello che avevo
Ho donato
Nessuna parola taciuta
E per questo poco
sorrido alle pareti del cesso
Alle porcellane bianche
ai marmi pezzotti
alle etichette festose
– L’allegria ha da sempre
le sue sporche ragioni.
Pollo al Curry
Il sole difronte che si fa gentile
attraverso gli occhiali
Stai andando a fare la spesa
Pollo al Curry, pensi mentre
L’odore fresco della lavanderia
Fa l’amore col vento
Che si fa spazio come una carezza
In mezzo ai due palazzi
“What more can I say”
Nina Simone mi canta nelle orecchie
E una bimba su di una bicicletta rosa
che mi gira in tondo e mi sorride…
Poi qualcuno che mi viene a dire
che si insegna pure la poesia…
stanze vuote
la stanza s’è agitata tutta la sera
dice: era vuota
dice: le ombre
dice: un bicchiere sul ciglio del comodino
fece stare tutti in pensiero
è così che suonano le stanze
quando entri dopo una giornata intera
o dopo una intera vita
ricordi di aver dimenticato un ombrello
dietro la porta di una stanza in un’altra città
-eppure l’occhio cerca ancora l’ombrello-
le stanze vuote sono cunicoli spazio-temporali
puoi trovarci di tutto
una mucca zoppa se abiti in campagna
e persino l’amore ma solo se c’è un giradischi
o se c’è un chiodo che assomiglia
ad un neo sulla parete di destra
ma auguratevi soprattutto di non trovare mai dei fiori secchi
oppure in quel caso auguratevi di essere abbastanza ubriachi
e che sia giorno e la stanza ben illuminata…
si può morire di nostalgia a seconda che…
Motel Tempio
Scherzo col commesso febbricitante
Offro un caffè ad una amica
Scambio due battute con la cameriera
Mi dice: te lo metto al centro il caffè
Ché sembri maldestro.
Rispondo che sono forte coi tiri mancini
Che stesse attenta
Dice che a sinistra va bene ché è il lato del cuore
Che l’età l’ha fatta tenera, dice
Che se potesse scegliere sarebbe più dura
Ed io le credo. Siamo quasi coetanei.
È cosa buona e giusta. Le dico
Bevo il mio terzo espresso alle 10 e 15 circa
Di questo venerdì mattina al Motel Tempio
Dove puttane, camionisti, ambulanti, studenti ed emigranti a seconda del tempo
si mescolano alla fauna locale
Da qualche migliaio di anni.
Sembra un avamposto di frontiera
Mi sembra di dover andare in Patagonia
E forse è così.
Zio Chatwin si sarà sentito così quando si guardò per la prima volta allo specchio
Dietro un bancone ad Ushuaia.
L’Autobus è il mio Mammuth.
Io invece non so mai chi sono
Prima ero il cingalese che spingeva
un enorme bustone nel vano bagagli
Mi sono riconosciuto dal sorriso soddisfatto
Dopo lo sforzo. Dalle Piccole cose.
Chissà più tardi a Napoli…
Due parole
Scavo nella sera per
un pugno di poesia
E trovo soltanto partenze
Colori accesi d’autunno
Buoni a dipingere
soltanto distanze
Affretto il passo
Sulle foglie di cemento
E né calore né vento
Adesso frullano in petto
Soltanto due parole
Che non significano niente
si rincorrono come gatti
si spartiscono il cosmo.
Oggi un serpente
Mi ha tagliato la strada
Per rifugiarsi nel bosco
L’ho guardato sparire
Come fosse un tramonto
E per un attimo ho visto
Divampare la notte
Al sole
Sono seduto sul terrazzo che affaccia sulla valle che mi ha visto crescere:
Qui ho dato il peggio e il meglio di me.
È Ottobre e c’è un sole che dà del tu all’universo intero.
Potessi scrivere con gli occhi chiusi. Lo farei.
Potessi dire senza parlare. Farei anche quello.
Potessi amare senza sentire niente. Farei anche quello.
Potessi pensare senza sapere di farlo. Lo farei.
In questi giorni tutto mi attraversa.
Tutto ciò che mi attraversa mi costa fatica
Tutto si prende un pezzo di questo corpo
Che sta diventanto sempre più una reliquia.
Se avessi una misura. Se avessi davvero un limite. Comincerei a preoccuparmi.
A volte ho la sensazione di consumarmi. Di poter finire da un momento all’altro.
La soglia della mia percezione si è notevolmente abbassata da quando ho deciso di parlare senza nascondermi.
Prima è passato un cane bianco lungo la strada. Da sopra gli ho fatto un verso come per chiamarlo. Lui ha alzato le orecchie prima, poi il capo. Ci siamo guardati. Gli ho sorriso ed ha accennato a scodinzolare prima di andare via. Questo fatto per niente eccezionale mi ha tenuto in disparte per qualche tempo. Non parlo. Scrivo.
Adesso ho davanti agli occhi il balconi e giardini dove un tempo ho sepolto dei baci e ho lasciato che crescessero edere e rovi
in fondo allo sguardo le cime del Pollino sono un miraggio verde e fresco.
C’è un accenno di perfezione che non comprendo intimamente. Lo intuisco come una religione. Un metafede di chi non ha fede in nulla.
Le auto sulla statale si sorpassano anonimamente. È quasi ora di pranzo.
Penso alle cose lontane
alle tante cose
Sempre lontane.
Nell’aria il profumo del sugo
il rumore dei piatti
Il grido dei fiori.
