è così che ti trovi a dire
che hai bisogno
di una poesia per tirare fino a sera
dove si dice che tutto è molto bello
ché se pure la salute vacilla
il portafoglio piange e
i gatti neri evitano di passare
dopo che hai attraversato
hai sempre una poesia che ti dice:
tutto è bellissimo. sopporta e lasciati sorprendere
dalle folgorazioni incantevoli dell’esistenza!
e se non lo sai vedere
è solo perché stai diventando cieco
e non è per l’autoerotismo
o il vino al metanolo
o la presbiopia incombente
è che ti sei solo
un poco rotto il cazzo
Sii gentile
non fare della donna un nemico
per nessun motivo al mondo
scopri lei il fianco
lascia cadere le armi
lascia che ti trovi ridicolo
sii coerente. Tanto
tutto questo è ridicolo:
il fatto che non riesca a dormire
che pronunci il suo nome
nel mezzo della tempesta
e che questo ti scaldi nonostante tutto
un poco le mani…
sii consapevole di essere ridicolo
e lascia che ridano di questo e di quello spettacolo
brucia la tua pira fino ai confini estremi dello sguardo
fino a far scoppiettare i pensieri come ginestre
che illuminino i sentieri come lucciole
lascia che vengano i demoni a saziarsi del tuo fegato
lascia sedimentare tristezze e solitudini
e innaffiale con del buon vino ogni tanto
assapora soprattutto il gusto della solitudine
ma sii gentile con te stesso
non ingigantire la cosa non esagerare
ché la cosa è già abbastanza grande
invita a cena una bella ragazza
un martedì sera, magari
e fate l’amore solo se è necessario
soltanto se c’è allegria nell’aria
altrimenti, desisti.
e se devi andare, vai
ma fallo una sola volta
e sii gentile e inesorabile.
Lascia perdere i telefoni.
Ci sono giorni in cui non vuoi scrivere niente
E sono i giorni migliori
Potresti rinunciare a qualsiasi cosa
E comprendi intimamente quale pochezza sia tutta la letteratura e quella solitudine di appartamento che ne deriva.
Cammini e vedi le tue gambe muoversi
E ti chiedi se siano davvero le tue gambe
E poi te ne vengono in mente altre due
Che quelle di sicuro non sono le tue
E pensi che infondo sono soltanto gambe
E ci portano dove vogliamo
Tipo qui adesso.
Sarei potuto essere ovunque
E invece.
Sogno XXX
Stanotte ho sognato di abitare
sul parcheggio di una stazione che non conosco
Eravamo tutti appollaiati sui davanzali
Stava per succedere qualcoa di grosso
Aspettavamo
A casa mia c’era una specie di festival del vino
Ma io, piu tardi, avrei dovuto guidare
Non bevevo, ero giudizioso.
C’era una ragazza con un caschetto nero
E gli occhi neri
Scattava fotografie
Quella era la sua mostra
Nel mentre che qualciluno cucinava Crepes
In continuazione intasando la cucina
Lei mi porta nel salone delle feste
Dove pendevano fili e dai fili pendevano
Ritratti di lei, bellissiminritratti di lei
Allora decido di scattarle una foto
Alla maniera di Pasolini le dico:
(Chissà cosa avrò voluto dire)
Lei compariva sulla carta
inarcata e sospesa di spalle
Come una “C” con una virgola di capelli
Come un funambolo in alto tra i palazzi
Ma senza fune
(Miracoli dei sogni)
Poi ci sfioriamo le labbra
Ti è Piaciuta? Le dico
Tace, mi bacia, sorride, va via.
Nel frattempo da basso salgono i suoni degli spari
Decidiamo di andare
Raccolgo mia madre aggrappata ad una bottiglia di Aglianico Taurasi riserva
E andiamo a casa, un’altra casa.
Mi ritrovo nel mio paese
Avanti ad una ferramenta
Con una macchina senza parabrezza
E vedo lei in bikini
Con i capelli sciolti
Ricoperta di fanghi termali e
La cosa non mi è indifferente
Mia madre è ormai al sicuro
Mi fermo, ci guardiamo
Hai freddo? Le dico
Ci sorridiamo
E decido di ripartire
Verso la valle verso il cimitero
La vedo sorridere nello specchietto
E poi scomparire dietro la curva
Farò il giro, penso,
Maledico il senso unico
E poi dico: i treni che passano soltanto una volta nella vita sono quelli da perdere senza ombra di dubbio.
Sarà là al mio ritorno.
Mi fermerò questa volta.
Dove altro potrei andare?
Di cosa parliamo quando…
Cosa pensi al mattino?
Lei? Lui? Un aeroporto?
Cosa pensi alla notte?
Lei? Lui? Un camino?
La pioggia grigia finalmente
Le siepi serrano i verdi
Baveri alti e spalle indurite
Qualcuno che si dà calore
Col fumo di una sigaretta:
Nelle strade si affollano
le menti delle cose da fare
Gli sbirri in divisa
Voi altri in borghese
E La vita reclama
A Gran voce
lo scalpo del giorno
Mentre cammino
ho il passo del boia
E un libro di poesie
Sul fondo della tasca
Mi cade una frase
Dall’orlo delle labbra
Poi un’altra e
poi una foglia che
Regala il suo volo
A chi non può vedere
Ché così è l’amore:
il contrario esatto
Di una oscura preghiera.
Io e te ( domani )
Poesia autunnale con saluti e baci
Novembre
Calpesterai un milione di foglie.
Certi giorni ti dispiacerà
Ti sembrerà di fare uno sgarbo
A tutti i sentimenti
Certi altri invece
Ti sembreranno un tappeto
Su cui esibire il passo dei re
Oggi c’erano due ragazzi
Ad aprirmi il cammino
Dieci metri avanti
Lei ogni tanto lo guardava
Come si guarda una ciliegia matura
Lui già sapeva, senza guardarla
Prende il telefono
E le infila poco delicatamente
un auricolare nell’orecchio
Ma sono troppo grandi, allora
Lei gli tiene la mano sull’orecchio
Mentre ascolta la canzone dell’anno
Guarda in terra poi sugli alberi
Eviterà il suo sguardo per tutta la durata della canzone
Sorriderà molto
Stringerà le dita intorno alla mano di lui
Fino a far diventare le punte delle dita bianche
Ed il suo orecchio rosso
Ad un tratto
Un pensiero come una verità assoluta
Si fa largo mentre li osservo scomparire
Tra le auto di un parcheggio:
non è per loro che cadono le foglie
Non ancora
Mentre una ragazza bionda
Mi saluta sbracciandosi
dal sedile posteriore di una macchina
Ricambio, ma sono senza occhiali
Se stai leggendo questo scritto
Sappi che non ti ho riconoscuita.
Baci.
Qualcosa sull’amore
Nessun’altra cosa come le relazioni affettive ci rivelano la nostra misura.
Seppure abbiamo la taglia dell’universo, spesso riusciamo a simulare meglio la dimensione della formica
( lo so: “tutto e tutto”, ma è soltanto di una parte che oggi voglio parlare. L’autobus aiuta a ragionare per comparti relativamente chiusi).
Niente di strano: siamo molto più formiche che stelle. Parlare di amore equivale a dire: di niente, del più e del meno, è come parlare di poesia ma con più carne. Perdere tempo essendo sinceri. Ammesso che alberghi in me una qualche forma di sincerità oggettiva.
L’amore, quello che annullerebbe ogni volontà per un bene supremo che non ci è dato di possedere. Quel mostro gentile che scava nel petto e nel profondo di quella fantasia che chiamiamo anima. Quella carezza distratta che ci segna la strada con piglio reazionario. Bisogna dominarlo con l’abbandono. Con la resa. Con la rassegnazione. Bisogna saper lasciar perdere. E quando ti rivolgeranno quella domanda da cui sei sempre fuggito, risponderai: Sì. Ti amo. E poi incalzerai:
Come amo queste nuvole roche di fuliggine e il sole nitido di novembre… Ma con più carne.
Ti amo come l’idea che avevo di me, secoli prima che io nascessi e le linee dei tuoi occhi allucinati quando dici: non odiarmi. Ti amo come l’orgia di macchine che si ammucchiano dagli sfasciacarrozze, come quel finestrino intatto che ha resistito alla pressa degli uomini automatici e come la tua voce allegra dopo tre bicchieri di pessimo vino marziano.
Ti amo tantissimo perché non ho idea di cosa voglia significare né “ti amo”, né “tantissimo”.
Ma sono quasi certo di amarti come la mia esitazione, come amo la paura di perdere tutto, io, che non ho mai avuto niente al netto delle parole che sono mie e mie soltanto fino a quando non le dico o le scrivo, e poi ritorno ad essere solo con questa cosa gradevolmente immonda che diciamo amore. Innamorato di ogni cosa da far tremare la voce anche quando è silenzio, e senza nemmeno il conforto delle cose da dire, a camminare le strade come un sentimento claustrofobico scappato di casa da secolineisecoli amen. In cerca di spazi abbastanza aperti come la O della parola eccOti, o dei tuoi occhi gentili pieni di paura o tutti quelli incontrati per caso in una vita, ma allora tutti quanti insieme… accomodarmi nei multiversi… e da là poi ripartire.
Perché, dimmi, non dovrei esagerare?
Bellissimo
Quello che conta è il coraggio
il coraggio di essere sinceri
solo quello conta
scoprirai un uomo meschino
un ragazzo insicuro
un morto e una data di scadenza
ma così sono gli uomini.
scoprirai una voce potente
toglierai almeno tre veli alla paura
e cadrà la polvere dei molti anni
e ci sarà meno nebbia
e ci sarà amore al posto della rabbia
ignora tutto quello che vedi
ignora il giudizio e la gogna
ignora il chiacchiericcio
sarai quello che sei
se sarai sincero
trattati come un estraneo
trattati con gentilezza se puoi
e sarai bellissimo. Bellissimo
Sarai solo magari,
ma non ti credere
avrai i gatti da dalla tua
e i cani da una certa ora
avrai un albero robusto
a farti ombra se è caldo
e il vento dell’Atlantico
e quelle cose che tolgono il fiato
ché smetteranno di essere cose
quando le chiamerai per nome
vedrai
Sarà bellissmo.
Who’s
un gomitolo mi toglie il sonno
chi lo sfilerà?
le tue mani con la mano dio
amore mio.
un capello mi toglie il respiro
chi schiuderà il cappio
del tuo cuore sul mio?
lasciatemi in questo pozzo
sospeso e finale
come il pelo dell’acqua
che guarda la luna passare
mezza volta in un anno
e canta d’amore
per un paio di eternità.
Poi si increspa il filo della gonna
come un sospiro
e qualcosa di umano accade
dentro la carne
che spacca la pietra
come il silenzio
sopra il collo è Parigi
dove piove ogni notte
di una pioggia mai vista
lì camminano spettri
più gentili di me
Alle 3.14
Alle 3.14
La poesia triste
delle ₶ del mattino
la poesia dà i numeri
e riceve i silenzi
in fila per due
Col resto di
uno
Sera
il sole si spegne in una pozzanghera
l’arcobaleno vuol dire anche olio esausto
cose cadute per terra e passi stanchi
la strada e l’acqua hanno la loro poesia
la distanza ha suoni lenti e più lunghi delle parole
mi pare di rubare qualosa alla sera, qualcosa
che indosso come una vecchia giacca blu
mi sta bene il blu e comoda la strada
prendo quello che posso
lascio quello che perdo
qualcun’altro ne farà una poesia
