Va bene così

A trentacinque passi dal cancello di casa, sul lato opposto della piazza, c’è un negozio di elettronica. Vende un po’ di tutto, è un negozio all’antica. Duplica chiavi, vende componenti elettrici, elettrodomestici, orologi ecc. ecc. Non mi sorprenderebbe, un giorno, trovare in vetrina anche qualche attrezzo per la sala operatoria o chessò, una vecchia bomba a mano usata ma tenuta bene…
Il proprietario si chiama Massimo.
Massimo è flemmatico, gentile e accogliente ( un po’ come tutti gli esercenti di questa zona, cosa eccezionale per Pisa), ha l’aria di uno che si rompe il cazzo di riparare le cose per averne riparate tante. Adesso preferisce vendere. Gli affari sembrano andare così così…
E’ uno sconfitto della globalizzazione ma che resiste, denti stretti, nonostante tutto.
Oggi avevo bisogno di una lampadina ché quella della mia stanza da letto ha deciso a dispetto della sua ultra-hot-led-modernità, di morire molto prima del tempo(o perlomeno così avevo creduto).
Quando entro nella penombra negozio, Massimo parla al telefono, mi fa cenno di aspettare un minuto, mi sorride, è sudato, ma lo siamo tutti: “oggi fa un caldo boia!”, avrebbe detto fingendo sarcastica allegria e toscano entusiasmo, il signor Antonio, il tizio attempato entrato subito dopo di me.
Massimo parla, si interrompe, alza gli occhi al soffitto, ascolta, riparla, sorride in maniera imbarazzata e stanca, agita una mano vorticosamente, ad intervalli con frequenza costante, ogni circa cinque secondi, per poi mimare il gesto dell’orchite a piene mani, serrando la cornetta tra mento e spalla.
Sghignazzamento di noi spettatori… << Signora pigi pire quello che vuole, glie l’ho detto, il televisore non esplode, ma prima delle diciotto non posso venire…
… E allora vuole dire che sente solo la musica fino alle diciotto!
… Signora la prego… ( la tizia parla ininterrottamente… )
Massimo è oltre lo scoglionamento. Resiste, con noi sbraita e impreca a bassa voce, con la signora è gentile a tutto volume.
– Abbia pazienza, mi dice.
Una Signora, passa avanti al negozio e urla – CIAO MASSIMOOOHHH-
CIAO CARLAAHH. Risponde sorridendo anche con gli occhi questa volta e poi si rifionda nel limbo.
Io gli faccio cenno di non preoccuparsi, il signore dietro di me borbotta: Rincoglionita!
Riferendosi alla tizia al telefono e poi a me:
Lei che è giovane, può leggermi cosa è scritto su questo foglietto ché ho lasciato le lenti a casa?
Certo: due compresse al giorno, lontano dai pasti.
-Dio cane! Vabbè, ‘un morirò mia, la prima l’ho presa mentre mangiavo…
Tranquillo. Non morirà, lo rassicuro.
Ride e mima il gesto di toccarsi le palle, ma non lo fa, in fondo è un galantuomo.
Ridiamo.
Massimo nel frattempo ha chiuso il telefono, si asciuga il sudore e parla fra sé e sé, prende un appunto e poi con un sorriso da cane bastonato:
Mi scusi eh, ma è la terza volta che mi chiama stamattina, ha qualche problema a capire le cose per telefono. Comunque, cosa posso fare per lei?
Gli spiego che avrei bisogno di una lampadina a led abbastanza potente. Ne intravedo una sullo scaffale, 1500 lmn, la prendo, la pago, ringrazio saluto e vado via.
Vedi come si fa presto coi giovani, incalza Antonio, tanto per infierire un poco sulla signora di cui prima… – A una certa età si dovrebbe morire tutti senza rompere le palle a nessuno!
E indica la prescrizione medica come se fosse la colpevole della sua lunga durata.
Lo saluto con un sorriso ed un cenno della mano, esco, mi avvio verso casa, e ricordo che oggi Cinque Luglio duemiladiciotto, mia nonna compie novantaquattro anni. NOVANTAQUATTRO.
E che starà sicuramente cucinando qualcosa di buono dato che sono le tredici in punto.
Più tardi le farò gli auguri.
Arrivato a casa, nell’avvitare la lampadina nel portalampada, mi accorgo che c’è un filo staccato. Bestemmio gli dei perdigiorno in Cirillico stretto e vado a staccare la corrente.
Svito il portalampada, sistemo i fili, riavvito tutto, riattacco la corrente, rullo di tamburi:
Fiat Lux.
Il problema non era la lampadina. Funzionano tutte e due.
Adesso ho sette euro in meno, due lampadine e qualcosa da raccontare.
Questa è la letteratura? Oppure dovrei indagare più a fondo nei sentimenti?
Scavare nei personaggi. Intuire cose profonde dalle loro espressioni. Inventare.
Fingere. Sentire. Oppure si riduce tutto a passare il tempo, nella maniera più allegra possibile? Cosa significherà per me il Singor Antonio fra dieci anni? Sarò vivo tra dieci anni? E lui? Qualcuno leggerà mai fin qui? E se si perché? C’è vita nel nulliverso?
A questi e ad altri interrogativi non cercheremo di rispondere nelle prossime puntate.
Non è meravigliosa la gente? A me andrebbe anche bene così!

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