“Ma che caldo fa? ” Titolo telegiornalistico

Tagliato i capelli
taglio corto col pomeriggio
sfido la calura
all’ultima goccia
e vince inesorabilmente.
tre doccie e due camice
mutande zuppe
e sacchetti di ex plastica
che puzzano di olio
la strada è una piccola fornace
refrattari anche i muri
sembrano sputare fuoco
ai vu’ cumprà
che trascinano sacchi neri
come enormi anti babbonatale
dai denti d’avorio
come lenzuola antiche
io sbottono la camicia di uno
sento il rivolo scendere sulla caviglia
mi sono arreso anni fa
mi pare di averlo già detto
amo il mondo come non mai
la cinese del negozio
mi vede passare – lei
e mi dice che mi ha visto
l’altro giorno
mentre correvo
e mi sorride
come solo le donne sanno fare
che desideri di più?
Penso…
<<La gente ti vede e te lo dice>>
avere conferme d’esistenza
non è già una forma di amore?
Si schioda il pensiero dalla sedia
e va a perdersi su di un’ostrica
annaffiata da bianco ghiacciato-
Marina.
Ma eccolo, un altro rivolo
lungo il solco della schiena
che pare aprirsi alla vita
come una cerniera
mi vedo con la pelle divelta
abbracciare il vento nelle carni
fino alle ossa fino
agli organi roventi
che fumano il tempo
mentre cammino
con la spesa stretta in pugno
.

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