è ormai spressa la varazza
già gingiglia il rastro
al salso del greviale
e tu sgalusci nelle vestri
e slappi lo stranizzo
e scrigni e scrigni
lo scontenzio
di quistio slafilo resvilio
io divestro al nosturale
comi que lastra sfige
e ostro staci nel fabiale:
lo qui t’ravo e t’averò!
teatro
Decidi di scrivere una poesia dopo che ne hai letta un’altra
e non se ne capisce bene il motivo
forse la solitudine è aumentata di una spanna
perché il poeta è morto: anche se sai già che:
Tutti i poeti sono morti.
Hai messo su le danze ungheresi
hai la tazza di tè verde a fumare sulla scrivania
e tutte queste luci del monitor che pare Natale prima di Natale
e un sacco di notifiche rumorose dal telefono
che vuol dire comunque nessuna mano sul collo
nessuno scampolo di vita vissuta tra la gente
certo volessimo scopare scoperemmo
ma allungheremmo ancora questa solitudine d’appartamento
poi però il colpo di mano
hai comprato un biglietto per il teatro
per quindici euro esatti
e lo hai pagato a mezzo moneta elettronica
quindi ne hai stampato la ricevuta
e già sai che così eviterai di toccare denaro e
di scambiare due parole con il bigliettaio
e pensi all’improvviso che
è in altri sguardi che non incontrerai mai
il vero prezzo che hai pagato
e poi ti chiedi il perché vuoi andare a teatro
e non hai nessuna motivazione valida
che poi è la stessa che ti spinge a scrivere questa roba
ma poi pensi che la vita è così:
questa sommatoria caotica di atti privi di senso
che mirano tutto sommato al miglioramento
brevetermine dell’umore:
cos’altro potremmo mai fare altrimenti ?
Niente da dichiarare
Niente da dichiarare:
Non scrivo niente di rilevante
E cerco così di essere coerente
Scrivendo soltanto gli inutili
passaggi di tempo
Passa una nuvola
Passa una frase, un periodo
Ed è subito dimenticato
Fingo di credere a questa finzione e
Per quieto vivere corro a bere un caffè
Senza appoggiare il gomito al bancone
Senza lasciare traccia sul bordo della tazzina
Parlo il meno possibile
Mi mimetizzo con gli asfalti e con gli alberi
Fingo uno sguardo privo di domande
Non sorrido a nessuno
cerco di non sembrare triste
Sono neutrale. Occupo lo spazio
Al 99.9% composto di un vuoto ancora inspiegabile
Come argomentare meglio di così
La mia assoluta volontà di non voler capire?
Su misura
Eccomi che confeziono
Una poesia su misura
Per il fesso che sono
Ne ho lette di più belle stamane
Ma non era la mia voce a parlare
Così penso a due accostamenti
Immagino due profumi che si mischiano
E Due sapori che contrastano
Un pensiero che pulisce il palato
E la calotta polare artica
Come una cola sintetica
Cucino un pensiero
Che profuma di mare
per aver marinato a lungo
Tra gli abissi delle attese
Mi ossessionano i frutti di bosco
I Mirtilli e i lamponi e certi occhi nocciola
Una spruzzata di brandy
E… You’ll see: ti caramello un’assenza!
Intuisco tra i fumi un retrogusto amarognolo
Mandorla e timo sono soltanto
due passanti incupiti dall’ombra
Un pezzetto di coriandolo e
Lo stelo del finocchietto selvatico
Da schiacciare tra i denti
Per tornare bambino
A correre i campi
Con un piglio più adulto
L’ambulaza impazzita urla
Rum&Pera sin dal primo mattino
Domenica, hai il profumo ideale del tempo
Dell’invenzione del tedio e delle assenze farlocche
E questa puzza di culo e di caramello e di strade
che si abbina soltanto alla rabbia:
all’ arroganza egocentrica
Di questa umana esistenza
