Ma sei scemo, Michè?

scrivere di fica e di solitudine
scrivere di solitudine e di fica
al tavolo con vecchi bombaroli
scrivere per non parlar d’amore
da che? da more, dico. Michè Ci sei?
posa quel grappino, Diosanto.
scrivere per scrivere e riscrivere
e del mare che davvero ti sputa in faccia
la dipartita dei naufraghi e del vino
che ha l’odore della mareggiata
e dei ponce versati nelle pozzanghere
ché comunque perforza il mare odora di mare
che cosa ti credevi?
Odorasse di carezza?
Ancora co’ ‘sta carezza?
ma sei scemo Michè?
curati col vento salmastro
di una donna lontana
curati donando la tua tristezza
alle strade deserte
la tua solitudine
altuo germoglio appassito
dona la tua paura
all’albero in fiore
spogliati del bisogno
di amare la donna che ami
esci nudo a mostrate la tua pelle
al picchetto d’onore dei lampioni
danza se puoi con le melodie che porti dentro
e se puoi un giorno di bonaccia
soprattutto: liberati dal mare.
E non ci rompere i bagliori. Amen!

A Sprestia

è ormai spressa la varazza
già gingiglia il rastro
al salso del greviale
e tu sgalusci nelle vestri
e slappi lo stranizzo
e scrigni e scrigni
lo scontenzio
di quistio slafilo resvilio
io divestro al nosturale
comi que lastra sfige
e ostro staci nel fabiale:
lo qui t’ravo e t’averò!

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