La poesia che non vuol dire niente

La poesia che non vuol dire niente
La porto sempre con me
La tiro fuori solo se non ne ho bisogno
E la leggo a voce alta a chi non può sentire
E non parla di niente/ma di niente niente!
E a volerla raccontare sarebbe complicato
Ma se la leggi con il tono giusto
Durante il giorno più inutile dell’anno
Quando davvero non sta succedendo niente
Cioè: non passa neanche un uccello
Un cane di strada con gli occhi profondi
O una nuvola strana a forma di drago
Allora stai sicuro che la gente vedrà
Un uomo solo leggere a voce alta una poesia
Che non vuol dire niente
E si accorgerà forse per la prima volta
Non solo che esiste la poesia
Ma anche che non vuol dire niente
E che sarà bellissimo, lo stesso.

Zampognari ( per chi suona la zampogna)

Zampognari
Grumi di neve
Il canto del fuoco
Scoppietta nel tempo
Qualcuno ricolma un bicchiere di vino
Lo porge alle labbra
E si asciuga la bocca
con il dorso del polso
(getto uno sguardo alla valle/
nessuno se ne accorge)
La pelle che si gonfia
È una pancia che diventa cuore
Poi suono poi silenzio poi vuoto poi niente
Si apre una crepa nel vento
Entrano gli spettri dei morti
A danzare la vita
Qualcosa si calma là sotto
Un odore di marmo e di erbe selvatiche
di terra bagnata e di cose partite
Una musica nata dimenticata
Che adesso nessuno più aspetta
Eppure è venuta
Come un amore
Che nessuno ha saputo cantare.
I vecchi sempre piangono
quando suona la zampogna.

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