Domenica pomeriggio.

 

vorrei un caffè corto
ma col profumo lungo un film di Kusurica
ché mi scoccio di prepararlo
e se solo questo raggio di sole
fosse meno accomodante
e questa poltrona più scomoda
oppure se soltanto avessi la forza
di scostare la tenda
e di vedere quel muro
di cemento grigio e peccaminoso
che so che esiste ma che non vedo
e quindi potrebbe esserci
una qualsiasi spiaggia tropicale
al di là del vetro
uscirei da questo stato
di inebetita meraviglia
e rifugerei nella moka
scavando una trincea
nel barattolo del caffè
armato di buona volontà
ma si sta così bene
occhi chiusi in poltrona
come un gatto-pelocaldo-luce sugli occhi
e questa voglia surreale
di imitare il sole e di:
bruciare e lasciare che il resto giri
intorno a questa atavica voglia
di non fare un cazzo.

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