Tra l’attimo prima e l’attimo dopo

la sensazione che preme sui monti
e sulle mani e quel peso sul petto e
l’ansia di dire qualcosa che ancora non ha forma
tutto è nell’aria da sempre – dicono le colline
eppur questo non basta – dice la voce
restare ad aspettare è impossibile:
tormento del passato che si tuffa nel presente
e annuncia un futuro ancora senza forma:
in questa incomunicabilità animalesca
hanno senso soltanto i fiori – dice l’umano –
e le cose che non dicono
e le espressioni che portiamo sul viso che
cambiano con il vento e con i passi
i pensieri si fanno più densi e più leggeri
e qualcuno troverebbe la cosa inspiegabile –
questa solitudine assoluta-puntuale-ultraterrena
è lo slancio verso gli altri che a loro volta…
l’attimo in cui stacco dal trampolino
dei dieci miliardi di metri
il salto quantico del corpo e del pensiero
in quel silenzio di sala operatoria
nell’attesa che non conosce attese
nel vuoto del gioco di prestigio
nel cuore in gola del cosmo
crescono i semi della vita
che spargeremo inconsapevolmente
per le strade di asfalto e pietriccio
sui cui si conumano le ginocchia
in fila per quattro e col resto di due

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