Vai

Stranezze. stramazzi. starnazzi.
Dare fuoco alle parole
seguire il flusso il fiuto il frutto
triplicare i sensi – dargli ogni significato
vedere la parola in senso epistolare
impacchettare le vocali
e spedirle
e poi via con le consonanti
al di là del tempo
e poi andarle a ritirare
con una ricevuta scritta in nostalgese
e poi ritirarsi per le strade
col bottino in pugno
come una marea
che ha riportato un corpo
di te stesso estinto
sulla riva verso casa
vai sempre verso casa
con un amore da raccontare
sempre lo stesso
ad un amico che sa già tutto
o a una pagina che ha già tutto il necessario
per passare un qualsiasi inverno
compresi i nomi scorticati in calce
del secolo prima o dopo
poi devi scorgere nel rumore generato
una certa pace
una certa carezza
che sia la sera o il mattino
o il gradino freddo di una chiesa
una lapide o una poltrona
poco importa:
scorgi quel filo che non osiamo dire
che lega le nostre paure alla grazia
come un’intuizione che non puoi raccontare
vale il tempo di un sorriso, lo so
il passaggio del check point:
sii vivo, ti dicono:
ricomincia la solita tempesta.
E tu vai.

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