Non c’è rumore nello spazio

Ho avuto paura di perderti un giorno
Prima ancora di averti avuta
Non puoi capire il terrore quel giorno
E quale solitudine mi colse per strada
E che tristezza ho nascosto dietro gli occhi

Ho avuto paura, paura di perderti
Per questo forse nonci siamo avuti
Come avrei fatto il giorno che te ne saresti andata? Pensò quel ragazzo ferito.
Che tenerezza e
Che voragine nel petto di allora !

Due pettirossi sulla ringhiera arrugginita
Fissavano il parcheggio sotterraneo
Ricordi? Dicesti che mi amavi e
Il cielo esplose come una antica promessa
Ed io non seppi dirti
Non seppi dirti nulla

Che voragine porto nel petto da allora
Ogni tanto ancora la riempio di vino
E dopo siedo gambe secche ad ammirarla
come fosse un antico lago glaciale

Talvolta siedo sul bordo
e faccio rimbalzare parole
Come fossero sassi
appiattiti dal sangue
dopo tre o quattro saltelli
Con manifesta indifferenza
affondano senza fare rumore.
Ogni tanto ancora mi sorprendo
Dell’assenza di rumore nello spazio.

filosofie? opinioni? sensi? Inutility

filosofie? opinioni? sensi?

chiedilo a quella sedia
con quatto gambe di ferro
e soli quattro feltrini tondi
a separare il fracasso potenziale
da un colpo sordo sul marmo.

perché siamo stiamo diventando
un enorme potenziale inesploso?

cosa vuoi che ne sappia?
solo l’eco di questa materia
appoggiata nella stanza vuota
dei vecchi fasti perduti.
filosofie? opinioni? Sensi? fantasmi?

O solo la poesia della resa?
della vigliaccheria
oppure il bagliore dell’alba
dell’ Ipernova eplosa
a miliardi di anni luce
raccontataci da quel genio
che non ha mai creduto al tempo.

Filosofie? Opinioni? Sensi? iperboli?

C’è più poesia in un telescopio di quanta ne possa mai concepire.

Basterebbe così poco a farmi sentire alieno

ho tutte le strade nel petto
le percorro col pensiero ogni giorno

e mi vanto talvolta di essere stato ovunque

e lo sono stato, credetemi sulla parola!

Solo che non mi ha visto nessuno.

forse qualcuno scrutandomi negli occhi…

Poi resto inchiodato al telefono

come un maialetto prima di finire arrostito.

quale sorte ci è toccata…

Così tanto umani quanto disumani

La materia, la massa deve essere
per metà vuota vuota
non ho altre spiegazioni. altro che: E/C^2 !

se poggio per terra solo con due piedi
questi diventano punti piccoli a piacere

e che fatica trascinarsi per le strade

camminare senza perdersi nell’indefinito

che fatica dover dire di provare fatica

o semplicemente eccomi, sono, ciao.

Quale inutile metafisica fatica

scrivere di pensare di provare fatica

quale inut… Ok, la smetto. ciao.

Succederà qualcosa

Declivi rugosi della memoria
Solco di carne e di terra
Limiti di pietra bianca
Brillano come gioielli dimenticati
Sulle montagne che non hanno
Mai dimenticato i canti
Natura testarda e brigante
Qui si rivoltano ancora le pietre nei campi
E i Cieli da sempre si ribaltano negli universi
Quando parla la terra
Risponde il cielo
Quando parla il cielo
Ulula la terra
Voce di lana e di selce
È la memoria
Voce di raspa e di lino
Il futuro
A volte una donna lascia sventolare una seta
A volte un uomo distende i palmi al sole e siede a contemplare quella donna
Altre volte un cane ulula all’amore
Quando il vento intona il canto dei lupi
Sono Terra bagnata e sangue
Terra saggia e selvatica
Voglio e ti avrò ti dissi
non adesso forse
Ma all’infinito un punto ci unisce
Là ho inciso i nostri nomi
Con il cuore tenero
Del ragazzo che ero
Più volte ci hai passato sopra la mano
Come a una ferita
A volerla cancellare
Sperdiamoci pure per un altro paio di secoli
Ritorneremo sempre là
Avanti alla solita domanda
Avanti questa specie di amore
e senza chiedere grazie o permessi
Succederà qualcosa.
O forse no.

La Voce

la sento spingere dai sepolcri
dai coperchi del cielo
dalle membrane cellulari
la sento premere
come seno di donna sul viso
cavallette appassionate sostano nel campo
sacro fuoco della dimenticanza
sacro respiro delle cose che passano
sento il calore
fluire dalle dita
questa è la nostre voce
voce che non sappiamo usare
cose che non sappiamo dire
spingono da dentro e da fuori
non ci resta che accettare l’ oblio
come una benedizione
l’ignoto come una medicina
e con la cenere delle nostre certezze
tentiamo la fortuna, la salvezza
il capolavoro.

quasi amici

Mi chiedi se ho gli occhi chiari.
All’ombra, ti ho risposto,
tutti gli occhi sono chiari.
Poi mi hai sorriso e
hai pensato a ragione
che volessi portarti a letto
te l’ho letto negli occhi.
io ho pensato, a ragione
ch’era il caso di andare a dormire.
: stasera non immoliamo,
ho sussurrato, i nostri cuori
a madonna solitudine.
Andiamo a bere qualcosa
anche se è tardi,
ché non è mai troppo tardi
per evitare di bagnarsi
nelle sue rapide.
:Dovrei offendermi?
mi ha chiesto con l’insicurezza
e la superbia che ha solo la bellezza
quando abbassa le difese.
: Dovresti essere felice, vieni…
Andiamo a fare due passi.
Andiamo da Marino a bere qualcosa
prima che arrivano gli spazzini
a portarci via questo miracolo
di cartoni bagnati e strada deserta.
Poi come due vecchi amici
abbiamo vomitato le peggiori miserie
in faccia al mattino.
<<E’ contro di noi il giorno! è contro di noi? >>
mi hai detto, prima di
addormentarti
:Non lo so. Dormi.
E’ tutto quello che ho saputo rispondere.

Canzonetta della sera ( ispirata da una poesia di Emanuel Carnevali : Canzone italiana)

finché la strada ci chiama
finché la donna ci salva
finché la luna è in mezzo al mare

finché la morte ci ascolta
finché dio ci guarda
finché la grazia ci tocca

finché tu mi parli
finché tu mi parli…

Qualcosa nell’aria

​C’è qualcosa nell’aria stasera

Sarà quella promessa

A cui non abbiamo dato voce

O le chiavi dimenticate in salotto

A far sembrare gli uccelli

Punti di domanda di ferro

C’è qualcosa nell’aria

Che profuma di resa

Di scarpe nuove

E di funghi

Se l’aria fosse una carezza

Sarebbe così

Con me seduto

Al tavolino del bar

A sorseggiare una birra

E la gente intorno

come una festa

Persino la chiesa

Si è tolta il cappello

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