una stanza d’albergo
una delle tante che giro
in certi mesi
coi vestiti ammucchiati sulla sedia
col vapore denso di bagnoschiuma
la bottiglia d’acqua ai piedi del letto
un paio di mutande a pochi passi
un libro sul comodino
una stanza d’albergo
di una mattina d’Ottobre
una stanza d’albergo
disabitata da cento anni
un’orgia di acari
la foschia di un Autunno padano
dietro i vetri della finestra
ho costruito coi tuoi ricordi
e una stanza d’albergo
dentro e fuori e intorno
solo stanze d’albergo
e foschie e vapori
e cose dimenticate
e asciugamani rubati
e spugne gettate
fuori e dentro
e all’orizzonte
un’arancia sul tavolo
un libro sul comodino
è l’ultima minaccia
che non ho voglia di leggere
-Ti amo, è scritto sulla quarta di copertina.-
Ordino un caffè corretto
l’unica cosa sensata
da quando varcato la soglia

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