Sogno. Zio leonard Cohen/ famous blue raincoat

Seduto sulla sedia a dondolo

Dimenticata sul porticato deserto

Avanti agli occhi una distesa di sabbia 

non piove da secoli

Pare significare l’orizzonte azzurro

In mano ho delle frecce

Sono quelle di una vecchia fotografia

Di quando non sapevo ancora parlare

Gli occhi sono gli stessi di allora e

C’è un vento abbastanza forte

Ma non c’è polvere

Il deserto è liscio come marmo

C’è soltando la morbidezza della mano che stringe  Il pugno dove sono ammucchiate le frecce

So che significa qualcosa

So che sto sognando

So che sono più giovane e più vecchio

Della versione di me che è distesa nel letto

Dovrei dire qualcosa

Questa è la sensazione!

Ma il vento è una carezza tiepida

Mi consola per la fine o per l’inizio di qualcosa

Da lontanto la voce di zio Leonard 

Piano piano prende il posto del deserto

E mi sveglia come un bacio sulle labbra

E tutto ciò che penso da sveglio è:
Chi era? Da dove veniva?

La rima col mare

Tutti i discorsi si affollano
Contro le pareti
non contro di me
Certi pesano più di altri
E non sempre è la morte
Non sempre si muore
Butto un occhio alla valle
E la valle non se ne accorge
A guardare dall’alto 
si finisce per ridere
Ci sarà qualcuno oltre le mani
A disegnare carezze
Col profilo del mio naso
Nel mentre passano per le strade
Persone che nessuno saluta
Questo mi ferisce
Come una brutta parola
Ma un poco più a fondo
Siamo così simili
Da poterci scambiare i nomi
forse, non certo i racconti.
Ognuno è quello che fa:
Penso e ripenso alla fortuna
Alla solitudine e ai capelli
Al sapore del vino
E alle cose che innamorano
A certi occhi dolci 
come laghi in tempesta
Dove si intravede il fondale
Pieno di sabbia, di cose cadute
E di amore selvatico per chi sa vedere
Senza voglia di prendere
O di possodere.
Penso e ripenso senza vergogna
Alla grande miseria
Di una strada –  un altare…

Alla rima col mare.

Arrivano i morti

Il Freddo scende dalle montagne

Come una lingua dimenticata

La gente si guarda stranita

Stretta nella camicia

Come di forza

Il pane fresco dal forno sul viale

Lascia tracce di beicapelli al vento

Stanno arrivando i morti

Coi loro pugni vuoti e serrati

Con storie mai dette da raccontare

A consolarci con carezze scadute

Con la tenerezza delle promesse non mantenute

Occhi morti- occhi d’ amore per sempre

Qualcosa si conficca nel petto

Come una lancia rovente

Un tizzone arso al bosco

diventa carbone

pronto alla brace

Ho trasformato la legna

Ma anche i pensieri

In fatti di carne e di vento

Cammino verso i monti

Come uno mai nato

Uno di voi

Uno felice

Una famiglia

Una famiglia 

Ho una famiglia mi dice

_Non ci vediamo da diversi anni

Ai tempi si partiva per la Svizzera

I modi sono sempre gentili

E la confidenza di un tempo è intatta

Dai tempi del nascondino

“Una famiglia” mi dice

E i tuoi figli?

Li ho persi per strada

Una sera forse in aeroporto

Chi lo sa… gli ho detto

O in qualche treno

Uno di quelli che 

per fortuna non ritorneranno più

Mentre ripenso agli americani di stamattina

Coi quali ho parlato di Mesopotamia

Di Matera e di certe band di Oklahoma City

Ai viaggi che non ho fatto

E a tutte le ragazze con cui

non ho mai pensato di fare un figlio

Forse una volta sola da ubriaco

Le chiesi: come lo chiamiamo

E lei rispose ridendo:

Vodka tonic. Ridemmo a pancia piena

E poi ci amammo per tutta la notte

Al mattino avevamo la bocca amara

nello sguardo il sonno dei giusti

E  nello stomaco la fame dei vinti

Sul tavolo le solite domande ed un’ unica risposta: caffèCaffècaffè…

In piscina

In piscina a bordo vasca

Un libro di zio Carver

Tutte le poesie

Che poi è tutta una vita

Mi viene da pensare alla morte

In mezzo a tutta questa vita

E poi mi vieni in mente tu

Come quando c’è la luna

Affianco al sole

E il cielo è azzurro

E i preconcetti saltano

Come quella volta che dimenticammo di salutarci

E nessuno se la prese

Ché infondo ci dicemmo

Sono solo passaggi fittizi di tempo

E anche rincorrersi è insensato

Per sempre? Per sempre!

E tutto già era accaduto.

Battih leih?

passaggi della mente
passa la mente
resta il pensiero
fisso come un palo
al centro della laguna
fulcro del vento
coperti dall’ombra
del solito arrivederci
si acquattano i monsoni
carichi di frutta e di stagioni
dietro l’orizzonte
gli occhi partoriscono traiettorie di ritorno
vanno e vengono le immagini
come un otto volante
che diventa sedici poi trentadue
fino all’ immaginario e oltre
qualcuno sotterra una conchiglia
lei prende il sole sul bagnasciuga
e non sa niente del mio odore
ma riesco quasi a toccarla
da quando ho visto il suo segreto
mentre una musica da spiaggia
pare rimbalzare sulle onde
spinta al largo dal vento
come un Supertele senza una forma
come una malinconia
vuoto a perdere
che annuncia la solita crepa
che che parte dal sole
e che arriva alla carne
fino a diventare ricordo
di ciò che non è stato
nel prossimo futuro
più che perfetto
così com’è stato

Lontano una voce di vetro e
due ragazzi coi racchettoni
che fanno il verso alla nebbia
la punta alla sera
e resistenza alla morte
:
Batti leih?

Cretino

Se hai a cuore ciò che scrivi
sei un cretino.
Le parole buone hanno gambe buone
e che tu le spinga o meno
arriveranno esattamente 
dove devono arrivare.
– Quasi tutte nel dimenticatoio
abbi la capacità di gioirne.

Bisogna smettere di pensare da omuncoli.
I pensieri sono la negazione del tempo:
Siedi e non aspettare.
Se mai dovesse succedere qualcosa
accadrà a qualcuno con il tuo stesso nome
ma tu sarai già lontano – fuori dal tempo –
in quel posto da dove sei venuto.
dove tutto accade da sempre
dove sei sempre stato senza rendertene conto.

Cicale.cicale.cicale.

Cicale.
cicale tutto il giorno
cicale al mattino
e qualche grillo di contorno alla sera
nessuna formica avvistata
che piacere!
la malinconia di fare la spesa
riempire il cestello di verdure
attraversare la strada, salutare il cipresso
camminare all’ombra del tiglio
ed entrare in quel rettilineo che pare
una strada di un posto di mare morto
coi camper parcheggiati da una vita
con due ruote sul marciapiede
dove le porte di ingresso spesso sono aperte
e dentro si intravedono quasi sempre
tutte le nostre miserie
l’altra settimana c’era una donna giovane
distesa su di un lettino
dietro la porta con la gamba ingessata
questa immagine mi perseguita da giorni
come fosse un esecuzione in pubblica piazza
la strada la attraverso con un peso nel cuore
incontro il vicino cantautore e
ci facciamo un cenno col capo
nel mentre penso ad una torta salata
ricotta spinaci e prosciutto
si fa così con le cose che rischiano di ammuffire
chissà quando faranno una torta salata anche con me
ma sono indeciso sull’uovo
la chiamo per avere certezze
e lei dice che è meglio con
e così immagino come sarebbe prepararla insieme
dopo aver attraversato questa malinconia di cicale
mentre si allaga un palazzo al ritorno
e un rivolo d’acqua colora il marciapiede
suono a un citofono a casao:
Signora, c’è acqua lungo le scale, qualcuno deve essersi allagato.
– DioMajale! Grazie.
Buona Giornata anche a lei, signora.
nemmeno la buona azione mi alleggerisce il cammino
tornoa casa, mangio un pezzo di pane
metto su un po’ di musica
le cicale rispondono agli uccelli
il cuculo cuculeggia a orari scaglionati
ed io invece cucino
se non sono scoglionato.
Poi lei mi chiama e mi chiede:
Allora che ti mangi?
ed io le canto una frase, come ogni santissimo giorno:
Io mi maaaangioooo teeeeee…

non sono un rumore

giorni in cui ronza in testa un pensiero
di cose non dette
uno sportello si chiude per sempre
in un garage molto sotterraneo
sott’acqua la schiena del delfino si spezza 
nell’inseguire una sarda e poi
anche la memoria si scheggia:
La mia improbabile anima ha l’osteoporosi
sarà l’abuso di formaggio o di fantasia…
ha l’odore del sangue e del ferro invece
il ricordo dei maiali scannati in gennaio
e mangiati in estate. penso. ripenso.
i giorni in cui ristagna il pensiero
uccidono più del monossido!
qui il caldo inchioda l’azione al foglio
i colori sfarfallano sull’asfalto
i rumori attraversano le distanze
e non cercano né ombra né birra e finalmente
ho la certezza di non essere un rumore.
alla luce del sole si mente come si può
c’è persino chi idossa la giacca sopra la camicia
e sorride come se non ci fosse un domani
e forse non c’è- forse non mente
d’altronde la cravatta ha il suo universo
di stelle nane condizionate e
se niente è assolutamente vero
niente può essere assolutamente falso.
stringo la mano ad un albero
prendo una signora sconosciuta sotto braccio
che farfuglia strani complimenti
la traghetto nell’ombra e la lascio al sicuro
poi resto impalato alla porta di casa
solitario come uno zerbino
che si è arreso alla vita
con una certa allegria
ai tiramenti del cuore
e a tutte quelle cose là.

Dalla mia camera da letto.

Dalla mia camera da letto
Si sente il rumore dei treni
“Stazione” è una parola bellissima
Significa che sono qui
E che potrei essere ovunque
È come quando ami una donna
E sei ancora molto giovane:
Si sente il profumo della libertà
Mette allegria _ Quasi euforia
Così quando passano i treni
Di notte ogni tanto mi viene da sorridere
Anche se non sono innamorato
Anche se nessuno sa cosa sto facendo
I treni passano per tutta la notte
E per tutto il giorno
(di giorno non se li fila nessuno.
Le rotaie alzano il volume di notte
Come I litigi e tutte le altre cose
Che hanno a che fare con l’amore)
Così penso di poter ribaltare ogni cosa
Ad ogni passaggio di treno
Una dolce illusione rallegra
Come un ottimo vino
Mi fa credere
Di potermi innamorare ancora
ad ogni sobbalzo di carrozza.
Sincronizzo il respiro
Un polmone sferraglia
Nel silenzio
Anche stanotte
il sonno ha saltato
il suo giro.

Dice…

Dice: sono stato via per molto tempo
Dice: ritornare è sempre un pugno nello stomaco
Dice: ti trovo pallido e sciupato, ma mangi? Ti droghi?
Dice: ieri sera in treno mentre attraversavo una zona indecifrabile
Ho visto germogliare dei fiori sul tavolino
Accanto alla bottiglina di tonica
Da non crederci! Eppure li ho visti
Con fatica guardagnarsi una porzione di spazio come se da basso qualcuno stesse gonfiando dei palloncini.
Da non crederci! Eppure erano lì avanti a me
Accanto alla tonica_ sul tavolino estraibile del sedile.
Me ne sono stato buono per un paio di ore a guardare fuori dal finestrino dove sono passate
La mia e tutte le altre vite che mi venivano in mente. Anche la tua eh!
Com’era la tua? Normale. Pulita. Con qualche risata sincera e un po’ di merda qua e là.
Felice, dici?
Hahahaha, amico, la felicitalà è una roba parecchio sopravvalutata.
Comunque me le sono ingollate una dopo l’altra
Con quella serenità che avevamo a dieci anni
Quando dopo una scazzottata tornavi a casa e nonna tirava fuori la cicatrene in povere e mercurio cromo.
Capisci? Era bello non dover fissare quei fiori. Sapevo che c’erano e questo fatto era più bello dei fiori. Qualcosa che ha a che fare con la solitudine dici?
Cosa ho in quel sacchetto? Ma niente
È il vuoto del gin.
Ti giuto che c’erano dei fiori sul tavolino.
NON È Incredibile?
sapevo che mi avresti creduto.
Lo sapevo. Sei uno stronzo ma conosci la differenza tra vero e falso.
Ti voglio bene.
Vieni qua fatti abbracciare.

Mentre scrivevo questo dialogo tra me e me
La capotreno mi ha chiesto poter vedere il biglietto: Il mio sguardo ha cercato i fiori sul tavolino…

Compagnia

Possiamo fare poesia con le parole più inconsce:
I verdi polipi e le farfalle organze
Ma chi è che vuole fare poesia, dico:
Chi è che si si sveglia col pallino di creare?
Di certo non io che vivo di così poco
Una buona musica che si mischia
Al tagliatore di siepi e alle cicale
Il solito aereo che passa
come passano gli amori estivi
Ed io che provo a parlare
con le cose che restano
Quando ogni cosa svanisce
Quando anche le cicale smettono di cantare
e chissà cosa fanno- forse l’amore?
Coi bastoncelli guardo la siepe &
La scala di grigi mi fa compagnía
il mare la notte è gonfio di Veneri
Di Braccia spezzate
Dalla nostalgia.

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