Luglio 2017

Luglio

Foresta di soli sgonfi

La distanza tra me e i libri si allunga

Si tratta di saper stipare i ricordi

E di farli macerare con le bucce d’arancio dell inverno.

Limiti. Contorni di fianchi e di alberi.

Fino a sera la compagnia delle cicale

Tu che mi parli a quella maniera 

e la mia erezione

Si trascina fino a Long Island 

In un cimitero a caso

Fino a scovare i nomi dei miei avi 

Sbarcati da quelle parti il secolo scorso

Lo so, potrebbe sembrare irriverente ma

Invece no. È di amore che sto parlando.

Delle cicale dei fianchi degli alberi della famiglia e di morte.

Ieri mia nonna ha compiuto 93 anni 

Ma non vuole festeggiare ché noi non ci siamo

Ha detto: il 26 di agosto. La seduta è sciolta!

Il giorno del patrono.

Ha detto: forse riuscirò ad esserci! Ho pure pregato.

Le ho detto: si ma non fare scherzi! Avvisa se te ne vai. Che non è educato non salutare…

Abbiamo riso. Nonna capisce il mio finto cinismo. 

Comportati bene! Mi ha detto. Che il bene poi ritorna sempre.

Il famoso Karma lucano. 

È così: ogni giorno è sempre l’ultimo

Per me che sono sempre ragazzo 

Per lei che è ancora ragazza

Forse sono nato vecchio

se ho tanta dimestichezza coi commiati.

Chi lo sa…

Intanto le cicale i fianchi e gli alberi

Sono impressi nella mia mente

Come l’odore della macerazione delle bucce d’arancio. Quell’odore di inverno da bere in estate… si accavallano le sinapsi così…

Ci saremo? Non ci saremo? Cosa importa.

Sono cinque minuti che fisso il cipresso avanti alla finestra, sono ormai certo che lui non si fa questi problemi. Perché dovrei scervellarmi io?

il giorno dopo

il giorno dopo
le tende danzano col vento
sfiorano il pavimento nell’ombra
lo spettro che corteggia i pensieri
si arrende alla distanza
– siamo sempre stati dei tipi veloci.
verso un bicchiere di acqua fresca
con la riverenza che si ha per le cose che salvano
e compiuto il miracolo del vetro sudato
sento le ombre battersi il petto per l’emozione
manco fosse il sangue di Gennaro
siedo al tavolo in penombra e
tutti i pensieri si spremono degli occhi
bruciano come candelotti nel deserto
il giorno dopo
è sempre un fuoco e un deserto
dove le cose si scontrano
galleggiano a mezz’aria
e quando toccano terra
lo fanno con il peso di un tuono
l’odore dell’assenza
lo sguardo delle cose lasciate in un angolo
che oggi non raccoglierà nessuno
magari domani…

Dove andiamo?

C’è soltanto una strada. La tua.
rassegnati…
Dove ti porterà non lo sa nessuno
tutto il resto è una foresta di simboli morti.
(ed Io là mi voglio arrendere)
la via della bellezza è la via dell’umiltà
poche cose atterriscono come la bellezza
poche cose ci dimensionano come la bellezza.
Parlare di infiniti è parlare d’amore
l’odore dell’immortalità è l’odore dell’energia
l’odore delle stelle invece è il tuo odore
me ne accorsi l’altra sera quando
accostammo le voci
ognuno al suo telefono
( su, prova a dire che è banale)
ci pensi? anche il marciapiede sa cantare
sa fare l’amore con la suola delle scarpe
Dove andiamo? Non lo sa nessuno-

Fuori

Fuori posto
Fuori servizio
Fuori c’è il sole
FUORIN FUORELLO
L’AMORE È BELLO
Mi viene sempre da cantare al telefono
Tutta la mia vita è allacciata alle canzoni
Io stesso canto senza mai stancarmi
Una lunghissima canzone d’amore
A tutte le cose sole e innamorate
a tutte le cose sole
a tutte le cose
Fuori controllo
Fuori gioco
Fuori di gesta
Tentiamo il salto verso l’irraggiungibile
Teniamoci per mano
Mentre urliamo di voler costruire le piramidi
Sento un vago stupore di paglia
Sento un vago tremore di sabbia
Sento un vago fragore di veglia
Mentre andiamo
Fuori stampa
Fuori tema
Fuori di noi
A braccetto tutti insieme
Dobbiamo schiantarci
contro le lastre del sogno.

La solitudine

la solitudine
che cos’è la solitudine?
lavanderie a gettoni
dove nessuno ci ha mai riconosciuto
sento dire ad una coppia
strade affollate dove gente ci stringe la mano?
oppure è stare sotto i piedi di un cuore sconosciuto?
chi è la solitudine? Sono io la solitudine?
è questa allegria immotivata?
oppure è questa la negazione della solitudine?
è la sete?
che cos’è me lo domando molto spesso
non so non so so non so non so
eppure di tanto in tanto un granello d’oro
si deposita sul petto come una luce
come il puntatore laser d una carabina
l’attesa del colpo che non arriverà
mentre altre volte è solo la polvere
la polvere dove germogliano
parole buone soltanto all’oblio e alla dimenticanza
Uh, la solitudine, questa sconosciuta
mi viene spesso da sorridere a tutti gli ambulanti
alle tre del pomeriggio di Luglio
stringiamo qualche mano:
M’Baye, come si dice “uomo brutto” in wolof?
a volte temo che negli occhi si legga il mio nome
comincio a sudare quando penso all’universo come un uomo
poi ripenso all’uomo come l’universo
e le cose si aggiustano spontaneamente
ma c’è sempre una risata sui bordi della solitudine
oppure non so non so non so
viene da lontano troppo lontano la solitudine
bisogna avere le domande giuste
ed io sono troppo allegro per trovare le parole.

C’è chi fa poesia e si prende tremendamente sul serio

c’è chi fa poesia e si prende tremendamente sul serio
che poi è chi fa sul serio delle poesie tremende
c’è chi non sapendolo regala scampoli di bellezza
e che se glie lo fai notare ha ancora il coraggio di arrossire
e c’è chi come me non ci ha capito davvero un cazzo
sulla storia della poesia, e scrivo cose e vedo gente
e leggo di persone inciampate talmente per caso nella poesia
da dimenticarsi persino di metterci la firma:
a questi la bellezza non li abbandonerà. Mai.
La grazia è una condizione transitoria
e non esistono poeti a tempo pieno
ma solo i poeti, ringraziano, se ne sbattono le palle
girano la ruota, scelgono una vocale a caso
e vanno avanti o indietro e qualche volta,
se hanno fortuna, anche verso l’alto.

A digiuno

Vento forte sulla finestra verde –
Si piegano le foglie sull’universo:
Canne al vento diceva il poeta.
I grandi maestri tacciono
dal buio dei libri
E Nessuno più ormai
si aspetta qualcosa:
Solo il frastuono del vento
E un vociare lontano
– Qualcuno che ride
lontano dal mare –
Ed il mio uccello azzurro che
non arriva a fine mese ma
Continua a scialacquare, dice:
Anche per oggi si canta
si canta a digiuno.

veneziane

veneziane
non le ragazze
segmenti di luce sul muro
fessure azzurre
contorni verdi
la penombra perenne
protegge dal caldo
non dalla nostalgia
cicale: canzoni d’amore
e di arrivederci
ventilatore pensaci tu
ad agitare le ombre
e la luce spezzata e
fa’ di loro una cosa viva
in questo spazio di morti

La solita storia della poesia

Per scrivere poesie
Bisogna stare tranquilli, mi dice.
Ed io infatti
me ne sto tranquillo
e bevo la mia birra
E penso a non parlare
Tantomeno a scrivere
– Poi bisogna avere la mente sgombra, incalza:
Vero no? Ci vuole pace, campagna, amore…
Annuisco per educazione e non parlo-
Butto giù un sorso con le gambe troppo lunghe
E questo si fa bolla nella gola
Quasi soffoco. Poi spingo la deglutination. Lacrimo gas dal naso. Sospiro. Occhi al cielo
– Il fatto è che pochi capiscono la poesia. Mi dice.
Pausa. Fuoco che sale dal culo e dal petto.
Con la lacrima ancora fresca lo guardo dritto negli occhi e mi pare di sparargli un raggio laser dritto nell’ippocampo.
Raccolgo l’aria necessaria dal profondo del buonsenso: capisce. Vedo che gli si incrina il sorriso. Come certi cocci quando toccano terra troppo velocemente ma non abbastanza da andare in frantumi.
Non me ne frega un cazzo. Abbi pazienza.
Di come si fa poesia.
Che poi la poesia non si fa.
Si vive e si racconta. Oppure chi lo sa…
Parlare di poesia è come parlare di calcio.
Di rigori negati e campionati ingiusti.
Capisci l’inutilità della cosa?
Davvero. Hai voglia di scrivere? Scrivi.
Hai voglia di mangiare? Mangia.
Chi se ne fotte della poesia
Della pessima prosa e delle aspettative.
La vedrò? Non la vedrò? Ci ameremo?
Tornerà la voglia?
Le cose sono più semplici:
Ama -se puoi- e fa’ ciò che vuoi
Diceva Agostino
Altrimenti, comprati un’auto veloce
Cerca di non ammazzarti
E non rompere troppo i coglioni
Con la storia della poesia.

Ogni tanto

Ogni tanto scrivi proprio quello che volevi scrivere
Ed è come un coro festoso il cemento intorno
E non lo sa nessuno
E ti viene da ridere
Come se avessi fatto della vita un buon lavoro
E non ti vergogni di essere un uomo
Che parla coi muri e gli alberi
Che dà del tu all’asfalto
E Che aspetta da anni
Una risposta sincera
dal profondo dell’anima
e dai divieti di sosta.

​Dici che è amore?

Ogni tanto una ragazza:

Una donna che pensa di me 

Cose che nemmeno io so 

Mi prende la mano

Ma io subito rimetto le cose a posto:

Sono il peggio che ti possa capitare

E poi mi dice che ho uno sguardo che fa paura

Quando lo viro cattivo

E mi prende l’altra mano

Ma io so di cosa parlo, le dico:

Che sono stato baciato dalla morte un giorno

E ho una canzone inconsolabile nel cuore

Che mi fa innamorare anche delle cicche smorte nei posacenere

E che a volte cammino sotto falso nome per le strade

Come fossi il nonno di mio nonno

Sputato da qualche miniera della Pensilvania

Sai cosa voglio dire?

E poi lei mi bacia sugli occhi

E sento qualcosa nelle mutande

Come un gatto che fa le fusa al sole

Ma con più tenerezza. 

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