Esci da un ospedale
O da un pomeriggio
Entri in una canzone sempreverde
Con Qualcuno che dice che è dura
Tirare avanti dopo la clausura
Qualcun altro che ti ha fatto complimenti
Per quello che scrivi
Per quello che dici
Che poi è quello che sei
E vorresti abbracciare tutti
Come a dire: siamo vivi
E riempire un discorso
Con dell’allegria
Senza forzature
E parlare di tragedie
Inenarrabili come la morte
Praticando l’ottimismo
Dividendo mezza birra
E poi parlare di politica
Senza nominare i conosciuti
Che per me sarebbe:
Aiutiamoci tutti
Nessuno escluso
Partendo dai più deboli
E domandarsi ogni giorno
Chi è più debole di me? E
Dimenticare il proprio nome
Come una necessità e
Poi senti a un tavolino snocciolare
Poltronese spicciolo e
Fare la conta dei seggi
E dei giorni che mancano
A fantomatiche elezioni
Cose di uomini e di donne
Con la paura di sparire
Incisa con lo sguardo
In ogni sentimento.
Che scoramento e che sconforto
Se ascolto dall’alto delle quattro ore di sonno
Spese a far le fusa con la notte
Dove tutto era una carezza
Una lunga poesia di qualcun altro
Scritta in un momento come questo
Dove l’epoca si tinge di epopea
E la morale muore
Seppellita sottoterra.
Ma dimmi, di cos’è che hai bisogno?
E perché di una carezza?
Di un albero turchese
E di giorni ancora freschi
Dove addormentarsi
Senza più pensieri
Al fianco di qualcuno
Che ti parla senza dire
QUALCOSA DA CUI PRENDERE MA ANCHE UN’ ALTRA COSA
certo un albero non fa primavera
ma forse neanche mezzo autunno, mentre
due alberi se si impegnano molto
nel modo di alberare
potrebbero pur sfilare la coda dal lupo
e farne spolverino o due ore di sonno perduto
oppure il rumore di un fiume prosciugato
qualche era prima che accadesse…
dici che il tempo è quel che è
dici di essere questo o quella cosa
dai tratti ben definiti – come una lucertola
che ha appena rotto una matita
per aver dimenticato gli angoli del fiore –
mi pare fosse giallo o volevo dire azzurro, dico:
chi ci salverà dalla sindrome della biro?
questa malinconia dello scrivere davvero?
poi dici una cosa che non rinneghi mai
e chiami coerenza ciò che non è stato
e affermi sfaccendato di vivere rampando e
di non inventare alcunché che sia pensato – cose da pazzi.
arrivi persino a scrivere sciocchezze
che diremo: frasi di senso compiuto!
poi cerchi la salvezza nella verticale senza ami
e il cielo che pareva un aliscafo
schizzava qualche nuvola sul viso di qualcuno
che un giorno predispose una giravolta sul fornello
a cui avrebbe dato fuoco una di quelle mattine
che non arriveranno prima di domani o forse prima per il semplice disgusto dell’esistere
come controsenso –
forse salveremo il penultimo caffè
dall’alba e dal buongiorno
e ne faremo un fuoco, un albero da fresco
qualcosa da cui prendere
senza domandare.
Meglio della vite americana.
Tu dici scrivere…
Dici come camminare
Come vivere
Due birrette e una gitarella fuori mondo
Una scopata all’ombra di un lampione
Il serbatoio pieno
E una strada d’avanti
Con poche indicazioni
Tu dici è tardi…
Chiudi la portiera
Saluti gli amici
Ti arrampichi nel viottolo
E la vita ti pare essere
Con-ci-liante
Come accade quando
hai la salute
E le pietre ti parlano da compari
E incalzano:
Che bel polpaccio
E che respiro!
Sei pieno di Bosoni!
E questo ti rasserena
Come una carezza…
… E Dici che il mondo
È pieno di ingiustizie
Becero razzismo radicato
Come ginestra sulla pietra
É cosí! Scuoti il capo un po’ ubriaco
Dici, l’ignoranza…
Che poi vuol dire paura
Che poi vuol dire Esci!
Altrimenti resterai tutta la vita
Senza un insegnamento
E la vita ti ridurrà
Alla fetta di pane
Al bicchiere di vino
Al centro commerciale
Al sogno di una casa cum cane
E non potrai mai sognare
Come ho fatto io
Anche questa notte
Di far l’amore piangendo
Sopra un fiume di una città assai bella
Canticchiando una canzone inestistente
Ad un edera parlante
A cui dicevo: sei bellissima!
Anche come pianta,
E non sai neanche piú arrossire!
A CRACO
Una lucertola viva
Può ballare a sei zampe
Su una stella comune
Tra l’odore del fieno
Una frusta di grilli
Aggrappata alle pietre
Spara nei fossi
Un verdetto di morte
Il paese è un teatro
Di maschere rotte
E la voce commuove
Senza l’ombra di un fiume
Qui anche un papavero
Può far piangere un uomo.
Consuma, produci, hardy.
Scrivere come un musicista
Stanco della musica
O Come uno scrittore
Che non sa suonare
Ma che sa alludere
a un pianeta sconosciuto
Senza manco nominarlo
Se fossi una lucertola
Mi innamorerei perdutamente
di una mosca, dissi al canicorno
E questo mi porterebbe all’upperdistruzione
Come una nana bianca o
Una Supernova certo,
ma di seconda mano
Grandissima occasione!
Vedi, caro albero di birra
Che oscilli ad ogni sguardo
Come fosse un cuore
Di cartone anni sessanta
La vita è un fatto misterioso
Ed io non cerco di capire
ormai da molti megaparsec
Tu mi dici di viaggiare
Ed io ti chiedo ancora tempo
E qualche soldo
Per comprare il tuo silenzio
Nelle notti nientesonno
Fatte di ombre e di
strani penicotteri
E parole scritte male
E Di cose dette in fretta
Con la voce di un lapillo
Ché tanto è una caduta
Verso l’altro,
Si brucerà qualcosa
Comunque tu la metta.
Ciao Amico Calabrone.
(sull’amicizia naturale)
Eclipse de luna
La strada màcina polvere
Marte è così lontana
Da quando non sento più i vicini
Ho fatto crescere un geragno
Nel vaso sul balcone
E questo la notte
Si spinge zamperosa
Al cuor della questione:
la solitudine è un fatto emozionale
cammina per trasonne addormentate
e adopera le lingue mai forgiate
così se dici per esempio : Andiamo al mare
io penso a un elefante senza più compare
intento toro toro a galleggiare.
prima passeggiando per via rupi
è atterrato sopra un sasso
un calabrone
ho provato a dirgli cose assai normali
del tipo: Ehi Ragazzo!
Sono usciti già i giornali?
E questi mi ha guardato un po’ zanzato
Sculettando appena appena il culo alato
Poi prima che incalzassi col parlato
Ha alzato il dito medio e se n’è andato.
*trasonna. Dal dialetto lucano: strettoia/vicolo stretto.
Preghiera di Primavera (Lode antistaminica)
Aerius
Che giuoie hai donato
Alla mia mucosa
in passato
e adesso mi riduci
come serpe
Schiacciato dall’aratro
Ti lascio come amante
Come amico e conoscente:
Va’ a illudere più in là
Qualche altro sventurato
Con il sonno del mainato
Con occhio immacolato.
Adesso aspetto Rupafin
Che mi entri nelle vene
E con un amore nuovo
Sulla porta della farma
Mi frizza a pacchi il cuore
In naso ed anco il culo
Per questo amore nuovo
Che non mi tolghi il fiato
Ma tosto una carezza
Di ossigeno e di sposa
che rinnovi languida
La trista – profanata
Fulgida mucosa.
Una casa
Casa, come dire poeta
Come dire amore
Oppure Porta.
Dire per esempio:
sullo sgabello
C’è il tuo ricordo
È come dire che sei andato
Sulla luna in compagnia di Yuri
E poi sei atterrato
Sopra un tappeto di mosche
Cantando il valzer del moscerino.
Finestra piccola del bagno piccolo
Tra il muro ed il telaio
La schiuma consumata
Dai giorni
Ha lasciato posto
Ai nidi di vespe
che un giorno sterminai
Esercitando la legge dei vigliacchi:
Sciolsi con una base debole
La loro fragile natura
E ancora adesso a parlarne
ne sento addosso la colpa
Come una ferita.
Casa è una finestra aperta
Sui cui confini
La salute mentale vacilla
Ad ogni ingresso
Ad ogni uscita
Si parla di orizzonti
Negli angoli hai messo dei fiori
Per non guardare le pareti
Adesso il bianco ha sofferto l’inverno
Il fumo ha ingiallito lo sguardo ma
Col caldo torneremo ai pennelli
Copriremo le colpe
Lavorando di polso
Poche ossa a guidare la mano
A cancellare ogni segno
Dei fallimenti passati.
Fortuna; ricorderemo tutto.
Casa
come asfaltare una fossa
Di sentimenti comuni
Per giocarci sopra a pallone:
Così deve essere. Così è:
Aggiustare la vita vivendo
Possibilmente ridendo.
Casa come dire calce che
Disinfetta la peste degli occhi:
Dove ogni colpo ci parla di inizio
E solo ai vecchi ricorda il passato
Con i calzoni corti e le scarpe bucate:
Si tratta comunqie di un inizio passato.
Lascia perdere i telefoni
<<Lascia perdere i telefoni ti ho detto!>>
La voce incalza come se fosse
un fuori campo siderale
la poesia si nega come una cagna
gravida di risentimento
in un attimo il vento
ha spalancato la finestra e
mi è tornata in mente
quella vecchia storia
che parla di un proiettile
che attraversa la stanza
come un destino imperscrutabile –
qualcosa si posa sul fondo della coscienza
forse un petalo seccato al sole
forse una foglia di burro inacidito
non ci è dato di sapere…
la poesia si nega
come un barista svizzero
all’orario di chiusura –
è ora di cenare –
me ne accorgo dalle luci accese
nelle cucine dei vicini
mentre la gente è chiusa in casa
a spadellare sentimenti
nelle strade vuote
fa scandalo d’orgia
la polvere e
intorno alla piante
c’è aria di festa
e funerale.
Amori In Corridoio
Leggi una poesia
Poi un’altra
Poi ti alzi dalla sedia e
sposti i capelli dalla fronte
come hai sempre fatto
Da due mesi a questa parte
Da quando sono cresciuti
Senza che nessuno li baciasse
Qualcosa al piano di sopra
Si rompe in novecentonovantanove pezzi
(manca sempre qualche cosa per…)
È il vetro che frastuona di ricordo e
Si apre una finestra nel mezzo
Di questo sotto pavimento
Dice sia normale
Dice sia carnale
Hai voglia di tuffarti dentro
Questo sano desiderio di avventura
Come fosse una donna
Ma non lo è
È sentimento
È un tritaossa
Sono i morti conto terzi
Sono tutti in fila
Come un Ade ma senza manco un fiume
Una valle senza vette
un comò senza civette
È un ammasso di universi fritti dalla luce
Ci sei anche tu dentro questa fascia oraria
Con un polso teso come un filo al cielo
Mi chiami con la folta indifferenza…
Passa un’ape nella stanza silenziosa
gira intorno un poco sbirra
Poi si arrende e scappa via
Verso la sera che già strizza
l’occhio sul domani
E a queste nuvole
che non ne vogliono sapere
più di tanto dei fermenti
degli aghi degli abeti
degli amori stretti al muro
in un altro corridoio.
A quel tempo – stocazzo e la materia oscura
A quel tempo
me ne stavo a ciondolare per casa
con un libro stretto in mano
senza nemmeno aprirlo per errore –
>> dentro ci sono scritte cose
che potrebbero svoltarmi la giornata
o addirittura la vita. << Pensavo.
>>Per questo non lo apro!<<
È così che accade quando sto
Per troppo tempo da solo –
La voce si affaccia dalla finestra
E ti chiede: Ehi, giuvinotto!
Vuoi svoltare? Sono qui per te!
E tu distrattamente rispondi:
No grazie, non mi servono accendini!
Non fumo, Ho smesso!
E poi continui a contare le pieghe del tappeto
Su cui il cane inesistente del vicino
Ha pisciato appena un attimo prima
Guardandoti negli occhi come se esistesse davvero.
È così che accade quando la vita
mi sfiora appena l’orlo dei vestiti –
Tutto passa come un fruscìo
Il un cespuglio di ricordi di qualcun altro –
La noia è la radiazione di fondo dell’universo
E stocazzo, sì! – Ne è la materia oscura.
Poesia d’amore per la pioggia varia ed eventuale
Poesia d’amore per la pioggia varia ed eventuale
Poesia d’amore per la pioggia
Per quella piccolina
Che scorre dai lampioni
Passata la tempesta
che pare trattenersi
Con un certo Droppo In gola
ad un verso di paura –
e il verso dice: Buh!
: Adesso cado e muoio!
Ma è solo una robetta
Per ridere tra cani
sì, a terra c’è la pietra
(cadrai, ormai è stato scritto)
è la strada di paese
che vuoi che ti racconti?
È dura è c’è la merda.
vorrei stare più solo
per ridere dei fiori
per scrivere davvero
di essere leggero – ma
ho una testa colabrodo
e la realtà è fatta di lago –
ad ogni tentativo
perdo dei pensieri
vecchi e sdruciolati –
prima ho visto una signora
risalire verso casa
con la spesa stretta in pugno
cos’altro potrei dire?
La Nebbia è una fornace
Piena di cristalli?
Lo so che non è esatto
Lo so che niente è esatto
Cos’altro vuoi sapere?
La storia della pioggia?
Ho scritto una canzone
Che non ha più parole ma
Fa piangere anche i muri :
Prima uno mi ha scalcinato addosso
Lacrime di Brico
Ci siamo consolati
nel gergo rustichino:
Ti amo amica/o mio
Che tu sia pioggia
O congloclasto
Chiunque eglitusia
