di cos’è che hai bisogno?

Esci da un ospedale
O da un pomeriggio
Entri in una canzone sempreverde
Con Qualcuno che dice che è dura
Tirare avanti dopo la clausura
Qualcun altro che ti ha fatto complimenti
Per quello che scrivi
Per quello che dici
Che poi è quello che sei
E vorresti abbracciare tutti
Come a dire: siamo vivi
E riempire un discorso
Con dell’allegria
Senza forzature
E parlare di tragedie
Inenarrabili come la morte
Praticando l’ottimismo
Dividendo mezza birra
E poi parlare di politica
Senza nominare i conosciuti
Che per me sarebbe:
Aiutiamoci tutti
Nessuno escluso
Partendo dai più deboli
E domandarsi ogni giorno
Chi è più debole di me? E
Dimenticare il proprio nome
Come una necessità e
Poi senti a un tavolino snocciolare
Poltronese spicciolo e
Fare la conta dei seggi
E dei giorni che mancano
A fantomatiche elezioni
Cose di uomini e di donne
Con la paura di sparire
Incisa con lo sguardo
In ogni sentimento.
Che scoramento e che sconforto
Se ascolto dall’alto delle quattro ore di sonno
Spese a far le fusa con la notte
Dove tutto era una carezza
Una lunga poesia di qualcun altro
Scritta in un momento come questo
Dove l’epoca si tinge di epopea
E la morale muore
Seppellita sottoterra.
Ma dimmi, di cos’è che hai bisogno?
E perché di una carezza?
Di un albero turchese
E di giorni ancora freschi
Dove addormentarsi
Senza più pensieri
Al fianco di qualcuno
Che ti parla senza dire

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