Scrivere di scrivere

Scrivere di scrivere

È come non scrivere

Come essere felici

Pensando di essere felici

Per scrivere davvero

Bisogna non saperlo

(questa è una semicitazione)

Immaginare l’inimmaginabile

Fare senza pensare

Entrare in una stanza

E salutare senza chiedersi

Se ci conosciamo

Saremmondavveronellastanza?

Ridere per niente

Non è affatto una cosa stupida

È un punto verso sé stessi

Lasciare il pensiero

Alle spalle

Ammesso che la parola spalle

Abbia davvero senso

È cosa necessaria.

La chiesa di chi scrive

È il corpo

E il corpo può bruciare

Senza pentimenti

Non interessa nemmeno troppo il fuoco

Ma il silenzio che lascia la fiamma

Quando siamo distratti

Da qualcosa che non sappiamo dire.

Quindi dico: Io non sto scrivendo.

Passo il tempo. Sposto un poco l’aria.

Vieni qua, Coglione!

giorni passati a squadrare le tegole
certo le piante fremono al vento
certo le labbra intonano il canto


giorni passati rivangare il futuro
certo che il passo si fa di velluto
certo che il suono è quello di sempre


la solita auto risale la china
riporta l’odore di frizione bruciata
che sentimento l’ autista ha nascosto in baule?
quale universo condividi in silenzio?


l’abuso di antistaminici addormenta anche il cazzo
niente di nuovo per il mese di maggio
che forza mi spinge a rincorrere i fogli?
consegno i pensieri ad un cane cazzone
ci vorrebbe una birra un atlante e un timone
o una frase ad effetto che faccia almeno stupore:


se la porta sbatte
dove il dente muore
quando il sangue
allegro fa trombosi al cuore
e la vita brilla
come mummie al sole
tu leggi queste righe
con convinto ardore
e vedrai che qualcheduno
di gentile cuore
ti dirà benevolente
vieni qua, coglione!

Ricreazione


faccio un aero
con la grondaia
non vola non vira ma saltella e mi abbaia.

faccio un criceto
con un sasso di fiume
non corre non ruota ma declina il latino

una mano mi prese
per farmi bellino
non brillo straparlo rompo il cazzo un casino.

Qualcosa vorrà dire…

qualcosa vorrà dire
se sei qui a quarant’anni
a scrivere poesie come un sedicenne
al posto di fare l’amore con qualcuno o con qualcosa
certo che forse lo stai facendo!
ovvio! Altrimenti non avresti questo piglio
nel battere sui tasti, sdrucioli, la vita
come se fosse la sola cosa possibile da fare
in una domenica di Maggio dove il sole urla già vendetta all’inverno
e per le strade la gente sbava parole azzurre e indemoniate
e l’urgenza si fa carne avanti ai bar e sulle montagne
dove la morte ci rincorre flemmatica e inesorabile
come il vento che limona dolcemente coi petali primifiori
e tu, amico, sei qui a fare la cosa giusta. l’unica possibile
senza chiedere troppo al tuo dio del buon umore
ti accontenti di questo tutto che è pugnidimosche per qualcun altro
ma tu lo sai quanta grazia e meraviglia ti ha regalato una sola mosca
che danzava nella luce del mattino la sua danza del poligono
solo per te e per l’universo qualche minuto dopo aver aperto gli occhi.
Qualcosa vorrà dire…

MICA SO’ MANDRAKE

la gente piangerebbe di gioia a scoprire
quanta poesia (leggasi “çàùç°§ç+è” ndr)
si nasconda in un cesso mentre stai cacando
e la vita entra dalla finestra sottovoci di bambini
che giocano a pallone ai primi veri caldi di Maggio
la gente piangerebbe a scoprire
quanto sia vicina la salvezza
ad ogni reale sfioramento
e invece poi passa come una mano che ci saluta
dal finestrino dell’auto scassata
che rientra dalle vacanze degli anni 90
la gente piangerebbe a stare
ammassata atomo su atomo in quella mano
o nel petto di quella bambina
che da grande sarebbe diventata Sara
o Carlotta e Gemma o una delle tante Rose
del secolo già andato o…
… e allora perché non piange la gente, mi domandi?
E che ne so io? Mica so’ Mandrake!
sono il sasso posato da qualcuno sul selciato
in una rovente primavera qualche suono fa –
sei sicuro? No, ma cerco di convincermi

(omissis – omissis – omissilis)

Fuori dai tramonti
nella resa, nella sconfitta
la vita si fa tempio
il gesto preghiera
e le braccia aperte
ci dicono chi siamo.


Solo polvere di sperma
verticale e cose astratte
tipo amore – poesia


frespito di occhi
scalpito di ferro
sui fili d’erba di Saturno


e molto oltre, alla destra del prato
il moto inconcludente
e morto altro ancora…


(omissis – omissis – omissilis)

Grazie Al Dazio!


Ogni giorno un fiore
si strugge nel mattino.
uh! la bellezza di andare
lontano – come una terra
che si allontana per tornare.


Tornavo a casa una sera
che il mondo era in fin di vita
ma anche quella volta
ringraziai per la bellezza
e per il dolore fermo
di questo eterno dazio.


Grazie al dazio!

CROB (RIPARAZIONI)

Il giorno è bianco come un vecchio fiore
Saranno le nuvole
Più morbide del gres porcellanato
A parlare di luccicanza allo sguardo
L’edificio è una nave per sempre zoppa
… E Certo che bisogna spingere in salita!
Fuori c’è un contrasto frescolino
Poco spazio insiste tra gli spigoli e il sole
Non vi entra un che il Foglio di carta refertato
Stamattina sono partito presto
Era tutto così calmo sull’albero in giardino
Ancora Il sonno sobbolliva sulle foglie
Ora Assapora ogni pilastro
Ogni faccia è tesa come un panno
Ogni sorriso tirato con le pinze
La signora dell’accettazione
mi ha detto che ho gli occhi di sua figlia
E che adesso, dice, è dottoressa.
Sarà che qui siamo tutti quanti figli
E dopo mi correggo sorridendo:
Dopotutto siamo sempre tutti figli
Le ho risposto come fosse una mia madre
(E Perché non dovrebbe esserlo?)
Ha annuito sorridendo.
Due ragazze aspettano la madre
Che è ancora sotto i ferri
Un cirrotico borbotta per un’ attesa troppo lunga
Mi viene da sorridere e sorrido.
Che faccio, lascio?
Mentre esco dal quadro del giorno
Un solo pensiero soffrigge sul silenzio
Mentre infilo i passi verso casa
Dove potremmo andare se non qui?
Se non incontro gli uni agli altri?
Quando tutte le strade portano agli altri.

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