Un due tre stella!

Tu che tu mi dici che MaxPlanck aveva degli addominali fantastici ed io ti dico semplicemente che non erano gli addominali la costante di questa storia
Comunque poi mi guardi con un fare sbigottito e mi racconti quella volta che eri andata a caccia di quaglie con la tua amica ma senza il fucile che spara le cazzate
ma così comunque le quaglie cadevano una ad una in fila per due con resto di zero: punto.
Allora Laura che è nome di fantasia con fare molesto prese la mano e se la portò su una tetta e quindi mi disse: Michele dai fa’qualcosa di buono cazzodibbuddah chiusa parentesi.
Mentre gli incipit in fiore arrossavano il pomeriggio che tirava da anni senza l’ombra di una fissan
il fiume scriveva le sue note stonate sui margini
e le parole cominciavano a farsi sempre più spigolose
che a dirle facevano rumori più quadri
Cosa avrei dovuto fare io?
che l’istinto è quello del porco garbato
recitare poesie ai fiumi e ai fossi magari
ma là tutto era spalancato
e senza amore non si aprono messi
la noia, la noia di questi tramonti irritati
e delle spalannchitudini da dove intravedi la sorpresa
la noia del piatto da scaldare al microonde
alle micromaree che spumeggiavano tra le cosce
alla noia, che cazzo, ci salva sempre dalla noia stessa
che quando arriva tu già te ne sei andato
e così la lasciai tristeannoiataepastasciutta e me ne andai
un poco triste con lemanimmano prima
e poi col pisello che manco il tungsteno
minacciava ritorsioni ma non poteva
e si intristì pure lui e ce ne andammo definitivamente
a mangiarci le mani nei vicoli sfognati e bui e umidicci
verso la tana giocando col cane
col passo furtivo dell’unduetrestella

Esistenzialismo quando hai fame.

la pioggia è silenzio
la sera spinge come un ricordo lontano
la notte è una stanza poco arredata
i giorni in cui non ho niente da dire
si susseguono in disordine sparso
– passeggio per le stanze
come pagine di un libro mai letto:
qui è scritta la legge degli uomini!
dal chiuso di una parola
ne intuisco gli umori
senza vedere:
l’umana fratellanza
conquista i vasti territori
della mente. dell’universo.
Si sposta il confine
delle mani
C’è qualcosa di buono
nella solitudine e nel vento:
una finestra si spalanca
e lascia entrare le voci
le stesse che sentivi
e che secondo logica
non avresti dovuto.
Verrà il mattino
a raccogliere i vuoti
a pulire la notte
a far spazio ai pensieri
alle lunghissime ombre
del principio dei tempi

Mattino presto

Mattino presto.
Il sole di Marzo
dimentica l’acqua

il sonno si specchia 
nella pozzanghera azzurra

a mucchi a mucchi
germoglia la siepe
del non fare un cazzo.

Non mettiamo manifesti!

mentre il giudice
stringe nella mano una sentenza
il vento che spettina le idee
fa stringere un poco gli occhi
e se è freddo
qualche volta una lacrima
da tirare su col naso
nei dintorni di una stazione
pensi alla coperta calda
a cui tutti avremmo diritto
e intanto scende la sera
e c’è il vecchio squalo di Livorno
che si fa largo tra due margherite
e la bellezza è sempre là
dove era sempre stata
a portatata di mano
tu lo sai ma non la tocchi
poi per non far torto a nessuno
guardi in terra
poi dentro, poi cammini
e qualcosa ti sorride
forse è la donna
ma tu non ricambiare
non la toccare
dentro hai già qualcosa che sorride
per tutti
anche per lei
ma tu cammina
non mettiamo i manifesti!

dove scorre il fiume c’è un capanno verde

dove scorre il fiume
c’è un capanno verde
questa frase mi è uscita
nel mezzo di un discorso
sulla condizione della donna
-la mia donna è là
ho continuato…
-dove le mie paure
incontrano l’acqua e
si addolciscono
come pietre nere

dove scorre il fiume
c’è un capanno verde
dove lei non sarà mai mia
ed io mai di nessuno
ma ci guarderemo a lungo
prima di fare l’amore
ogni volta e per sempre
come non fu la prima volta

dove scorre il fiume
c’è un capanno verde
là dentro nascono i ricordi
che ho perduto
languono futuri abortiti
insieme alle altre cose
che non ho mai avuto

dove scorre il fiume
c’è un capanno verde
adesso andate voi magari
a dare una sbirciata

e poi ditemi com’era…
e mentite pure, cari,
spudoratamente!
inventate delle storie
se volete
ma che siano divertenti
che siano fantasiose
e non la storia triste
dell’ennesimo Cristo in Croce.

Frontemare (testo ripescato nella rete mai pubblicato. Forse 2017)

Eravamo difronte al mare
Seduti al tavolo della baracchina
Battente bandiera pirata
“Si può essere soli anche in due
O in due milioni di lettori”
Mi è venuto da dire
Nel mezzo del discorso.
Parlo di altro ma continuo a pensare…
Poco più in là
barche a vela
Ormeggiate e vuote
nonostante il sole e il vento
Come gusci di pistacchi
Mangiati il giorno prima
Poche cose inanimate
mi rendono cupo
Come le barche a vela nel porto
Paiono animali in gabbia
Condannati a morte
dalla crisi del circo
Al di qua si beve ponce al caffè
E una ragazza mora
col fazzoletto rosso
È seduta difronte
Bella come sanno essere belle
le cose che ci toccano da lontano
Come il ricordo di un futuro ipotetico
“Se io non fossi io e tu non fossi tu…
magari…”
“In che senso? ” Mi dice.
Mentre un cane lascia la firma sugli scogli
E i padroni si abbracciano in una palla di fuoco
Una improvvisa allegria mi ricorda
Che appartengo alla terra
E alle cose che non sappiamo spiegare
E mi aspetto che un dinosauro
mi pisci sul capo
Invece è una carezza
Di una voce lontana
Che suona nell’aria…
È incredibile come riusciamo ad essere pessimisti
Nei momenti migliori della nostra esistenza.
Pago il conto alla sera
con un pezzo di cuore
Un giorno ritornerò a prenderti
Significava quell’arrivederci.

El purtava i scarp del tennis

tra il 99 e il 2000 a Napoli conobbi Giggino
tutti e due portavamo le scarpe da tennis
io ancora ci giocavo regolarmente 
lui invece non ci aveva mai giocato
vendeva una rivista di strada…
(scarp de’ tenis)
io ero un ragazzetto poco sobrio
lui veniva dalla strada –
e anche io a modo mio ( in un senso molto lato)
la sera ogni tanto a San Domenico
facevamo due parole
seduti sul bordo di una fioriera
lui non beveva più birra
aveva smesso, diceva con orgoglio.
allora ne compravo una copia
e brindavamo col giornale
ogni tanto finiva che ci abbracciavamo
e che ci auguravamo buona fortuna
ché la vita a certi bivi è sempre complicata
ci penso ancora ogni tanto a Giggino
che aveva già la barba lunga
e gli occhi buoni e un poco tristi…
chissà se anche lui porta ancora le scarpe da tennis

Avanti Ragazzi

I fogli delle poesie nella borsa
Sono sparsi e accartocciati
Li ho dimenticati dall’ultimo spettacolo
Mi vanto di non conoscerne a memoria nessuna che duri più di tre versi
Le penso come penso a certi sconosciuti
Quando immagino le loro vite
Con una certa curiosità
Tento di ricordare qualcosa
Ma subito parole nuove
si presentano All’appello
Scacciando le vecchie
E non ne faccio una questione di valore
Niente vale niente e
La buona intenzione
Non vale la buona azione
Così mi dico: fottetevi
Fogli di carta da macero.
L’autobus avanza nella pioggia
Come una rompighiaccio
C’è sempre un po’ d’amore in ogni valigia
Essere circondato dalla gente
È anche questa una forma d’amore
(il meglio lontengo per me)
Prima che diventi popolo
E che finisca la magia
A favore di una nuova solitudine generazionale.
Avanti ragazzi!

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