Masturbazione esistenziale

Non ho mai sopportato la mitologia.
Che siamo scrittori, musicisti o eroi planetari.
C’è qualcosa di insano nel mito.
In ogni riverenza dettata da cose che esulano la sola comune esistenza
Si celano ombre.
Anche l’ammirazione mi è sconosciuta.
Quando si è fatto qualcosa di bello, ho gioito come se fosse stato uno di me
A fare l’impresa.
Non si conosce mai nulla.
Esiste un solo individuo
Ha il nome di tutti i passati
Avrà i nomi di tutti i futuri.
Sei tu in grado di fare questo o quello?
Domanda L’ingenuo.
Io sono questo, io sono quello
E nel mentre le altre cose.
Risponde un altro ingenuo.
Sento le cose vibrare ho risposto.
Io cerco dio, mi hanno detto.
Io sono dio ho risposto
E tante altre cose
Molto lontande da dio
L’ Essere ci evita la gogna faticosa del sapere.
Sapere di essere è una conoscenza troppo vasta per un solo uomo.
Uomo è un nome colletivo.
Per questo l’uomo gioisce nella vergogna
Tra l’intuizione di essere
Ed il terrore del mito.
Se l’uomo sapesse davvero
Sarebbe atterrito dalla paura.
Ma noi andiamo avanti
Fissando un solo punto
mezzi ubriachi, con disperazione
Sul lastricato del tempo.
Pronti a cadere nell’infinito
Non appena spostiamo lo sguardo.
Alcuni chiamano la retta, equilibrio
E la caduta, follia.
Dimenticando che da una retta
Passano sempre
Che tu lo voglia o meno
infiniti piani.

un tempo

Un tempo
le lunghe attese del mare
erano la sola misura del tempo
gli alberi annerivano nell’ ombra,
il vento spostava le cose,
ma non i colori
l’isola non era che un istante,
una pietra lungo un cammino,
la fine e l’inizio, così
come era sempre stato.
Adesso, tutto è oscuro
e quella che chiamiamo notte,
per me è soltanto un’attesa.
tutte le cose accorciano il passo di notte,
mentre i pensieri senza ombra
si distendono
in attesa di una nuova luce.

tempo di reazione

Sono sempre stato uno veloce
Strettissimi tempi di reazione
Dicevano
Bruciavo i primi settanta metri
Regalavo qualcosina nei restanti trenta
Ricordo durante una esercitazione di chimica generale a Napoli
Quando ci chiesero un metodo per raffreddare un gas senza intervenire esternamente sulla temperatura
-pensai subito ad una espansione adiabatica
Immaginai le molecole stiracchiarsi
E rallentare fino al congelamento
Fui il più veloce di trecento persone
E fui anche uno degli ultimi a passare l’esame… Avevo perso interesse…
In quegli ultimi trenta metri…
Così mi è sempre capitato da ragazzo
Lingua prontissima
Cazzotto serrato in caso di estrema necessità
Difficile che rimanessi senza parole
Ma tu adesso prova a dirmi
Ti amo, un’altra volta…
Vediamo se stavolta riesco a regire…
Vediamo se in questi cinque minuti
È cambiato qualcosa.

L’ ottimismo cosmico ( benino )

se l’amore è un treno
tu sei uno dei binari
se l’amore è un binario
tu ragioni in Mors
se dei mors ne porti ancora i segni
lei non sa leggere il Brail
se tu e lei comunque
siete due binari paralleli che si incontrano all’ Infinito
All’ Infinito è già sold out da un paio di vite
e l’ultimo posto lo ha preso Leopardi

Si salvi chi può

Parlai molto con lei. Mi piaceva molto la sua voce, meno quello che diceva…
Certe volte anche i sentimenti sono metasemantici; mi sono ripetuto spesso, forse, per giustificare le mie scelte.
Quando poi ci dicemmo tutto, che poi equivalse a una specie di non dirsi nulla, mi rimase inaspettatamente in bocca il sapore della libertà. La prima cosa che pensai fu questa:
Ecco una donna che sa unire magistralmente il futile al dilettevole!
Provai perfino invidia, forse per la prima volta nella vita, per il suo modo di essere così asciutto, quasi unicellulare. Aveva costruito una membrana scarsamente permeabile tra lei e la realtà, tentava di proteggersi, diceva. Troppe fregature, da parte di certi uomini, capaci solo di scopare e poi sparire dietro circostanze sempre zeppe di impegni e di egoistici interessi.
Il mio vuoto che pure valeva poco era così meno isolato dal mondo.
A differenza sua io sentivo di aver bisogno di tutti, in un certo senso, mi sentivo davvero un nome collettivo. Quando mi isolavo, lo facevo in mezzo alla gente, conoscendo gente nuova. Non conosco isolamento migliore del fare nuove amicizie. Ricominciare a raccontarsi dal principio, mi metteva difronte alIa vita passata come uno spettatore incolpevole. Avevo ed ho, ancora oggi, la presunzione di essere tutti i momi, nessuno escluso. Cosa che mi causa ancora molti squilibri e metafisici grattacapi.
Persino i suoi demoni sarebbero crollati come briciole di pietra, al primo accenno di logica…
Certo, ammesso che i demoni si nutrano di logica. Niente di più falso.
Lei si annoiò prima di me, nonostante tutto. Non la biasimavo di certo… Eravamo così differenti…
Da allora ci siamo scambiati pochissime parole. Certo, a causa sua, del suo risentimento. Forse una punta di rancore.
Credo che lei stesse cercando in me, una sorta di salvezza.
Ma io non avevo intenzione di prestarmi all’esperimento. Non cercavo ninete altro che un altro pezzo di vita. Mi sarei lasciato portare dagli eventi ancora una volta. Mi piaceva così. Concepivo i sentimenti come gli scontri tra barbari. Senza usare tattiche. In campo aperto.
Uno di fronte all’altro. Si salvi chi può.

Gli idioti

Certe volte mi piace dire di essere un idiota totale
In parte perché lo sono davvero
Ma soprattutto perché
Mi piace vedere quella luce negli occhi di chi ascolta
Sotto la spocchia, la superbia,
Là sotto dove si annidano i pensieri più oscuri
Che spingono per uscire dal gorgo del sonno
Prima di dormire; avanti allo specchio,
Quando ti svegli nel mezzo della notte
E pur di cambiare qualcosa
Provi a cambiare il fianco su cui riposare
Quella luce fioca che implora comprensione 
Dal fondo di tutti i nostri vestiti
Allora io dico: Sono un coglione matricolato
E quella luce annuisce da sotto al sorriso del più illustre luminare delle scienze
E dell’accattone che dorme per strada
E capisco che siamo tutti fratelli
Nell’idiozia
È un abbraccio persino più forte del sorriso di un dio…

Gente

Amo i gruppi spontanei
non amo le squadre
mi piace collaborare con la gente
non mi piace sentirmi parte di una squadra
non ne sento minimamente il bisogno
mi piace la gente perché è gente, semplicemente,
non mi piace inquadrare le persone per quello che sanno
non mi piace parlare con chi ha i miei stessi interessi
mi piace parlare con gli altri, di altri interessi
fuggo le associazioni, le feste a tema, i dress code
fuggo gli appuntamenti scontati
quando so già dove si va a parare
evito accuratamente le associazioni blasonate
non di meno quelle più ruspanti
mi piace dare una mano da uomo qualsiasi
mi piace la collaborazione
mi piace essere a disposizione se c’è da combattere le fiamme d’estate
quando le montagne bruciano e ribruciano della nostra pochezza
mi pare una delle poche che abbia un senso
mi piace combattere le fiamme da free lance
mi piace fare quello che si deve fare
nel momento in cui si deve fare
anche se non sempre ho il coraggio di farlo
amo la gente nascosta dentro i colleghi
negli avvocati, negli operai, nei contadini,
dentro i notai, nei nullafacenti, nei disadattati
persino nei preti e dentro le suore
si nascondono uomini e donne degni di nota…
lo so, anche a me talune cose sembrano incredibili
Non chiedetemi di parteggiare per partito preso
o di rappresentare o di aggregarmi ad alcuno
che non siano persone, semplicemente,
nomi e cognomi che non vi dicono niente.

Impertinenze

mentre voi litigate

per le attenzioni negate

di improbabili editori

io medito di notte

su come scrivere
col pennarello indelebile

“mamma ti amo”

sulla chiappa sx
d’ un irrintracciabile

dio.

Arvo Paart

Arvo Paart

te lo dissi quella sera
nello scenario adatto
A Roma, avanti al Colosseo
dopo averti intimato di coprirti bene
ché là dentro
c’erano assai spifferi, subito
dopo averti strappato un sorriso
nell’ansia ingiustificata
del diventare qualcuno
ma tu eri predestinata
col tuo caratteraccio
a fare grandi cose
te lo dissi al tardo pomeriggio
al rosso del tramonto
di quel rosso che si incontra
in certe sdruciole e inutili poesie d’amore
molto vicine a questa che sto scrivendo adesso
io ti dissi, guardandoti negli occhi
i tuoi larghissimi occhi, gli stessi
che ho temuto più di ogni altro dio
laico a piacere
lo mi ricordo come se fosse ieri
<< smettila, per favore,
di tirare la corda all’infinito,
ché al mio sentimento
pare di abitare le più desolate
dilatate, sacre, monotòne
lande musicali di Arvo Paart>>
Non capisti, lo ignoravi ai tempi
Avrei voluto baciarti
appoggiata al muro millenario
così che avresti potuto notare
l’assenza di differenza
tra me e lui
ché anche io stavo diventando
un monumento
e che solo tu potevi vedere
quella bellezza secolare
che si faceva beffe
del tempo degli umani.
Immaginai un “te deum”
sgorgare all’improvviso
dai tuoi occhi
intonai una marcia funebre
col cuore, forse per la fretta
o per l’ansia, ma sbagliai forse
a pigiare qualche parola
e tutto da allora cominciò
a dilatarsi, così
Intuimmo anche noi l’esistenza
delle onde gravitazionali
Come fu per zio Albert,
Probabilmente nello sculettare della moglie
ma la notizia mi sembrò
poco rilevante in quel momento…
Stavo affogando in un mare
di sentimento
suonato da Arvo Paart
attraverso i tuoi larghissimi occhi
un salvagente sgonfio
diventò la tua mano
all’improvviso
e allora capii
nei tuoi larghi larghissimi occhi
una musica sacra
intorno, nel mare dei tre accordi minori
tu perdesti l’amore e
io il desiderio di improvvisare
e Arvo Paart divenne una intuizione brillante
seppure semplice, definita, trasparente
crudele come il cristallo che risuona a lungo
prima di frantumarsi

Ci sarà da ridere

Nel cielo azzurro
Lo spleen di Parigi
Nella dimenticanza
C’è un bagliore di lampara
Aspetto che faccia sera
Per tirare le reti di tutte le luci
Terrò per me soltanto un acciarino
E una umile candela
Per trovare agevolmente la via di casa
Quando sarete ormai stanchi
Di straziare la vita
Coi vostri strascichi colmi di paure
Dei vostri nomi di pietra
Scolpiti in maiuscolo
vostri i mantelli di velluto e polvere
Terrò per me un acciarino
Per quando mancherà l’ossigeno
Dal troppo parlare ai muri
Alla mia fiammella pilota
Terrò per me il vecchio nome
Una pietra focaia
Un recipiente di latta
Un giorno mi scontrerò
Toro toro, contro l’eternità
E ci sarà da ridere…

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