Masturbazione esistenziale

Non ho mai sopportato la mitologia.
Che siamo scrittori, musicisti o eroi planetari.
C’è qualcosa di insano nel mito.
In ogni riverenza dettata da cose che esulano la sola comune esistenza
Si celano ombre.
Anche l’ammirazione mi è sconosciuta.
Quando si è fatto qualcosa di bello, ho gioito come se fosse stato uno di me
A fare l’impresa.
Non si conosce mai nulla.
Esiste un solo individuo
Ha il nome di tutti i passati
Avrà i nomi di tutti i futuri.
Sei tu in grado di fare questo o quello?
Domanda L’ingenuo.
Io sono questo, io sono quello
E nel mentre le altre cose.
Risponde un altro ingenuo.
Sento le cose vibrare ho risposto.
Io cerco dio, mi hanno detto.
Io sono dio ho risposto
E tante altre cose
Molto lontande da dio
L’ Essere ci evita la gogna faticosa del sapere.
Sapere di essere è una conoscenza troppo vasta per un solo uomo.
Uomo è un nome colletivo.
Per questo l’uomo gioisce nella vergogna
Tra l’intuizione di essere
Ed il terrore del mito.
Se l’uomo sapesse davvero
Sarebbe atterrito dalla paura.
Ma noi andiamo avanti
Fissando un solo punto
mezzi ubriachi, con disperazione
Sul lastricato del tempo.
Pronti a cadere nell’infinito
Non appena spostiamo lo sguardo.
Alcuni chiamano la retta, equilibrio
E la caduta, follia.
Dimenticando che da una retta
Passano sempre
Che tu lo voglia o meno
infiniti piani.

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